Doctor Blue and Sister Robinia

luglio 27, 2011

FANNO SCHIFO di Valter Binaghi

Filed under: Cronache — vbinaghi @ 11:11 am
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Frocio. Finocchio. Busone. Culattone. Checca.
In questo paese di navigatori e poeti i termini con cui si indica l’omosessuale sono numerosi e pittoreschi, con un numero infinito di varianti vernacolari, ma il valore che vi si attribuisce è generalmente denigratorio, quando non di aperto disprezzo, e passa presto ai fatti: l’insulto, il pestaggio. Il machismo dietro a cui la piccola borghesia italiana già in epoca fascista nascondeva la propria inferiorità culturale e l’impotenza di fronte ai grandi movimenti economici e finanziari che ne minacciano perpetuamente i provvisori privilegi, ritorna ogni volta che le situazioni si fanno critiche, o governi risultano improvvidi. La ricerca del capro espiatorio si fissa intorno a chi, segnato da diversità, presenta i caratteri della vittima ideale: l’emigrato, l’omosessuale, il piccolo delinquente, il nomade. Soprattutto quando una classe politica tecnicamente incapace e ignobilmente indifferente alla propria missione di civiltà, vede in queste propensioni “popolari” una valvola di sfogo che è inutile e forse pericoloso cercare di reprimere (in quel caso la classe politica medesima sarebbe costretta a dare ben altre risposte). Così negli ultimi anni si sono moltiplicati gli episodi di xenofobia e di violenza contro gli omosessuali. Lo sanno tutti: le cronache dei giornali ne parlano, i politici esprimono riprovazione, qualcuno aveva pure deciso di dare un segnale forte aggravando le pene per i reati contro la persona che riguardano omosessuali. Sarebbe stato un gesto importante, un segnale forte con cui, per una volta in modo traversale, un’intera classe politica poteva unirsi per una battaglia di civiltà, isolando e stigmatizzando quelle sacche di ignoranza brutale in cui germinano le pulsioni peggiori del corpo sociale. E invece no.
L’attuale maggioranza, blindata in parlamento con i voti prezzolati di transfughi dell’opposizione e gestita da una coppia di leaders in evidente declino biologico e politico, ha preferito arroccarsi intorno al valore che ne ha costituito l’asse propagandistico portante, la demagogia.
Il Berlusconi del “pane e figa per tutti” e il Bossi che “ce l’ha duro” solo perchè è nato nella regione più ricca d’Italia, hanno dato ancora una volta la loro strizzatina d’occhi al ventre molle e alla parte peggiore del paese, scegliendo di ignorare il vero pericolo sociale e di avallare insieme alle altre (evasioni fiscali premiate da condoni, spregio della dignità femminile con l’allestimento di bordelli istituzionali, reiterata delegittimazione della magistratura) anche queste cattive abitudini dell’Italia più ottusa, trincerandosi dietro una formale giustizia distributiva: un aggressione è un’aggressione, dicono, che sia nei confronti di un omo o di un etero, fingendo di ignorare che, quando l’aggredito è tale proprio PERCHE’ omosessuale, andrebbe specificamente protetto in quanto evidentemente oggetto di persecuzione.
Un’altra occasione per pensare e per dire che fanno schifo: anche chi come me aveva disertato le ultime elezioni politiche per la pochezza delle alternative non può che augurarsi la fine di questa ignobile legislatura e di questi puzzolenti capipopolo, avvolti dal fetore della decomposizione. E i primi ad augurarselo dovrebbero essere proprio i “moderati” che finora hanno scelto di esserne rappresentati, a meno che la deriva genetica cui sembriamo condannati ci prepari una successione a base di Piersilvio e Trota più Emanuele Filiberto.

30 commenti »

  1. ah Va?!
    cosa c’è di più grave che colpire un essere umano (nella sua accezione più integra)?
    non c’è codifica sociologica (e quindi penale) del peccato e del reato,
    i nazisti sono stati più nazisti perchè persecutori degli ebrei?
    è una logica/deriva che arriva dalla cultura kennediana del chi viene a cena?
    non riconoscevano come usa i negri ma li dotavano di diritti…
    così si arriva ad avere più diritti che individui …
    del resto approveresti l’equivalente per chi è di villa cortese
    (che pur qualche ragione…) rispetto a quelli di bis qual?

    buon tutto g

    ps: au contraire, la logica del distinguo l’ha applicata alla lettera il norvegese

    Commento di gunny1958 — luglio 27, 2011 @ 1:07 pm | Replica

  2. oops: è bis piqual

    Commento di gunny1958 — luglio 27, 2011 @ 1:08 pm | Replica

  3. Gunny. il punto vero è: se uno viene aggredito PERCHE’ omosessuale, non è giusto distinguere e proteggere l’oggetto di una persecuzione?

    Commento di vbinaghi — luglio 27, 2011 @ 1:10 pm | Replica

  4. no: perchè si introduce una classifica calcistica del male,
    e così: con certi gruppi si vince lo scudetto,
    con altri che valgono meno si rischia la retrocessione,
    siamo ad un passo dal codifica genetica del diritto …

    ps: io che li ho votati sono il primo a dire che siamo in mano
    a due morti viventi e mi sembra strano che il vecchio concetto
    di impeachment (per me impossibilità a governare)
    per manifesti problemi mentali la sinistra non lo abbia tirato fuori …
    ma visto gli dei penati !!!!
    ma introdurre la gerarchia del diritto per essere essere umano … no!
    ripeto: ah va da quando non ti senti un bel vangelo in chiesa?

    Commento di gunny1958 — luglio 27, 2011 @ 1:18 pm | Replica

  5. argomento meglio la chiosa, che non vuole essere offesa:
    l’universalità (e quindi non particolarità, qualsiasi essa sia)
    del diritto ad essere riconosciuto individuo umano,
    non me lo ha insegnato l’illuminismo (forse il merito è di averlo
    divulgato, anche se, avendo girato da motard la francia in lungo e in largo
    una decina di volte, soprattutto per le plebi meno frequentate, il numero di lapidi e cimiteri
    delle vittime della rivoluzione è inimmaginabile, altro che lumi …)
    ma la chiesa cristiana …

    Commento di gunny1958 — luglio 27, 2011 @ 2:01 pm | Replica

  6. E “summum ius summa iniuria” ti ricorda qualcosa?

    Commento di vbinaghi — luglio 27, 2011 @ 3:34 pm | Replica

    • il massimo del diritto può equivalere alla massima ingiustizia,
      in questo caso per me vale:
      il massimo della particolarizzazzione del diritto vale ingiustizia.
      faccio il bastardone: se si riconosce che tale fattispecie di vittime
      (o qualsiasi altra categoria codificata)
      colpevolizzano maggiormente il ‘colpevole’,
      allora queste sono portatrici di valori maggiori rispetto alla media,
      e allora perchè in concorsi pubblici (ad esempio scuola) non dargli
      punti maggiori per questa definizione (visto che nessuno può pensare
      che sia uno stato di minorità)

      Commento di gunny1958 — luglio 27, 2011 @ 4:07 pm | Replica

  7. Temo che, purtroppo, sia quello che accade quando si cerca di portare il quadro legislativo più avanti di quello culturale. Offendere la diversità è ancora una pratica tristemente diffusa negli ambienti più arretrati. Che sia diversità sessuale, religiosa, etnica, secondo me non fa una grossa differenza quando sulla base di queste deliranti convinzioni un essere umano viene picchiato e umiliato. Ma non credo che sia possibile stimolare un’evoluzione in questo senso a suon di decreti legislativi, pensati per introdurre nuove aggravanti nel codice penale. Serve cultura, e la strada è molto più impervia.

    Commento di Riccardo — luglio 27, 2011 @ 3:37 pm | Replica

  8. Valter, il nostro ordinamento ha risorse di codice e di giurisprudenza di elevato livello e tali da tutelare il danneggiato, basta volerlo; il resto è ambito del rispetto della comune dignità dell’essere umano; le fattispecie, sono come gli enti della scolastica, non sono da moltiplicare, se non è il caso (e qui non è il caso).

    Commento di lycopodium — luglio 27, 2011 @ 3:47 pm | Replica

  9. Vabbè, ragazzi. Si vede che sono “diversamente pensante”, anch’io ma non abbiate paura: non ambisco a rientrare in una categoria protetta. :)

    Commento di vbinaghi — luglio 27, 2011 @ 4:30 pm | Replica

  10. Dissento in modo più radicale degli altri commentatori: non solo definire un’aggravante per un reato già contemplato in base a criteri di preferenze sessuali è un mostro giuridico, ma, molto più pericoloso a mio parere, è lo stessa coniazione ed utilizzo del termine “omofobia”. Secondo gli omosessuali militanti, ad esempio quelli che si esibiscono insistentemente sul sito “Nazione Indiana”, il solo porre il problema nell’affidamento di minori e nell’allargamento dell’istituzione “matrimonio” sic et simpliciter anche agli omosessuali, è una dichiarazione di omofobia, mentre dalla sua etimologia si dovrebbe dedurre un ben diverso e più circoscritto significato.
    La colpevolizzazione delle opinioni è il primo decisivo passo verso la definizione di certi privilegi di una specifica minoranza.
    Posso suggerire il link al post che proprio oggi ho scritto:
    http://ideologiaverde.blogspot.com/2011/07/omofobia-termine-ambiguo-e-da-rigettare.html

    Commento di Vincenzo Cucinotta — luglio 27, 2011 @ 6:16 pm | Replica

  11. ..di te amo anche i difetti.., stonava il povero finardi. e io ammetto che forse questo blog lo apprezzo più per questi post accattivanti che per le filosofie che non raggiungo..

    ciao,k.

    Commento di k. — luglio 27, 2011 @ 7:10 pm | Replica

  12. In effetti andare contro certe aperture è un po’ come essere critici con lo stato sionista; equivale immediatamente ad essere antisemiti, io sono contrario ai matrimoni e all’affidamento di minori a coppie omosessuali, come all’inserimento dell’aggravante nel caso di aggressioni, e gunny mi sembra che abbia evidenziato bene le ragioni, senza per questo promuovere nessuna discriminazione “omofobica”, che andrebbe inoltre a colpire diversi amici cari.
    In effetti se aggredisco qualcuno, come è possibile stabilire che sapevo che fosse omosessuale? e in casi evidenti, perchè ci sarebbe aggravante rispetto all’aggressione a un prete o a un negro, a uno zingaro o a una donna.
    Sono trappole tipiche dell’era in cui viviamo, in cui i decreti valgono più del diritto naturale, e la vita dell’uomo peggiora, che sia omosessuale o meno, ogni volta che viene normata ulteriormente da qualcuno.
    Io da cristiano credo che la pratica dell’omosessualità sia un peccato, ma ancor di più che sia un peccato, per esempio, l’adulterio, fatto che nessuno in una società come questa stigmatizza come tale, viene preso in considerazione solo nei procedimenti di risarcimento finanziario nelle cause di separazione e divorzio, ma per il resto è promosso dall’atteggiamento di molta comunicazione commerciale e di più di un’autorità, culturale o politica o finanziaria.
    Al punto in cui siamo, e coerentemente con ciò in cui credo, sono per la massima libertà individuale, ogni legge che si aggiunge alla già enorme mole di quelle esistenti, peggiora la vita a qualcuno, e temo l’ondata di diritti innaturali con decreti ad minorantiam invece che ad personam, (si può dire?), di cui saranno portatori i governi che succederanno a quello attuale, che a questo punto non mi fa più schifo di quello che si profila in un futuro forse prossimo e di segno apparentemente opposto.

    Commento di mario pandiani — luglio 28, 2011 @ 1:59 am | Replica

  13. Si, Mario, il ragionamento sulle leggi “ad minorantiam” non fa una grinza, in condizioni normali, ma non si può far finta di non sapere che questa classe di governo ha sdoganato atteggiamenti xenofobi, stupidamente machisti e omofobici di cui prima almeno ci si vergognava in pubblico.
    penso sempre a quella poesia di Brecht:

    Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
    e fui contento, perché rubacchiavano.

    Poi vennero a prendere gli ebrei
    e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

    Poi vennero a prendere gli omosessuali,
    e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

    Poi vennero a prendere i comunisti,
    ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

    Un giorno vennero a prendere me,
    e non c’era rimasto nessuno a protestare.

    Commento di vbinaghi — luglio 28, 2011 @ 2:34 am | Replica

    • Sì, questa poesia di Brecht è famosa e certamente preziosa. Rimane da capire cosa c’entri nella presente discussione.
      Il principio che si vuole sostenere è che non basti avere un trattamento legislativo paritario per avere uguaglianza, e che questa vada invece ricercata attraverso la definizione di una casistica di soggetti deboli bisognosi di una specifica tutela.
      Il principio ha una sua dignità, ma come dovrebbe essere chiaro, questo procedimento di definizione è inevitabilmente arbitrario, e quindi rischia di discriminare probabilmente tra gli stessi soggetti deboli, tra chi riesce ad organizzarsi e chi non ne ha le forze.
      Tentare di avere un’uguaglianza più uguale di un pari trattamento legislativo mi pare che alla fine si riveli come il costituirsi di nuove discriminazioni che richiedono ulteriori aggiustamenti legislativi in un processo ciclico a cui sarebbe impossibile mettere fine.
      Contentiamoci dell’uguaglianza formale davanti alla legge, e dedichiamo invece ogni sforzo per attuarla pienamente, anche attraverso un’azione culturale.

      Commento di Vincenzo Cucinotta — luglio 28, 2011 @ 8:48 am | Replica

  14. L’articolo 61 del c.p. (circostanze aggravanti comuni) mette al 1^ comma, come aggravante, l’ “aver agito per motivi abietti o futili”, espressione che ricomprende, con tutta evidenza, qualsiasi atto criminoso compiuto contro qualsiasi categoria di persona, per il fatto stesso che la vittima appartenga a tale categoria.
    Si tratta allora di rendere senso comune la percezione della qualità negativa e socialmente dissolvente delle azioni spinte da questi motivi “futili o abietti”.
    In tale senso comune, ovviamente, si inserisce l’attenzione vigilante agli stigmi e alle discriminazioni, soprattutto quando rischiano di essere il primo sintomo di un male più grande e ancora non manifesto (poesia di BB docet).

    Commento di lycopodium — luglio 28, 2011 @ 11:39 am | Replica

  15. In effetti, non si capisce come lo Stato, attraverso il Parlamento, possa legiferare contro una malattia, la cosiddetta “omofobia”. Ammesso che questa brutta fissazione colpisca davvero e alteri la salute di un gran numero di italiani, allora questi cittadini « omofobi » andrebbero curati, non puniti maggiormente da specifiche leggi “anti-omofobe”, che invece dei fatti dovrebbero accertare e sanzionare uno stato d’animo odioso e patologico.
    Si tratterebbe di leggi che tra l’altro rinchiuderebbero sia le persone che si vivono come “omo”, sia i poveri malati di “omofobia” ( pare specialmente tra i cattolici, per non dire tra gli islamici) nell’asfittico regime di un vittimismo diffuso e organizzato.
    Insomma, diventeremmo tutti vittime del vittimismo organizzato, tutti portatori di identità “omosessuali” o “eterosessuali” fisse e contratte – nonostante da tempo l’antropologia e la psicologia del profondo abbiano mostrato la naturale bisessualità della fantasia umana.
    Ciò non toglie che l’omosessuale nella società eterosessuale costituisca un problema che, pur con un necessario lavoro di sdrammatizzazione culturale e sociale, non si lascia risolvere del tutto.

    Certo, le cose sarebbero molto più semplici se gli omosessuali fossero solo omosessuali e gli eterosessuali solo eterosessuali, niente di meglio o di più.
    Personalmente – ma questo è probabilmente un mio limite « soggettivo », come direbbe anche Woody Allen- credo che occorra essere un po’ folli per essere specializzati in etero o in omosessualità entrambe fisse e contratte. Temo che l’invenzione, in tempi recenti, del termine “sessualità”, comporti una specie di rottura permanente della spina dorsale. E che l’invenzione psichiatrica degli “omosessuali”, cioè di persone definite e fissate dalla « sessualità », per meglio respingerle , sia funzionale alla follia della normalità etero ed omosessuale. Specialmente nella nostra società sempre più dominata dalla tecnica, standardizzata, priva di anima, desiderosa di normalità e di specializzazioni titaniche, percorsa da una generale demoralizzazione del pene e un’esaltazione del bunga bunga, oltre che da un diffuso impoverimento dei sentimenti.

    La vita sessuale ed amorosa è più profonda, e la realtà storica e sociale è molto meno fissata di quanto non pretendano certe ideologie ammantate di falso egualitarismo e progressismo, come appunto l’ « ideologia gay ». Che – rischiando l’accusa di “omofobia” – metto tra virgolette e prendo per così dire con le pinzette, perché è categoria ideologico-politica, non sessuale. Più in generale, chissà perché gli amori degli altri appaiono sempre ignobili e talvolta fanno anche addirittura « schifo ». Forse perché la normalità, per essere tale, cioè “normale”, deve essere anche perlomeno un po’ fobica ?

    P.S. Un certo « normale » timore per il sesso è riscontrabile, per esempio, nelle battute e negli scherzi salaci, come per scongiurare – attraverso quel piccolo orgasmo che è la risata – lo sconvolgimento dell’orgasmo sessuale. Se fossero approvate leggi « anti-omofobe », oltre ad essere puniti se critici verso l’ideologia gay, non si potrebbero più nemmeno ridere o fare battute salaci, più o meno stupide, e si sarebbe tutti preoccupati di pararsi il kulo e meno liberi di esprimersi sul kulo di questo o quel bellissimo amico, insomma si verrebbe privati da una Legge dello Stato anche del diritto di dire sciocchezze. :-)

    Commento di Gianni De Martino — luglio 28, 2011 @ 1:37 pm | Replica

  16. ERRATA CORRIGE
    non si potrebbe più nemmeno ridere o fare battute salaci, più o meno stupide
    INVECE DI
    non si potrebbero più nemmeno ridere o fare battute salaci, più o meno stupide

    Commento di Gianni De Martino — luglio 28, 2011 @ 1:44 pm | Replica

  17. Gentile Binaghi,

    concordo quasi completanete con il commento di Gianno De Martino. La natura illiberale della “ideologia gay” è evidente a chiunque cerchi di inserirsi in un dibattito su NI in cui si discuta di questi tem!. Prima ancora che sia approvata una legge al riguardo, giá qualunque forma di critica è immediatamente bollata come omofoba. Personalmente credo anche che l’omosessuale nella societá eterosessuale non sia sempre e non sia sempre stato una vittima. Mi pare che, nella storia l’omosessualitá, sia stata usata spesso come forma discriminante per la formazione di élites soprattutto di tipo militare e anche sacerdotale. C’è una lunga storia dell’omosessualitá come forma di selezione elitaria, abbastanza evidente nell’Impero turco, nel militarismo giapponese, nel nazionalismo delle SA tedesche, in certi ambienti artistici e nella moda. Molto spesso pratiche omosessuali sono state imposte come segno di sottomissione dei servi, degli apprendisti e di altre categorie subalterne. La sodomia degli apprendisti era una piaga sociale nelle corporazioni di arti e mestieri come è testimoniato da leggi, bolle e dal dilagare della sifilide per esempio tra gli apprendisti vetrai. (Che Engels attribuiva all’uso promiscuo delle canne per soffiare!) L’attuale ideologia gay divulga in modo troppo acritico una vittimologia dell’omosessuale nella storia sempre e ovunque, L’attuale ideologia gay che è anche organizzata, che è tipica di ceti urbani, di professioni liberali, di gruppi sociali con forte capacitá e propensione al consumo tende ad annoverare nelle sue file, acriticamente, personaggi storici che mai avrebbe potuto professare una simile ideologia, per evidenti ragioni culturali, da Assalonne a Rimbaud passando per Leonardo contribuendo cosí all’appiattimento sul presente della prospettiva storica. La questione della genitorialitá delle copie omosessuali poi, mi pare che rechi con sé il concreto pericolo di rendere anche la riproduzione della vita umana un fatto di mercato, una merce e di delegare anche questa al dominio della tecnologia e degli esperti. Ecco l’introduzione nel diritto di un concetto come quello di omofobia piú che proteggere vittime di discriminazioni mi pare che comporti il rischio di fornire un’arma a ideologi senza scrupoli, al servizio del mercato come valore assoluto e del tecnoliberismo, È frequente, per esempio in certi blog letteraru, leggere affermazioni su esponenti della cultura cattolica o islamica che se fossero rivolte a esponenti della cultura gay susciterebbero immediate reazioni e accuse di totalitarismo e omofobia, (per esempio sulla Binetti o su Tariq Ramadan). Puó essere che si tratti di una situazione particolare dell’Italia dove gli intellettuali gay che si esprimono sembrano ignorare persino Foucault per non parlare della Butler. Credo comunque che per combattere le discriminazioni molto si possa e si debba fare senza introdurre strumenti legislativi che possono derivare in forme illiberali come succede qui in Spagna nell’orrore dello zapaterismo reale.
    genseki

    Commento di genseki — luglio 28, 2011 @ 2:36 pm | Replica

  18. Ringrazio Mario, Vincenzo, Lycopodium Gianni e Genseki per l’accuratezza degli interventi.
    Il blog lo tengo per riflettere e per imparare oltre che per esprimermi, e a volte capita.
    Molto semplicemente, io sono davvero urtato (e non solo perchè ho degli amici omosessuali) dalla brutalità di cui recentemente sono fatti oggetto (parlo di Roma per esempio, notoriamente la città più fascista d’Italia e non solo da quando c’è Alemanno). Quanto allo statuto vittimario di ideologie socio-politiche più che sessuali (femminismo compreso), sono daccordo, ne ho scritto io stesso.
    Mi sembrano però due livelli diversi, su cui giurisprudenza ed educazione civica hanno entrambe qualcosa da fare oltre che da dire, quando a questioni identitarie vere o presunte si aggiunge una persecuzione fisica effettiva.

    Commento di vbinaghi — luglio 28, 2011 @ 3:24 pm | Replica

  19. Concordo in parte con Genseki, quando dice che il movimento gay è piccolo-borgese. Un vero signore, così come un vero ragazzo del popolo, non si definirebbe mai « ghèi ». Quasi a riprova di quanto sostenuto, mi arriva un video delle mie care amiche femmenelle di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, che il 23 luglio scorso, qualche giorno fa, hanno celebrato nel loro quartiere una divertita parodia quasi pagana del matrimonio. L’e-mail sottolineava la data ( o vintitrè, che nella Smorfia significa « o’ sceme ») e testualmente diceva : «Ciao Gianni, un tempo, nella dolce e bella baya di Partenope, la casta sacerdotale (femminielli) , in estate e precisamente a cavallo con il solstizio d’estate, celebravano il rituale dell’unione, per iniziare le giovani coppie alla vita comune. Oggi dopo tanti secoli sono rimasti piccoli frammenti che ci ricordano riportandoci inconscemente alla memoria di un tempo dove l ‘ umanita’, gioiva e temeva insieme alla grande MADRE NATURA. Un bacione da tutti noi ». In un italiano approssimativo e deliziosamente irridente e plebeo, così proseguiva poi la spiegazione del contenuto del video : “ La Gran Duchessa Toraloff, presenta, in esclusiva, attraverso l’ A.F.A.N. il matrimonio di sua figlia Carolina Toraloff con il giovane principe del Gran Casato Romanoff. L’ A.F.A.N. tiene a precisare che il titolo del video-clip, (matrimonio gay a torre Annuziata no grazie , sposalizio dei femminielli, si grazie) vuole solo essere una precisazione più’ esatta riguardo alla antica cultura popolare Partenopea”. In pratica, hanno arruvutato tutto il quartiere e mezza città, tra la partecipazione divertita della popolazione.

    P.S. Quanto a Tariq Ramadan, citato più sopra da Genseki come possibile vittima delle legislazioni europee anti-omofobe, confesso che il personaggio non mi convince e che trovo strumentale ed ipocrita il suo appello nternazionale di « moratoria » dell’applicazione immediata, letterale, degli hudûd in Europa e nel mondo musulmano in genere – cioè delle punizioni corporali, tipo taglio delle mani ai ladri, lapidazione degli adulteri/e e la pena di morte per decapitazione, impiccagione o altro per chi è sorpreso e arrestato dai virtuosi vicini di casa o dalla polizia religiosa a commettere sciocchezze a casa propria o nei pagliai.

    E’ da duemila anni che, a parte qualche eccesso limitato per fortuna dal Vaticano, i cristiani non hanno l’abitudine di lapidare le adultere e di impiccare alle gru le persone supposte o suggerite come « omosessuali », come accade per esempio nella Repubblica islamica dell’Iran* ( per non dire dell’Arabia saudita, Afghanistan, Cecenia, Yemen, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Sudan e Mauritania, Paesi dove vige la sharia e si può essere uccisi legalmente anche per strada).

    In una Europa ( ‘penisoletta dell’Asia’ ) dove s’installano vaste comunità islamiche, gli hudûd invece resterebbero in « moratoria » , grazie all’illuminata proposta del magnanimo Tariq Ramadan, fino a quando non saranno riunite tutte le condizioni storiche e sociali per l’applicazione integrale della sharia, ovvero della legge islamica dettata dal dio allah. Perlomeno così pare leggendo il testo dell’Appello Internazionale alla moratoria degli hudûd , comunque il personaggio pare un tipo ambiguo nella sua predicazione di islamizzazione dell’Europa e della modernità. Può darsi che si tratti solo di una mia modesta curvatura di psiche, perché non sono in Iran, ma ho viaggiato un po’ e temo che con gli amici del signor Ramadan al potere, non solo la signora Luxuria non potrebbe far carriera in Parlamento o pubblicare favole gay ad educazione dei bambini e degli adulti retrogradi, ma saremmo ‘urtati ‘ non poco dalla sorte riservata a numerosi nostri parenti, amici e conoscenti, che verrebbero eliminati anche fisicamente dai « purificatori » annidati nel rifiuto della complessità e il cuore di tenebra di un mondo, il nostro – compresa la vecchia Europa degli antichi balconi, del mare e del grande sole mentitore, magari nell’attesa inerte dell’ascesa sfolgorante della mezzaluna e di chissà quanti lunatici « purificatori » in movimento.

    * http://www.wat.tv/video/nemat-makwan-1x8xo_2i4wb_.html

    Commento di gianni de martino — luglio 28, 2011 @ 11:16 pm | Replica

  20. Sono simpatici i femminielli, ma lasciamo alla gente la possibilità di definirsi come gli pare, anche con quel retrogusto piccolo borghese che comunque è ineliminabile da tutto quel che ha seguito il ’68.
    Gianni, perchè pensi che io faccia le stesse battaglie di Vladimir Luxuria? Quelli che attaccano il tradizionalismo cattolico e poi inneggiano all’Iran solo perchè antisionista non sono miei amici (personalmente non ho alcuna simpatia per il fondamentalismo islamico nè per quello presunto cristiano alla Borghezio), come non lo sono quelli che inneggiano all’aborto come conquista di civiltà e poi si danno un gran da fare per proteggere dall’estinzione i panda.
    Mi limito a segnalare forme di violenza persecutoria che secondo me andrebbero scoraggiate sul nascere. Menare i gay non è come impiccarli, ma è comunque un costume detestabile, da reprimere. O no?
    Poi sulle modalità legislative si può essere daccordo o meno.

    Commento di vbinaghi — luglio 29, 2011 @ 12:53 am | Replica

  21. Caro Valter, continuo a pensare che se uno viene aggredito PERCHE’ omosessuale sia più che giusto proteggere l’oggetto di una persecuzione, sanzionando l’atto criminale con l’aggravante dei motivi « abietti o futili », come già previsto dal codice penale e senza introdurre nella legislazione aggravanti quali la ‘omofobia’ e la ‘transfobia’. Tali aggravanti- di difficile e complessa interpretazione giuridica in quanto non fatti ma stati d’animo patologici da accertare e sanzionare – avrebbero finito con l’istituire un gruppo di soggetti privilegiati, più uguali degli altri di fronte alla legge e fissati nel ruolo di vittime ideali, bisognose di sempre maggiori considerazioni e risarcimenti da parte di una supposta o suggerità società di eterosessuali persecutori, bio-potenti e talvolta più allucinati come « omofobi » o « transfobici » che realmente persecutori – anche se le teste bacate, i fobici e i criminali esistono. ( Ne sapeva qualcosa, per esempio, anche il povero Pasolini, sempre innamorato dell’uomo o del Persiano sbagliato).
    Lo stesso vale se una persona viene aggredita PERCHE’ orefice, tabaccaio, benzinaio e via moltiplicando i soggetti particolarmente esposti all’invidia, al risentimento e alle aggressioni. Se fosse possibile esprimersi per paradossi direi che sono davvero urtato ( e non solo perché ho amici tabaccai, orefici e benzinai) dalla brutalità di cui recentemente sono fatti oggetto (parlo di Milano per esempio, notoriamente la città più moderna ed evoluta d’Italia).
    Anche qui, in merito a tanta aggressività verso i soggetti summenzionati, giurisprudenza ed educazione civica avrebbero entrambe qualcosa da fare oltre che da dire. Questo però non significa dover appoggiare l’introduzione di leggi « anti-tabaccofobi » ecc. nel nostro ordinamento. Leggi da moltiplicare a protezione di altri soggetti supposti o suggeriti come particolarmente « deboli » e possibi oggetti di aggressione, come per esempio i bambini, gli handicappati, i vecchietti, le vecchiette soprattutto, e via moltiplicando…D’altra parte è anche vero che gli omosessuali sono sospettati di godere di più e meglio, e quindi sono esposti ad aggressioni da parte di persone bacate in preda al tipico crash degli stati paranoici, aggressivi e ansiosi, mentre tabaccai, orefici e benzinai, spesso sospettati di guadagnare di più e meglio, sono oggetto di rapine particolarmente efferate.

    P.S. Non penso che tu faccia le stesse battaglie della signora Luxuria. Cosa te lo fa credere ? Forse mi sono spiegato male. Volevo solo far notare che, nonostante l’odiosa persistenza della spirale delle piccole e delle grandi forme di violenza persecutoria, la situazione dell’omosessuale nella società italiana è – forse ancora per poco, vista l’installazione di sempre più vaste comunità islamiche dedite alla predicazione e al proselitismo (da’wa) – incomparabilmente meno drammatica della tragica situazione dell’omosessuale nella società islamica ( in particolare nella Repubblica islamica dell’Iran, Arabia saudita, Afghanistan, Cecenia, Yemen, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Sudan, Mauritania e periferie di alcune città europee come Parigi, Londra o Oslo – dove si registrano casi di persecuzione e di pestaggi da parte di pii « purificatori », che predicano di operare nel nome del diritto di Allah).

    Più in generale, in merito all’enigma o mistero dell’aggressività umana, è giocoforza osservare che malgrado le leggi e gli accomodamenti di superficie, al centro dell’umano, come un magma dov’è possibile costruire ma anche distruggere, pulsa il nocciolo dell’orrore originario (probabilmente il cannibalismo…) e della bastardaggine umana: uccidere, scopare, rubare, torturare, smembrare, degradare, alienare, ridurre alla schiavitù sessuale, asservire gli altri al lavoro non remunerato e tante altre cattiverie fra cui l’invocazione vana del santo nome di Dio e la calunnia. Neanche le Dieci Parole, i cosiddetti Comandamenti all’origine di un fragile processo d’incivilimento, sono bastati per mettere fine all’odio e all’invidia, al risentimento e al chi-incula-chi, all’aggressività, alla bastardaggine umana e alla guerra incestuosa che fra Caino e Abele « ancora » si ripete e senza fine va consumandosi su terra. Non è una consolazione, ma se ci si guarda nel cuore senza schifarsi troppo, si chiede perdono e ci si incammina con disperata fiducia sulla via dell’amore, forse dall’invisibile potrebbe arrivare, chissà, qualche vera domanda e una vera risposta. In ogni caso, continuo a pensare che la virilità consista nel coraggio di essere teneri. E suggerirei di non aspettarsi troppo dalle leggi dello Stato, anche se sono importanti.

    Commento di Gianni De Martino — luglio 29, 2011 @ 2:29 pm | Replica

  22. Non è di Brecht, ma di Martin Niemoller
    pastore luterano tedesco internato a Dachau durante l’Olocausto:

    Prima essi attaccarono l’opposizione,
    ma io non ero all’opposizione, così non li difesi.
    Poi essi attaccarono gli Ebrei,
    ma io non ero un Ebreo, così non li difesi.
    Poi essi attaccarono gli studenti militanti,
    ma io non ero uno studente militante, così non li difesi.
    Poi essi attaccarono i sindacalisti,
    ma io non ero un attivista sindacale, così non li difesi.
    Poi essi attaccarono gli insegnanti e gli intellettuali,
    ma io non ero uno di loro, così non li difesi.
    E quando essi attaccarono me,
    non era rimasto più nessuno a difendermi.

    Molti la conoscono, ma forse non tutti sanno che nel
    1933, Niemoller aveva scritto a Hitler: “Noi salutiamo
    il nostro Führer… Noi, pastori evangelici, assicuriamo
    fedeltà assoluta e preghiere ardenti”.

    Che magnifica cosa cambiare idea.

    http://rififi.splinder.com/post/6593891/val-di-susa

    Commento di mario pandiani — luglio 30, 2011 @ 1:48 am | Replica

  23. Gentile De Martino,

    questa discussione l’abbiamo giá fatta. Io non condivido molte cose (delle poche che ho letto sulla stampa) di Tariq Ramadan e no ho nessuna simpatia per i governi e le legislazioni di cui lei scrive. Io non volevo dire che Tariq Ramadan possa essere un vittima nel futuro di possibili leggi sull’omofobia. Io volevo dire che alcuni ideologi gay tacciano di omofobo chiunque si rivolga loro con toni critici e poi usano parole che vanno ben oltre la critica anche durissima come la sua. Cioè pretendono un rispetto che loro non concedono ai loro avversari, alla Binetti, a Ratzinger o a Tariq Ramadan. Ecco tutto.Era per fare un esempio della cattiva fede di certi alfieri del politicamente corretto. Non un elogio di Tariq Ramadan, di cui per inciso ho letto solo alcuni brevi commenti a alcune sura e basta.
    genseki

    Commento di genseki — agosto 4, 2011 @ 1:02 pm | Replica

  24. Sì, l’accusa di « omofobia » rischia di passare accanto alle differenze e di colpire cani e porci. Quanto a Tariq Ramadan, egli sostiene ( a torto, e senza per questo essere necessariamente malato di « omofobia ») che «l’ omosessualità è una malattia, un disordine, uno squilibrio», e aggiunge con ecumenica mitezza che agli omosessuali non si deve staccare la testa e farla spenzolare dall’ edificio più alto della città, come invece sostiene in nome della sharia ( la legge islamica) l’ imam Khalil al Moumni della moschea al Nasr di Rotterdam in un libro intitolato «Il cammino del musulmano» – e questo perché in Europa, osserva bontà sua il “moderato” signor Ramadan, non sono « ancora » riunite tutte le condizioni per poter applicare immeditante le disposizioni disciplinari della sharia.
    Tariq Ramadan, il maitre-à-penser dell’ “Euroislam” ( un islam « riformista » e « totalizzante ») , è autore di numerosi articoli e di una ventina di libri, alcuni dei quali sono stati tradotti in italiano, come « L’Islam in Occidente. La costruzione di una nuova identità musulmana » (Rizzoli 2006), o anche « Essere musulmano europeo », « Il riformismo islamico. Un secolo di rinnovamento musulmano » (Città Aperta, 2002 e 2004) e « Maometto : dall’Islam di ieri all’Islam di oggi » (Einaudi,2007).
    In sintesi, il predicatore musulmano, portatore di un « pensiero forte », sostiene che – a causa del suo nichilismo, del declino del cristianesimo e della sua apertura al « dialogo delle civiltà » e disponibilità a riconoscere le proprie « radici » ( ?) islamiche – l’Europa accetterà prima o poi cose come il velo islamico, pene severe contro le donne adultere e gli omosessuali e tutte le altre violazioni comportamentali della legge coranica dettata dal dio Allah per islamizzare la modernità e “purificare” il mondo, tramite l’applicazione della sharia da parte degli Stati euroislamici. “ Sì – ha affermato in una recente intervista al Sito dei Comunisti Italiani ( « Islam e Occidente » 02 Marzo 2011) – è questione di tempo, Non sarà una cosa rapida, mancano ancora un paio di generazioni”.
    In Occidente, una difesa efficace della vita delle donne e degli omosessuali resta il centralismo del magistero Vaticano, che si rivela fonte di moderazione contro le derive totalitarie, le catastrofi del sacro arcaico e, soprattutto, non confonde Legge-di-Dio e Stato – avendo introdotto, duemila anni fa, la novità cristiana dello Spirito e un reale più largo. In campo cristiano, un’altra voce critica che si è levata contro la predicazione « totalizzante » di Tariq Ramadan è quella di Olivier Clément, teologo e intellettuale di fede ortodossa, scomparso a Parigi il 15 gennaio 2009 [...]. Vedi articolo su ‘www.chiesa’. http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/7012

    Commento di Gianni De Martino — agosto 5, 2011 @ 1:59 pm | Replica

  25. C’è da chiiedersi se l’attività di Ramadan, sia autonoma o non sia invece il portavoce di un movimento sotterraneo massonico, visto che è nipote del fondatore dei F. M. con tutto quello che ha rappresentato quel movimento per la pseudomodernizzazione dei paesi arabi, in linea con l’attività massonica vera e propria che diede i natali, tanto alla Turchia moderna con il massone Ataturk e il suo movimento di “rinnovamento” dei giovani turchi, che portò alle grandi stragi dell’Asia minore, quanto alla precedente rivoluzione greca che cacciò i turchi da buona parte del territorio della Grecia occidentale, rivoluzione voluta e tessuta dagli inglesi, con metodi analoghi.

    D’altronde assistiamo oggi al plauso generale dei movimenti di “Rinnovamento” di piazza in Libia, Egitto e Siria, ma se gli extracomunitari di Bari si agitano si mandano le squadracce antisommossa di Maroni, segno che tutto si svolge su livelli di visibilità, (o meglio di invisibilità), diversi.

    Commento di mario pandiani — agosto 6, 2011 @ 4:06 pm | Replica

  26. BACI OLTRE LA LINEA. Tirate fuori i vostri fazzoletti! ( Se “una Noia, delusa da speranze crudeli,/ crede ancora al supremo addio dei fazzoletti !”). Ecco un primo e ultimo bacio d’amore e di amicizia tra due giovani aviatori della Prima Guerra Mondiale, di cui uno mortalmente ferito. La scena fra Jack ( Charles «Buddy» Rogers) e il bellissimo David (Richard Arlen) è tratta dal film intitolato “Wings” (“Ali” ) di William Wellman – uno dei più famosi film del cinema muto che nel 1928 ottenne il primo premio Oscar. Per molti anni si era creduto che la pellicola di “Wings” fosse andata persa, fino a quando la Cinémathèque Française a Parigi non ne ha restituito una copia, che è stata restaurata e proiettata quest’anno a Los Angeles per celebrare i 100 anni della Paramount. Dunque erriamo, l’occhio raccolto alla pellicola di un magnifico e vecchio film muto, aureolato da quel suo tipico sex appeal spettrale.

    Nei commenti e i dibattiti dopo l’uscita del film, ci si è chiesto con insistenza (chissà perché) se i due giovani aviatori fossero “ghèi”, o non piuttosto bi dal momento che nel film si narra del loro amore per la stessa donna. Come si vede, la scena che si svolge sotto lo sguardo di Mary (Clara Bow) lascia molta libertà all’immaginazione… Lo sguardo tra l’esterefatto e il misericordioso di Mary pare gentile e accogliente, peraltro secondo quanto già osservato da Montaigne che di casi del genere s’intendeva: “La donna è come l’onda, o ti sostiene o ti affonda”. Ora “Ali” è in arrivo anche in Italia. Probabilmente anche da noi non pochi spettatori saranno pronti a tirar fuori non solo i fazzoletti ma anche la tessera dell’Arci-gay. Parafrasando Franz Kafka si potrebbe dire che, in tal caso, – come accade anche con i baci scritti – il bacio cinematografico di “Wings” più che arrivare a destinazione verrebbe bevuto dai soliti fantasmi lungo il tragitto. Baci oltre la linea. Uh, quante storie per ogni minima, modesta deviazione ! Altro che giardino dell’amicizia e dell’amore, delle sue meraviglie, dei suoi segreti e delle sue ferite. “C’est la guerre!” ;-)

    http://www.youtube.com/watch?v=zDjSyGiEJiU

    Commento di Gianni de Martino — febbraio 1, 2012 @ 1:41 pm | Replica


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