(Da: “Linea”, 30 giugno 2011)
Binaghi e Mozzi, tifano per un «cristianesimo-cattolicesimo» dell’amore. Se si vuole, delle emozioni, poco sociologico, molto immaginario o immaginato… (…) questo modo trotzkista (il movimento è tutto, l’istituzione nulla) di intendere il «cristianesimo-cattolico» è molto pericoloso. Perché rischia per un verso di distruggere un equilibrio bimillenario, frutto di necessari compromessi (perché sociologici) tra istituzioni e movimenti, mentre per l’altro di impoverire quella cultura della mediazione che, piaccia o meno, è necessaria a una Chiesa che pur non essendo del mondo deve comunque parlare al mondo.
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beh un po’ di sana discussione, penso possa solo far bene, quantomeno alla diffusione del libro..l’ho letto domenica scorsa forse anche troppo alla svelta per gli intenti acribiosi che mi propongo a volte, sinceramente l’ho trovato invece equilibrato, anche sincero in quello che sappiamo può essere solo un tentativo, quello cioè di definire la propria fede. e il tentativo Non mi è parso antistituzionale anzi, anche nelle citazioni di fronda tipo quelle di Illich, mi pare ci sia un profondo senso, volontà e necessità di appartenenza. espressa certo ( questo sì) dalle forze di un singolo individuo. in fondo oggigiuorno anche il solo definirsi cattolici, (invece che cristiani) può considerarsi già un salto in alto.
ciao, k.
Commento di k. — giugno 30, 2011 @ 6:25 pm |
Grazie K. Apprezzo anche le critiche meno benigne, ma ogni tanto essere compresi nelle proprie intenzioni di fondo aiuta ad andare avanti.
Commento di vbinaghi — giugno 30, 2011 @ 7:52 pm |