Trovo su Vibrisse di Giulio Mozzi questa pagina di un libro che non ho ancora letto ma leggerò presto.
È noto l’amore di Berlusconi per i paragoni fra se stesso e le divinità. Il 25 novembre 1994, poco prima che il suo governo cadesse, ebbe a dire: “Sarebbe veramente grave che qualcuno che è stato scelto dalla gente, l’unto dal Signore, perché c’è qualcosa di divino dall’essere scelto dalla gente, possa pensare di tradire il mandato dei cittadini”. Questo è diventato un classico, ma gli episodi simili non mancano.
Ora proviamo a fare un giro su Google. La parola “Berlusconi” ottiene più di 58 milioni di risultati, e limitandosi alle pagine in italiano sono comunque circa 23.600.000.
Ho provato a cercare tutti gli italiani famosi che mi venivano in mente (da Dante Alighieri a Garibaldi, passando per Verdi, Leonardo da Vinci, Del Piero e chiunque altro): sono tutti sotto. Batte perfino “Gesù” e “Gesù Cristo”, ma “Dio” lo sconfigge ancora alla grande (158 milioni di risultati).
Ora il punto. Le religioni monoteiste tendono ad essere radicali, perché impongono una scelta radicale di fronte ad esse. L’agnosticismo, benché professato con rispetto, è in realtà poco realistico — la domanda della fede impone l’urgenza di una risposta, non le acque calme del dubbio.
Lo stesso vale per Berlusconi: la sua discesa in campo ha contrapposto due scelte radicali: chi per lui, chi contro di lui. Le evidenze che provano la sua incapacità di governare, o la sua cattiva fede, o i suoi problemi giudiziari, sembrano essere tali solo per chi già nutre delle perplessità su di lui. I berlusconiani, invece, non le hanno: la loro scelta è quella di credere, e infatti credono.
È un’ipotesi di lavoro, ma spiega abbastanza bene la situazione.
E c’è di più. Il simbolo di un redentore — la necessità di qual cuno che si faccia carico delle nostre speranze e dei nostri dolori – si è inverato in Silvio Berlusconi nella sua forma più distorta e spettacolare, una sorta di salvatore al neon. In questo egli è davvero l’equivalente di Cristo: in Cristo Dio trova carne, conosce la sofferenza e la redime: in Berlusconi, finalmente, la parte più becera del nostro popolo si incarna e trova un rappresentante perfetto, e insieme un portatore di ogni peccato.
Dare la colpa del male, di tutto il male, al solo Silvio Berlusconi: quando anche lui sarà finito, questa capriola eichmanniana sarà sulla bocca di molti. Proveranno a lavarsi le mani e dire che erano stati plagiati, che era un grande e bruttissimo sogno, che la colpa è di uno e non della massa. La viltà come ultima carta, il prodotto finale del berlusconismo stesso.

salvatore al neon!
Bella definizione. Mi viene in mente il finto predicatore interpretato da Steve Martin nel film “A leap of faith”. Fantastico. Un milione di posti di lavoro! Via le tasse! Donne per tutti! Si può fare!
E’ incredibile, perché proprio ieri sera ho letto in rete questo articolo:
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-05-04/ludwig-wittgenstein-inediti-ritrovati-083119.shtml?
Ho pensato, che bell’articolo, chissà chi è questo Giorgio Fontana. E’ lo stesso?
saluti!
diana
Commento di diana — maggio 5, 2011 @ 11:53 am |
Si. So che scrive anche per il Sole 24ore
Commento di vbinaghi — maggio 5, 2011 @ 1:21 pm |