E’ il titolo di un bel romanzo di qualche anno fa, di Enzo Fileno Carabba. Lo prendo a prestito per dire che sono abbastanza preoccupato da alcuni fenomeni editoriali del 2010. In primis il perdurante scadimento della letteratura al femminile. Non è solo il cattivo gusto che ripropone per l’ennesima volta versioni fumettistiche o addirittura grandguignolesche della sessualità (di gente come la Santacroce o Melissa P non ci sbarazzeremo facilmente, ma anche i pipparoli de sinistra hanno bisogno del conquibus)…
…e nemmeno il “caso letterario” creato ad arte su scrittura inconsistente e autrice di bella presenza (che va a ritirare il premio Strega con un gran decolleté e si attira i complimenti bavosi del sempre viscido Vespa). Le redazioni editoriali devono pur darsi una ragione di esistere, e portare profitti al manager di turno – la ricetta è sempre quella: nichilismo e/o fica, da cinquant’anni a questa parte.
Donne che scrivono come Dio comanda ce n’è, per fortuna, anche se spesso devono accontentarsi di una visibilità ridotta all’interno della piccola editoria.
La letteratura “di genere” giallo-noir campa bene e spesso si avvale di scritture pregevoli, anche se il pubblico è quello che è: una volta c’erano i belli dei fotoromanzi, adesso è il commissario spettinato che accende i sogni delle sartine mentre l’autore compare qua e là a benedire kermesse gastronomiche o festival della degustazione vinicola affollati da buona borghesia provinciale. Ma va benissimo, anche la moglie del commercialista ha diritto al suo Chandler in sedicesimo.
La cosa più preoccupante è il lento scivolamento della letteratura nel cabaret. Lo scrittore talentuoso che ormai pensa non tanto a costruire una storia per rappresentare il mondo, ma una voce narrante mostruosamente simpatica per intrattenere la platea. Un chiacchiericcio continuo e infarcito di boutades, appena più colto (ma sintatticamente omologo) di quello cui ci hanno abituato i cabarettisti di Zelig (l’ultima cosa di sinistra che è rimasta in questo paese). Così, a furia di fare caricature e motteggiamenti di quello che è già fasullo di suo, questa gente spiega il monito platonico a non imitare l’imitazione, e non riuscendo più a farci pensare, riuscirà a farci morire dal ridere sul Titanic lanciato a gran velocità verso il cozzo.
Eccoli qua: il primo sono riuscito a finirlo.
Il secondo l’ho lasciato a metà.
A dispetto delle intenzioni, vedere i due gruppi editoriali distintisi storicamente per impegno e qualità letteraria giocarsi una stagione su due libri così, mi ha messo addosso una gran tristezza.





Più che di abbandono alla tristezza, ci sarebbe bisogno di lucidità. Lucidità che facesse indurre gli scrittori “degni” a smettere di smenarsela con l’ autocommiserazione, la persistente amara ironia, l’ ipercriticità talvolta auto-referenziale derivanti dalla situazione dell’ industria editoriale e desiderare implicitamente il miracolo impossibile, ovvero il riconoscimento del “valore vero”, del talento, del bello. Come stupirsi, Valter, dell’ infimo livello dei prodotti che quel mercato riconosce e premia, quando in nessun altro settore in cui si voglia esprimere l’ ingegno umano similare riconoscimento esiste? Questa non è una società per l’ Arte; qui regna il denaro, attraverso immagini e la vile merce di rapido consumo. Il desiderio di guadagno è il più grande movente propulsivo -lo sappiamo, è talmente banale ribadirlo- per qualsiasi scelta. Come scrisse la mia amata/odiata Simone Weil: “Vince facilmente tutti gli altri moventi perché richiede uno sforzo di attenzione molto meno grande. Nessun’ altra cosa è chiara e semplice come una cifra.”
Non biasimo, perciò, gli editori più di quanto mi senta di fare per i politici, i critici d’ arte, gli imprenditori e chiunque altro detenga una qualche forma di potere in questa decadente società: la democrazia è perfettamente rispettata, nell’ ambito dello schifo generale.
Commento di Morena Martini — dicembre 29, 2010 @ 5:07 pm |
E invece no. Ci sono buoni libri e soprattutto c’è richiesta di autentica letteratura, ma anche una forma di ottusità che domina le redazioni editoriali e fa sistematicamente puntare al più facile, al più sornione, e quindi al peggio. I lettori (e anche la maggior parte degli scrittori) sono molto meglio di chi gestisce spazi editoriali Morena, te lo garantisco.
Commento di vbinaghi — dicembre 29, 2010 @ 5:18 pm |
Non nego affatto, Valter, che esistano buoni libri e buoni lettori: solo, semplicemente, i primi non farebbero cassetta tanto quanto i prodotti che hai correttamente definito “più facili, più sornioni, peggiori” e, giacché il movente è SOPRA OGNI COSA il denaro, le scelte editoriali andranno sempre più in quel senso. Solo una questione matematica. Se poi volessi esagerare, aggiungerei anche che non mi stupirei per niente se esistesse addirittura una certa predisposizione editoriale a preferire contenuti “omologati”, innocui, banalizzanti, indolori, o, comunque, già rodati ed assimilati, come precisa scelta aziendale in tempi storico/economici più incerti che mai, com’ è l’ attuale.
Converrai con me, però, che in qualsiasi mercato l’ utilizzatore finale detiene la scelta se acquistare o meno un prodotto. Così, vedi, la questione diventa anche etica, perché, almeno io, la spazzatura la subodoro, all’ origine, e così non la leggo e non la compro. Intendo dire che i buoni lettori ci saranno, anche, ma che se poi sono anche gli stessi che comprano il libro pubblicizzato in televisione da una squinzia-attricetta, adducendo a motivo “la curiosità”, beh, allora, minimo sono in contraddizione, per non dire in malafede pura.
… è che sempre più spesso, ed in troppe questioni, in questi tempi aridi, mi sovviene il vecchio caro adagio “…anche se voi vi sentite assolti, siete lo stesso coinvolti…”
Commento di Morena Martini — dicembre 29, 2010 @ 6:08 pm |
meno male esiste la libertà di scelta anche nella lettura.
solo così certi mattoni
(tutti al maschile:-)
si possono evitare.
Commento di Carla — dicembre 29, 2010 @ 6:43 pm |
Credo che le scelte editoriali, in genere intendo,
non dipendano neanche molto dal puro “fare profitti”
magari, mi verrebbe da dire,
ma da un fare finta di essere editori.
Come avviene nelle brave corporazioni,
i direttori editoriali tutti daccordo a non farsi la guerra,
scelgono libri di un genere neutro da lanciare sul mercato,
tanto per restare a galla, scartando a priori qualsiasi cosa
possa essere fuori da schemi prestabiliti,incasellati, preordinati.
Secondo me i direttori editoriali sono tutti morti dentro, come gli editori della carta stampata.
Mi fa tristezza sapere che tutti sono consapevoli che i due terzi
di quanto stampano giornalmente andrà dritto al macero senza che nessuno
abbia posato lo sguardo sopra la maggior parte delle copie.
Spero tanto di sbagliarmi ma l’unica casa che sembra interessare molto gli editori
sono gli aiuti di stato all’editoria. lorella
Commento di lorella — dicembre 29, 2010 @ 6:43 pm |
Meno male che esistono la piccola e media editoria. Molti gioielli si scoprono proprio in quei porti franchi. Un aneddoto: avevo letto per curiosità il primo libro della Melissa P. (le illazioni su quella consonante puntata potrebbero sprecarsi, no? Ma non diamogliela vinta, è solo il cognome!), quello sui colpi di spazzola, e lo avevo trovato di una noia mortale (almeno Roth ha scritto il Lamento di Portnoy e Welsh con Il Lercio e Porno, sequel di Trainspotting e Colla, ha sempre saputo padroneggiare certi argomenti).
Comunque. Vado a una presentazione del libro in una libreria della mia città e, per pura provocazione, chiedo quanto l’essere fidanzata con il figlio di Elido Fazi abbia influenzato il modo di scrivere della giovane scrittrice. Molto democraticamente mi hanno cacciato dalla libreria.
A me non è neanche tanto piaciuto Volevo i pantaloni, della Cardella. Presferisco Jane Austen, va senza dire.
Vito
Commento di Vito Walter Luongo — dicembre 30, 2010 @ 7:38 pm |
Avresti chiesto a Nicoletta Braschi, “per pura provocazione” quanto l’essere moglie di Benigni abbia influenzato la sua carriera?
Avresti chiesto ad Asia Argento se l’essere figlia di Dario l’abbia favorita?
Ad una presentazione di un libro si discute del libro (se lo si è letto) non del privato dell’autore o autrice.
Penso abbiano fatto bene a cacciarti.
Commento di Paolo1984 — gennaio 15, 2011 @ 2:29 pm |
Magari parlare non di quel libro (che forse non si è ancora letto se l’hanno presentato) magari di altri dello stesso autore o di letteratura in generale, non certo del fidanzato dell’autrice.
Avresti potuto fare un confronto tra Melissa e Welsh argomentando perchè il secondo è uno scrittore migliore, questa è una critica letteraria, la tua era solo un’insinuazione inutilmente provocatoria e sei stato trattato in maniera appropriata, a parer mio.
poi io non andrei mai alla presentazione di un libro scritto da uno scrittore che non mi piace e di cui ho una bassa opinione.
Ma io sono io.
Commento di Paolo1984 — gennaio 15, 2011 @ 2:38 pm |
Quest’ultimo di De Silva non l’ho letto, ma lui è davvero un bravo scrittore. Almeno in “la donna di scorta” e “Certi bambini”.
Commento di rispettarelosceno — gennaio 15, 2011 @ 12:43 am |
Infatti non discuto il suo talento letterario.
E’ per questo che ho comprato il libro.
Solo che è un libro inutile, insulso: talento sprecato.
Commento di vbinaghi — gennaio 15, 2011 @ 1:21 am |