Doctor Blue and Sister Robinia

giugno 26, 2011

NAPOLI E’ LA GRECIA CHE GIA’ SIAMO di Wu Ming

Filed under: Cronache,Pensiero — vbinaghi @ 1:59 am
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(…) Ciò che è in corso è un’africanizzazione della crisi nella zona euro, spinta da enormi flussi speculativi della finanza globale. Forze imponenti spingono per l’assimilazione dell’intero Mediterraneo alla fascia nordafricana, una specie di cuscinetto speculativo tenuto al guinzaglio dalle organizzazioni economiche internazionali con il cappio dei debiti sovrani e della massa degli interessi usurari. L’esproprio progressivo di una quota ormai totalizzante di ricchezza, di risorse, e tout court di sovranità politica. Si offre come soluzione la vendita a pezzi di un paese come la Grecia, la messa sul lastrico di milioni di persone, solo per onorare assurdi debiti che non abbiamo contratto, e ad assurdi tassi decuplicati rispetto agli originari.
A guerra e sfida “africana”, urge risposta “sudamericana”.
I popoli dell’altra sponda del Mediterraneo lo hanno già capito. Altri, con durezza o intuizione, stanno già sperimentando le conseguenze.
Bisogna avere il coraggio di affermare che è la strategia del debito a dover essere messa in discussione. Che non sta scritto da nessuna parte che le banche non possano fallire, mentre cittadini e imprese e amministrazioni sì e andare in malora. Che la sottrazione sistematica delle già scarse risorse disponibili è diventata inaccettabile. Che tutto va rinegoziato su basi completamente nuove, o non avranno nulla. Che non è possibile che le agenzie che ieri vendevano Lehman’s al massimo dell’affidabilità, oggi siano ancora più potenti e decisive sui destini di intere aree geografiche. Che non subiremo inerti l’ultimo raid predatorio che arriva a fiumi e laghi, monumenti e palazzi, spiagge e colline. Che non pagheremo quel debito, perché è un’estorsione e un ricatto. (…)

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29 commenti »

  1. “L’esproprio progressivo di una quota ormai totalizzante di ricchezza, di risorse, e tout court di sovranità politica.”

    Ma Wu Ming è disposto ad ammettere che lo Stato Sovrano coincide con lo Stato Nazionale (che non vuol dire nazionalistico) o farà come il gregge no-global che non ha saputo prendere una posizione e si è dissolto da solo, più per incapacità politica che per repressione?

    Commento di da — giugno 26, 2011 @ 9:35 am | Replica

  2. In effetti, questo è uno dei punti su cui la critica rischia di essere inefficace se non accompagnata da una definizione chiara di “chi” è il soggetto rivoluzionario.

    Commento di vbinaghi — giugno 26, 2011 @ 9:55 am | Replica

  3. [...] NAPOLI E’ LA GRECIA CHE GIA’ SIAMO di Wu Ming « Doctor Blue and Sister Robinia. This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink. ← fu tracciato un cerchio sulle acque fino al confine tra la luce e le tenebre LikeBe the first to like this post. [...]

    Pingback di NAPOLI E’ LA GRECIA CHE GIA’ SIAMO di Wu Ming « Doctor Blue and Sister Robinia | sanchiricotoday — giugno 26, 2011 @ 11:52 am | Replica

  4. C’è un pò di confusione in questi discorsi, a mio parere…il debito pubblico non è vero che non l’abbiamo contratto, l’abbiamo contratto eccome! Non è che una mattina qualcuno si alza e dice “Allora il debito sovrano dell’Italia è questo, quello della Germania perchè ci sta simpatica è quest’altro più piccolo e la Grecia siccome non ci piace ne ha uno enorme”. Si tratta di cifre reali, che negli anni si sono sviluppate in modo diverso per esempio nei paesi mediterranei riuspetto che in quelli dell’Europe centro-settentrionale per una serie di motivi. Nessuno dice che gli Stati possano fallire e le banche no (Fanny May, Freddie Mac, Bearn Stears e Lehman Brothers sono fallite tutte!), semplicemente il fallimento di una grossa banca o assicurazione ha conseguenze devastanti sull’intero sistema! La cosa curiosa secondo me è che su questo punto i fanatici liberisti per i quali il mercato dovrebbe esser lasciato senza correttivi (“Nothing is too big to fail” diceva nel bel mezzo della crisi il Financial Times) e i fanatici detrattori del mercato si trovano perfettamente d’accordo! La realtà però è che se il fallimento di una grande banca ameriucana e qualche media banca in USA e in Islanda ha creato una crisi di queste proporzioni, vi immaginate cosa sarebbe successo se Obama non avesse “salvato” AIG (la più greandee compagnia assicurativa del pianeta) e la Gran Bretagna avesse lasciato morire Northern Rock (che tra l’altro ha in realtà nazionalizzato). Gli Stati sovrani possono benissimo ristrutturare il debito, ma si creerebbe un problema serio: chi sottoscriverebbe poi le obbligazioni di uno Stato che ha già in passato ristrutturato il proprio debito? Chi si fiderebbe più? Anche perchè se si ristruttura il debito, non è che perdono le somme investite solo le banche d’investimento, ma anche gli altri stati sovrani e i piccoli risparmiatori. L’unico punto su cui concordo è quello sulle Agenzie di Rating, che sono state molto screditate dalla recente crisi, e che secondo me andrebbero sostituite da un soggetto “pubblico” di controllo che non possa rifugiarsi dietro la scusa del diritto di cronaca di fronte agli errori commessi nelle valutazioni sui prodotti finanziari.

    Commento di Francesco — giugno 26, 2011 @ 12:39 pm | Replica

  5. a Valter
    vedo che mi sono beccato del ” gentaglia destrorsa” e tu un bel vaffanculo. ambientino parecchio cazzuto. bè, c’è chi gli piace raccontarsi delle storie.

    Commento di da — giugno 26, 2011 @ 8:42 pm | Replica

  6. Sempre quelle, tra l’altro. Nonostante perdenti.

    Commento di vbinaghi — giugno 26, 2011 @ 10:02 pm | Replica

  7. Sono andato a leggermi pure i commenti lì. Che noia. Devo però dire che l’idea già altre volte espressa da Da in merito allo Stato Nazionale non mi convince affatto. Non la ritengo più realizzabile, impossibile. Con quale germe potremmo rifar crescere una borghesia nazionale italiana, ad esempio? Per non parlare del ceto politico poi. Se riusciremo a salvare qualcosa dovremo farlo comunque in un contesto internazionale. Ciao

    Commento di aiace — giugno 27, 2011 @ 12:38 am | Replica

  8. Concretamente, l’unico soggetto che OGGI può chiedere una ridefinizione del debito è il governo italiano, magari in concomitanza con altri governi di nazioni in difficoltà.
    Il resto è non dico fantasia, ma solo speranza.

    Commento di vbinaghi — giugno 27, 2011 @ 1:31 am | Replica

  9. Secondo me, l’affondamento dell’euro, almeno nell’attuale configurazione, è stato già deciso. Prima dell’attacco decisivo, devono tentare di prendere il massimo possibile dai ceti popolari dei paesi coinvolti. Quando avranno raschiato il fondo del barile, allora, sarà il momento dell’attacco all’euro.
    Dico, ma come si fa nel 2011 a credere che il mercato finanziario sia qualcosa di automatico, il mercato oggi rappresenta la longa manus di soggetti ben individuabili, aventi precisi interessi.
    Meglio arrendersi subito, e proseguire con la via nazionale, non è neanche una scelta, è la via a cui ci obbligano, almeno facciamolo nelle condizioni migliori, piuttosto che dopo anni di defaticanti attacchi ai nostri titoli che minerebbero qualsiasi spirito nazionale, qualsiasi capacità di reazione.
    Se davvero un numero congruo di paesi prospettassero la possibilità concreta di uscire dalla globalizzazione, di imporre robusti dazi doganali all’ingresso di merci estere, se insomma qualcuno avesse gli attributi per andare a vedere il bluff, questo si paleserebbe. Questa cupola mafioso-finanziaria che domina i cosiddetti mercati non ha ancora purtroppo trovato una risposta adeguata, la elementare difesa di un minimo livello di sovranità nazionale da parter dei governi e delle istituzioni europee.
    E’ proprio nella pusillaminità di chi ci comanda che questi mafiosi trovano la loro vera forza.

    Commento di Vincenzo Cucinotta — giugno 27, 2011 @ 11:07 am | Replica

  10. Ecco, l’ultimo paragrafo di Cucinotta contraddice chiaramente il penultimo. Noi, Italia oppure Grecia oppure Portogallo oppure Spagna oppure Irlanda etc, non usciremo mai da soli senza finire da nessuna parte. Ma ve lo vedete? Lo scenario dell’Italia con la sua classe dirigente attuale o pseudo alternativa guidarci verso una formidabile autarchia? Abbiamo sempre avuto una borghesia cialtroncella ma ora, gli epigoni destra e destra light (ovvero la sinistra come qualcuno la chiama), tra prendi-i-soldi-e-scappa e cocottes dove pensate che possa portarci? O forse non mi sono accorto che ci sono milioni di baionette pronte a scattare? Il problema è culturale innanzitutto. Da sta storia vampiro globalista usciremo comunque insieme agi altri paesi provando a ricreare una classe dirigente ovunque che finalmente abbia valori, quelli giusti. Le varie sovrastrutture dell’EU andranno ribaltate nelle premesse.
    … affogato o salvo con l’umanità, cantava Stratos…

    Commento di aiace — giugno 27, 2011 @ 1:58 pm | Replica

    • Con l’attuale classe dirigente non si va da nessuna parte, questo mi pare lo dicessi chiaramente quando denunciavo le responsabilità governative. Per questo non capisco il tuo ragionamento, che consisterebbe nel gestire una fase totalmente nuova con i soliti noti, con quegli stessi pusillamini che c’hanno portato fino a questa situazione. E’ chiaro che una politica nuova richiede una nuova classe dirigente.
      Le idee, i progetti politici vengono prima però, e non derivano dall’emergere provvidenziale di un leader adeguato, è la politica che crea i propri dirigenti.
      In quanto poi alla dimensione nazionale o sovranazionale, sull’essere da soli o in tanti, non è cosa che si possa stabilire a tavolino: che ci sia un governo che propone la ribellione, e allora e solo allora sarà possibile constatare eventuali ulteriori adesioni. Ciò però richiede la disponibilità in chi avanza la proposta di essere pronti a fare anche da soli, sennò diventa solo declamazione.
      Il punto che sottolineavo però, era che le scelte possibili sono fasulle, che l’euro non ha futuro perchè evidentemente ostacola le strategie di questa cupola mafioso-affaristica. Se questo sarà comunque il risultato, a che serve subire il ricatto? Di fronte a un tentativo di estorsione, e necessario opporre il rifiuto accettando qualunque conseguenza futura.

      Commento di Vincenzo Cucinotta — giugno 27, 2011 @ 3:20 pm | Replica

      • … ma io non ho detto con i soliti noti. Quel che dico è che non risolveremo nulla se non cambiando le cose all’interno di una cooperazione internazionale, ribaltando le strutture internazionali. Facciamo un esempio: la campagna che ha portato un sindaco nuovo a Milano non è nata all’interno di oligarchie aziendali, bancarie o da strutture di partito, è nata dalla gente (chi non la vede così è perché non ci ha per niente partecipato); un piccolo gruppo a luglio 2010 che ha catalizzato man mano un’infinità di situazioni assolutamente trasversali in rispetto le ideologie ma certamente omogenee in quanto critiche al sistema di una città che forse per prima ha rappresentato i disvalori di una globalizzazione dilaniante. Un nuovo sindaco non dichiara secessioni, non batte moneta autonoma, cerca il rapporto con la gente, le loro idee ed i loro problemi. Un nuovo sindaco deve creare cultura per il domani, far crescere dirigenti nuovi (… una delle prime cose che Pisapia ha detto prima ancora d’essere eletto è che dopo 5 anni un altro migliore di lui dovrà esserci). Come un maestro che fallisce se non riesce a supportare nel suo lavoro almeno un allievo che si dimostri più bravo di lui. Ti dicevo che il problema è innanzitutto culturale. Ce lo poniamo noi come obiettivo e se lo devono porre tutti gli altri paesi. E’ in questo senso che riesco a concepire una svolta solo attraverso una cooperazione internazionale. Torniamo ad interessarci di politica partendo dalle piazze, le scuole, le chiese e poi le cose cambieranno ma non saranno più i soliti noti a gestirle. Le regole delle varie agenzie sovranazionali non solo si possono cambiare ma pure sovvertire!

        Commento di aiace — giugno 27, 2011 @ 5:58 pm

  11. Ma che noia la storia della cupola mafiosa dei mercati etc. Mi spiegate perchè la Germania e il Belgio, per dirne due, non son ridotti al punto di dover parlare di “ristrutturazione del debito”, “recupero della sovranità” (di cosa poi? Se uscissimo dall’euro e recuperassimo la fantomatica sovranità monetaria moriremmo dopo 7 minuti, proprio come l’Islanda che ora è presa come esempio di non si sa bene cosa ma la cui unica presunta trovata geniale è stata in realtà quella di truffare Olanda e Inghilterra chiedendo prestiti che poi ha ripudiato, dopo di che è venuta a piagnucolare chiedendo di essere ammessa ai negoziati per entrare nell’UE e ovviamente olandesi e inglesi hanno messo il veto!) e simili? Lì non c’è la “mafia finanziaria”? Non è che semplicemente negli ultimi trent’anni siamo stati governati da una serie di inetti e corrotti che ci hanno portato a queste condizioni?

    Commento di francesco — giugno 27, 2011 @ 7:27 pm | Replica

    • Ma proprio l’esempio del Belgio dovrebbe aprirti gli occhi. Forse dimentichi che il loro debito pubblico ha dimensioni altissime, analoghe a quello italiano. Forse potresti spiegarmi tu perchè non subisce gli attacchi speculativi che sono già partiti verso l’Italia.
      Ma caro Francesco, ma come te la puoi bere questa storia dei mercarti presi come luogo del giudizio obiettivo, ma non ci crede più nessuno. Perfino i protagonisti non lo nascondono neanche più, esercitano soltanto la loro forza. Una forza che diventa un mezzo per corrompere servi e servetti che è come sempre facilissimo scovare ovunque nel mondo.
      Invece di citare l’Islanda (a proposito, sai quanti sono gli abitanti dell’intera Islanda, meno di una media città italiana), perchè non citi gli USA di Bush che, di fronte al crollo dei titoli spazzatura e allo stato di fallimento tecnico di tante banche, ha deciso da un momento all’altro uno stanziamento straordinario di 800 miliardi di dollari, una cifra difficile persino da immaginare, per salvarle quasi tutte, lasciando l’interrogativo di perchè se la sia presa solo con una mezza dozzina di loro?
      Tu che esalti tanto questo fantomatico mercato, come puoi allora giustificare il salvataggio di queste banche, perchè non sono state lasciate al loro destino di fallimento? Se si violano le regole del mercato anche una sola volta, significa che quelle regole non esistono, sono fasulle, pure frottole per allocchi creduloni.
      Ciò non toglie nulla al giudizio sui nostri governanti, ma è ridicolo credere che i mercati siano l’angelo sterminatore dell’apocalisse, ma via!

      Commento di Vincenzo Cucinotta — giugno 28, 2011 @ 8:34 am | Replica

  12. Ma santo cielo: il governo Bush seguendo le idiozie iper-liberiste ha lasciato fallire dapprima le insignificanti Freddie mac e Fannie May, e poi anche l’enorme Lehman, e i risultati si son visti! Esistono degli enti finanziari di tali proporzioni che un loro fallimento sarebbe catastrofico (che succederebbe in Italia se fallisse il gruppo Generali?). Infatti Obama, che reputo un presidente molto più saggio del predecessore, ha salvato con un piano di salvataggio enorme AIG. Che poi in USA i salvataggi sian avvenuti in modo non molto limpido, salvaguardando i manager che avevan creato il disastro, mentre per esempio in UK c’è stata una vera e propria nazionalizzazione, è come si dice “un altro paio di maniche”. Io non esalto tanto “questo fantomatico mercato”, però credo che la soluzione sia l’equilibrio: sono ridicoli i pazzi estremisti del neo-liberismo quanto gli estremisti dell’anti-mercatismo. Rinnegare un debito di 1800 miliardi di euro da un giorno all’altro sarebbe da estremisti dell’anti-mercatismo, perchè provocherebbe la fine di ogni possibilità di finanziamento per chi lo dovesse fare. Ha molto più senso adoperarsi per una regolamentazione del mercato (alcuni passi in questo senso già si sono fatti, come Basilea III ad esempio, molti altri si devon fare, come la proibizione dei CDS speculativi sui debiti sovrani e soprattutto una normativa seria sul Rating) e nel frattempo curare gli Stati “malati” (ad esempio l’Italia per risistemare i propri conti dovrebbe semplicemente adottare una politica fiscale seria recuperando l’enorme quantità di somme evase, altro che riforma fiscale di Gianni&Pinotto, alias Silvio&Umberto)

    Commento di francesco — giugno 28, 2011 @ 8:32 pm | Replica

  13. dopo le “regole” di Basilea II ( quelle che concedevano di detenere in pancia- scorporando dai bilanci le divisioni trading- derivati fino a 10 volte la capitalizzazione ) quelle di Basilea III…peccato che sono gli stessi che fanno le regole e che dovrebbero rispettarle.
    la degradazione della politica è unitaria con la degenerazione della finanza globalizzata: è la tecno-economia politica, unità dialettica che assomma sfruttamento per tanti (ma a questo ci siamo abituati da tanto) ma oggi soprattutto alienazione per tutti

    Commento di da — giugno 28, 2011 @ 9:47 pm | Replica

  14. Ma non è vero che son gli stessi, basta con questa leggenda delle Banche centrali private…altrimenti se si continua così non se ne esce più (nota: Basilea II in USA non era ancora entrata in vigore al momento della crisi…)

    Commento di francesco — giugno 28, 2011 @ 10:30 pm | Replica

    • Bocciati i neoliberisti e gli antimercantisti. Aspettiamo la famosa terza via, che a me pare non esista, era questo il senso del mio intervento, che le scelte che ci attendono sono necessariamente drastiche.
      Non basta invocarla questa fantomatica terza via, magari bisognerebbe formularla, sennò si rimane inevitabilmente neoliberisti, cioè si difende lo status quo.

      Commento di Vincenzo Cucinotta — giugno 29, 2011 @ 8:02 am | Replica

  15. La butto lì: John M. Keynes ad esempio, mai sentito?

    Commento di francesco — giugno 29, 2011 @ 5:18 pm | Replica

  16. keynes non va niente bene perchè la globalizzazione è un aspetto dell’ imperialismo, e non si risolverà un problema senza almeno contenere l’altro

    Commento di da — giugno 29, 2011 @ 9:29 pm | Replica

  17. Oddio…

    Commento di francesco — giugno 29, 2011 @ 11:10 pm | Replica

    • Allora non le è chiaro: Keynes è bello e morto. Cosa mai sarà successo dagli anni ottanta, in che consiste il processo portato avanti dalla Thatcher e da Reagan se non la fine totale ed irreversibile della pratica delle dottrine di Keynes?
      Ed oggi, questo furibondo attacco ai paesi che hanno consistenti debiti e deficit, cos’altro è se non il ritorno sotto nuove vesti del liberismo, del capitalismo selvaggio pre-Keynes?
      Ora, se lei fosse coerentemente keynesiano, dovrebbe sostenere ciò che io sostengo, e che cioè la stabilità finanziaria è compatibile con costanti squilibri di bilancio. Sulla misura, si può discutere, ma sul principio no.
      Ciò è esattamente opposto alla sottomissione alle leggi del mercato finanziario globale.
      Si decida quindi a scegliere…

      Commento di Vincenzo Cucinotta — luglio 1, 2011 @ 8:13 am | Replica

  18. ecco l’anima bella! ti pensi come punto d’equilibrio -e invece sei solo equidistante- proponendo l’improponibile Keynes: stai scoprendo l’acqua calda, solo che siamo già all’inferno

    siamo in una situazione geopolitica che, sporcati le mani a leggerla, nega assolutamente qualsiasi ipotesi redistributiva: Keynes l’hanno buttato a mare nel 71, la valorizzazione del reale si è auto-proclamata infinita e poi nel 91, scomparsa l’URSS, non si sente certo la necessità politica di rianimarlo

    mi sa che stavolta bisognerà osare qualcosa di più, andare alle radici dell’ accumulazione, per esempio, ed impedirne una eccessiva concentrazione in mani private

    Commento di da — luglio 2, 2011 @ 9:03 am | Replica

  19. Il sunto di questa situazione è in una risposta di Warren Buffet ad un giornalista del Post: “La grande GUERRA degli ultimi 30 anni è stata quella fra ricchi e poveri. E’ finita, abbiamo stravinto, ora dobbiamo solo non esagerare.”

    Islanda? Ha fatto benissimo a fottersi Olanda e Gran Bretagna.

    Le Banche Centrali sono pubbliche? Ma da dove salta fuori questa barzelletta?

    La politica monetaria del governo USA, anche con Obama, non è cambiata di mezza virgola, o siete ancora convinti che basti un presidente “abbronzato”? Se non ricordo male il Ministro dell’Economia del governo Obama è un Repubblicano, nominato per garantire continuità alla politica economica USA…

    Riappropriarsi della gestione della moneta è la pietra miliare dalla quale ripartire per smantellare questo sistema che seppellirà quasi tutti. L’Euro ha fatto più danni di qualunque moneta locale senza portare mezzo vantaggio e ha spezzato le politiche monetarie dei paesi più fragili, imponendo regole che potevano rispettare solo indebitandosi.

    Far fallire le banche insolventi (quasi tutte) è la seconda pietra miliare: prima lo capiremo e prima smetteranno, le banche, di “battere” moneta propria inventandosi strumenti speculativi che sono, TUTTI, delle vere e proprie truffe. La loro strategia è semplicissima: trasformare la rendita in valore e deprezzare l’unico vero elemento che genera valore: il LAVORO!

    E’ così difficile da capire?

    Blackjack

    Commento di Blackjack — luglio 3, 2011 @ 1:59 pm | Replica

  20. Ciao carissimo, da quanto tempo!
    Sono in emergenza ADSL (gestori cornuti, tempi interminabili di passaggio da uno all’altro)

    PS – Aspetto conferme da Newton, il libro dovrebbe finalomente uscire in autunno.

    Commento di valter binaghi — luglio 3, 2011 @ 4:54 pm | Replica

  21. @ blackjack

    se tu avessi la facoltà di stampare a tuo piacimento le fiches con le quali gioci a carte, troveresti qualche sconosciuto disposto a giocare con te?

    Commento di er monetaro — luglio 4, 2011 @ 1:37 pm | Replica

  22. No, le banche centrali sono private infatti. Il capitale della Bundesbank, della Bank of England e della Banque de France è interamente statale, la Banca d’Italia ha un capitale misto ma è un “istituto di diritto pubblico” (il Governatore lo nomina il Governo italiano!), ma vabè…sconfiggere i luoghi comuni complottisti e le varie leggende metropolitane ormai è impossibile.

    Commento di francesco — luglio 8, 2011 @ 7:32 pm | Replica

  23. @francesco

    No, complicato è sconfiggere la credulità di chi si ancora alle certezze di regole inesistenti. La commissione Delors, che “inventò” l’Euro in OTTO incontri (qualcuno sa dove si tennero quegli incontri?), era guidata dal Barone Alexandre Lamfalussy. Non sapete chi è? Basta poco, una piccola ricerca su San Google e qualche notiziola di seconda mano la ritrovate; notiziole quasi sempre inutili, ma sufficienti per tracciare il profilo orale del personaggio.La Bundesbank e la Banca di Francia non contano, come la Banca d’Italia, più NULLA da quando è nato l’Euro: la politica monetaria è gestita dalla BCE e le banche centrali degli stati marginano SOLO dalle monete (probabilmente il motivo per cui esistono le monete da 1 Euro e non fanno le banconote). Diverso per la Gran Bretagna che si è tenuta la sua Sterlina.
    Ah sì, vero: il Governatore della BCE è nominato dal Parlamento Europeo. Oppure mi sbaglio????

    Beata innocenza.

    @er monetaro

    No, non giocherebbe nessuno e difatti noi siamo dei COGLIONI galattici a continuare a credere in questo sistema bancario che fa e disfa come vuole. La massa di carta straccia, stampata dalle Banche e circolante nel pianeta (scopo sodomia continuata e ripetuta) è di gran lunga superiore a tutta la valuta stampata dalle Banche Centrali di tutto il mondo. Qualcosa non quadra e ne riparleremo dopo l’estate. Pronti per il secondo tuffo nell’ignoto?

    Blackjack

    Commento di Blackjack — luglio 9, 2011 @ 12:47 pm | Replica

  24. e con qs fanno 380 miliardi (109 + 110 + 160)
    divisi 11.300.000 di greci (da 0 anni a 100 anni, ultimo censimento):
    380.000.000.000 : 11.300.000 = 33.628 e rotti € in due anni
    (ragionevole pensare quindi oltre 100.000 € a famiglia)
    la domanda sorge spontanea: ma in grecia qualcuno lavora?
    o meglio, prima che mi saltiate addosso:
    in grecia c’è ancora qualcuno che faccia una attività che produce valore?
    grecia come prima cartina al tornasole dell’occidente intero:
    parliamo di lavoro come diritto, ma non come capacità di fare,
    diritto ad avere uno stipendio che deve essere speso in consumi,
    ma nessuno parla più di lavoro come capacità di fare valore:
    inteso come ricchezza … di vita, di socialità, di qualità della vita,
    di conoscenza, insomma di incremento di civiltà.
    solo diritti e welfare non bastano, ci vuole un’etica
    … e in fin dei conti una coscienza sociale (oddio l’ho ridetto).
    l’alternativa a non dirci qs cose?: l’orticello per tentare
    una autosufficienza alimentare e preghiere per poter sperare di cavarcela

    buon tutto
    gunny

    Commento di gunny1958 — luglio 22, 2011 @ 8:14 am | Replica


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