Doctor Blue and Sister Robinia

ottobre 25, 2011

LA COMMEDIA DEL DEBITO. CARLO GOLDONI ECONOMISTA di Raffaele Alberto Ventura

Lasciate stare Marx, Pound, Stieglitz o Gallino. Per capire la crisi, rileggete Goldoni. Rileggete la Trilogia della villeggiatura e La Bottega del caffé. Perché lì dentro c’é tutto: dal credito al debito, dalla società del consumo alla bancarotta…

Il problema è che non abbiamo ancora preso la misura di Carlo Goldoni. A noi pare d’avere a che fare con un Molière minore, e per giunta tardivo; con un giocoso dipintore dei vizi della società del suo tempo; e un poco persino con un venditore di gondole, che ci accompagna nelle pittoresche atmosfere del Settecento Veneziano. Tutto questo basterebbe a tenerci lontani dalla sua opera, come alcuni stanno ormai lontani dalla città di Venezia. E tuttavia sarebbe un errore, perché Carlo Goldoni fu molto di più. Più di un venditore di gondole, beninteso; più di un moralista o d’un immoralista; e più di Molière, se vogliamo. Con Goldoni siamo già piuttosto dalle parti di Honoré de Balzac, ovvero alla nascita di un’arte intesa come scienza, come paradigma conoscitivo, e in particolare come modello dei rapporti economici. Ma Balzac nasce cinque anni dopo la morte di Goldoni, perché scomodarlo? Andiamo con ordine, e scomodiamo di conseguenza. Nato nel 1707, morto nel 1793, Carlo Goldoni fu contemporaneo di Adam Smith, nato nel 1723, morto nel 1790. (Nonché di William Hogarth, che dipinge nel 1733 la serie “La carriera di un libertino“, storia di eccessi debiti e follia…)

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10 commenti »

  1. … io consiglio anche di rileggersi L’ Argent di Emile Zola.

    Ciao

    Commento di aiace — ottobre 25, 2011 @ 10:56 am | Replica

  2. Articolo delizioso, grazie per l’indicazione!

    Commento di Elio — ottobre 25, 2011 @ 11:22 am | Replica

  3. In un rapporto finanziario, l’ interesse del prestatore a “smascherare” bilancia l’ interesse del debitore a “mascherarsi”.
    E’ il benemerito Shylok a tenere in equilibrio la baracca (destabilizzatore è piuttosto chi si commuove una volta esposto alla fuffa di Porzia).
    Questa semplice considerazione indebolisce di molto la tesi dell’ articolista.
    Oltretutto, anche in Goldoni, la “maschera” consumista non è indossata in primo luogo per estorcere credito ai prestatori. E’ indossata per impressionare il nostro prossimo in generale visto che la “competizione” (un evoluzionista preciserebbe “competizione riproduttiva”) si è spostata sui consumi. Una volta, per esempio, era sui muscoli.
    Infastidirsi per la competizione sui consumi è comprensibile, ma se il sentimento competitivo dell’ invidia è un universale, come sembra essere, bisogna capire dove finisce una volta scacciato di lì. E magari scopriamo che quello è il posto dove fa meno danni.

    Commento di broncobilly — ottobre 26, 2011 @ 10:59 am | Replica

  4. Che ne diresti di una competizione sulle virtù civiche per non dire quelle morali?
    Un posto dove Cincinnato è un eroe anzichè Briatore non sarebbe un bel vivere?

    Commento di vbinaghi — ottobre 26, 2011 @ 11:46 am | Replica

  5. @Broncobilly, non sono sicuro di avere capito bene l’obiezione. Come sai, il problema della crisi del 2007 era appunto che i prestatori non avevano alcun interesse a “smascherare” il rischio d’insolvenza dei debitori. E questo perché consideravano che un titolo di credito su un valore X equivalesse *sostanzialmente* al valore X in denaro liquido (con in più gli interessi) mentre ovviamente le due cose non si possono equivalere visto che c’é un rischio d’insolvenza, individuale e sistemico. Il mercato della cartolarizzazione permette appunto al prestatore di non occuparsi di smascherare il potenziale insolvente, perché il credito di valore X si puo’ rivendere al valore di X, indipendentemente dal rischio che tuttavia grava sul credito e che lo distingue dal denaro liquido. Non sono d’accordo quando dici che, in Goldoni, “la “maschera” consumista non è indossata in primo luogo per estorcere credito ai prestatori” ma per “impressionare il nostro prossimo in generale”. Quello che tu chiami “impressionare il prossimo in generale” é in generale un modo di ottenere credito, sociale o economico é la stessa cosa in fin dei conti. Non lo si impressiona per vanità (la vanità é solo un mezzo) ma per ottenere dei vantaggi.

    Commento di esch4t0n — ottobre 26, 2011 @ 12:22 pm | Replica

  6. i prestatori non avevano alcun interesse a “smascherare” il rischio d’insolvenza dei debitori. E questo perché consideravano che un titolo di credito su un valore X equivalesse *sostanzialmente* al valore X in denaro liquido (con in più gli interessi) mentre ovviamente le due cose non si possono equivalere visto che c’é un rischio d’insolvenza

    Valter, sai che non ho ben capito perché mai il creditore dovrebbe disinteressarsi dell’ insolvenza del debitore? Se non sono affari suoi questi!
    Per quanto riguarda la crisi qualcosa è andato male, è ovvio. Ma il principio non è intaccato. In genere si citano due cause: 1) too big to fail e 2) innovazione.
    La prima è una causa politica: la politica (per suoi interessi) depotenzia gli incentivi del creditore a controllare facendo capire che interverrà se le cose dovessero andar male. Siamo decisamente fuori dai temi trattati da Goldoni.
    La seconda è la causa classica dei cicli economici: l’ uomo, almeno all’ inizio, non gestisce bene le innovazioni. Diciamo che tende a esaltarsi un po’ troppo e perde la bussola, sbaglia i conti. Puo’ essere un’ innovazione tecnologica (bolla internet di ieri) oppure contrattuale (bolla cds di oggi). Con questo voglio vedere chi se la sente di condannare l’ innovazione. Non è facile.
    Per quanto riguarda lo spostamento della competizione nei consumi.
    Certo, quando parlo di “tutti” parlo “anche del creditore”.
    Ma se nella massa c’ è una persona incentivata ad andare oltre le apparenze è proprio il creditore che ha interessi materiali in ballo nella vicenda. L’ inganno funziona molto meglio col conoscente occasionale o con… l’ elettore… tutta gente che ha “in palio” molto meno. [Se voto “male” distribuisco posso distribuire i danni su tutti].
    I pavoni che passano aprendo la ruota davanti a Shylok finiscono spennati. Preferiscono altri percorsi, e Goldoni è il primo a saperlo.
     

    Commento di broncobilly — ottobre 26, 2011 @ 1:26 pm | Replica

  7. … e se cominciassimo a dire che il derivato più grosso è proprio il welfare,
    oggi sono convinto che il sistema pensionistico sia solo un immenso schema ponzi;
    il lavoro ha compenso in una localizzazione spazio temporale:
    io scarico una cassetta qui e adesso e tu mi paghi,
    noi viviamo in un sistema dove la cassetta (o il famoso vecchio spillo) rimane una,
    ma gli effetti della prestazione si riproducono n volte nel tempo.
    LC (si proprio quella!) prima di sciogliersi nel movimento fece un convegno,
    o qualcosa di simile, sul concetto di ‘stipendio del cittadino’ (ma lo teorizzava anche modigliani);
    oggi le piazze dell’occupare WS son piene di gente che reclama reddito, punto.
    Il trionfo del consumismo: pagatemi e vi consumo qualsiasi cosa

    buon tutto, gunny

    Commento di gunny1958 — ottobre 26, 2011 @ 1:49 pm | Replica

    • no Gunny non sono d’accordo. Sarà anche inevitabile constatare variazioni fra il valore versato di una pensione nel periodo che intercorre tra l’inizio e la fine ma resta il fatto: a) c’è stato il lavoro b) parte consistente del salario (perché è parte del salario!) è stato prelevato a monte c) questo è stato fatto per 40 anni (ovviamente parlo dell’ipotesi comune e non degli escamotages baby-paraculi) d) in questi 40 anni questo patrimonio è stato gestito da un ente statale.
      Il vero schema ponzi sta nella speculazione di borsa che si è affidata al finanziario, totalmente scollegata dalla produzione effettiva ed il vero plusvalore, manovra cinicamente perpetrata da un’esausta borghesia epigono dei capitani d’industria di una volta, che ha pure creato un esercito di piccoli risparmiatori e brokerini pronti ad essere ciclicamente spennati o a compromettersi ulteriormente nel loop del prendi i soldi e scappa.
      I veri Charles Ponzi sono le asso-banche, i finanzieri e l’esercito in grigio pirla dei brokerini.

      Ciao

      Commento di aiace — ottobre 26, 2011 @ 8:19 pm | Replica

      • qcosa avrei voluto risponderti ma credo saremmo ricaduti nel dibattito delle zucchine,
        ti segnalo che qs mattina a omnibus-la7 pietro sansonetti, mica io,
        ha detto un paio di cose “interessanti”:
        1- la sinistra deve avere il coraggio di affrontare il nodo lavoro/reddito,
        affrontare la dicotomia che oramai è definitivamente sancita nel ns tipo di società,
        2- consequenziale a ciò ha posto la necessità di un ‘salario del cittadino’

        io spero da ex del prima e ex dell’ora che la sinistra tenga duro su tale nodo
        perchè altrimenti (allargando la temperie da gianfranco manfredi: matterello di madre pirla
        con citazione dei collars di jannacci: blu collar, white collar e quelli che il collar
        non se lo lavano mai) passeremmo dai tuoi eserciti alle moltitudini bibliche
        di collar nonlavati di salariati cittadini

        buon tutto
        gunny

        ps: una volta ancora la ns latinità ci salva, siamo ancora al dibattito,
        le recenti rivolte di londra e manchester e di berlino amburgo,
        proprio nei quartieri a più alto tasso di ‘welfare’,
        ci dimostrano che qualcuno si è portato avanti col lavoro
        ps del ps: io ovvio ho parteggiato con i servizi d’ordine auto organizzati
        nei quartieri curdi e turchi per impedire che il movimento degli aspiranti
        giovani ricercatori precari sfasciasse anche i loro quartieri, o meglio
        saccheggiasse (perchè di ciò si è trattato) i loro negozi

        Commento di gunny1958 — ottobre 31, 2011 @ 1:46 pm

  8. “L’esercito in grigio-pirla dei brokerini” te la rubo.

    Commento di vbinaghi — ottobre 26, 2011 @ 11:35 pm | Replica


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