Passando per un mercato, vide un uomo anziano che vendeva degli orologi a polvere, quelli che chiamano clessidre. Quasi nessuno, però, si fermava alla sua bancarella.
- Un tempo questi oggetti erano preziosi – disse il vecchio: – Misurano il tempo in un modo che l’orologio a lancette non sa fare. Per l’orologio a lancette ogni istante è uguale, mentre la clessidra dice se c’è agio per fare una cosa, o se è urgente terminarla, quando resta solo poca sabbia prima che l’ampolla sia vuota. -
- Si vede che nessuno ha custodito questa nozione del tempo – disse il Custode: – così oggi nessuno la capisce più. Per questo non comprano i tuoi oggetti -
Allora il vecchio domandò – Che significa custodire? Come è possibile continuare a ripetere un messaggio in una lingua che la gente ha smesso di parlare? -
Il Custode pensò un poco e poi disse:
- Sempre gli uomini hanno domandato intorno all’origine delle cose. Quando il greco era bambino, e ascoltava storie favolose dalla bocca dei poeti, Omero disse che l’origine delle cose è il gran padre Okeanos, che circonda come un anello le terre emerse.
Caddero le rocche e furono riposti gli scudi di bronzo, i greci sbocciarono come un virgulto tra i popoli, assetato di nuove conoscenze. Il più sapiente tra gli uomini del suo tempo, Talete di Mileto, disse che tutte le cose derivano dall’acqua, perchè la natura del seme è umida, e senz’acqua nessuna cosa permane rigogliosa sotto il sole.
Passò altro tempo e le piazze della grecia si riempirono: gli uomini adulti, desiderosi di essere arbitri del proprio destino, discutevano in pubblico intorno a ciò che fosse migliore per la città, e nessuna cosa veniva accolta se non fosse dimostrato falso il suo contrario. Il discepolo di Talete, Anassimandro, disse che origine di tutte le cose non può essere l’acqua nè la terra nè ciascuno degli elementi palpabili, perchè ciò che consiste nei limiti di una forma non può che riprodurre se stesso. Dalla ghianda nascono querce e dalla pecora agnelli, ma ciò che è all’origine di ogni cosa dev’essere indeterminato e indefinito, contenendo in sè ogni potenzialità.
I discorsi di Omero, di Talete, di Anassimandro, sembrano tre ma in verità sono uno. Questo io chiamo custodire -
Ribattè il vecchio: – Non ti capisco, viandante. Custodire non significa forse mantenere fedelmente intatto, senza modificare ciò che è stato lasciato in eredità? -
- Ciò che dovrà attraversare il fuoco andrà munito di squame come la salamandra, ciò che dovrà viaggiare per aria avrà bisogno di ali come gli uccelli, ciò che dovrà guadare il fiume avrà bisogno di pinne come i pesci. Chi non si preoccupa di mantenere vivo il dono degli antichi nei diversi tempi e luoghi, non chiameremo custode ma becchino. E’ un cadavere, infatti, quello che trasporta -
- E come chiamerai invece chi pensa che ogni tempo e luogo ha la sua propria verità, e niente ha bisogno dal passato? -
- E’ come un’insensato, che ogni mattina si sveglia e non ricorda il suo nome. Ogni giorno crede di vivere una vita diversa, e ogni giorno commette gli stessi errori -
- Insomma – disse il vecchio: – smettila di parlare per simboli e dimmi una buona volta; come si comporta un Custode fedele e accorto? -
- E’ come un uomo che possiede il seme di una pianta preziosa. Per portare il suo frutto agli uomini di ogni tempo, lo semina ogni volta nel terreno migliore. Se a sud lontano dall’acqua salata, se a nord lontano dai ghiacci. Il seme è l’antica Sapienza, il terreno è la dimora del Linguaggio -

Citando Anassimandro e il suo frammento cogli quanto mai nel segno: se l’infinito-indeterminato è l’origine, lì alberga anche il pericolo della dissoluzione dell’ unitarietà delle cose stesse, pagando la pena alla non-giustizia. Leggo Anassimandro come un invito alla misura, alla regolazione sociale legislativa che gli uomini associati in comunità si danno per mantenere rapporti proporzionati all’ interno della comunità stessa (in accordo con i giusti rapporti geometrici -cosmogonici- del naturale pre-esistente all’uomo). Limitare la ricchezza dei ricchi limita l’ invidia dei poveri, mantenendo la comunità nella giustizia. Quanto è urgente re-interpellare questa nostra radice – davvero europea- che ci parla di freno, misura, giusti geometrici rapporti .
Commento di da — novembre 6, 2010 @ 7:24 pm |