Doctor Blue and Sister Robinia

dicembre 26, 2010

IL ROMANZO DEL 2010

Il romanzo del 2010, il più bello e struggente che nello stesso tempo rivela un’arte raffinata (e la grazia dell’opera è figlia di questo connubio, diffidate dei puri orditori di trame o degli sperimentalisti ad oltranza, che sono sceneggiatori travestiti o professorini) è l’ultimo libro di uno scrittore che non scopriamo certo oggi, ma che con questo lavoro è riuscito a strapparci autentica commozione oltre che ammirazione.
Si tratta di una sorta di istruttoria intorno al mito dei Pink Floyd, composta da una miriade di testimonianze. Oltre naturalmente a quelle dei protagonisti, ci sono i molti personaggi e le comparse ma anche caratteri fantastici che si muovono intorno al cratere oscuro della follia in cui sprofondò Syd Barrett, il “pazzo diamante” fondatore e forse (questa è la tesi del libro) occulto ispiratore dell’intera parabola di quella che è forse la più importante rock band di tutti i tempi.
I Beatles? Belle canzonette, per carità.
I Rolling Stones? Blues bianco e furente, da quarant’anni a questa parte.
E’ coi Pink Floyd, i più laconici e squisitamente musicali dello scenario rock, che si vola: come Mari fa dire a uno dei personaggi, “le parole significano il mondo, la musica significa se stessa”, per questo essa sola parla il linguaggio della creazione, e ognuna delle arti in qualche modo se ne nutre.

Tessera dopo tessera, voce dopo voce, con la pazienza di un restauratore e l’esoterica cautela di un alchimista, Mari ci prende per mano e ci fa compiere un percorso a spirale, sempre più stretto, fino al centro che rimane muto e misterioso, la fonte ispiratrice della creatività del gruppo fino al momento fatale in cui un’overdose di acido lisergico (così vuole la leggenda) trasformò l’enigmatico Syd in un povero alienato goloso di dolci e incapace di maneggiare una chitarra, tanto che dovette essere sostituito dall’amico d’infanzia David Gilmour.
Ma non è forse vero che fin dalla più remota antichità solo la vittima sacrificale garantisce, nei rituali di costruzione, la saldezza dell’edificio (emblematica in questo senso la citazione dell’antropologo Frazer a pag. 64)?
Ecco allora che, al di là della vulgata che vuole Roger Waters e David Gilmour proseguire cinicamente la carriera di rock star lasciandosi alle spalle la larva dell’infelice compagno, sono proprio loro due a preservare ferocemente non tanto la sua memoria, ma il segreto canale di comunicazione che li unisce a lui, il custode della visione che continua ad alimentare quella musica.
Zigzagando abilissimamente tra biografia e invenzione, Mari ci consegna uno splendido esempio di apologia che anzichè risultare de-mitizzante non fa che amplificare la dimensione mitica, regalandoci insieme una lezione di stile: il segreto della forma non sta nel perimetro dei contorni, ma nel centro invisibile che la genera.

Infine, inutile fingere di aver letto questo libro come un lettore qualsiasi legge un romanzo qualsiasi. Nel ’78, a 21 anni, ho curato il primo libro pubblicato in Italia sui Pink Floyd e l’incantamento che mi aveva preso da allora non mi ha mai più lasciato. Ho letto il libro di Mari riascoltando dopo mesi che non lo facevo uno a uno tutti gli album della band, fino agli ultimi della straziante separazione tra Waters e Gilmour che ha posto fine per sempre all’avventura (almeno al suo lato visibile), e ricordandomi di aver sempre evitato di rispondere all’immancabile quesito dei fans:
“Ma tu con chi stai, con Roger o Dave?”
Dopo “Rosso Floyd”, la risposta diventa ineludibile.
Roger, maledizione. Sto anch’io con Roger, Mari.
Sei contento?

15 commenti »

  1. sì, sono felicissima!:)
    SMUACK
    la fu

    Commento di la funambola — dicembre 26, 2010 @ 9:00 pm | Replica

  2. Anche tu una fan dei Pink Floyd?
    Ci avrei scommesso.

    Commento di vbinaghi — dicembre 27, 2010 @ 12:43 am | Replica

  3. Indipendentemente da questo libro, che non ho letto, considero Mari, e non da ieri, uno dei tre-quattro grandissimi scrittori dei nostri tempi.

    Ciao, Doc. E un doppio smuack alla Fu.

    fm

    Mica mi lapidate (attenzione, è Natale!) se vi dico che, per me, i Pink Floyd morirono a metà degli anni Settanta (forse anche qualche annetto prima)?

    ;)

    Commento di francescomarotta — dicembre 27, 2010 @ 1:12 am | Replica

  4. Qui non si lapidano neanche i berluscones, figuriamoci i fratelli.
    Però non sono daccordo, Fra.
    Per me anche l’ultimissimo “The final cut” resta un capolavoro straziante e, per quanto globalmente non all’altezza del resto, anche alcune cose di “Division bell”, orfano di Waters.

    Commento di vbinaghi — dicembre 27, 2010 @ 2:15 am | Replica

  5. Il loro ruolo, di primissimo piano, nella musica “popolare” del Novecento, è fuori discussione, Valter. Ciò non toglie che il baraccone mediatico messo in piedi negli ultimi anni, tra lustrini, paillettes ed effetti speciali, è davvero deprimente: maniera e virtuosismo, di grandissima fattura, certo, ma senza il “fuoco sacro” delle origini.

    Comunque, anch’io sto con Roger – forever.

    fm

    Lo sai che i due dischi di Syd, che avevo registrato su cassetta per l’ascolto, li tenevo nel cellophane e li tiravo fuori solo per guardarli?

    Commento di francescomarotta — dicembre 27, 2010 @ 1:08 pm | Replica

  6. Ah, dimenticavo: avevo anche il quarantacinque giri originale di “Summer ’68″.

    Già, avevo…

    fm

    Commento di francescomarotta — dicembre 27, 2010 @ 1:11 pm | Replica

  7. Allora, in attesa che arrivi anche Cletus (i Pink Floyd hanno iniziato dal blues), mi scateno con le cover.
    Questa del Duca, amico dei Floyd fin dalle origini, come attesta il il libro di Mari.

    Commento di vbinaghi — dicembre 27, 2010 @ 2:08 pm | Replica

  8. io sono partito da un folgorante (e sconcertante) ‘live at pompei’,
    trasmesso sulla tv svizzera o 72 o inizio 73, terza media,
    in un solitario e desolato sabato pomeriggio a casa di nonna …

    ma quando uscì ‘the wall’, e un coetaneo dall’entusiasmo
    regalò un pò di copie su cassette basf agli amici,
    nel sentirlo mi scopriì lontano anni luce da quel tipo di eventi,
    e ammetto anche dai tanti amici di quell’epoca

    gunny

    Commento di gunny1958 — dicembre 27, 2010 @ 3:49 pm | Replica

    • … i miei neuroni (maramaldamente sollecitati) rimasero per un bel po’ attaccati a quel delle vacche in copertina. Ciao a tutti

      Commento di aiace — dicembre 27, 2010 @ 4:02 pm | Replica

  9. mai invito fu più gradito. Immaginate (fate un sforzo, almeno) cosa vuol dire per un adolescente imbattersi, con fare cospiratorio, in Alan’s Psychedelic Breakfast). E’ questo il primo approccio, la scintilla primigenia che mi fa avvicinare al gruppo, prim’ancora che i fiati pomposi che si stagliano sul suono di una marmitta di una moto che se ne va. Su quella moto sono saliti i miei anni. Le tracce di quel LP consumate dagli innumerevoli ascolti, fino a tentare di imprigionarle su uno dei primi, rudimentali, registratori portatili a nastro (prima dell’avvento delle musicassette). Ad oggi, nessun altro interprete della scena mondiale ha saputo imporsi per verve, capacità creativa, imposizione di un gusto. Ho staccato il biglietto, l’anno scorso, per un tributo teatrale dedicato al gruppo. Stavolta i musicisti c’erano davvero. I testi, debitamente tradotti su un display piazzato in alto. La magia di quel rapporto, si, anche per me Barrett al di là della sua consapevolezza, ha continuato a tenere viva nel gruppo quella vena poetica, giocata fra rimorsi, tributi e citazioni che ha sfornato capolavori assoluti. Amati si tanto, dall’auto perdonarsi l’ingenuità di aver staccato il biglietto per un loro concerto allucinante in quel della spianata di Cinecittà, solo intravisti di lontano, rigorosamente in piedi, accalcato come tanti in una serata romana. Prontamente riscossa con la registrazione (avvenuta sotto Natale qualche mese dopo) dell’intero concerto dalla TV. Ma era già tardi. La loro è una delle poche musiche che non ha bisogno di effetti speciali. Lo è già di suo, speciale.

    Commento di cletus — dicembre 27, 2010 @ 3:49 pm | Replica

  10. non sono una fan sono malata sono una conservatrice ci ho una coazione a ripetere che sfiancherenne il più incaponito stricciacervelli sono per l’ancora ancora ancora ancora… per sempre per sempre per sempre…vado via di cerchio di tondo di eterno presente :)
    ti bacio e bacio con infinita gratitudine il nostro francesco
    la fu

    Commento di la funambola — dicembre 27, 2010 @ 3:54 pm | Replica

  11. E allora “ndemo veder i pin floi”

    Commento di vbinaghi — dicembre 27, 2010 @ 4:07 pm | Replica

  12. Che magone, ragazzi! Allora gli anni erano veramente pochi…

    fm

    Commento di francescomarotta — dicembre 27, 2010 @ 4:27 pm | Replica

  13. In effetti, aggiungo, tutto il resto è venuto dopo. Oggi siamo alle cover, rari i casi di altrettanta freschezza. A noi è semplicemente successo quello che capita a pochi: assistere, all’affacciarsi alla vita “adulta”, ad una delle più profonde rivoluzioni (col risultato deflagrante di credere di farne parte per mere credenziali anagrafiche). Cosa spetta ad un adolescente di oggi ? Un Ipad sotto l’albero di Natale…

    Commento di cletus — dicembre 27, 2010 @ 4:32 pm | Replica

  14. mi impegno a circuire la bibliotecaria per farlo acquistare

    Commento di da — dicembre 29, 2010 @ 7:51 am | Replica


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