Ci sono certi bambini viziati che strepitano e si esibiscono per avere attenzione, e più li si depreca e li si redarguisce oppure li si compiace e li si accontenta, più quelli caricano l’obice e sparano capricci, perchè il loro desiderio è accentrare l’attenzione e, come si sa, a differenza del bisogno il desiderio non si soddisfa mai, la ferita narcisistica è inguaribile.
Somigliano a questi i personaggi pubblici, che gli ultimi cinquant’anni di predominio televisivo nei media hanno trasformato in un modo che ai nostri nonni sarebbe risultato inconcepibile, fino ad assorbire la solennità della funzione che esercitano o la cura delle loro apparizioni pubbliche nell’occasione per esibizioni sguaiate e pantomime scimmiesche. Potenza del mezzo, cui si deve un’evidente deriva antropologica di attori e fruitori, i quali a loro volta si mutano in un popolo di guardoni e commentatori a buon mercato, mentre gli addetti ai media somigliano sempre più a sfruttatori della prostituzione e spacciatori di droga.
Molte delle nefandezze che si compiono oggi si capiscono proprio a partire dalla ricerca della visibilità: il terrorismo ad esempio, nemmeno esisterebbe senza la sua rinomanza mediatica, senza il rimbalzo che il gesto o l’immagine ottengono dall’attenzione dei media. Sarà un caso che l’ingresso del termine “terrorismo” nel linguaggio comune è contemporaneo alla diffusione della stampa periodica? Quando a McLuhan (uno dei pochi geni del XX secolo) fu chiesto cosa fare di fronte al fenomeno terroristico in Italia (se non sbaglio l’intervista data proprio ai giorni del rapimento di Moro), lui rispose che si sarebbero dovute cancellare le notizie che li riguardavano dai mezzi di comunicazione, soprattutto televisivi. I nostri politici democristiani dovettero prenderla per la battuta di un bello spirito, ma non lo era affatto.
Da quando ho smesso di guardare la televisione e di leggere i giornali sono indubbiamente un uomo migliore: considero mio prossimo quello che effettivamente incontro, non delego a destinazioni utopistiche e irraggiungibili le mie pulsioni umanitarie, soprattutto mi faccio un giudizio di realtà a partire dalle persone che incontro ogni giorno, e devo dire che in questo modo l’umanità è tornata a risultarmi apprezzabile. Ogni tanto però, come stamattina, cedo alla tentazione della curiosità e leggo il giornale, ed eccomi immediatamente riprecipitato nell’inferno mimetico.
Ieri il toporagno è andato a fare lo sborone a Lampedusa, sfoggiando la solita serie di promesse mirabolanti (a cui molti fingeranno di credere perchè illudersi e disilludersi è fondamentale per restare nel gran gioco che tutti intossica). Intanto però, in Parlamento, un suo ministro (quello che somiglia al fratello disastrato di Spock) mandava a fare in culo il Presidente della Camera, e così ha rovinato il palinsesto del rilancio al presidente operaio (il presidente puttaniere coi suoi accusatori bava alla bocca e i suoi lacchè va in scena stasera, Annozero).
Eppure tutto questo si risolverebbe facilmente.
Spegnamoli, togliamogli i riflettori. E visto che non siamo noi a decidere cosa va in onda, disertiamo telegiornali, talk show, blog in politichese, usiamo l’audience per disinnescarne le sciagurate esibizioni. E’ una classe politica involuta, ha la psicologia di un bambino di sette anni in piena fase fallica. Lasciate la stanza mentre strepita, vedrete che la smette. Come scrisse Nietzsche “l’applauso è la continuazione dello spettacolo”. Toglietegli quello e ciò che sembra il suo contrario (ma non è) cioè la rumorosa indignazione, l’inviperita condanna, e vedrete che calerà il sipario. Ogni pubblico ha il guitto che si merita, e si creano e confermano l’un l’altro in un circolo vizioso di cui è inutile cercare il principio. Uscite dal circolo.
L’aria si fa più gentile, e in attesa delle più abbondanti fioriture, i prati sono pieni di tarassaco: ottimo in insalata e ineguagliabile depurativo.
marzo 31, 2011
SPEGNAMOLI di Valter Binaghi
12 commenti »
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sarebbe bello non vedere più le loro facce di tolla.
ma non risolverebbe il problema e forse lo peggiorerebbe persino- perché portrebbero non visti fare meglio quello che già stanno facendo senza strappi da parte di un popolo coglione e appecorato che glie lo permette e anzi li ammira in buona percentuale, altrimenti qui saremmo già finiti come in Libia, Egitto e Marocco.
guardiamoci in faccia: il problema siamo noi italiani, loro sono l’aspetto politico di questo problema ma ne sono soprattutto un sintomo: come i parassiti hanno sfruttato le nostre debolezze e vizi e ne hanno fatto prassi e strumento di potere.
parlando fuori dai denti io non ho fiducia in un cambiamento dall’interno. neppure la ribellione più radicale potrebbe uscire dai confini del disturbo politico da trattare come si tratta il “terrorismo”. secondo me solo un grande disastro esterno su larga scala, una crisi indotta – finire in un conflitto vero, penuria delle risorse, calamità di grande portata – potrebbero liberarci da questa classe digerente.
Commento di Furio Detti — marzo 31, 2011 @ 5:58 pm |
si anche il commento di Furio, mi conferma un po’ nell’opinione che questi genere di post tendono loro malgrado a favorire la deriva mimetica, d’altronde il nostro eroe presidente, nell’immaginario mediatico corrisponde quasi alla perfezione all’ebbro capro espiatorio dei saturnali.
Più reale il tarassaco. di questi tempi mio zio arriva a casa il venerdi con delle borsate di erbacce che dopo bollitura finiscono in delle gustose frittate, e anch’io quando vado nel campo mi abbutto a crudo su tutta l’erba che mi ci rientra l’occhio, magari rischio anche qualcosa, che non ho la consapevolezza delle capre.
ciao,k.
Commento di k. — marzo 31, 2011 @ 6:19 pm |
Certo, soluzioni politiche non ne do.
Tranne diminuire il popolo dei pro o contro.
E, comunque, bisogna pur sopravvivere. Se gli italiani vogliono questo, se lo tengano e non mi rompano i coglioni.
Commento di vbinaghi — marzo 31, 2011 @ 6:33 pm |
Non basta spegnerla. Personalmente ho proprio eliminato la presenza fisica del mezzo. Basta tv e al suo posto, nell’angolo del salone, un tappeto per lo spazio ludico dei bambini. Sono quasi tre anni e sopra ogni cosa posso dire di sentirmi meno decentrato da me stesso e più attento alla realtà familiare e micro-sociale che mi circonda.
Poi però non ce la faccio fino in fondo, c’è sempre quel masochismo fetente che mi impedisce di calare del tutto il sipario su questi tetatranti da strapazzo. Forse hai ragione, ad uno sguardo razionale la cosa più logica sarebbe immergersi in un’ostinata indifferenza auto-prottettiva; e forse è vero anche che l’indignazione dei “contro” sia alla fine neutralizzata nel gioco delle parti funzionale al sistema… a me sembra però che il silenzio del saggio, con il suo rigoroso richiamo, rischi di questi tempi di essere fatalmente coperto dal fragore di claques prezzolate e sempre più a prezzo di saldo
Ciao Valter, un abbraccio
Commento di roberto.s — marzo 31, 2011 @ 9:22 pm |
toporagno? :-)))
approvo tutto il tuo diniego per certe esibizioni farsesche …
deserta bisognerebbe fargliela trovare, la piazza!
e a quell’altro che sbraita, una bella museruola ;-)
Commento di Carla — aprile 1, 2011 @ 12:20 pm |
ha…le hai notate le magnolie fiorite nei loro dirompenti colori…?
Commento di Carla — aprile 1, 2011 @ 12:21 pm |
Ne ho una in giardino!
Commento di vbinaghi — aprile 1, 2011 @ 12:50 pm |
Ma scusa, davvero credi che basti spegnerla? Non è ovunque la tv? Non è la vita sociale che si è spettacolarizzata?
Non abbiamo, molti di noi, trasformato ogni dialogo su un tema in una cagnara con pubblico?
Non è il caso di ripopolare le piazze? Andare a scuola dai tunisini e dagli egiziani?
Commento di paolo pisacane — aprile 1, 2011 @ 1:06 pm |
E finire sotto l’occhio del grande fratello, che usa la tua adunata moltiplicata o ridotta per dimostrare che il mondo brucia o che sono i soliti quattro gatti?
Grazie no, Paolo, abbiamo già dato.
L’unico motivo valido per scendere in piazza sarebbe quello di spaccarlo l’obiettivo, ma ci vuole buona mira….
Commento di vbinaghi — aprile 1, 2011 @ 4:14 pm |
mha..io la tv la guardo. un pò mi piace, un pò per solidarietà con i miei fratelli italiani, un pò per decodificare i segnali di chi detta oggi i tempi; non mi riferisco al piccolo nichilista: quello non fa neanche ombra al Grande Nichilista.
Commento di da — aprile 1, 2011 @ 10:51 pm |
Caro Valter, mi permetto di dirti che l’animalizzazione del nemico, come chiamare Berlusconi “toporagno” è un esempio di partecipazione piena al flusso mimetico che i media potenziano al massimo, anche se lo stesso fenomeno si osserva nelle tribù più primitive. No, noi dobbiamo ribadire la piena umanità dei nostri avversari politico-culturali. E anche il ritrarsi nel privato e nell’arcadia alla fine non porta a nulla: il problema si pose già nell’antichità. La pace dei giardini di Epicuro e le tranquille meditazioni dei filosofi erano garantite comunque da ordinamenti politici. Disinteressarsene può anche andar bene, ma sarà sempre affare di singoli, ed in fondo è una strada alquanto egoica.
Commento di Fabio Brotto — aprile 2, 2011 @ 10:40 am |
Perchè insegnare allora? Se ha già vinto il big brother!
Commento di paolo pisacane — aprile 2, 2011 @ 7:01 pm |