Per “Varese noir”
Vai avanti tu, dai. Descriviti come preferisci.
Un sottilissimo filo di ferro. Ho spaventose oscillazioni, ma non mi spezzo. Almeno, finora è andata così.
Ti va di raccontarci il tuo ultimo lavoro?
Comincio dal titolo, Persuasore di morte era chiamato un filosofo del III secolo, Egesia: insegnava ai suoi giovani discepoli che la morte era da preferire alla vita. Lo faceva così bene che alcuni di loro si suicidarono e le autorità dovettero intervenire di forza, impedendo a Egesia di insegnare. Nel mio romanzo un gruppo di insospettabili, coordinati da un misterioso Principe, giocano il “Grande Gioco”, che consiste appunto nel mettere un individuo (la vittima, “il topo”) in condizioni così disperate da non lasciargli altra via d’uscita che il suicidio. I giocatori quindi scommettono, puntando cifre molto consistenti, sul suo suicidio. L’ultimo “topo”, quello su cui si stanno accanendo, è un giovane prete accusato di omicidio.
Quando hai iniziato a scrivere, sapevi già che – prima o poi – ti saresti imbattuta in un romanzo come questo?
Difficile rispondere. Sapevo che mi sarei interrogata sul Male, quello vero, che, come il Bene vero, è sostanzialmente gratuito e perciò misterioso, inspiegabile. Quella del Male è una gratuità perversa, perché il Male è la scimmiottatura del Bene. Il Gioco di cui racconto nasce dal guardare malato di chi gode nel vedere l’Uomo umiliato. Di chi desidera immaginarlo facilmente manovrabile, come una marionetta, muovendone i fili. Purtroppo quello sguardo è penetrato in profondità nella nostra cultura.
Hai mai ballato sotto la pioggia?
Sì, un sacco di volte.
Leggi l’intera intervista su Varese Noir


i miei più sinceri complimenti a Roberta, che ha dato una definizione del bene molto trasparente, come deve essere,
gratuito ed inspiegabile.
dovrò procurarmi il suo libro….
Commento di carla — luglio 28, 2011 @ 7:29 pm |