Doctor Blue and Sister Robinia

aprile 30, 2011

PICCOLA STORIA DEL MONDO di Valter Binaghi

Filed under: Divagazioni,Scritture — vbinaghi @ 5:25 pm
Tags: ,

Piccola storia del mondo, dalle bucoliche alla bomba atomica.
Il mondo è diviso in gente di città e gente di campagna, e i cittadini, che sono infelici e intossicati, non si danno pace finchè riescono a fregare i campagnoli, e a farli diventare come loro.
La gente di campagna ha bisogno di poco e odia le novità.
I cittadini conoscono molte parole in più, riescono a farti sentire scemo quando vogliono, e soprattutto sanno come istillarti la passione malsana per l’universale.
Cominciano dalle donne, e le seducono con le solite cose: specchi per truccarsi e tendine alle finestre per non lasciarsi vedere senza trucco. Le donne insegnano ai figli a disprezzare i loro padri, e a diventare migliori di loro. Così prima o poi andranno a ingrossare l’esercito dei ciarlatani e degli ansiosi di città, e faranno a gara per chi costruisce il marchingegno più abnorme e stupefacente.
Tutto qui? Tutto qui.

11 commenti »

  1. 10 e lode.
    p.s. Il tuo amico Di Michele ha scritto un manualetto di filosofia spicciola, dove Tommaso d’Aquino non c’è nemmeno nell’indice analitico. La filosofia è di tutti?

    Commento di lycopodium — aprile 30, 2011 @ 5:27 pm | Replica

  2. Probabilmente per lui Tommaso d’Aquino è un teologo, e quindi lì non c’entra. E’ una forma di strabismo, secondo me, ma è in buona compagnia: pensa al lungo dibattito dei primi del Novecento, che vide protagonisti storici laicisti del calibro di Brehier, che sosteneva contro storici cattolici come Gilson che una filosofia cristiana non può esistere.

    Commento di vbinaghi — aprile 30, 2011 @ 5:41 pm | Replica

  3. è vero che il conflitto esiste da millenni, e probabilmente l’intensità della città ha sempre avuto effetti seducenti e nocivi sulla campagna. ma so anche che mai nessuno abbia fatto a meno dell’ accellerazione urbana. interessanti, in chiave futura, le figure di mezzo, se capaci di mantenere innocenza senza ignoranza. attenzione al comunitarismo proprietario, che non può più funzionare.

    qui lo dico e qui lo nego: se vincessi al superenalotto mi ritirerei -dal mercato- e me ne starei nel podere con ulivi,vigna,alberi da frutto,orto, un pò di macchia e di seminativo.

    Commento di da — aprile 30, 2011 @ 11:59 pm | Replica

  4. Umile.

    Commento di rispettarelosceno — maggio 1, 2011 @ 12:03 am | Replica

  5. Caro Valter,
    la mancata attenzione a quel dibattito è sintomatica.

    Commento di lycopodium — maggio 1, 2011 @ 5:27 pm | Replica

  6. Ero a Firenze per combinazione
    in una trattoria a desinare
    vi era in essa lì molte persone
    che un poco stretti ci connvenne stare.
    Nacque tra due di questi una questione
    che più di un’ora la facean durare
    erano due che sedean vicino
    un di Firenze e un del Casentino.

    Disse: “come tu puzzi” il fiorentino
    al campagnolo, poi la testa inchina
    mi fai risortir fuori il pane e il vino
    il pollo la bistecca e la tacchina.
    O porco sudicion d’un contadino
    tu sei più lercio te d’una latrina
    e pure l’acqua a casa ce l’avrai
    villan fottuto non ti lavi mai.

    E te con tutto il tuo lavar che fai
    con quell’acqua di crusca e saponette
    con tutti quegl’odori che ti dai
    dai fondamenti per fino alla vetta
    certo la vita tua terminerai
    non sei capace a regger la giannetta
    ti resta solo il fiato per parlare
    dimmi a cosa conta il tuo lavare.

    S’io fossi la giustizia vorrei fare
    di questi contadini una brancata
    e da Livorno li vorrei portare
    al porto dove giunge ogni fregata
    e tutti in mare li vorrei gettare
    per levarla ‘sta setta tribolata
    buttar giù finché il mare non è pieno
    senza rimorso di coscienza in seno.

    Per pietà o fiorentino parla meno
    lo vedo bene l’hai perso il cervello
    il contadino lavora il terreno
    lo costodisce la pecora e l’agnello
    lo raccoglie il frumento biada e fieno
    lo costodisce il bue e il vitello
    l’opra del contadino l’è un talento
    servono a prepararti il nutrimento.

    Io già coi contadini un mi cimento
    ‘che il contadino quando parla pecca
    se tasti con la mano sotto il mento
    fra quella po’ di barba c’ha una zecca.
    Dai più fastidio dell’inverno il vento
    guardalo con la lingua il piatto lecca
    a quella mensa ove mangiate voi
    ci mangia pecore vacche maiali e buoi.

    Te i contadini biasimare vuoi
    ma dalla spina nasce il bel rosaio
    se le leggi il libro degli antichi eroi
    troverai Giotto ch’era un pecoraio.
    Li pascolava li animali suoi
    senza l’innanzi né di Tizio e Caio
    prese una lastra bianca e in quella
    fece la figura di un’agnella.

    Senti sto grullo cosa mi favella
    la ragion di Giotto ‘un ti conviene
    quello che ha fatto lui non si scancella
    quello che ha fatto lui tutto sta bene
    natura gli dono la virtù bella
    non era un mammalucco come tene
    cosa ti paragoni o montanaro
    non sei capace de da da be’ a un somaro.

    Certo non son capace e non imparo
    perché il ciuco non è mia compagnia
    l’ho trovato oggidì per caso raro
    perché son giunto in questa trattoria.
    O oste vieni qua prendi il danaro
    rendo il mio posto libero e vo via
    e molte miglia devo far di strada
    al ciuco gli pago una mezzetta di biada.

    Villan fottuto e contadin balordo
    s’avrò il permesso dall’altri fiorentini
    mi metterò alla porta con la spada
    e proibirò l’ingresso ai contadini
    e valsivoglia vada come vada
    sian di monti e campi e di appennini
    sian di colli e di colline o valle,
    a te ti consegno i tuoi campi prati e stalle.

    E quei salami e quei prosciutti e quelle spalle
    tra noi villani mangeremo insieme,
    tacchini, piccioni i galletti e le pollastre..
    e tu in Firenze, mangerai le lastre.

    Commento di k. — maggio 1, 2011 @ 8:34 pm | Replica

  7. il cuore del post è “la passione malsana per l’universale.”

    io avrei detto ” istillarti il conformismo della modernità”

    ma cosa volevi dire di preciso?

    Commento di da — maggio 3, 2011 @ 9:49 pm | Replica

  8. Modello unico, pensiero unico per l’universo mondo.
    Da un lato.
    Dall’altro, essere al centro di tutto quel che accade, rifiuto della località, della storicità e dell’incarnazione.

    Commento di vbinaghi — maggio 3, 2011 @ 11:35 pm | Replica

  9. eppure la cultura contadina è stata l’unica che, attraverso i secoli e i continenti, ha dato frutti molto molto simili, forse davvero universali, con modalità diverse da campanile in campanile. Cosmopolitismo, pensiero unico o polticamente corretto -che è lo stesso- si nutrono di omologazione e individualismo, sarà nel territorio della nostra antica natura che rimetteremo i molti problemi sui piedi ?

    Commento di da — maggio 4, 2011 @ 9:49 pm | Replica

  10. Ci sono due accezioni del termine “universale”.
    Da un lato il fatto che esperienze simili producono strutture simili, che tendono all’archetipo (es. cultura contadina).
    Dall’altro il fatto che si fa astrazione dalla singolarità della persona e della circostanza geo-storica e si propone un modello standardizzato e standardizzante, tipo i McDonald’s a Bombay.
    Io cerco il primo (che va nel profondo dell’essere umano) e respingo il secondo (che conduce all’omologazione forzosa)

    Commento di vbinaghi — maggio 4, 2011 @ 11:52 pm | Replica


RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Theme: Rubric. Blog su WordPress.com.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 39 other followers