Doctor Blue and Sister Robinia

aprile 30, 2011

PICCOLA STORIA DEL MONDO di Valter Binaghi

Filed under: Divagazioni,Scritture — vbinaghi @ 5:25 pm
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Piccola storia del mondo, dalle bucoliche alla bomba atomica.
Il mondo è diviso in gente di città e gente di campagna, e i cittadini, che sono infelici e intossicati, non si danno pace finchè riescono a fregare i campagnoli, e a farli diventare come loro.
La gente di campagna ha bisogno di poco e odia le novità.
I cittadini conoscono molte parole in più, riescono a farti sentire scemo quando vogliono, e soprattutto sanno come istillarti la passione malsana per l’universale.
Cominciano dalle donne, e le seducono con le solite cose: specchi per truccarsi e tendine alle finestre per non lasciarsi vedere senza trucco. Le donne insegnano ai figli a disprezzare i loro padri, e a diventare migliori di loro. Così prima o poi andranno a ingrossare l’esercito dei ciarlatani e degli ansiosi di città, e faranno a gara per chi costruisce il marchingegno più abnorme e stupefacente.
Tutto qui? Tutto qui.

aprile 28, 2011

DOVE REGNA BELZEBU’ di Roberta Borsani

Mi sono quasi rotta una caviglia. Distorsione e distaccamento di un frammento del’astragalo. Una volta mettevano il gesso, adesso ti mandano a comprare tutore e calza elastica: 122 euro. Io lavoro, posso. Penso però alle molte persone che in questo momento sono in difficoltà economiche. In tal caso come reagirebbero? Steccherebbero da soli la caviglia con dei legnetti di fortuna oppure chiederebbero un prestito alla mamma pensionata?
L’ospedale in cui mi hanno visitato è nuovo di zecca: grandi, anzi enormi corridoi in cui non è difficile perdersi. Il personale però è scarso, le camere piccolissime, e si ha ovunque l’impressione di essere stati ingoiati da un dinosauro morto da un miliardo di anni. Di muoversi a braccia fluttuando nella sua carcassa che una folata di vento impetuosa potebbe polverizzare da un momento all’altro. Monumentale precarietà, cioè business.
L’ospedale è quello di Legnano. Non quello sul sempione, storico, ma evidentemente per Formigoni e i suoi amici obsoleto. Parlo di quello di recente costruzione. Raggiungibile per ora solo in automobile. Dal paese in cui vivo, ad esempio, non ci sono mezzi e questo non è un particolare di poca importanza.
L’ospedale nuovo sembra nascere da un impeto di roboante menefreghismo per gli utenti, i malati presenti e futuri, i loro parenti e amici. Qui non ci si prende cura, qui si fa azienda. Ecco, la parola è quella dell’era “formigoniana”. Il criterio di gestione della salute dei cittadini si è fatto aziendale, e noi pecorelle l’abbiamo permesso. Fra noi, i medici (tutti fan del Robertone? Da dove viene questa cresciuta popolarità e vicinanza di cuore fra il nostro governatore e le ultime generazioni di medici ospedalieri? Bisognerebbe dare una risposta).

Leggi l’intero articolo su La fata centenaria

aprile 27, 2011

LA VELOCITA’ DEL BUIO di Giorgio Fontana

Trovo su Vibrisse di Giulio Mozzi questa pagina di un libro che non ho ancora letto ma leggerò presto.

È noto l’amore di Berlusconi per i paragoni fra se stesso e le divinità. Il 25 novembre 1994, poco prima che il suo governo cadesse, ebbe a dire: “Sarebbe veramente grave che qualcuno che è stato scelto dalla gente, l’unto dal Signore, perché c’è qualcosa di divino dall’essere scelto dalla gente, possa pensare di tradire il mandato dei cittadini”. Questo è diventato un classico, ma gli episodi simili non mancano.
Ora proviamo a fare un giro su Google. La parola “Berlusconi” ottiene più di 58 milioni di risultati, e limitandosi alle pagine in italiano sono comunque circa 23.600.000.
Ho provato a cercare tutti gli italiani famosi che mi venivano in mente (da Dante Alighieri a Garibaldi, passando per Verdi, Leonardo da Vinci, Del Piero e chiunque altro): sono tutti sotto. Batte perfino “Gesù” e “Gesù Cristo”, ma “Dio” lo sconfigge ancora alla grande (158 milioni di risultati).
Ora il punto. Le religioni monoteiste tendono ad essere radicali, perché impongono una scelta radicale di fronte ad esse. L’agnosticismo, benché professato con rispetto, è in realtà poco realistico — la domanda della fede impone l’urgenza di una risposta, non le acque calme del dubbio.
Lo stesso vale per Berlusconi: la sua discesa in campo ha contrapposto due scelte radicali: chi per lui, chi contro di lui. Le evidenze che provano la sua incapacità di governare, o la sua cattiva fede, o i suoi problemi giudiziari, sembrano essere tali solo per chi già nutre delle perplessità su di lui. I berlusconiani, invece, non le hanno: la loro scelta è quella di credere, e infatti credono.
È un’ipotesi di lavoro, ma spiega abbastanza bene la situazione.
E c’è di più. Il simbolo di un redentore — la necessità di qual cuno che si faccia carico delle nostre speranze e dei nostri dolori – si è inverato in Silvio Berlusconi nella sua forma più distorta e spettacolare, una sorta di salvatore al neon. In questo egli è davvero l’equivalente di Cristo: in Cristo Dio trova carne, conosce la sofferenza e la redime: in Berlusconi, finalmente, la parte più becera del nostro popolo si incarna e trova un rappresentante perfetto, e insieme un portatore di ogni peccato.
Dare la colpa del male, di tutto il male, al solo Silvio Berlusconi: quando anche lui sarà finito, questa capriola eichmanniana sarà sulla bocca di molti. Proveranno a lavarsi le mani e dire che erano stati plagiati, che era un grande e bruttissimo sogno, che la colpa è di uno e non della massa. La viltà come ultima carta, il prodotto finale del berlusconismo stesso.

aprile 26, 2011

L’INTERVISTA DEL DEMONE

Filed under: Cronache — vbinaghi @ 6:43 pm

Questo per capire che non si deve mollare una virgola sui referendum del 12 giugno. La solita porcheria che hanno arrabattato in parlamento per evitarlo, serve a quello che Azazel dice qui sotto, mentre anche gli altri due punti sono fondamentali: no alla privatizzazione dell’acqua e al “legittimo impedimento”. Non lo vedremo mai in galera (e io personalmente nemmeno ci tengo), ma neanche fargli finire la legislatura col sorriso sulle labbra e siglare altre porcherie a danno di questo paese.
Ma tu demonizzi l’avversario!
Esattamente. Mai visto niente di peggio di quest’obbrobrio, in 54 anni di vita su questo pianeta.
E comunque il 12 giugno andate a votare, cazzo!

Nucleare, Berlusconi convinto ritorno tra 1 o 2 anni
(Da: Yahoo notizie)

L’Italia non abbandonerà il nucleare il cui sviluppo potrebbe riprendere fra un paio di anni, evitando l’ostacolo del referendum.
Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rispondendo ad una domanda durante la conferenza stampa al termine del bilaterale italo-francese a Villa Madama.
“Se avessimo fatto il referendum avremmo rinunciato al nucleare per lungo tempo; invece io spero che tra 1 o 2 anni si potrà ritornare sulla scelta dopo che si sarà fatta chiarezza sulla tecnologia”, ha detto Berlusconi rispondendo ad una domanda sul futuro degli accordi italo-francesi sull’atomo e confermando quanto una fonte aveva detto a Reuters mercoledì 20 aprile sulle finalità dell’annunciata rinuncia del governo italiano ad una politica nucleare.
Il presidente del Consiglio ha anche aggiunto che “i contratti [fra Enel ed Edf] non saranno abrogati”.
Nel suo intervento Berlusconi ha detto di essere un nuclearista convinto: l’atomo “è il futuro” e la svolta verso le energie rinnovabili non potrà risolvere il problema energetico italiano, che è soprattutto dovuto all’alta dipendenza dall’estero.
Per parte sua il presidente francese Nicolas Sarkozy ha detto che “se l’Italia ci ripensa, la Francia sarà partner”.
Il programma nucleare italiano si basava sulla realizzazione di centrali per una potenza complessiva di 12,5 gigawatt.
Il 50% del programma è stato affidato all’Enel che ha siglato con i francesi di Edf un memorandum of understanding per la costruzione di 4 centrali nucleari utilizzando la tecnologia Epr.
(Alberto Sisto Francesca Piscioneri)

Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano
Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

aprile 25, 2011

LA CANZONE DELL’ANGELO

Filed under: canzoni — vbinaghi @ 1:01 pm
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Le Orme – Un angelo (1977)

Ho conosciuto un angelo
mi stava accanto da sempre
da dove viene
non so
forse e’ sceso da un mondo lontano
ora che tu sei qui
ritrovo la forza di continuare
di andare avanti
giardini di carillon
di suoni gentili
profumo di miele
di terra bagnata
annuncio la mia gioia
ho un raggio di sole che mi riscalda
………………..
Resta al mio fianco
io credo in te
dammi ogni tanto uno sguardo
tendi la mano
cosi’
che io possa ogni tanto afferrarla
strano poeta sei
vivi nell’ombra e non parli mai
dov’è il tuo sogno
ora ho capito sai
quale candore si nascondeva
negli occhi di un uomo
questo e’ un nuovo giorno
ho visto al mercato vendere ali.

aprile 22, 2011

I SALVATORI E IL SALVATORE di Romano Guardini

(Da: Natura, Cultura Cristianesimo, Morcelliana)

La risposta relativistica dice che Gesù Cristo non è essenzialmente diverso dai salvatori della storia delle religioni, uno invece della loro serie. In questa enunciazione si fondono due intenzioni. Secondo la prima è puramente un salvatore come loro. Ciò che furono per altri tempi Osiride o Dioniso o Baldur, è Cristo per il periodo successivo all’antichità, il medioevo e una parte dell’epoca moderna. Indeducibile, come sono i fenomeni di tale livello; ma preparata da determinati spostamenti della struttura psichica e chiamata da un’attesa pressante, è apparsa una personalità, che con le sue idee, il suo ethos, la sua sostanza religiosa, la sua opera e il suo destino toccò gli uomini in tal modo da attrarre a sé e unificare in sé le rappresentazioni salvifiche che ovunque andavano agitandosi. Così il rabbi Gesù di Nazareth divenne il Cristo. Fu un genio religioso di altissimo livello. Emerse in lui la numinosa profondità dell’esistenza, proruppero in lui realtà e potenza soterica. Così divenne uno della serie dei salvatori. Quanto la coscienza cristiana vede in lui, il figlio – della stessa essenza – del Dio vivente, significa soltanto l’ideologia dogmatica di questa speciale ‘religione’; colui che osservi scientificamente riconosce in lui lo stesso fenomeno che costituisce il nucleo negli altri salvatori. Naturalmente sussistono anche differenze. La materia, in cui viene alla luce il carattere salvifico, è in Cristo un’altra che presso Osiride o Dioniso. Qui era l’elemento vitalistico; in Cristo è lo psicologico, l’etico, il personale. Ma ciò di cui qui si tratta sono i fenomeni del rinnovamento e della salvazione ricorrenti ovunque. Il culto del cristianesimo, la sua dogmatica e la sua mistica, il suo repertorio di simboli, la sua leggenda e arte mostrano che le rappresentazioni universali del redentore del mondo, del figlio, del portatore di vita, del vincitore attraverso la morte e la resurrezione, del sovrano solare, dell’eroe della luce, del vincitore del drago affiorano anche in lui.
Con questa intenzione se ne incrocia un’altra, secondo cui Cristo è un salvatore fallito. Nella sua vita e nella sua figura v’è troppa ‘storia’, realismo umano, interiorità, anima, sollecitudine personale per la salvezza. Manca la ‘grandezza’, il ‘mondo’, la sostanza mitica. È un piccolo uomo, nato in un piccolo paese e in un orizzonte storico ristretto, su cui cercarono di fissarsi categorie mitiche, senza che ad esse riuscisse di trasformare la realtà concreta. Così nella sua figura e nella sua immagine di vita non ha potuto affiorare in modo giusto il ritmo originario della vita e della morte. Manca l’elemento mitico-cosmico, grande-divino. Tuttto resta irretito nel piccolo-umano, nell’etico-immediato, nella preoccupazione per una salvezza individuale, nell’altra vita. (…)
Come sta la questione?
(continua…)

aprile 20, 2011

IL FIGLIO DEL FALEGNAME di Valter Binaghi

Filed under: Scritture — vbinaghi @ 12:41 pm
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Quando ti vien da maledire la fatica
e i brutti compromessi con l’intelligenza
che ti tocca fare per sbarcare il lunario
ricordati del figlio del falegname.
Il Gesù che plasma colombe nel fango
e le fa volare per divertire i compagni,
il Gesù mago e taumaturgo fin dalla prima infanzia
è candida fantasia dei Vangeli apocrifi.
Ciò che volle si sapesse di sè
è che visse in silenzio trent’anni
il figlio del falegname
in bottega col vecchio
pestandosi le dita come qualunque altro apprendista.

Dice il teologo
ch’egli scoprì la sua divinità
dall’interno della condizione umana
non facendosi scudo della Gloria per evitarne le miserie
che interamente assunse invece
fino alla feccia dell’abbandono e del tradimento.

Dice il dialettico:
Come avrebbe potuto se no
interamente riscattarla
e restaurarla dall’interno,
quell’Immagine deturpata in origine
come Colui che è l’artefice ma anche l’Oggetto dell’opera?

Dice lo Spirito:
Se rinunci a pretenderla, conoscerai la gioia.

aprile 19, 2011

RIVALUTARE IL LAVORO MANUALE di Dario Di Vico

Filed under: Cronache,Pensiero — vbinaghi @ 4:42 pm
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(Da: Corriere della Sera, 19 aprile 2011)

C’è un nesso tra la rivalutazione del lavoro manuale e l’uscita dalla crisi? Penso di sì e proprio per questo motivo la riapertura di una discussione pubblica sulla (mancata) propensione dei giovani a misurarsi con la manualità ha senso. Di trimestre in trimestre, quando affluiscono i dati sulle esportazioni italiane si ha la netta sensazione che il modello di specializzazione dell’industria italiana abbia retto alla Grande Crisi. Non è poco e l’esito era tutt’altro che scontato, il pensiero corrente sosteneva che il manifatturiero avrebbe pagato alla recessione un tributo decisamente maggiore. Invece riusciamo a reggere e, checché ne dicano le improvvisate analisi dell’Economist, i nostri distretti hanno ripreso a vendere sia sui mercati tradizionali (Europa e Usa) sia su quelli emergenti, Cina in primis.
Ce la stanno facendo un po’ tutti, non solo gli straordinari vini delle Langhe, del Roero e del Monferrato ma stanno reagendo anche distretti come quello dei casalinghi di Lumezzane, per i quali era stato già intonato il de profundis. Per dirla con uno slogan le nostre piccole e medie imprese si stanno ri-specializzando, stanno innovando in corsa e per farlo contaminano la cultura manifatturiera con quella dei servizi. Questo processo di modernizzazione richiede tanto lavoro, flessibile e allo stesso tempo creativo. C’è bisogno di sarti, falegnami, maestri vetrai, progettisti, manutentori. E per ciascuna di queste specializzazioni c’è bisogno del contributo di giovani che siano «nativi digitali» e aiutino i loro padri ad allungare le reti di impresa.
Non è vero, dunque, che tutto il lavoro nell’epoca della globalizzazione sia debole, anzi. Il made in Italy richiede una fusione tra vecchie e nuove professionalità ed esalta quindi il potere negoziale del tecnico-artigiano. Chi ha girato Milano in questi giorni del Salone del Mobile non farà fatica a capire di cosa stiamo parlando. La domanda e i dubbi, caso mai, riguardano il sistema formativo. Dai territori periodicamente arrivano notizie contraddittorie: troppi istituti tecnici legati ai distretti industriali soffrono di una crisi di vocazioni e questo avviene a Gallarate per l’aeronautica come a Manzano per la lavorazione del legno. Le scuole tecniche sono alla base del miracolo tedesco e da noi invece sono lasciate a se stesse. Non è un caso che i cinesi spingano per iscriversi in queste stesse scuole perché hanno voglia e fretta di apprendere il meglio della cultura manifatturiera italiana.
Però se vogliamo davvero riorientare le scelte dei nostri ragazzi non possiamo fare della retorica a buon mercato. È giusto che il governo, e più in generale la politica, su una materia come questa parlino chiaro alla società, ma allora si devono impegnare a fondo. Non si può solo deprecare la mancata virtù dei giovani, bisogna persuadere. In primo luogo le famiglie, le stesse che perpetuano una tendenza nociva alla licealizzazione e al successivo conseguimento di lauree deboli. Non è più tempo per poter sbagliare, l’orientamento scolastico deve far parte di un’efficace azione di governo. Poi bisogna parlare ai ragazzi e spiegare loro che una scelta giusta non solo va a vantaggio dell’inserimento nel mondo del lavoro ma contribuisce a rafforzare la loro personalità. Ad evitare quella «corrosione del carattere» dovuta al precariato, magistralmente descritta già dieci anni fa da Richard Sennett.
Per spiegare tutto ciò arruoliamo pure i testimonial più trendy. È un’ottima causa.

aprile 18, 2011

QUEL CHE SIAMO DIVENTATI di Valter Binaghi

Filed under: Pensiero — vbinaghi @ 1:03 pm
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Bisogna provare ogni tanto a guardarsi allo specchio, e vedere quel che siamo diventati noi italiani, se riusciamo a tollerare quel che accade in questo paese senza dar segni di rivolta che non sia lo spettacolo della medesima. Giovani senza futuro, la classe dirigente trasformata in arte della corruzione, le istituzioni minacciate. La delirante pantomima dei venticinquemila tunisini rimpallati tra Francia e Italia (paese dove l’anno scorso sono arrivati trecentomila extracomunitari, la maggior parte regolarmente impiegati e accasati) per le bassezze elettoralistiche della Lega (non è che la Francia di Sarkozy abbia fatto di meglio, eh!). La ripugnante acquiescenza al padrone dei politici di centro-destra, l’altrettanto detestabile spocchia dei politici di centro-sinistra di ostentare una virtù che non possiedono (non avessero governato sette anni su quindici negli ultimi tempi…).
Non possiamo continuare a dare la colpa a loro: sono il nostro specchio, siamo noi che li scegliamo, è il basso profilo della nostra morale e della nostra intelligenza che gli dà il potere che hanno.
Per non farla troppo lunga, voglio dire senza mezzi termini che quello che ho visto cambiare in peggio in questo paese, negli ultimi trent’anni, riguarda la totale mancanza di senso della trascendenza che si è diffusa nelle ultime generazioni. Può darsi che la trascendenza religiosa fosse troppo simile al fatalismo (sacrifici e rinunce senza rivoluzione) e quella marxista troppo simile alla prepotenza (rivoluzione senza conversione), ma quel che è certo è che l’immanenza totale, il godi oggi e godi tu finchè puoi, è la marcia funebre per qualsiasi possibilità di preparare un futuro.
Un’economia che pur di aumentare il livello dei consumi si fonda interamente sul debito, una politica unicamente legata alla miopia delle lobbies, un territorio saccheggiato come il bottino di un’orda che è solo di passaggio, una tecnica divenuta l’unica religione in assenza di criteri etici, vite individuali che allontanano con sdegno l’ipotesi di una durevolezza delle unioni e di una prole, intellettuali esangui che giungono ad invocare apertamente la barbarie, o comunque finiscono di distruggere i vecchi rimedi che la tenevano lontana, in un “cupio dissolvi” che hanno anche il coraggio di definire “epico” o “tragico”.
Tutto questo è un’unica cosa.
Narcisismo e bulimia, regressione antropologica, declino di civiltà, chiamatela come volete. Cose come queste se ne sono già viste nella storia del mondo, e hanno preceduto i diluvi. Non se ne esce mai con vecchie ricette. Si carica un natante (poca roba ed essenziale, se no ti fa affondare) e si aspetta l’ondata di piena.
Perchè doveva accadere tutto questo?
A un certo punto del cammino c’è sempre qualcuno che si rivolge al viandante affamato e gli dice: “Fa’ che queste pietre diventino pane”. Ossia, sacrifica la meta e il tuo spirito al tuo ventre. Traduci l’umanità in un sogno di auto-appagamento. Dimenticati del futuro per cui ti tocca sperare e regna sovrano sull’oggi, che è interamente in tuo potere.
Uno solo ha avuto il coraggio di dire: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Anche se quella parola è silenzio, attesa, o peggio ancora perdita, dolore.
Così, forse i diluvi sono l’unica medicina. Bisogna tornare ad aver fame per ritrovare la speranza.
“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, è un linguaggio che non piace alle banche e alle assicurazioni. “Rimettere i debiti”, poi, sembra addirittura una bestemmia.
La Federal Reserve, la BCE e Mammona s’incazzano a morte, quando sentono cose così.

aprile 16, 2011

SMETTILA DI FARE IL NOTAIO, PRESIDENTE

Filed under: Cronache — vbinaghi @ 7:36 pm
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A Milano (città con sindaco berlusconiano dove non si fa nulla che il satrapo non voglia) sono comparsi manifesti che recitano: “Via le BR dalle procure”.
L’orrido continua da predellini e seggioloni a fare strame di cultura, magistratura e democrazia, tenendo in scacco il parlamento con i suoi problemi giudiziari.
A votare non si andrà, perchè coi suoi soldi compra un parlamentare al giorno. Chiedere una secessione dell’Aventino a questa sinistra sembra troppo, vista la scarsa consistenza caratteriale prima che morale che ha dimostrato. Ma altri due anni così e di questa democrazia non resterà pietra su pietra.
Questo paese sta cadendo a pezzi, trascinato nella rovina dagli ultimi giorni di un tiranno che preferisce vederlo morire che lasciarlo ad altri.
Caro presidente, il coraggio che non hai avuto dopo i fatti d’Ungheria, prova a trovarlo adesso, o passerai alla storia come un coniglio e un utile idiota che presidia regimi liberticidi in disfacimento.
Smetti di fare il notaio e difendi la Costituzione.
Sciogli le Camere.
Non temere, non sarà giudicato un atto eversivo.
Il colpo di Stato è già avvenuto.
Nessuno può difendere un giocatore da un baro se non chi tiene il banco e può farlo saltare.
Da adesso in poi, sarai giudicato o il garante delle Istituzioni o il complice del despota.
Tertium non datur.

aprile 15, 2011

MEGLIO L’ANCIEN REGIME di Roberta Borsani

(Da: La fata centenaria)

I leghisti hanno conquistato vent’anni fa il favore del nord sbandierando orgogliosamente l’appartenenza a regioni note per la dedizione al lavoro e all’imprenditoria seria, onesta, pulita. Oggi i leghisti si babbano milioni di euro sedendo in Parlamento, in Senato, in Regione ecc… ma del loro lavoro non vediamo nemmeno un frutto, nemmeno un segno. Nemmeno un segnale di fumo. Quintalate di insulti vomitati addosso agli immigrati (poi impiegati, magari in nero, nelle case degli stessi leghisti come infermieri o colf) ma nessuna seria politica di immigrazione degna di questo nome. Nessuna reazione meditata e capace di soluzioni davanti alla spaventosa crisi economica che ha investito lo stesso nord..
In compenso i leghisti reggono lo strascico a chi fa e disfa le leggi e i sacrosanti diritti di uguaglianza giuridica e politica, facendo paurosamente scivolare il Bel Paese nella peggiore caricatura dell’Ancien Régime. Che però non è l’Ancien Régime. Questo, collocato nei suoi secoli, era comunque un sistema degno di rispetto. Una civiltà priva del moderno concetto di diritto può sussistere e resistere molto dignitosamente se sussistono e resistono fra le persone legami di carattere comunitario in grado di tutelare e di riconoscere come valore gli individui, i quali nell’Ancien Régime non erano cittadini ma sudditi, protetti tuttavia da una serie di convenzioni, tradizioni, costumi che supplivano a loro modo all’assenza di leggi e di carte costituzionali. Quello del cittadino è di certo un concetto politicamente più maturo, per il quale sono richieste capacità di astrazione e di generalizzazione maggiormente sviluppate a livello del pensiero politico. Il significato della “persona” resta tuttavia insostituibile nell’ambito ristretto delle relazione naturali e comunitarie, perdurando nella famiglia, nel gruppo di amici e, in parte, dei coetanei e dei compagni di lavoro.
In Italia la maturità politica che viene presupposta dal moderno stato e dall’idea di cittadino depositario di diritti e doveri non si è sviluppata in maniera rapida e omogenea. Il familismo, il sistema delle clientele, le occulte organizzazioni mafiose e massoniche, hanno continuato a coesistere con lo sviluppo delle istituzioni democratiche del paese. Un Ancien Régime con la coscienza sporca, cresciuto di nascosto, nella penombra. E’ il sistema in cui il lavoro non lo fornisce lo stato ma il Padrino locale, il cugino segretario di partito, lo zio monsignore.
Oggi la stessa Lega, così affamata di modernità in un lontano passato (“La Lombardia come i paesi del nord Europa, produttiva e libera dalla zavorra di Roma ladrona!”. Ve li ricordate i leghisti a cavallo tra gli anni ottanta e novanta?), non esita a fare da damigella al sciur padron di turno reggendogli lo strascico quando cerca alleati pronti a votare inziative come il processo breve (o lunghissimo, a seconda di quello che serve) e a fare a pezzi la giustizia e lo stato di diritto. E’ evidente che le due scandalose iniziative sono perfettamente funzionali ad uno solo e che per il vantaggio di uno solo si prende a picconate tutto un sistema giudiziario, fregandosene altamente delle vittime di tanti soprusi, le quali rimarranno senza la consolazione di vedere riconosciuto il torto patito. Penso ai genitori degli studenti alloggiati alla Casa dello studente dell’Aquila, alle vedove degli operai della Thyssen, ai parenti dei morti per amianto della Fincantieri di Palermo, ecc…
Ecco che la Lega mostra il suo vero volto: nessuna modernità, al contrario. Non è un caso che i due partiti del centrodestra alla fine, dopo tanto abbaiarsi addosso ( l’espressione berluskaiser è di Bossi, ma un Bossi di quindici anni fa) si siano trovati così bene insieme e ora tubino come due colombelle: da un lato il peggiore familismo (alla Gheddafi, per intenderci) e dall’altro il tribalismo di chi può solo identificarsi nella realtà e nella cultura locale di una zona territorialmente ristretta. Il tribalismo è però per sua stessa natura sprovvisto dell’universalità di pensiero connessa all’idea di cittadinanza propria degli stati moderni.
Già, siamo ritornati indietro, e nel peggiore dei modi. Il cittadino qualunque dovrà reggere il peso dei doveri che l’essere cittadino comporta (pagare le tasse, rispettare le leggi, mantenere i servizi sociali), senza più il supporto di quei legami comunitari che una volta potevano proteggerlo dall’urgenza di certi bisogni o dai colpi della cattiva sorte (non più parenti che si prendono cura del bambino, dell’anziano, del malato, del disabile) perché quei legami comunitari sono stati spazzati via dal liberalismo e dal consumismo. E poi, sulla riva opposta, ci saranno i tanti tirannelli locali, i quali delle regole democratiche se ne fottono altamente (“gh’en i danè, lur!”): la finta aristocrazia incompetente e parassitaria depositaria solo di privilegi e ostile al diritto in quanto tale. Quella che affolla di yacht la costa Smeralda, composta dei figli bastardi dell’Ancien Régime. A questo proposito non c’è regione che tenga: ciascuna – nord, centro, sud – avrà i suoi lustrissimi. Loro saranno liberi di latrare dalla mattina alla sera, assordandoci di stronzate e slogans vacui, senza neanche fare la guardia a un’Italia in caduta libera. Loro potranno mangiare e sporcare (e quanto sporcano!) a piacimento. La legge non sarà solamente con loro, ma sarà “loro”, di loro proprietà. Perché ci si può comprare tutto ormai: gli uomini, le coscienze, la bellezza, la giustizia. L’intelligenza no, per ora; è un dono di natura. E neanche la voglia di far bene, neanche la coscienza morale, entrambe faticose conquiste interiori. Per questo (per l’assenza di personalità politiche dotate di intelligenza e lungimiranza, di coscienze illuminate e moralmente degne) l’Italia sta per finire nel baratro.

aprile 14, 2011

DELL’IMPUNITA’ di Alessandro Manzoni

Filed under: Scritture — vbinaghi @ 5:41 pm
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“… L’impunità era organizzata, e aveva radici che le gride non toccavano, o non potevano smovere. Tali eran gli asili, tali i privilegi d’alcune classi, in parte riconosciuti dalla forza legale, in parte tollerati con astioso silenzio, o impugnati con vane proteste, ma sostenuti in fatto e difesi da quelle classi, con attività d’interesse, e con gelosia di puntiglio. Ora, quest’impunità minacciata e insultata, ma non distrutta dalle gride, doveva naturalmente, a ogni minaccia, e a ogni insulto, adoperar nuovi sforzi e nuove invenzioni, per conservarsi. Così accadeva in effetto; e, all’apparire delle gride dirette a comprimere i violenti, questi cercavano nella loro forza reale i nuovi mezzi più opportuni, per continuare a far ciò che le gride venivano a proibire. Potevan ben esse inceppare a ogni passo, e molestare l’uomo bonario, che fosse senza forza propria e senza protezione; perché, col fine d’aver sotto la mano ogni uomo, per prevenire o per punire ogni delitto, assoggettavano ogni mossa del privato al volere arbitrario d’esecutori d’ogni genere. Ma chi, prima di commettere il delitto, aveva prese le sue misure per ricoverarsi a tempo in un convento, in un palazzo, dove i birri non avrebber mai osato metter piede; chi, senz’altre precauzioni, portava una livrea che impegnasse a difenderlo la vanità e l’interesse d’una famiglia potente, di tutto un ceto, era libero nelle sue operazioni, e poteva ridersi di tutto quel fracasso delle gride. Di quegli stessi ch’eran deputati a farle eseguire, alcuni appartenevano per nascita alla parte privilegiata, alcuni ne dipendevano per clientela; gli uni e gli altri, per educazione, per interesse, per consuetudine, per imitazione, ne avevano abbracciate le massime, e si sarebbero ben guardati dall’offenderle, per amor d’un pezzo di carta attaccato sulle cantonate. Gli uomini poi incaricati dell’esecuzione immediata, quando fossero stati intraprendenti come eroi, ubbidienti come monaci, e pronti a sacrificarsi come martiri, non avrebber però potuto venirne alla fine, inferiori com’eran di numero a quelli che si trattava di sottomettere, e con una gran probabilità d’essere abbandonati da chi, in astratto e, per così dire, in teoria, imponeva loro di operare. Ma, oltre di ciò, costoro eran generalmente de’ più abbietti e ribaldi soggetti del loro tempo; l’incarico loro era tenuto a vile anche da quelli che potevano averne terrore, e il loro titolo un improperio. Era quindi ben naturale che costoro, in vece d’arrischiare, anzi di gettar la vita in un’impresa disperata, vendessero la loro inazione, o anche la loro connivenza ai potenti, e si riservassero a esercitare la loro esecrata autorità e la forza che pure avevano, in quelle occasioni dove non c’era pericolo; nell’opprimer cioè, e nel vessare gli uomini pacifici e senza difesa”.
(Da: I promessi sposi, Capitolo I)

aprile 13, 2011

INTERNO GIORNO di V. Binaghi

Filed under: Divagazioni — vbinaghi @ 6:02 pm

Figlio – Ci crediamo?
Padre – Bah. Quattro gol si possono anche fare ai tedeschi, ma bisognerebbe non prenderne neanche uno. La vedo dura.
Figlio – Però i tedeschi con noi perdono sempre…
Padre – Non sempre. Lo Schalke04 poi, se ti ricordi, ci ha già babbato una Coppa Uefa.
Figlio – Vero. Comunque ce la vediamo. Sei a casa?
Padre – Chiaro che si. Generi di conforto?
Figlio – Pop corn e birra -
Padre – Tedesca, ovviamente.
Figlio – A stasera, allora.

Accomodarsi per vedere la squadra del cuore uscire dalla Champions League è un po’ come assistere un moribondo tenendogli la mano, e mentendo promettergli che, quando uscirà dall’ospedale si andrà a fare una gitarella in quel bel posticino sul fiume, dove c’è una trattoria che cucina rane e pesciolini fritti. A lui, che ha un cancro allo stomaco…
Finirà male, lo so, dopo un 5-2 all’andata. Ma, dopotutto, quando il ragazzo era piccolo gli ho comprato comunque una maglietta dell’Inter, e allora non si batteva chiodo in Europa da venticinque anni. Adesso, invece, siamo reduci da un’annata gloriosa: tutte le feste finiscono. E poi non è neanche questo: ci sono momenti cui non si rinuncia, nel bene e nel male. Ricordo quando gli ho insegnato a tirare i primi calci al pallone, la luce che aveva negli occhi quando ha dato la prima botta ben assestata, mentre scopriva tutto in uno la potenza del volere, la grazia dello scambio e la magia della sfera (è tutto quel che c’è da imparare sul mondo, in fin dei conti).
Finisca come deve, laggiù in Germania.
Comunque vada, stasera è qui la festa.

aprile 12, 2011

CORSI E RICORSI di Valter Binaghi

Filed under: Cronache — vbinaghi @ 8:32 pm

Pur di non tassare le rendite finanziarie meno tassate d’Europa Tremonti ha aumentato le accise (tasse) sulla benzina. Ho pensato che questo provvedimento è oggi l’equivalente di quella che, appena dopo l’Unità d’Italia, fu varata dai governi della Destra Storica come la famigerata “tassa sul macinato”. In effetti, mutatis mutandis, i due provvedimenti hanno la stessa motivazione: spalmare sulla maggioranza della popolazione piuttosto che tassare proporzionatamente chi più possiede, quando i possidenti rappresentano il proprio elettorato di riferimento.
L’effetto della tassa sul macinato su un paese a basso reddito e produttività fu ai tempi micidiale. Oggi la situazione non è molto diversa, soprattutto le politiche di Destra mostrano una continuità e una prevedibilità sconcertanti. Ma la cosa più sconcertante è che centocinquant’anni fa il suffragio era su base censitaria, e a quel tempo votavano praticamente SOLO i possidenti. Oggi il governo Berlusconi vanta una maggioranza di consensi elettorali basata sul voto anche piccolo-borghese e proletario.
Due domande.
La prima. Si rende conto la sinistra di avere talmente poco da offrire che il suo elettorato di riferimento preferisce astenersi o darsi al cialtrone di Arcore piuttosto che votarla?
La seconda. Speculatori, evasori fiscali e conservatori irriducibili hanno ciò che desiderano. Ma gli altri elettori di Berlusconi si rendono conto di quanto questa classe di governo sia lontana dai loro interessi reali?

aprile 11, 2011

HO INCONTRATO LA PRIMAVERA di V. Binaghi

Filed under: Arti visive,Divagazioni,Poesia — vbinaghi @ 6:44 pm

Tutto l’inverno Iside ha pianto
sposa sorella e madre inconsolabile
il giovane virgulto spezzato
e finalmente adesso saluta
il miracolo rinnovato
il fiore che lietamente spezza la roccia
e riappare festoso

Ho incontrato la primavera ieri
in una giornata di sole: era l’infanzia di diverse stirpi che si mischia in un gioco sempre nuovo

Era l’abbraccio possente del ciliegio
carico di figli e speranze
e prodigo d’ombra per il viandante

Era l’arguzia di mille trame che segnano l’azzurro
di arabeschi che spetterà al futuro decifrare
(per questo il mondo non finisce – la parabola è incompiuta)

era la forza sovrumana che sboccia nel piccolo
e infinitamente protende un sogno nella volta celeste

Ma tutto questo sarebbe invisibile ai miei occhi
colpiti da antica e fatale cecità
se non avessi appreso a seguirti.
E’ per te che il mondo ancora accade:
sul tuo stupore io mi curvo e imparo
emozioni che non sono parole
butto l’abbecedario che mi ha reso dotto e insipiente
e intono a mezza voce una canzone.

aprile 8, 2011

SEDUZIONE E MALVAGITA’ di Roger Scruton

Filed under: Pensiero — vbinaghi @ 7:32 pm
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Quel che manca a progressisti e femministe per ergersi a veri difensori della dignità personale e femminile in particolare, sicuramente offese dalla sottocultura veicolata dal Trimalcione de noantri…

(Da: Roger Scruton, Manifesto dei conservatori, Cortina 2007)

Dopo avere perso la prospettiva teologica, è tipica la propensione a vedere il male in termini di sofferenza: riteniamo che la persona malvagia sia motivata dall’ odio, dal desiderio di infliggere dolore, di ferire, di terrorizzare e tormentaare le sue vittime. L’idea dei “piaceri perversi” ci è sfuggita. Tuttavia, è proprio con il piacere, il potere e la gloria che Mefistofele tenta l’anima di Faust e forse le nostre esperienze più intense di male personale ci vengono nel contesto del piacere sessuale, quando il desiderio calpesta, disprezza o viola la liibertà del suo oggetto.
Il fascino non è mai tanto evidente quanto nelle parole e nei gesti di chi vuole sedurre. La liberazione sessuale ci ha resi riluttanti a descrivere questo fascino come male – almeno non quando si manifesta “in privato fra adulti consenzienti”. Ma è spesso vissuto come tale dalla vittima. Lo mostra proprio un recente sviluppo, che getta luce inattesa sulla questione. Man mano che i comportamenti sessuali sono stati liberati dai vincoli tradizionali, le donne hanno incominciato a sollevare accuse, nuove e sino adesso impensabili, contro gli uomini che cercano di sedurle. Il fenomeno delle “molestie sessuali” (sconosciuto o comunque non riferito fino a vent’anni fa) si è improvvisamente diffuso nelle società occidentali e oggi anche le donne che acconsentono a fare sesso spesso gridano “allo stupro” immediatamente dopo. Negli Stati Uniti si comincia a riconoscere “lo stupro da appuntamento” come uno specifico reato penale: acccuse di questo tipo sono spesso sollevate da donne che si sentono danneggiate da un incontro al quale, comunque, hanno apparentemente acconsentito. Non c’è dubbio che molte di queste accuse siano ingiuste e mirate a sfruttare la situazione, ma per il solo fatto che siano avanzate – e spesso con insistenza e convinzione da donne che non vogliono assolutamente negare il momentaneo piacere da cui sono scaturite – induce a pensare che la liberazione sessuale non abbia eliminato l’antica paura del pericolo associato all’ attività sessuale. Un pericolo che io reputo non possa essere capito senza il concetto di male.
Mozart ci rappresenta il fascino del seduttore nel Don Giovanni, ed escogita un adatto castigo d’ispirazione teologica. Ritrae il danno arrecato dalla seduzione nella sconvolta Donna Anna e nella piangente Donna Elvira e, impareggiabilmente, ci mostra il fascino in azione nel duetto tra Don Giovanni e Zediina, “Là ci darem la mano”. La musica stessa è cosÌ brillantemente plasmata dal desiderio di Don Giovanni che anche noi ne siamo affascinati: testimoni del danno inflitto dalla profonnda indifferenza che Don Giovanni mostra nei confronti delle sue vittime, giungiamo a concludere che in lui ci sia un che di mefistofelico. È vero che le sue vittime riescono a sfuggirgli, se non virgo intacta, almeno anima intacta; ma questo aspetto coomico non è certo dovuto ad alcuna virtù del seduttore, bensÌ allla suprema attenzione morale della musica di Mozart, che non permette alla seduzione di avere l’ultima parola.
D’altra parte, non c’è da mettere in dubbio che nella seduuzione 1′anima e il Sé possano essere messi a repentaglio. Se cosÌ non fosse, lo stupro sarebbe un reato minore, e “lo stupro da appuntamento” non lo sarebbe affatto: è proprio perché la donna percepisce un danno al suo senso del Sé che questo tiipo di stupro è cosÌ traumatizzante. Spesso la vittima si vergoognerà, si sentirà umiliata,- vedrà la sua sessualità disonorata e insozzata: non è stata derubata del suo corpo, ma di se stessa. Tutte queste descrizioni banali saranno liquidate dallo scettiico come metafore; ma io, ancora una volta, ribadisco che sono descrizioni che proprio quell’ esperienza può obbligare a fare e sta a noi trame un senso. Richiedono un’ esegesi metafisica e questa comincia dall’ esame della disposizione d’animo del seeduttore, poiché la donna violata descrive frequentemente la sua esperienza come un incontro con il male.
Questa esperienza del male non è fisica -lesione o dolore -; al contrario, può essere scaturita dal più intenso dei piaceri fisici, ma prende la forma di un’improvvisa repulsione nel moomento in cui la vittima percepisce che la sua libertà e la sua individualità sono cadute in mani estranee. L’opera della negazione non è stata scolpita sul suo corpo, concepito come una mera cosa fisica, ma sulla sua incarnazione, sul suo senso del corpo come una propaggine fisica del Sé. A un certo punto, il seduttore si rivela nella sua vera luce e la vittima realizza che egli non sta traendo piacere con lei, ma su di lei e contro di lei. Il suo piacere appare animalesco e anche la vittima è trasfiguurata, ai suoi stessi occhi, in un che di animalesco.
La spiegazione di questi sentimenti sta nel desiderio sessuale stesso. Il desiderio è un artefatto elaborato, con il quale la nostra crescita, in qualità di persone, è intrecciata. A differenza degli istinti riproduttivi degli animali, l’emozione sessuale umana è una sorta di linguaggio, il veicolo di un dialogo moraale, e, come tutte le altre forme di comunicazione, è insegnata socialmente. Proprio perché prenda la forma di un linguaggio, il desiderio deve essere trattenuto, recuperato dal regno degli impulsi animali e rimodellato come scelta morale. Di conseeguenza, il desiderio è ammantato di vergogna ed esitazione, da ciò che Scheler definisce Schutzgejuhl, o senso di protezione, la cui funzione è la salvaguardia del suo scopo interpersonale.
Ciò che il vero innamorato vuole è il dono reciproco di sé, dove il fulcro è rappresentato dall’ altro, concepito come un soggetto consapevole: attraverso la tenerezza fisica – nelle parole di Sartre – io “incarno l’altro” nel suo stesso corpo, e personalmente ho già avuto modo di dare un quadro metafisiico completo che renda comprensibile questa immagine di Sartre.ll Non tutto il desiderio è normale desiderio: consideraato che è un artefatto, può essere “mal costruito”. Per esempio, può non essere focalizzato sulla persona, ma sul corpo, visto come una macchina per fare sesso. Il desiderio prende di mira chi non ha imparato il suo linguaggio e, stimolando il piacere sessuale senza possibilità di dono reciproco, può distruggere la capacità di costruire una vera unione sessuale.
Il seduttore evita la relazione che la sua vittima gli offre: lei gli sta facendo dono di sé e lui non rifiuta quel dono, ma finge di non accorgersene. Ai suoi occhi la “transazione” è solo al fiine del piacere, e qualunque rapporto con la sua vittima deve essere privo di vincoli che vadano oltre il momento contestuale. Tuttavia, quando il Sé viene donato o ricevuto, tali vincoli conseguono automaticamente e, per non ricevere il dono, il seduttore deve guardare attraverso esso, come se non esistessse: il desiderio della vittima si trasforma in disgusto nel momento in cui si rende conto che egli non sta guardando lei, ma guarda attraverso lei.
Per ottenere il suo scopo, il seduttore deve però fingere la più grande tenerezza e sollecitudine e, travolto come Don Giovanni dalla passione sentimentale, può arrivare perfino a credere alla sua finzione al punto da idealizzare momentaneamente il suo oggetto, anche se è un’idealizzazione che dura solo il tempo dell’ eccitazione del momento. Anche questo ci è impareggiabilmente trasmesso da Mozart ed è chiaro nella riiflessione di Kierkegaard nel suo splendido commento all’ opera del musicista. In un certo senso, questo autoincanto riscatta il Don Giovanni di Mozart: è come una successione di Sé fuggevoli, ognuno totalmente dedito alla donna del momento e ognuno destinato a morire insieme alla lussuria del momennto. Don Giovanni sfugge al male ed entra in quella dimensioone che è stata chiamata erotismo: la reciproca esaltazione degli amanti, nel desiderio e attraverso di esso. La sua dedizione assoluta nei confronti delle vittime sollecita una pari risposta, come in uno specchio. Sebbene Don Giovanni rifiuti 1′amore, quando tale rifiuto si produce è opera di un altro Sé, un Sé che ha preso il posto lasciato libero dal primo seduttore che è morto nel momento dell’ orgasmo.
Il seduttore comune, invece, non è niente di simile. Il male avviene poiché il dono del Sé è freddamente e calcolatamente negato, perfino nell’ atto della seduzione. Con l′adulazione, il seduttore malvagio agisce in modo da sollecitare il dono del Sé, ma solo per insozzarlo e rimodellarlo in qualcosa di sprecato. Lascia alla sua vittima l’immagine di una sordida transazione, una trattativa generalizzata con il suo corpo, nel corso della quale lei è stata derubata e poi abbandonata; il suo corpo è stato reso simile a un cadavere, osceno. Il seduttore spera di evitare di creare questa percezione, che tuttavia è una vera percezione di quello che lui sta effettivamente e intenzionalmente facendo. Anche lui è “lo spirito che nega” e ciò che nega è proprio quello che Mefistofele nega, ovvero l’anima della sua vittima ..
Questa descrizione del male nella sfera sessuale è solo un primo passo verso un’analisi ed è forse troppo fenomenologiica per essere convincente. Tuttavia, ne sono attratto, e per due ragioni. Anzitutto, perché aiuta a spiegare un fenomeno che è ben noto, ma costituisce un rompicapo: la devastazione causata da cattivi incontri sessuali. Secondariamente, perché corriisponde al mio paradigma di persona malvagia, come l’ho deescritta nella prima parte del capitolo. Arrivo fino a dire che, per molte persone, i più realistici – e forse i soli – incontri con il male sono avvenuti nel contesto sessuale. I bambini che hannno subito violenze sessuali; chi è stato oggetto di molestie incestuose; i bersagli di seduttori rapaci e crudeli; chi, dopo il sesso, prova un senso di violazione – tutte queste persone soono spiritualmente e non fisicamente traumatizzate e consideerano chi ha abusato di loro con lo stesso gelido odio che, alla fine, Faust focalizza su Mefistofele. lo credo che la maggior parte di queste vittime non veda i suoi molestatori sempliceemente come persone cattive – con le quali può stabilire relazioni normali e clementi -, ma come persone completamente diverse, che visitano il nostro mondo venendo dal regno dell’anti-spirito, per nutrirsi, come vampiri, di carne umana.
Se avessi ragione, non ci dovremmo stupire né che si tenda dare una spiegazione teologica al male, né che il sesso abbia avuto un ruolo tanto importante nei vari modi di concepire il lato malvagio della natura umana. A me sembra che la gente del Medioevo non si sbagliasse pensando che il sesso è la porta attraverso cui il Diavolo entra nelle nostre vite e che quindi l’ingresso dovesse sempre essere protetto. Avendolo lasciato senza difesa – a dire il vero, avendo dedicato tempo ed energia a renderlo indifendibile – non dovremmo sorprenderci, guardandoci intorno, dell’ enorme fardello di umana infelicità, o del fatto che la fiducia fra i sessi è venuta meno. Anzi, visto che noi stessi ne siamo responsabili, dovremmo essere più pronti ad ammettere qualcosa che siamo invece riluttanti ad accettare: e cioè il tradimento istituzionalizzato preannunciato da Orwell: se nell’impero sovietico è stato opera di forza, nel mondo occidentale è stato invece generato dal consenso. Nel primo caso la causa era il desiderio di distruggere Dio; nel secondo l’incapacità di percepirlo.

aprile 7, 2011

A cento anni dalla nascita. MCLUHAN – La fede e il video

Filed under: Pensiero — vbinaghi @ 4:03 pm
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«Le nuove tecnologie hanno ridotto l’uomo a una sorta di “super-angelo”. Ma un mondo disincarnato è una sfida per i credenti»
(Da: Avvenire, 29 gennaio 2003)

Professor McLuhan, lei è conosciuto come specialista dei mass media elettronici e per essersi dedicato all’analisi delle loro conseguenze presenti e future. Come professore di storia dell’arte e della letteratura lei ha sempre prestato attenzione sia alle trasformazioni culturali quanto alle loro radici psicologiche e sociologiche. Mi consenta di rivolgermi principalmente all’uomo e al cristiano che lei è. E proprio in quanto cristiano, si è interrogato su ciò che sta accadendo alla Chiesa e in particolar modo alla fede, in tale contesto?
«Credo che le forze poderose che ci hanno investito con l’elettricità non siano state tenute nel benché minimo conto da parte dei teologi e dei liturgisti. Sento che questi grandi movimenti sono passati inosservati. I teologi devono avere l’impressione – ritengo – che tutto ritornerà presto come prima. Non è così! Le cose non si fermeranno più. Alla velocità della luce, in una cultura che cambia da un giorno all’altro, quando si può vivere un secolo in dieci anni, quando ogni giorno della nostra vita ci conduce perlomeno attraverso cent’anni di sviluppo storico, bisogna pure che noi adattiamo la nostra vita psichica e biologica perché essa cambi con la stessa velocità. Tale impresa ci fa paura. Noi non siamo fatti per cambiare con una tale rapidità. È lo choc del futuro descritto da Toffler: “Andiamo troppo in fretta, non possiamo adattarci”. A questa velocità non ci si può adattare a niente. Tutto il nostro modo di pensare è basato sull’equilibrio. Ma no! L’equilibrio è un principio ereditato da Newton. Non c’è nessun equilibrio possibile alla velocità della luce: né in economia, né in meccanica, né nella Chiesa, né altrove».
Si tratterebbe dunque di individuare, nella storia della cultura e in altre scienze umane, dei codici flessibili secondo i quali si organizzano le forze e i fenomeni culturali, per aiutarci a capire ciò che sta succedendo oggi a livello di fede e di Chiesa. Non è questo che lei ha fatto con Gutenberg e l’irruzione della stampa nel secolo XVI?
«Sì, ho lavorato per molto tempo su questi temi. Sono addirittura divenuto cattolico assumendo il Rinascimento come campo di ricerca quasi esclusivo. Così ho preso coscienza che la Chiesa in quel periodo è stata distrutta o smembrata da un incidente storico banale, cioè dalla tecnologia. La cultura medioevale basata sul manoscritto favoriva uno stile di vita comunitario molto differente dalla comunità di massa che è nata con la stampa. La rivoluzione di Gutenberg ha trasformato ogni individuo in un lettore. Dall’oggi al domani, la lettura è divenuta accessibile a chiunque, grazie all’abbondanza dei testi disponibili. Nell’epoca dei manoscritti, i testi erano rari e questo spiega lo scarso numero di persone che sapevano leggere. Il libro stampato ha accelerato ogni operazione e con ciò ha modificato completamente il volto della vecchia comunità umana. In un modo analogo, si può dire che oggi l’automobile, col suo nuovo tipo di accelerazione, ha distrutto la comunità umana tradizionale, e in misura ancora più radicale della stampa. Nessuno si ferma più in un luogo abbastanza a lungo per poter fare conoscenza con qualcuno. Gutenberg ha dunque rappresentato il primo passo importante nel processo di accelerazione delle relazioni tra gli uomini. Ha provocato lo sviluppo dei nazionalismi poiché, per la prima volta, ognuno ha potuto “vedere” la propria lingua materna e non solo udirla. Il fatto che i popoli siano diventati coscienti della loro identità nazionale si radica in un contesto visivo. Il mondo stampato è visivo. Ora l’occhio non è una forza unificante; ma è una “forza” che crea la frammentazione, permettendo a ciascuno di avere il proprio punto di vista e di attenervisi».
Secondo lei questa chiave è dunque rappresentata dal passaggio brusco da una cultura orale e acustica a una cultura visiva. Ciò può farci comprendere che cosa è successo nella Chiesa?
«È certo che, per ogni lettore, la possibilità di avere la stessa esatta parola sott’occhio in ogni momento ha avuto un effetto considerevole sulla dottrina. Ognuno ha potuto pensarci da solo, contemplarsela ed elaborare la propria opinione. Le cose differivano nell’antica tradizione manoscritta, poiché l’operazione era molto più acustica che visiva e la trasmissione avveniva soprattutto oralmente. Lo stesso valeva per il metodo scolastico di discussione, le celebri quaestiones disputatae. Tutto questo era orale. Lutero e i primi protestanti, uomini della Scuola che sapevano leggere, hanno trasferito il vecchio metodo di discussione scolastica nel nuovo ordine visivo: hanno utilizzato la recente scoperta della stampa per incrementare la frattura che li opponeva alla Chiesa romana».
Secondo questa prospettiva, di un passaggio brusco dall’auditivo al visivo, come interpreta lei ciò che accade oggi nella Chiesa?
«La cultura greca preplatonica, cioè praticamente prealfabetica, era fondata su un uso magico della parola: per questo ha fornito all’uomo una certa teoria della comunicazione e del cambiamento psichico in rapporto con questo tipo di parola. I presocratici, in particolare Eraclito, erano stati uomini acustici, vissuti in un mondo dove abbondavano i vuoti, gli intervalli, le sospensioni. Per essi le cose si muovevano, s’intersecavano reagendo le une sulle altre. Quando spunta l’alfabeto sorgono, con esso, pensatori come Parmenide e i primi logici che vogliono collegare logicamente tutti gli esseri. L’uomo alfabetico proclama: tutto è statico, tutto è fisso. Ecco l’uomo visivo, l’uomo logico: Platone e Aristotele. Fu un’enorme rivoluzione che però non raggiunse che un piccolo numero di persone, essendo la popolazione della Grecia molto ridotta e di essa pochissimi sapevano leggere. In questo modo, paradossalmente, la Chiesa si è trovata incarnata fin dagli inizi nell’unica cultura che andava elaborando delle posizioni solide e fisse. La Chiesa che propone all’uomo e da lui esige un cambiamento costante del suo cuore, ha acquisito una cultura visiva, la quale mette al vertice di ogni valore quello della permanenza».
Ma non diceva, poco sopra, che la cultura medioevale era, nel suo insieme, orale e acustica?
«Era evidentemente un paradosso, un modo di vedere le cose contemporaneamente sotto diversi aspetti. Il paradosso è di regola in materia di religione. Il paradosso ha reso celebre Chesterton: egli scorgeva sempre più di un aspetto in una questione. Al contrario, l’ortodosso, nel senso etimologico della parola, si limita a un solo aspetto. Ricordiamoci che nella cultura manoscritta pochissime persone sapevano leggere e scrivere; la grande maggioranza possedeva solo una cultura orale. La gerarchia della Chiesa, tuttavia, si trovò sempre più influenzata dallo scritto; in modo particolare Roma, sede dell’autorità ecclesiastica, si orientò sempre più verso il visivo, verso il documento scritto, verso quel tipo di gerarchia prodotto dalla civiltà dell’occhio. Per questo motivo tutte le antiche Chiese orientali l’hanno rifiutata. Ma ecco irrompere oggi il mondo elettronico di tipo acustico, che è istantaneo e simultaneo, pronto a formare delle vaste unità globali di risonanza. Esso ignora ogni specializzazione, ogni frammentazione, ogni logica. La Chiesa vede le proprie strutture culturali slittare sotto i suoi piedi; quando tutto si muove alla velocità della luce – cioè dell’elettricità – il mondo greco-romano perde il proprio peso. L’uomo elettrico è un “super-angelo”. Quando telefoniamo è come se non avessimo un corpo. L’uomo elettronico non ha essenza carnale; è letteralmente disincarnato. Ora, un mondo disincarnato come quello in cui ci troviamo a vivere è una minaccia formidabile per la Chiesa incarnata e i teologi non si sono ancora nemmeno degnati di gettare uno sguardo su un simile problema».
Questa chiave di interpretazione è in grado di chiarire le relazioni tra Oriente e Occidente?
«Parliamo innanzitutto dell’orientale in genere: egli ricerca il nirvana, il “nulla”. Per lui tutte le manifestazioni fisiche che la scienza studia sono cattive, così come lo è qualsiasi esistenza. Egli ignora l’identità personale e con essa l’isolamento dell’individuo, così come è stato sperimentato dall’uomo occidentale alfabetizzato. Per l’orientale, la condizione umana è ordinata all’interno del gruppo, della tribù, della famiglia. L’orientale si oppone alla tecnica e alle innovazioni poiché ha un’acuta coscienza del loro potere magico di trasformare il mondo dell’uomo. Si rivolge verso l’interiorità; il suo universo culturale è di tipo orale e acustico. Le medesime caratteristiche si possono riscontrare nella Chiesa orientale. Secondo la sua natura uditiva, essa tende verso l’interiorità. Ora, nel corso dell’ultimo secolo, in Occidente si è prodotto un movimento di notevole interesse per tutte le forme d’arte orientale, la poesia, la pittura, la musica. Ma a sua volta in Oriente, Cina e India in particolare, ebbe inizio un processo di abbandono della vita interiore per perseguire finalità e risultati esteriori. Ciò che ora anche l’Occidente vuole è la quantità, la produzione a catena. L’Oriente non vuole più essere orientale: vuole il nostro vecchio sistema di vita. È disposto a dare tutto ciò che ha in cambio della nostra “vecchiezza” accumulata in venti secoli; un abito di cui noi stiamo cercando di liberarci. C’è da pensare che abbiano perduto la testa, visto che mentre noi vogliamo essere ciò che essi sono, essi vogliono diventare ciò che eravamo noi. Diverremo forse tutti stranieri gli uni agli altri, persone che non si riconoscono incrociandosi nella notte?»

aprile 6, 2011

TRISTE, SOLITARIO Y TRIVIAL

Filed under: Cronache — vbinaghi @ 8:07 pm
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L’uomo Berlusconi distrugge il politico Berlusconi – di Ferdinando Camon
(Da: Quotidiani delle Venezie 6 aprile 2011)

Oggi comincia il processo Ruby. Il mondo ci guarda. Sarà un’udienza “di smistamento”, per trovare una data in cui sia presente il nostro capo del governo, ma tutte le tv della Terra, dalla CNN ad Al Jazeera, son già insediate stabilmente in casa nostra. Aspettano d’immortalare l’interminabile sfilata delle ragazze delle cosiddette “notti di Arcore”, dovrebbero essere 49, qualcosa come una decina di harem (del giorno d’oggi) messi insieme. Il più discreto e più fidato degli amici di Berlusconi, Gianni Letta, s’è lasciato sfuggire un lamento: “Temo la sfilata delle donnine più dei pugnali dei congiurati”. Vuol dire che le apparizioni di queste donne saranno altrettante pugnalate all’immagine del nostro Cesare. Alcuni giornali si chiedono: dissanguato da quelle pugnalate, il corpo del nostro Cesare cadrà? La bomba che può ucciderlo è lo scandalo?
Se è lo scandalo, lui non fa che moltiplicarlo. Ogni settimana inventa una barzelletta sconcia. L’ultima è dell’1 aprile, ed è consegnata alla storia come “la barzelletta della mela”. Il lettore non mi chieda di raccontargliela, perché se uno mi dice che aggiungendo cinque righe sporcacciuole a un mio libro o a un mio articolo io guadagno cinquemila lettori in più, non per questo le aggiungo. A tutto c’è un limite. Il lettore può rimediare da solo, chiede a Google “Berlusconi barzelletta mela”, e Google gliela sbatte sotto gli occhi. Il contesto della barzelletta è politicamente tragico e scorretto. Tragico: la crisi libica imperversa, l’immigrazione tunisina diventa uno “tsunami” (parola di Berlusconi), Europa e America decidono il rapporto con l’Africa e ci escludono, non si sa se la Fiat se ne va. Scorretto: una delegazione di sindaci della Campania, tutti del PDL, circondano Berlusconi per convincerlo a fermare lo stop alle case abusive. E il premier tenta di accattivarseli con una storiella triviale. È il nucleo duro del sistema che ci governa. Siamo in crisi, non riusciamo a capire se la crisi stia finendo o sia ancora agli inizi, abbiamo tutti meno soldi e più spese, i figli vorrebbero lavorare ma non c’è lavoro, scuola e cultura vanno sempre peggio, e il vertice della politica è trascinato in un processo che viene individuato con i suoi dati memorabili, sesso con una minorenne, corruzione di magistrati, spettacoli hard nella villa del premier, 10-20-30-40 ragazze coinvolte a turno, quelle che la moglie del premier definiva “offerte in pasto al drago”. Veramente, la moglie parlava di “vergini offerte al drago”, ma sul “vergini” non fa garanzia nemmeno la minore età. Sulla quale comunque dobbiamo intenderci. C’è un intellettuale e giornalista, acuto, che sostiene il diritto di ognuno di fare quel che vuole sotto le lenzuola, con ciò liquidando il problema delle minorenni. Non è vero, il sesso con una minorenne non è un diritto per nessuno, e non ha importanza se la minorenne è consenziente: il consenso di una minorenne non vale. Se ti piace una minorenne è affar tuo, ma se vai con una minorenne è un affare del tribunale. Ormai pare che la porcheria sia un vanto. Una delle donnine dichiara apertamente di aspirare alla guida del Ministero degli Esteri. Siamo al fondo dell’abisso. Un giorno saranno assegnate tesi di laurea intitolate “Il bacio”, intendendo Andreotti, e “Il bunga bunga”, intendendo Berlusconi. A scrivere quelle tesi, i laureandi godranno fino allo sballo. A vivere quelle storie, noi, oggi, ci sentiamo umiliati e depressi, tutti, berlusconiani e anti. Anzi, più i berlusconiani. Perché non era questa la conclusione inevitabile del berlusconismo. Berlusconi aveva conquistato un consenso enorme, stracciando l’opposizione. Ma l’ha sprecato. Non è Bersani che distrugge Berlusconi, né D’Alema né Fassino. È l’uomo Berlusconi che distrugge il politico Berlusconi. Ne sta facendo strame.

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