
Camerun – Danza degli uomini-leopardo
DALLA PARTE DELL’EMPATIA
Dalla parte dell’empatia sta qualcosa che ognuno di noi è in grado d’identificare all’origine della propria emozione estetica: l’ammirazione, anzi l’incanto per le forme viventi e innanzitutto animali, tanto più se desuete e stravaganti fino al mostruoso di cui, come nel caso dei dinosauri, il bambino non pare affatto temere il potenziale aggressivo ma apprezza l’esuberanza formale, il misto di rettile e pachiderma prodotto da una natura giovane, ancora in vena di esperimenti.
Proprio Worringer, colui che fece di astrazione ed empatia la polarità estetica fondamentale, affermava infatti che l’impulso empatico “trova la propria gratificazione nella bellezza del mondo organico”(1), riconducendo questo tipo di esperienza al “godimento oggettivato di noi stessi”, vale a dire “godere di noi stessi in un oggetto sensorio diverso da noi, immedesimandoci in esso”(2). Ciò che in esso vi sentiamo è vita, nient’altro che vita, aspirazione e risoluzione nella forma, e le più varie possibilità offerte dal mondo animale sembrano produrre in noi l’inebriante impressione di potervi partecipare come ad un nuovo gioco che apre nuovi percorsi alla creatività corporea.
L’empatia indirizza la creazione artistica solo dove essa “tenda alla realtà della vita organica, cioè al naturalismo nel suo senso più alto (…) Il valore di una linea, di una forma, consiste per noi nel valore della vita che esse contengono. A dar loro bellezza è soltanto il nostro senso vitale, che proiettiamo in esse per vie misteriose” (3).
Questo è tanto più vero per quell’aurora dell’esperienza estetica che è la meraviglia infantile. Simboli viventi di una natura che non è ancora legata al letto di Procuste della regolarità Galileiana ma è sentita come inesausta matrice di possibilità, le forme animali adempiano nella mente verginale del bambino la suggestiva definizione di David Daiches: “Un simbolo è qualcosa in cui gli uomini sensibili riconoscono il loro fato potenziale”(4)
La curiosità infantile per le forme desuete di natura organica sembra trovare riscontro anche nelle origini preistoriche dell’emozione estetica, se è vero che gli esordi dell’arte figurativa sono preceduti da “raccolte” di materiali di varia provenienza, assemblati in luoghi riposti secondo un criterio che non sembra affatto utilitaristico ma legato alla varietà formale. “Il sentimento estetico che spinge verso il mistero delle forme bizzarre, conchiglie, pietre, denti o zanne, impronte di fossili, appartiene certamente a uno strato molto profondo del comportamento umano; non è solo il primo attestato nell’ordine cronologico, ma è anche una forma di adolescenza delle scienze naturali perchè in tutte le civiltà l’aurora scientifica esordisce con le cianfrusaglie delle ‘curiosità’ “(5)
Alla curiosità può certo seguire la classificazione e il collezionismo (le collezioni infantili sono spesso la nemesi dell’ordine e della pulizia domestici, quando la madre scopre con orrore una serie di coletteri rinsecchiti nel cassetto dei calzini), ma non è questo l’esito più entusiasmante dell’ammirazione per le forme e i comportamenti animali. In effetti, l’osservazione delle abitudini e delle virtù ferine deve aver prodotto nell’uomo fin dalla notte dei tempi un’irresistibile aspirazione ad imitarne le gesta, ben prima che l’animale divenisse una cristallizzata allegoria delle qualità morali come avviene nelle favole di Esopo. Basterebbe ricordare le società segrete di guerrieri, di cui c’è traccia sia tra i nativi americani e gli indigeni africani, ma anche tra le tribù germaniche fino in epoca storica. Soldati del cane (Cheyenne), Uomini-leopardo (Africa centrale), Uomini-lupo (Germani) prendevano spunto ed emblema dall’animale le cui virtù combattive si sforzavano di assimilare, anche attraverso complessi rituali iniziatici.
Uno studio del mimetismo in quanto tale porterebbe a immergersi nella profondità della vita animale, dove esso assume i tratti di una tecnica di sopravvivenza; è certo comunque che il comportamento mimetico riveste una grande importanza fin dalle origini della cultura umana. Oltre al fatto piuttosto ovvio che l’uomo impara la maggior parte delle cose per imitazione degli adulti, è proprio la rappresentazione imitativa ad aver colpito maggiormente i primi studiosi di antropologia per la sua universale diffusione in tutte le culture, al punto da avere ipotizzato uno stadio pre-religioso dominato da quella che Sir James Frazer chiamò “magia simpatica o imitativa”(6), (errore madornale, peraltro, dovuto al fatto di scambiare per fenomeno originario quello che in realtà è una degenerazione che colpisce prima o poi quasi tutte le tradizioni religiose).
Imitazione, immedesimazione, vita con vita, misteriosa unità del vivente. Empatia, appunto.
NOTE
1) Wilhelm Worringer, Astrazione ed empatia, Einaudi 1975 pag. 26
2) Ivi, pag. 27
3) Ivi pag. 35
4) Citato in Susan K. Langer, Sentimento e forma, Feltrinelli 1975 pag. 13
5) André Leroi-Gourhan, Il gesto e la parola, Einaudi 1977 pag. 426
6) James Frazer, Il ramo d’oro, Boringhieri