1. S’ode a destra uno squillo di banca…
Tra un’Emma Marcegaglia che nel nominare il “baratro” nel quale saremmo sprofondati replica (inconsapevole?) lo sketch della signorina Vaccaroni dell’Ufficio Imposte Dirette (era il 1991), e il partito-Repubblica che ricorre a frame da fantascienza di bassa lega per evocare scenari da panico sociale – i bancomat che si rifiutano di rispondere agli utenti per effetto del default [1]; e mentre il titolo di International Advisor della banca Goldman Sachs scompare dalle biografie di Mario Monti, è iniziato il battage mediatico a sostegno del Governo di Unità Nazionale (nella variante vendoliana: Governo di Scopo per la Patrimoniale). Il fine della campagna è evidente: spargere messaggi terroristici improntati al frame “Cosa succederebbe se non…”. Che, oltre a generare quel sano collante sociale che è la paura, impedisce di pensare a “Che cosa succederà quando…”: ad esempio, alla scuola.
Una risposta arriva dalla nuova tornata epistolare BCE-Governo, resa nota da “Repubblica”. Che, attenzione!, non detta il programma del nuovo Governo: si limita a chiedere in che modo il Governo attuerà ciò che è già stato promesso alla BCE. Come, quando, in che modo, con quali esiti contabili intendete fare ciò che ci avete promesso di fare, chiedono i 39 quesiti di questa lettera. Grazie alla quale veniamo a sapere, per deduzione, cosa il Governo Berlusconi ha promesso che verrà fatto: dal Governo Monti.
Sulla scuola, alla voce “Capitale umano” (Human capital), i quesiti sono due:
13) Quali saranno le caratteristiche del programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno conseguito un risultato insoddisfacente nei test INVALSI?
14) Come il governo intende valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Che tipo di incentivi intende usare?
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La scuola deve accettare di essere giudicata. Spesso dietro il rifiuto a sottoporsi a esami periodici si nasconde un’ignoranza imbarazzante.
Se gli insegnanti boicottano i test, respingono la valutazione di famiglie e alunni, scendono in piazza contro gli esami, ad esempio, di Luigi Berlinguer, la scuola non cambierà, mai.
Essa, inoltre, non di rado esprime valutazioni poco obiettive, smentite dalle prestazioni universitarie del malcapitato studente.
Carlo Capone
Commento di Carlo Capone — novembre 19, 2011 @ 3:48 pm |
Che la scuola rifiuti di essere giudicata non è affatto vero, e se accade, questo non ha la mia approvazione. Quello che qui si dice riguarda nemmeno la sostanza (su cui pure ci sarebbe da dire) ma l’uso illegittimo dei test INVALSI. Individuare zone di presunta o reale eccellenza per incentivarle economicamente giustificando tagli reali e non presunti nei confronti di altre. Cioè complessivamente dimagrire i già sparuti investimenti sulla scuola pubblica, producendo un complessivo peggioramento del servizio pubblico mentre d’altro canto si incentiva il privato (nessuno cancellerà quello che l’era berlusconi ha prodotto in materia).
Tutto questo per continuare a fare riforme a costo zero sulla scuola (cioè niente rinnovamento strutture, niente formazione insegnanti, niente ridefinizione programmi, tutta roba che costa), aumentando il divario tra questo paese e quelli civili, in cui sulla scuola e sulla ricerca si investe più che su altri settori di spesa, perchè si è capito che questa è la maniera di sopravvivere in un’economia globalizzata: non mettere in competizione i salari europei con quelli cinesi nella produzione dell’hardware, ma inventare nuovo software.
Commento di vbinaghi — novembre 19, 2011 @ 4:43 pm |