(di Alberto Roveri – Il Fatto quotidiano – 5 agosto 2010)
L’avvocato Rosanna Montecchi, di Mantova, si definisce “un avvocato di banca pentito”. Specializzata nell’assistenza legale agli istituti bancari ha deciso di passare dalla parte dei risparmiatori, spesso le uniche vere vittime delle crisi della finanza. Studiando teorie economiche che alcuni definiscono “fantasiose”, come quelle tratte dai libri di Latouche “La Decrescita Serena” e Ehrenfeld ” L’inizio del crollo dell’era tecnologica”, Rosanna matura una idea per un grande affare: investire in un fondo. Ma non in un fondo comune di investimento, di quelli a tasso fisso o variabile, bensì in un fondo agricolo da coltivare.
Così nasce il primo G.A.T. (Gruppo di Acquisto Terreni). L’operazione ha successo. Nel breve volgere in meno di un anno si ritrova con 53 soci. “Non ho fatto in tempo a costituirlo”, dice con orgoglio, “che già sono arrivate altrettante richieste e mi sto attivando per trovare un altro fondo agricolo da acquistare per farlo coltivare”.
“Vede”, spiega Rosanna, “il futuro è sicuramente nella terra e nei suoi prodotti derivati. Solo qui nel mantovano ogni giorno vengono erosi dal cemento quasi 17mila metri quadrati di terreno agricolo. Non oso pensare quanti in Lombardia e nel resto dell’Italia. Non vorrei che in futuro i nostri figli fossero costretti a coltivare i giardini della Farnesina o del Quirinale per sfamare le loro famiglie!”
Rosanna Montecchi è convinta che il sistema finanziario attuale sia all’inizio della fine, perché i governi attuano solo politiche finanziarie senza considerare l’economia reale sottostante.
“Quando tutto collasserà l’unica salvezza sarà iniziare a creare le “strutture ombra”: organizzazioni di persone capaci di sostituire le funzioni essenziali che si perderanno. Sarà necessario occuparsi dell’approvvigionamento di cibo e acqua pulita, di prodotti e di tutto ciò di cui le comunità pienamente funzionanti hanno bisogno”. “Il mio G.A.T., conclude Rosanna, “è l’inizio di questo percorso. I soldi sono troppo importanti per lasciarli alle banche”.

[...] I G.A.T. SOPRAVVIVERANNO ALLA CRISI (via Doctor Blue and Sister Robinia) In Imola on novembre 26, 2010 at 11:11 (di Alberto Roveri – Il Fatto quotidiano – 5 agosto 2010) L’avvocato Rosanna Montecchi, di Mantova, si definisce “un avvocato di banca pentito”. Specializzata nell’assistenza legale agli istituti bancari ha deciso di passare dalla parte dei risparmiatori, spesso le uniche vere vittime delle crisi della finanza. Studiando teorie economiche che alcuni definiscono “fantasiose”, come quelle tratte dai libri di Latouche “La Decrescita Serena” e Ehrenf … Read More [...]
Pingback di I G.A.T. SOPRAVVIVERANNO ALLA CRISI (via Doctor Blue and Sister Robinia) « radicimolesi — novembre 26, 2010 @ 11:12 am |
Credo che nessuno possa dire cosa sopravviverà. Forse quei G.A.T. andranno anche difesi no? Magari persino le doppiette a pallini avranno un loro momento di “gloria”, nel tirare schioppettate intimidatorie agli affamati provenienti dalle città, come facevano una volta nei cordoni sanitari approntati contro la peste. Mi pare scontato prevedere un’infinità di turni eliminatori prima che si riformi, molto più in basso, un nuovo equilibrio (neomedioevale).
Commento di elio — novembre 27, 2010 @ 10:59 am |
già, i soldi sono importanti! a me sembra che sia l’ennesima forma del meccanismo dell’ individualismo proprietario (d’impresa) e acquisitivo (consumatore-produttore, anche se qui retrocesso ad economia dei bisogni “poveri”). Dove abito c’è pieno di cittadini benestanti che “scoprono la vocazione” dell’agricoltura -intesa come impresa agricola- e di solito non sono granchè. Ma poichè so che la terra insegna molto e sempre il medesimo, può anche darsi che qualcuno parta da qui e finisca altrove
Commento di da — novembre 27, 2010 @ 12:02 pm |
@elio
le città come sono diventate col delirio della società industriale andrebbero abbandonate. comunque è certo che saranno le prime cose a morire, con un’eventuale crisi energetica. resterà da un lato la campagna, dall’altro le cittadelle ultradifese dei ricchi (che già peraltro esistono: le cosiddette gated towns)
@da
se questo discorso m’interessa non è certo come hobby per ricchi stronzi. semmai per tornare a concetti di austerità e autosufficienza comunitaria, che non possono partire se non dalla terra.
Commento di vbinaghi — novembre 27, 2010 @ 12:35 pm |