Questo blog chiude a tempo indeterminato.
Non dispiacetevene, sono un cattivo soggetto, uno da non frequentare.
Vi ho preso in giro, tutti quanti.
Anti-berlusconismo e indignazione morale a buon mercato, tanto per cominciare. Lasciandovi pensare che forse c’è di meglio in questo paese, e che sia politicamente praticabile. Poi arrivano il professore in grigio e la professoressa con la lacrima di scorta, e in tre giorni ci aprono il culo col beneplacito di sinistra e destra. Così è chiaro a tutti che la democrazia è una finzione, a comandare sono le banche e le mie e le vostre sono chiacchiere al vento, giusto per convincerci che è rimasto un soffio d’anima nel guscio vuoto del mondo.
Anima, vita dello Spirito, sequela di Cristo, una bella storia, per carità, ma ogni tanto si confonde ciò che si ama credere con ciò che si è: la verità è che raramente faccio niente per niente, temo la morte come l’ultimo dei disperati e delle canaglie, e le mie scritture sono barchette lanciate nel mare della sopravvivenza, in mancanza di res gestae di maggior valore da scolpire sulla lapide.
Amore, famiglia, figli: mi dicono che negli ultimi dieci anni ho dedicato più tempo ai miei libri e al blog che alle persone che dicevo di amare. L’Edipo ha i suoi diritti e pure i suoi obblighi generazionali, ma qualcosa di vero ci sarà senz’altro e, in effetti, scrivere è un’uscita di sicurezza: quel che si scrive è una vita di riserva, senza il sudore e le spine della vita vera.
Qualche scrittore che val la pena di conoscere c’è in giro, e qualcuno di loro mi chiama amico, ma la schiettezza è difficile quando c’è di mezzo un’immagine pubblica da difendere; quanto alla cosiddetta società letteraria, è una congrega di sfigati con la sindrome del successo, a uno come me frequentarla ha fatto più male che bene.
Meglio tagliare, meglio il silenzio, se le illusioni sono il sale della vita c’è sempre qualcuno disposto a seminarne, io ho finito le parole e la benzina, vado in cerca di una spiaggia dove arenare la balena dei ricordi della mia prima vita, e che i gabbiani se la mangino in fretta, magari dalla carcassa qualcosa di nuovo prenderà il volo.
Se succede ve lo dico.
Per adesso, addio.
dicembre 7, 2011
MEA CULPA
120 commenti »
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Un abbraccio.
Spero a presto Valter.
Commento di elio — dicembre 7, 2011 @ 7:12 pm |
E’ GIUNTA L’ORA, L’ORA DEL CLISTERE. Il danaro, così concreto quando manca per comprare il pane o quando se ne ha poco, diventa leggero, impalpabile e quasi gassoso quando si trova invisibilmente raccolto in grande quantità dalla grande finanza. Mistero del sistema monetario, in cui le banche centrali e i loro sacerdoti hanno il potere sovrano di creare denaro dal nulla e introdurre crudeli misure nella popolazione. “Trarre guadagno dal denaro stesso e non al fine per cui esso fu escogitato costituisce il più innaturale di tutti i modi di arricchire” (Aristotele).
In quanto segno dei segni, il danaro ha i tratti innaturali, astratti e violenti di una potenza sacra, invisibile e muta, cieca e irresponsabile. In quanto fine, il culto del “caro” dio-denaro induce alla cupidigia e porta a non vedere gli altri, ad agire meccanicamente senza gli altri e spesso a ‘sacrificare’ gli altri. In quanto assicurazione contro la morte, il denaro è un vero e proprio “falso antropologico” (Adolphe Gesché), illusione, idolatria e alienazione.
L’economia del denaro, cara alla maggior parte delle persone, non ha lasciato alcuno spazio all’economia del dono, si potrebbe dire, costringendo le persone nelle maglie di una scelta obbligata: quella di un rapporto mercenario generalizzato di cui oggi scontiamo l’automatismo, e non lo sentiamo più come eternamente valido.
Quei momenti, individuali e collettivi, anche storici, nei quali il rapporto mercenario rivela i suoi limiti e viene oltrepassato, fugacemente, da un gesto, raro, di donazione che sfugge a qualsiasi calcolo ( gesto raro, come qualsiasi altro raro gesto d’intelligenza, di poesia o di pietà) sono anche i momenti in cui entra in crisi il rapporto con il mondo delle istituzioni, delle burocrazie e dei mercati. Sono i momenti in cui si rivela il significato più forte del desiderio umano di non soffrire più e di essere felice al cuore di un’altissima povertà, che può fiorire solo sul terreno della follia, della poesia o della fede.
Parafrasando quanto osservava Elvio Fachinelli a proposito del problema dell’analisi dei poveri, si potrebbe dire che in questi momenti di crisi i poveri diventano per paradosso l’immagine di una condizione umana che sta oltre il denaro, più ricca, meno stretta nelle maglie dello scambio. E questa condizione comporta richieste di riconoscimento e di amore, rispetto alle quali il dio-denaro e i suoi sacerdoti appaiono muti, ciechi, irresponsabili e del tutto inadeguati – anche quando si sottomettono al giudizio di San Standard & poor’s o si sciolgono in lacrime in diretta tv.
Tempo, Spazio, Storia, Grande Finanza e danaro, sempre più danaro, non sono una risposta per una Terra così bella ed un pianeta in bilico. E’ il momento in cui la geniale invenzione delle banche, delle borse e della grande finanza sacralizzata e ormai globalizzata rivela la sua deficienza, se non idiozia essenziale – che viene rapidamente coperta dalla veglia delle ragioni del Mercato, una veglia della Ragione che non cessa di generare mostri – come per esempio l’orrendo Spraedum – ma che permane immobile, inguaribile, invisibile sino alla prossima crisi.
Il rischio è che – al culmine dello sviluppo della società dei consumi – la promessa di una completa liberazione dal bisogno comporti – con le parole di Elvio Fachinelli, a cui si deve la nozione di “desiderio dissidente” e la distinzione fra “gruppo di bisogno” e “gruppo di desiderio” – una prospettiva inaccettabile: “la perdita di sé come progetto e desiderio”, l’accettazione passiva di un sistema finanziario arrogante, sacralizzato e sacrificale “la cui regolazione è già prevista in anticipo”.
Per fortuna o sventura,“la rivoluzione, come il desiderio, è inevitabile e imprevedibile, e non finirà mai di sconvolgere i custodi del terreno dei bisogni”. Specialmente sulla sponda Sud del Mediterraneo, dove – a differenza della vecchia Europa, penisoletta dell’Asia – vive una gioventù verdeggiante, a un tempo esaltante ed oppressiva, in piena effervescenza. Come osserva lo psicoanalista franco-tunisino Fethi Benslama, “la rivoluzione è nata da un angolo morto”. Si è scatenata, improvvisamente, in una zona inaccessibile al campo visivo controllato dal sistema. E poi, captata dalle organizzazioni islamiste, è rifluita nel tentativo, dagli esiti imprevedibili, di restaurare la sharia e il sacro allucinato.
Per noi, vecchi europei sempre in partenza, erranti e molto disponibili, E’ L’ORA DEL CLISTERE.
Secondo la Cei, le impressionanti manovre di Monti introdotte nella popolazione per non far soffrire il Mercato potrebbe tradursi in “una iniezione di fiducia per il Paese tutto, che non solo ne ha bisogno, ma anche la desidera”.
Ma come, davvero si crede che nel “Paese dei corrotti” ( oltre che di una società letterata italiana, medio-italiana e medio-europea, sedotta dalla barbarie, per noia o per sazietà) l’ideale sia davvero quella di morire – come pare sia accaduto a Lutero – sotto un clistere introdotto dai sacerdoti della Finanza? Immobili, muti e bianchi per sempre sotto il peso della nostra arrogante ricchezza e della sua difesa ad oltranza ?
Si vede che la riduzione del desiderio a gestione “ottimale” dei bisogni della cosiddetta “gente” è un passaggio molto delicato e molto importante.
A presto Valer.
Commento di Gianni de Martino — dicembre 7, 2011 @ 7:20 pm |
Secondo la Cei, le impressionanti manovre di Monti introdotte nella popolazione per non far soffrire il Mercato potrebbero tradursi in “una iniezione di fiducia per il Paese tutto, che non solo ne ha bisogno, ma anche la desidera”.
A presto Valter, un abbraccio.
Commento di Gianni de Martino — dicembre 7, 2011 @ 7:27 pm |
Avere bisogno di un clistere non è peccato.
Commento di Gianni de Martino — dicembre 7, 2011 @ 7:29 pm |
Una delle più grandi soddisfazioni nella vita è mettersi paziente ad aspettare il momento in cui vi dicono (implicitamente, ovviamente): “Avevi ragione”!!!
Come un riccio, proprio come un riccio! :-)))
Commento di Sini — dicembre 7, 2011 @ 10:05 pm |
ti ci metti anche tu a fare lo stronzo
che periodaccio
già uno regge l’anima coi denti
Commento di dariaccio — dicembre 7, 2011 @ 10:22 pm |
Ti seguo da un po’, Valter.
Ogni tanto mi sono chiesta anche perché, giacché, seminate tra le tue parole, spesso le tue ‘illusioni’ germinavano semi a me indigesti.
Letto questo, però, ho capito anche perché l’ ho fatto.
Grazie, e, spero, a presto rileggerti.
Commento di Morena Martini — dicembre 7, 2011 @ 10:34 pm |
«Aspetta, Rhett… Rhett… Se te ne vai, che sarà di me, che farò?»
La vita non è un film. Ma se fossimo in un film sarebbe “Via col vento”, nelle scene finali in cui Rossella si rende conto che Rhett era probabilmente il suo vero, inconsapevole, amore. Ma è ormai troppo tardi: stanco dei suoi capricci, Rhett il bugiardo la lascia sulla porta di casa, rispondendo alla domanda di Rossella con la famosa frase:« Francamente, me ne infischio. »
Memorabile è anche la frase conclusiva, pronunciata da Rossella O’Hara : « Tara… A casa… A casa mia! E troverò un modo per riconquistarlo. Dopotutto, domani è un altro giorno!»
I
Commento di Gianni de Martino — dicembre 7, 2011 @ 11:24 pm |
Commento di Gianni de Martino — dicembre 7, 2011 @ 11:32 pm |
Non mi viene. Era una parodia molto divertente di “Via col vento”. Riproverei un altro giorno…
Commento di Gianni de Martino — dicembre 7, 2011 @ 11:35 pm |
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=-WTNFuF6qiA&w=420&h=315
Commento di girolamo — dicembre 8, 2011 @ 2:47 am |
Valter,
sono già abbastanza attapirato, pure tu, chiudi bottega.
E dire che, con passo di lumaca, la prima bozza della bozza della mia non-recensione ai 10 motivi stava pure procedendo…
Commento di lycopodium — dicembre 8, 2011 @ 9:16 am |
ci hai preso in giro…?
questo è imperdonabile!
solo per questa colpa dovrai recitare il MEA CULPA almeno 30 volte ogni giorno fino a Natale!
(:-)))
(ti aspetto sulla barena).
Commento di carla — dicembre 8, 2011 @ 9:50 am |
Non comprendo i motivi reali di questo saluto: cosa è successo di tanto impellente che
ti ha costretto ad una sVolta decisiva e, per come la poni, del tutto irreversibile?
Se questo epilogo non fa parte di una tua specifica volontà , credo che per te si
profilino nuovi e migliori orizzonti (già, e non il contrario). Benedici allora il
divino elemento cangiante, il crine d’approssimazione naturale che a nessuno è dato
di comprendere o controllare a proprio arbitrio.
Detto fra noi, non ritengo un danno incolmabile la chiusura di questo spazio – come ti
scrissi profeticamente in una dimenticata lettera di fine agosto – troppo dispersivo,
confusionario e veramente poco adatto algli sviluppi di un confronto calibrato per
costruire idee. Senza negare con ciò che, molto spesso le tue proposte avessero
l’impagabile facoltà di pungolare meditazioni vitree e rimestare sedimenti inerti dai
limacciosi fondali della coscienza. Per me, un vero scempio darli in pasto alla rete.
Per chi ha intrapreso e condiviso in questi tempi un determinato spirito comunicativo,
suppongo che il riferimento letterario, professionale e soprattutto, umano, rimanga
solido. Lì non c’è coercizione familiare che tenga, non c’è fall out di lacrime o
rimpianti, non ci sono compromessi nell’eterno salto quantico dello spirito, dove la
verità dismette il suo drappo di vergogna e ti dice che non c’è via di mezzo: da questa
parte o da quella! Perchè le mezze verità non sono Verità parziali ma solo menzogne
tutte intere.
Commento di fabio painnet blade — dicembre 8, 2011 @ 10:13 am |
mmm, bah, boh! sarà!?
allora addio allo sciamano delle brughiere.
un abbraccione
gunny
ps: perchè mi viene in mente la scena di amici miei,
dove il conte mascetti tognazzi fa un discorso grave e definitivo
alla sguinzia diciottenne per troncare, e lei risponde
(parafrasi per l’uopo)
“oh bischero ti rileggo lunedì a mezzodì”
“a mezzodì no perchè c’ho un impegno,
ma all’una son libero”
ciao a tutta la tribù
Commento di gunny1958 — dicembre 8, 2011 @ 11:27 am |
Ecco, appunto, show must go on. Tanto prima o poi andava scritto.
Come ti dicevo poc’anzi: questa è la rete. Bha!… sigh!…burp!…flop…
Commento di fabio painnet blade — dicembre 8, 2011 @ 11:39 am |
Che tu ci abbia preso in giro non ci credo manco un po’.
Se c’è qualcosa che non va è andata bene, mi dispiace davvero. Ti seguo molto, mi piacciono le tue opere e le tue riflessioni.
Secondo me, hai suonato per troppo tempo delle Telecaster. Passa alla Les Paul: tornerai felice!
Arrivederci.
Commento di The Daxman — dicembre 8, 2011 @ 11:47 am |
… e ci vediamo in piazza Valter?
Commento di aiace — dicembre 8, 2011 @ 12:35 pm |
La leggo da un bel po’, anche se avrò commentato un paio di volte. I ragionamenti di Valter Binaghi erano per me uno di quegli sguardi da prospettive inedite, quelli che, proprio perché diversi o opposti al tuo, servono a tener in funzione il cervello. E mi mancheranno, anche se spero di ritrovarli presto su carta.
Uno gnosticaccio impenitente
Commento di Zimisce — dicembre 8, 2011 @ 5:55 pm |
Il peggio che doveva ancora venire è proprio questo. Frutto di tutto il prima. Chiudere come una forma di crisi. Ritrarsi per testimoniare ancora qualcosa. L’autenticità dei rapporti familiari ad esempio. La tristezza del momento. Ci sto pensando anch’io, ma più che a un addio, a una forma di dedizione austera, molto più calibrata, in linea col momento di redini, fruste, e rimedi impietosi. Sperando che si riducano al margine i tempi dell’apparenza, che emerga il bisogno di sostanza, proprio passando per queste cure che prendono a schiaffi chi beve, balla e canta, chi lo ha fatto quanto meno (anche solo come forma di accecamento “consapevole”), chi non ha capito che la corsa spericolata alla fine davanti trova sempre sempre un suo muro. La maggiore pena per i poveri sempre più poveri, anche semplicemente come riverbero della stretta su classi medie. Ancora pena per i lavoratori, quelli veri, già stanchi e provati che davanti vedono una strada di lavoro ulteriore così lunga che a loro per primi viene da piangere. Spero in migliorie della riforma che peschino dove c’è ancora da pescare perchè si abbia forte la visione. la consapevolezza. la volontà che al momento dei sacrifici (ai quali non molti sono abituati) non vi sono forme di salvaguardia che tengano, che appaiano socialmente come ingiustificati privilegi.
Commento di loredana semantica — dicembre 9, 2011 @ 1:10 pm |
dai, non fare lo stronzo.
all’addio valter preferisco l’addio monti.
Commento di Ludo — dicembre 9, 2011 @ 5:56 pm |
Ti leggo da molto, ed ho letto il tuo libro, con profitto e soddisfazione. Mi dispiace che te ne vada, un’altra candela che si spegne dopo una lunga fila. Non ho mai avuto l’illusione che fossimo una democrazia, perchè tu mi insegni che tutti i regimi politici sono oligarchici: poi l’oligarchia può essere una agenzia di rating piuttosto che gli apparati del partito comunista piuttosto che nobiltà e clero ecc ecc.
Contro noi cristiani però le armi di Tremonti e Fornero sono spuntate. Non possono toccarci nelle cose che contano, anzi la frugalità forzata dei prossimi anni potrebbe per molti essere l’occasione di affrancarsi dall’idolatria e dal feticismo del possesso. Voglio sperarlo.
Ti saluto con gratitudine e con la speranza di risentirti presto.
“I miei persecutori non vinceranno, confusi resteranno, non prevarranno.”
Commento di Paolo E — dicembre 9, 2011 @ 7:28 pm |
Sono perplesso. In ogni caso, good night and good luck, Valter.
Commento di Fabio Brotto — dicembre 9, 2011 @ 8:05 pm |
La sovraesposizione nuoce molto a uno come me. Svapora quel poco di anima che c’è nelle cose che dico e che scrivo, e soprattutto serve ascoltare in profondo prima di continuare a parlare. Però è bello sapere di avere tanti amici.
Commento di vbinaghi — dicembre 9, 2011 @ 9:55 pm |
almeno un colpo l’hai battuto!
un suggerimento procurati il dvd di la vita a modo mio, e te lo riguardi,
e gunny, e te lo vedi (è praticamente un dialogo platonico inedito).
molte anch’io ho spacciato l’enorme rinuncia
come una mia palingenesi e iconoclastia per eventuale purificazione … cazzate.
quando ti fermi, ti giri e vedi occhi che dipendono da te,
fossi anche il zenone enrico maria salerno dell’armata brancaleone sul ponte,
una cosa sola hai da fare, con il bastone indicare la strada …
fa niente se il ponte si sfonda
… hai menato tanto il torrone sul concetto di gerarchia … e che cacchio
gunny
Commento di gunny1958 — dicembre 9, 2011 @ 11:19 pm |
La vita a modo mio l’ho visto.
Figata.
Commento di vbinaghi — dicembre 10, 2011 @ 1:50 am |
[...] accennato alle grandi narrazioni perchè è proprio il punto fino a cui Valter Binaghi è arrivato nell’analisi del nostro tempo, decidendo poi di chiudere il blog, e privando [...]
Pingback di Il ratto d’Europa « Altrecorrispondenze — dicembre 10, 2011 @ 11:17 am |
Peccato, Valter. Ho commentato poco ma ti ho letto spesso.
Ci si vede nella mischia!
Commento di MicheleG — dicembre 10, 2011 @ 3:41 pm |
Ho sempre letto con interesse il blog, credo mi sia stato di aiuto
grazie
ciao,k.
Commento di k. — dicembre 11, 2011 @ 9:55 pm |
Ehi, io ritorno per qualche giorno e tu chiudi? Se hai deciso in questo modo avrai le tue buone ragioni e le buone ragioni non si discutono. Vedo di organizzarmi e provare a passare per una pizza e due chiacchiere.
Ciao Blackjack.
Commento di Blackjack — dicembre 13, 2011 @ 12:58 pm |
Di solito se la realtà non va come ce le eravamo immaginata non è colpa della realtà, è colpa del nostro essere uomini finiti, di scarsa e fede e scarsissima immaginazione.
In ogni crisi c’è un positivo da scoprire. Ogni crisi c’è per farci ripensare e ricostruire. Meno male che ci sono le crisi.
Siamo tutti cattivi soggetti. Se no, che gusto ci sarebbe ad essere cristiani?
Commento di Berlicche — dicembre 13, 2011 @ 7:28 pm |
…. i muri di gomma fanno male. Ma non uccidono chi ci sbatte contro. quindi arrivederci e non addio. lorella
Commento di lorella — dicembre 14, 2011 @ 10:29 pm |
‘Cattivo! Perchè non ti risvegli?’.
epitaffio funebre sul sepolcro di un fanciullo.
Autore dell’opera : Luigi Sartorio 1887.
Cappella Devoto Cimitero monumentale di Bonaria.
Commento di fabio painnet blade — dicembre 15, 2011 @ 8:09 am |
errata corrige: Giuseppe Sartorio (scultore riminese)
Commento di fabio painnet blade — dicembre 15, 2011 @ 8:13 am |
Bisogna essere fuori per poter entrare.
Commento di efisio — dicembre 15, 2011 @ 9:10 am |
E no che non torna. Ormai il Binaghi sembra aver levato le tende …
– La speranza (egoisticamente parlando), è sempre l’ultima a crepare. Sì sa.
Non che auspichi un ‘ripensamento’ da parte sua, in realtà non lo vorrei nemmeno io. Sarebbe oltremodo crudele vederlo ritornare sui propri passi una volta operato una ‘frattura’ di questa portata. Perciò dico: ‘egoisticamente’.
In realtà credo che una distruzione radicale sia sistematicamente necessaria affinkè si possano ricostruire le basi del nuovo. La speranza è che il buon Valter abbia interiorizzato questa prospettiva e stia davvero pensando di ricostruire e ricostruirsi un’interiorità più combattiva, una volta passata la drogatura telematica. Se poi, alla fine ha finalmente realizzato che per aprirsi alla novità è necessario ‘distruggere’ quanto si è prima costruito, bene, me ne rallegro. Anche se, devo dire che dalle sue risposte non avevo intuito prima d’ora quanto approvasse le mie parole. Alla fine però ha compiuto l’atto più degno e significativo: ci ha dato una lezione! Questo è ciò che conta!
Ha chiuso baracca perché forse ha finalmente riconosciuto l’inutilità del sistema a cui si stava affidando, ha quindi compreso la vera funzione della rete, ne ha intuito l’implicito paradigma paralizzante, l’inconsistenza, la prospettiva deprivante sul senso del reale, per dirla con l’assunto del suo ultimo saggio. Allora spero proprio che si accinga a rinnovarsi nello spirito e nei progetti, anche se m’ha un po’ seccato alzare il culo dal suo comodo (ma in fin dei conti sproporzionato) salotto. Fpb.
Commento di fabio painnet blade — dicembre 15, 2011 @ 3:28 pm |
… restituisco la cortesia dei ‘burp’
‘… drogatura telematica …’, ‘… ha finalmente riconosciuto l’inutilità del sistema …’ ed ancora
‘… vera funzione della rete, ne ha intuito l’implicito paradigma paralizzante, l’inconsistenza, la prospettiva deprivante sul senso del reale …’
ma poi un blog (quello dell’amico Valter, per me, era il blog, ma è altra storia) è ‘… comodo … salotto …’.
Chiarirsi le idee prima, no è!?
gunny
ps: diceva un saggio ‘c’è sempre un puro più puro di te che ti epura’
,,, torno ai miei gulp sigh e sob
Commento di gunny1958 — dicembre 15, 2011 @ 3:41 pm |
Ragazzi, non facciamo il necrologio a uno che non è morto.
Ripeto: ho bisogno di ripensare all’opportunità di prendere parola in pubblico per dire qualcosa che abbia senso. Quindi me ne sto zitto, ascolto, cerco di spurgare quel tanto di esibizionismo gratuito da cui in 54 anni non sono mai riuscito a liberarmi del tutto.
Per esempio questo blog era nato all’inizio per contenere cose che non stavano nei miei libri, poi è diventato un modo per farli conoscere, poi un modo per scriverne altri impubblicabili, tipo saggi filosofici, non so, mi pare che i libri, miei e altrui, abbiano fatto il loro tempo. Tutto è così effimero oggi, forse val la pena solo di suonare, che la musica almeno ha in sè la sua gioia. Ma da un cuore arido non salgono note.
Bisogna ritrovare il passo lento della vita, fuori dalla tastiera, e sentire il rumore di una foglia quando cade, visto che la musica delle sfere celesti la sentiva Pitagora e io Pitagora non sono. Ma senza musica io non ci so stare.
E prima o poi, se Dio vuole, scrivo una canzone nuova.
Commento di vbinaghi — dicembre 15, 2011 @ 4:58 pm |
Ok, gunny le idee le chiarisco a te, tanto per cominciare.
gli attributi negativi non sono riferiti allo specifico blog del Binaghi, ma alla rete in generale. Se non l’avessi capito ho provato a riprendere l’oggetto di un capitolo del saggio di Valter sulla ‘narrazione’ che ho letto e apprezzato, ma in esso vi era un accenno al pensiero dello scrittore Antonio Scurati, che, come ben saprai, è piuttosto critico sulle potenzialità effettive della rete. Valter Binaghi ha ampiamente motivato il suo disaccordo nei confronti dell’autore napoletano (di nascita). ed io ho provato a comprendere se nelle sue disamine vi fosse del vero. tutto qui. La mia conclusione, sull’argomento specifico, è ovviamente divergente da quella di Binaghi. Però ora lui ha dato dimostrazione di fermezza ed io mi ritrovo a cazzeggiare qua in mezzo.Curioso eh? Ora hai qualche elemento in più per esprimere giudizi e per capire che, nonostante il mio scetticismonei confronti di questo mezzo di comunicazione, riconosco (o forse è meglio il passato prossimo) al DOCTOR BLUE enormi qualita’ (in quanto tale , non in quanto ‘blog’, Se Binaghi avesse tenuto una rubrica su un settimanale di grido sarei stati ugualmente un suo lettore, senza per questo dover apprezzare l’intero prodotto editoriale). Insomma, Doctor B era di gran lunga anche il mio blog preferito, nonchè l’unico, tanto per capirci. Purtroppo però, una rondine non fa primvera. Il blog di binaghi ‘era’ dunque (per noi, egoisticamente parlando) comodo e accogliente sebbene, per il suo autore, non si dimostrasse il migliore degli strumenti per perseguire le sue ambizioni. Questo è solo un il mio parere, nulla di più.
legenda * Bha= prendo atto
sigh= peccato (lacrimuccia nostalgica)
burp= tutto digerito in un baleno
flop = (… libera interpretazione). oh Gunnyyyyy! non c’entravi nulla manco qua, anzi il tuo (primo) commento preva pure simpatico.
Una volta chiarito l’equivoco, potrei però chiederti se davvero consideri la rete qualcosa di più serio di un intrattenimento leggero ?
Quando un tema si fa importante si intraprende infatti la via della posta elettronica, che altro non è se non una lettera che ti arriva più in fretta. Ma per il resto l’essenza virtuale del mondo ridotto in pixel, può davvero ritenersi un elemento ‘deprivante’ ( termine e concetto di antonio Scurati, non mio.)
Commento di fabio painnet blade — dicembre 15, 2011 @ 5:25 pm |
ok fabio ricevuto, letto o interpretato male io allora, rewind,
a tua domanda? si, ma argomentare sarebbe lungo, meglio un ricordo e una spiega personale:
ricordo: al blog di valter (antefatto fondamentale: io e l’ospite valter, diciamo che abbiamo conoscenza
pluridecennale, e svariati anni di confronti teoretici e relativi teoretici vaffa reciproci,
anche se di semi nella mia cocuzza ne ha piantati ben più di uno, ma come sempre
accade c’è stato un break durato decenni) ci son arrivato in incognito,
un paio di mesi dopo che lo aveva iniziato, ci sono arrivato perchè … me lo ha detto il vento,
visto che col pc ci lavoro o cmq ci sto tutto il giorno, mi è venuto il sentimento di ricercare
qualcuno di caro … e senza sapere o ipotizzare il risultato,
evidente il suo agitare sulla tastiera provocava lunghe onde herziane.
prima che mi diate del vecchio alzy, che cmq incombe, e fuor di ricordo metafora, da sempre
son convinto che una possibilità, stretta spuria etero cattiva iniqua obbliqua, insomma non diretta,
sia sempre meglio di una adamantina iconoclasta impossibilità,
tradotto in brughierese (lingua delle brughiere ticino olona): putost che nient l’è mej ul putost
spiega: da anni son convinto che una delle più importanti cause del malessere dell’uomo e relativa società
sia la perdita del convivio e della comunità; alt, fermi tutti ma io son orso al 100% e allora …
per educazione accanto al mio privato, forse da sempre in stato di psicopatologia, ho visto
il pubblico come scuola, lavoro, piazza, bar, in mezzo ad altri ma non legato,
e visto che per me il cell/telefono serve solo per chiamare polizia, pompieri e dottori,
la email, a meno che l’interlocutore non sia un compagno d’arme e reduce o altrimenti una bella gnocca
mi annoia, e che la mia permanenza in facebook è durata molto poco, dal momento che lì la gente
sembra vivere esperienze solo per poterle postare e non viceversa, la rete e le sue produzioni
dove ci possa essere lo spirito di una singolarità comunicativa, è la piazza,
meglio è la piazzetta del tuo paese con chiesa farmacia municipio e osteria,
dove se ci passi tutti ti salutano, due chiacchere ci son sempre,
e un bicchier di vino o birra è l’unico obbligo …
senza bisogno di preparativi accordi e smarronamenti vari di orario …
risposto non so, certo occupato abusivamente spazio
buon tutto
gunny
Commento di gunny1958 — dicembre 15, 2011 @ 6:11 pm |
Ehi gunny prenditi pure il tempo che vuoi per ‘argomentare’, hai notato che oramai in questa landa ci siamo solo noi?. Ogni tanto binaghi fa capolino, sì ma con discrezione, non sembra poi interessato … Caspita! io sto ancora aspettando un commento sull’abiura di Messori. Eh, binaghi? Come la mettiamo? Per non parlare
degli appunti sul recente saggio che posso dire hai felicemente snobbato …nobbato…nobbato… bbato…bbato …bato…ato…ato …ato… o…o…o…o.
questo dev’essere l’eco del vuoto in cui si son perse le mie supppliche. Sigh. e ancora sigh. Ma tornando a Gunny, anche lui alla fine sembra accostarsi parecchio alle diffidenze del sottoscritto.
.Dunque mr gunny, non ho ben capito, però, se il mezzo telematico abbia giocato o meno un ruolo decisivo nel vostro incontro. Io credo che senza internet,vi sareste conosciuti prima, perchè teste come quella di Binaghi senza le dissonanze della rete ci sarebbero arrivate molto meglio…al cuore. Anzi ne sono assolutamente sicuro. Hai presente quella pubblicità da ben pensanti che l’ha menata tanto col povero Ghandi? Sì. insomma, la passavano in tivù qualche anno fa e più o meno recitava così : “chissà cosa avrebbe fatto (Ghandi) se avesse avuto i ‘nostri’ mezzi per comunicare”. E giù con i portatili a chattare sulle ossa del santo. La risposta più ovvia è che non avrebbe fatto un bel niente ! lo capirebbe anche un bambino. Meno male che la tecnologia informatica era ancora da inventare sennò chissà che bell’abitino gli avrebbero confezionato le fottute agenzie della contropropaganda britannica. La reclame non diceva che il mirabolante mezzo l’avrebbero avuto anche loro e che il poverino non avrebbe di certo potuto competere contro una superpotenza per l’appropriazione degli spazi digitali. Già, cosa ovvia. Ma perchè la pubblicità in questione non è mai stata oggetto d’attenzione in rete? se non altro per le stronzate che lasciava credere.
Ehi gunny vai tranquillo con la riservatezza, finchè nei post compaiono il nome e le malefatte del Valterone non mi sembra che poi stiamo abusando di nulla. Il ‘vecchio’ potrebbe pure gradire… a presto fpb
Commento di fabio painnet blade — dicembre 15, 2011 @ 7:57 pm |
Fabio, io e Gunny siamo compagni di Liceo, e poi di Università, quasi coetanei, e compagni di politica, quando chiamarsi compagni era quasi un sacramento.
Poi lui è sparito, ha cambiato città e un sacco di altre cose.
Io sempre qui, dalle parti del Ticino, mai dimenticato il Gunny, se non arrivava lui prima o poi lo andavo a cercare.
Scusa se non elaboro in teoria: Messori non mi interessa più di tanto, ma soprattutto ho scritto un saggio su filosofia e narrazione in 40 giorni, sono veramente saturo, ho quasi la nausea.
Ho bisogno di cose semplici, parole semplici, musica, famiglia.
Scusami.
Commento di vbinaghi — dicembre 15, 2011 @ 8:43 pm |
@ fabio painnet blade
A breve dovremmo allora aspettarci un nuovo blog, una nuova avventura di questo nostro apprezzato pensatore. Attendo con curiosità.
Commento di efisio — dicembre 15, 2011 @ 10:20 pm |
Mi spiace tantissimo, Proprio oggi avevo deciso di seguire il tuo blog un po’ più sistematicamente. Sono sempre in cerca di “diversi” (da me) che si lascino leggere senza produrre abrasioni. Spero in un ripensamento, A ogni modo tanti auguri per la tua vita “senza rete”.
Commento di broncobilly — dicembre 16, 2011 @ 6:41 pm |
non so che dire; neanche a me Messori interessa più di tanto, ma quello che a un certo punto della sua vita gli è successo,sì.
di solito io vivo cagandomi sotto dalla paura ; per tutto.
Auguri, ti voglio bene
Commento di filippo — dicembre 16, 2011 @ 11:00 pm |
@filippo
Io veramente parlavo di quello che aveva scritto non dei suoi guai.
Ma cosa gli sarebbe accaduto di tanto spiacevole?
Commento di fabio painnet blade — dicembre 16, 2011 @ 11:27 pm |
@efisio
– Aaaaaahhh !!!!! Che dici mai ? Gentile Efisio, consentimi questo strappo irriverente: ma allora non ci
siamo proprio capiti! Chi ha mai detto di un ‘nuovo’ blog? IO ho parlato di rinnovamento radicale, mica di brodaglia
riscaldata. Forse però non sono stato sufficientemente chiaro. Per esserlo dovrei però rifarmi al contenuto di vecchi
interventi e da quelli tentare di risalire al senso esatto del mio precedente post.
Ebbene, la determinazione di Binaghi – a mio sindacabilissimo parere – è dovuta (o ‘sarebbe’ dovuta, in mancanza di
conferma.) ad una reazione di difesa o ad una sorta di rigetto anticorpale di un corpo estraneo che ha necessità
di rimuovere dal suo sè. Non si tratta di tentare restauri, nemmeno conservativi, ma di ‘riformare’ qualcosa dall’interno.
Questo dovrebbe esser chiaro. Al momento non so bene se hai presente l’oggetto dissertato in precedenza.
Se ti va provo a sintetizzarlo in poche righe, ma lasciami tempo perché ora vado di fretta . ti saluto. fabiopb
Commento di fabio painnet blade — dicembre 17, 2011 @ 10:16 pm |
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…
Commento di fabio painnet blade — dicembre 20, 2011 @ 8:03 am |
valter binaghi Abbi la pazienza di prendere queste righe per quello che sono: una semplice puntualizzazione.
Nessun obbligo di replica dunque.
Davvero commuovente la saga dell’ amicizia con Gunnyi, ma veniamo al Messori, chissà che la faccenda nei suoi
sviluppi non possa interessare anche @filippo.
Del messori autore e delle sue vicende personali non frega poi niente a nessuno, diciamolo pure subito,
però bisogna in qualche modo tener conto delgli strascichi innescati dalla sorprendente ritrattazione di alcuni significativi passi
del suo primo testo (forse l’unico di rilevanza apologetica). Per il resto, la sua prosopopea o la storia noiiosissima e
devozionale della sua conversione non credo sia rilevante, posso solo immaginare quale tipo di
pubblico lo segua con tanto affetto, semplice affetto , per l’appunto. Però bisogna riconoscergli un grande coraggio nel
suo esordio, IPOTESI DI GESU’(1976).
Sulla sconcertante ‘abiura’ di Vittorio Messori Domandai un parere A BINAGHI mesi fa e, fin da allora, mi lasciò in
stand-by. Mi promise un commento che solo ora capisco impossibile. Se m’avesse risposto subito che non ne aveva voglia,
ci avrei dato un taglio e tanti saluti. Non avrei certo potuto biasimarlo. Come potevo? In fondo, lui era lui
mentre io non ero un caz.. Caro valter Non ti chiedo, oggi,una risposta su temi che reputi oltremodo pesanti, e forse
pure lo sono (però c’hai una bella faccia eh? dopo averci propinato quei blocchetti di trachite inverosimili su gnosi
e contrognosi, uno sforzo lo potevi pure fare… scherzo, naturalmente, hai tutto il diritto di non farlo, invece.),
consentimi però di riportare la mia tesi a beneficio di chi conosce i fatti, gli scritti di Messori o di chi si
interessa alla filosofia dei greci (ai danni della…) e che pertanto si sia posto le stesse domande che mi son posto
io. Non sarò stato mica l’unico a trarre determinate conclusioni, no?.
Ecco, in breve, la questione dribblata dal Binaghi.
Commento di fabio painnet blade — dicembre 20, 2011 @ 8:09 am |
ops! m’è scappato un ‘ invio’. riprendo dal punto precedente
Nella prima edizione del celebre libro ‘IPOTESI SU GESU’ ” Vittorio Messori riporta un passo tratto dai pensieri
di Blaise Pascal. In esso viene apertamente dileggiato il valore dellla filosofia greca come dottrina che ” non val
una sola ora di fatica”. Il richiamo ai famosi paragrafi delle orazioni paoline a Corinto, è un accostamento facile facile
per chiunque conservi ancora vaghe rimembranze catechistiche. Inoltre perfino nel trattato di Binaghi (chi è incuriosito
può richiederla direttamente a lui vbinaghi@alice.it), si parla di importanti influenze della tragedia greca sul modelli e
sugli schemi della narrazione. Ognuno può trarre le conclusioni che ritiene più opportune, tuttavia il mio interrogativo,
mosso da sconcerto e perplessità, proveniva soprattutto dalla lettura dell’ultima fatica del Messori in cui egli
dichiarava candidamente, in limpida e abberrante contraddizione con quanto precedentemente sostenuto, che Pascal
s’era – in fin dei conti- sbagliato. Sì, proprio così: s’era ‘sbagliato’. Nella prima ediz de IpotesiSG, egli avrebbe quindi
equivocato il pensiero del pensatore di Clermont?
A onor di precisione riporto quanto ho letto, Per messori dunque sarebbe stato addirittura Pascal ad aver, a sua volta,
fatto confusione o: ” ‘ equivocato” malamente il senso e il significato della dottrina filosofica di matrice ellenica. “-
Per questo motivo, oggi, non avendo maai letto precisazioni in proposito, mi
domando come si possa equivocare, o anche interpretare a naso, una frase
elementare come questa : ” TUTTA LA FILOSOFIA DEI GRECI NON VAL UNA SOLA
ORA DI FATICA. Non ancora appagato il Messori ha poi concluso il suo recente
libello in maniera ancora più deprimente:
…e sì che dovevo dar retta a quel tal prelato che fin dall’inizio mi sconsigliava
di trascrivere l’argomento. In pratica. egli perfino ammette il tentativo andato a vuoto
di una censura clericale sulla compromettenti considerazioni del Pascal in versione
antiellenista. L’autore all’epoca tenne fermo il suo timone, supportato da chissà
quale forza d’animo, pertanto ciò che il ‘primo’ Messori era riuscito con tanta
fermezza a diffondere e ribadire nella sua visione apologetica, viene ora – dal
vecchio e appagato scrittore – bellamente rinnegato. Inquietante no? Chi, al
posto mio, avrebbe chiesto un parere al grande Binaghi, una volta scovato
l’uscio del suo antro mefistofelico?
******************************************************************************************
Commento di fabio painnet blade — dicembre 20, 2011 @ 8:18 am |
Binaghi è alto di statura (1.87) ma la grandezza è un’altra cosa, caro Fabio.
Se mi chiedi quel che io penso della questione (cioè se si possa dire che tutta la filosofia greca non vale una sola ora di fatica), ti rispondo che culturalmente parlando è una sciocchezza. S. Tommaso d’Aquino ha dedicato tutta la sua vita a esplicitare al massimo i risultati del pensiero greco per metterlo al servizio della comunicazione teologica, e io nel mio piccolo insegno in terza liceo per un intero anno filosofia greca: non lo farei, se pensassi che non ne vale la pena.
Il punto è che l’intelligenza specializzata che i greci chiamarono episteme e noi scienza non sostituisce e non compensa la mancanza dell’amore spirituale, che per Pascal, a un certo punto della sua vita, divenne l’unico obiettivo meritevole di fatica. Girava con un medaglione al collo, in cui era riposto un appunto benedicente, preso nel momento fatidico dell’illuminazione: vi si acclamava il Dio di Abramo Isacco e Giacobbe, cioè l’esperienza storica di Dio, e non il Dio dei filosofi, cioè la riflessione sull’idea di Dio che anche un ateo o un cristiano tiepido come Cartesio può fare.
Detto questo, opporre la mistica alla teologia è una sciocchezza. Se Gesù disse di Maria che aveva scelto la parte migliore, non fu per umiliare Marta. Il mistico senza il teologo può elevarsi al settimo cielo, ma quando torna indietro e prova a comunicare ciò che ha esperito può far danni, perchè non ha il controllo del significato.
Commento di vbinaghi — dicembre 20, 2011 @ 5:13 pm |
Grande Binaghi. deus gratias
Mi piacerebbe poter ribattere con la tua agilità, ma ahimè non sono che un povero diavolo. Vorrei però, davvero trovare le parole migliori per
poter completare il mio pensiero e, al contempo, renderlo comprensibile. Non dovessi riuscirci Grazie ugualmente per la sollecitudine e la considerazione.
Commento di fabio painnet blade — dicembre 20, 2011 @ 7:02 pm |
I cattochitarristi come te non staccano la spina, se non per riattaccarla quando è il momento.
Ciao e a presto da Marcello Teofilatto
Commento di Marcello Teofilatto — dicembre 20, 2011 @ 7:22 pm |
bellissimo quesro tuo intervento, Valter!
sei grande…
Commento di carla — dicembre 20, 2011 @ 8:52 pm |
Egregio Prof Walter capisco l’indignazione,capisco che co stanno facendo clisteri molto prolungati in nome di una patria che,a cominciare da Berlusconi,e Bossi hanno tentato in ogni modo di sidtruggere per i loro interessi di azienda e di partito,capisco che il terreno è molto fertile perchè hanno sempre trovato un Paese che non sa dove andare,non capisco e non accetto la sua ritirata strategica che in quesro contesto di disorientamento peggiora questo contesto.Il discutere filosoficamente ma con grinta di tutte le cazzate che stiamo vivemdo è imerito che solo Lei può brandire.A quali finalità sociali e politiche questa svolta attuale,come viene condotta, può servire,quando i germi del disastro.prodotto sempre da uomini di potere ò servire?Politica di chiarezza,in che modo e per chi?Il Suo silenzio ,come quello degli altri che hanno prestigio,ci può maggiormente disorientare e incazzare.Quindi nulla!Sper di leggerla nuovamente con la combattività che le è propria.
Commento di alfredo1930 — dicembre 21, 2011 @ 2:38 pm |
@doctor blue alias VBinaghi
@fpblade
penso, innanzitutto che il modo in cui fabio pone la sua domanda può dar adito a incomprensioni. proverò
a fornire il mio contributo al problema che penso sia ben maggiore di quanto non trapeli dalle risposte,
piuttosto evasive.
Non credo che la critica fosse confinata al solo circuito della filosofia greca, penso invece che abbracci tutti
i valori proclamati dall’ellenismo. L’ellenismo è però il prodotto culturale di un’impronta di pensiero ben
precisa. Un primo problema eluso è quello del riconoscimento di una gerarchia quando si
parla di influssi fra sistemi, fra culture, a rapporti fra gli uomini…e anche riguardo alle parole.
E’ già piuttosto singolare che un cristiano non anteponga una premessa gerarchica. Fabio si pone su un piano
raziocinante (seppure in linea), perciò non so nemmeno se questa Gerarchia di cui parlo per lui abbia un senso,
per il resto mi sembra importante precisare che, per un Cristiano, il Cristianesimo non ha di certo bisogno
d’essere spiegato, mediato o interpretato, per il semplice fatto che si spiega da solo, vivendolo semmai…
Tutti condivideranno immagino, ma allora devono concludere nella maniera più ovvia, cioè che la filosofia
sia l’ultimo ed il meno neccessario degli optional per un cristiano, come dimostra S. Francesco
che ha sicuramente vissuto in modo cristiano senza sapere nulla di filosofia; la santità sembra dunque essere
indipendente dalla cultura in generale , da quella filosofica in particolare.
La filosofia è un prodotto dell’ellenismo o, viceversa, l’ ellenismo proviene anche dagli sviluppi della filosofia.
Non importa il rapporto di causa, ciò che conta eè il loro legame e la cultura che ne consegue.
(ideologia, l’inculturazione, la manipolazione culturale non poteva che esser ben presente
dal momento che il civilissimo mondo ellenico si preparava a invadere il mondo con la sua ben oliata
macchina da guerra che è stata il reich alessandrino. L’impero dunque non può non aver premesso
la sua storia senza un adeguato trampolino/supporto ideologico e pare ingenuo pensare che i grandi filosofi greci
non abbiano giuocato un ruolo importante nel confezionare il necessario apparato politico-ideologico.)
La filosofia era infatti sconosciuta nel mondo ebraico o ritenuta inutile per comunicare con Dio.
La Vergine Maria,sicuramente non esperta di filosofia, subito dopo l’Annunziazione, non sta in meditazione, isolata
e ritirata dagli avvenimenti del mondo? Come dice il Vangelo “In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la
regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.” manifesta la presenza di
Gesù nel suo grembo con qualcosa di pratico, di reale, di concreto e materiale, e non in qualche elucubrazione
ellenistico-filosofica per spiegare IL ‘MECCANISMO’ DELL’INCARNAZIONE
Purtroppo il cristianesimo in molti casi non imita la Madre di Dio, ma Aristotele o il nefasto platone.
La filosofia è scienza (questo non si discute). Si dice che la filosofia sia il tentativo dell’uomo di scoprire
Dio, ma senza la Rivelazione (il cristianesimo è infatti Dio che si rivela all’uomo),la filosofia diventa
una protesi inutile, diventa impotente!
Provo a mettere per iscritto il mio personalissimo (eretico?) punto di vista sul cristianesimo, che
mette in evidenza il significato della ricerca della divinità da parte dell’uomo. L’insegnamento di Gesù è mirato a far
risaltare l’importanza dei rapporti umani, piuttosto che l’indagine in generale e soprattutto quella mirata
ad analizzare l’imperscrutabile natura di Dio. Perchè l’obbiettivo di Gesù è quello di esaltare la qualità della vita,
in questa terra, cosa che può esser otttenuta soltanto attraverso i Suoi insegnamenti; sono questi infatti che
permettono l’accesso al Dio, sono qusti che ci rivelano Dio nelle vesti dei ppoveri, dei nemici, dei diversi e degli
ultimi più ultimi.
In seguito la centralità del cristianesimo si spostò dalla ricerca e dalla venerazione di Dio che ‘vive’ sulla terra
(e quindi della divinità che abita in ogni uomo), allo studio dell’essenza di Dio. In questo sua pratica analitica
la filosofia ha ottenuto solamente delle improbabili mappature sull’esistenza di Dio, ma di contrappeso ha limitato
l’essenza del cristianesimo alla ricerca della comunicazione privata con la divinità. Con questi mezzi ha dunque
rispedito Dio fuori dal mondo e fuori dalla storia e poco importa che poi ce l’abbia fatto rientrare come figura
profetica. La filosofia greca in oltre ha fornito il grimaldello degli illuministi per completare l’opera e
confinare Dio e il suo insegnamento nei cieli e allontanarLO definitivamente dal mondo.
Dice VBinaghi:
“Il mistico senza il teologo può elevarsi al settimo cielo, ma quando torna
indietro e prova a comunicare ciò che ha esperito può far danni, perchè non
ha il controllo del significato.”
Per richiamare dottor Binaghi ad un ordine di idee più congruo a quanto dice di ‘credere’ non farò altro che riportar-
lo semplicemente ai passi della la vita di Gesù. Come definire la funzione del Suo insegnamento,se non ascetica e
meditativa,e come definire la prticità e insieme la spiritualità dei consigli rivolti a favorire un profondo amore
tra gli uomini?. Il centro del cristianesimo è racchiuso nell’ultima cena con la lavanda dei piedi come insegnamento di
servizio verso il prossimo, nell’istituzione dell’Eucarestia per materializzare la presenza di Dio dentro di noi,
e nel Sacrificio sulla croce dove Ges&ugr ave; non rinnega l’umanità. La Resurrezione conferma la follia della vita di Gesù,
stoltezza per i greci,come unica via per la vita senza misura. Non noto in nessuno dei citati punti un accenno all’
importanza dell’approccio filosofico come fondamento o interpretazione del cristianesimo, o una particolare importanza
all’approccio mistico. Ciao a tutti.
Commento di efisio — dicembre 21, 2011 @ 3:15 pm |
leggo il post di efisio e sottolineo i punti in accordo. Quelli in opposizione invece mi sembrano chiari.
In sintesi @ efisio e @binaghi riconoscono che:
A) la filosofia greca abbia fornito buoni agganci anticattolici al mvimento ‘dei lumi’.
b) Ad un certo punto Dio viene rispedito nei cieli. Si sancisce che la sua casa si trovi in
un luogo elevato, troppo alto per l’animo umano vile e corruttibile.
c) Il Dio separato dal reale era una prerogativa degli dei greci che stavano sull’Olimpo e non
si ‘facevano’ carne umana.
d) credo binaghi apprezzi quanto il sottoscritto anche la definizione di ‘reich alessandrino’,
che fa sorridere e ci fa prender le dovute distanze dai fumettoni cinematografici che lui stesso
derideva nel suo interessante trattato sulla ‘narrazione’(disponibile tramite richiesta all’indirizzo vbinaghi@alice.it)
@efisio
Anch’io prendevo in esame le lettere di S.Paolo ai corinzi. Mi hai preceduto. Però vogliamo
ritenere anche quelle come frutto di un affermazione ‘sciocca’? Vogliamo ancora continuare ad ignorare
il filo di un collegamento solo perché non combacia con la fermezza di un solido impianto filosofico?
Non si corre il rischio di ricadere ancora una volta in quella viziatura rappresentata dall’applicazione
inconsapevole e sistematica di un preciso metodo analitico?
Ci siamo forse mai chiesti se la capacità d’osservazione del mondo e della realtà non provenga da un
indottrinamento sull’uso di una metodologia anzichè di un’altra?, o se il comune procedimento
di osservazione e catalogazione di dati preveda altri sistemi logici di applicazione?
Dovremmo chiederci allora se la convinzione che vi sia soltanto ‘un metodo’ per indagare la realtà, non ci provenga direttamente da un abbaglio collettivo ( ideologico, quindi) indotto per coercizione educativa
e quindi, scolastica.
Esiste insomma una maniera diversa di rapportarsi alla realtà fisica, ovvero un sistema per
affrontare i problemi pratici secondo una coscienza analitica e un apparato logico matematico
non conforme alla didattica scolastica? Questo orientamento analitico porta o no alla concezione
‘standardizzata’ dei fenomeni naturali (in altri termini : a ricercare nella natura un andamento per fasi
cicliche, deducibile per sintesi?
Ho trovato alcuni passaggi di un racconto piuttosto attinenti al tema. Il linguaggio mi è sembrato accessibile
e i concetti alquanto importanti, a mio avviso.
La formula dialogata forse si presta meglio a sciogliere alcuni equivoci.
Un medico si confronta con un suo paziente, un fisico delle particelle. Quindi ‘scienza medica’ contro fisica
nucleare, o giù di lì. L’oggetto della discussione principia da Blaise Pascal.
<< …domande e risposte si susseguivano senza interruzioni. Era nelle modalità discorsive del professore, una deformazione che gli proveniva dai trascorsi universitari.
– “La parola francese “Hasard” – radice originaria del termine italiano ‘azzardo’ – significa caso. Non trova curioso, allora, che una lingua latina, utilizzi un richiamo etimologico tanto recente? Ciò però si può spiegare col fatto che i primi studi codificati sul calcolo delle probabilità, definite dai ‘meccanismi’ dei giochi d’azzardo, abbiano preso spunto dal genio di Blaise Pascal e del meno noto Pierre de Fermat che, giust’appunto, erano francesi. L’accademia scientifica dell’epoca, piuttosto che disporsi ad un riscontro, minimizzava e denigrava le loro ricerche. Che impudenti, stolti e boriosi fin d’allora! Ma quelle intuizioni nel tempo portarono a risultati di gran peso. A questo punto le diffidenze accademiche, tutte quante, finirono per vacillare…”
" … sapeva che al suo ritorno avrebbe trovato le stesse recidive a cui si sarebbero sommati i rischi di un pesante tracollo. Egli continuava comunque ad assecondarlo nel tentativo di evitare il peggio.
– <> Il ‘germe dell’ incertezza’ di cui gli aveva parlato e fornito una precisa connotazione, gli agitava il sangue nelle vene. Da quel momento in poi avrebbe compiuto una serie di errori e cercato più volte di prevedere le mosse delle persone, che gli sembravano peraltro scontate, senza mai cogliere nel segno. …”
– … allora, ricapitoliamo: abbiamo detto che i significati sono importanti ma le culture che ce li forniscono sono, o meglio, sarebbero molteplici. Ho detto bene Hector?>>
– <>
- <>
– <>
– <>
- <<Ritengo di sì. Quando però l’intelligenza si attiene al vincolo deduttivo le altre modalità vengono messe al bando, abiurate dalla ragione. – CONTINUA –
Vi trovo parecchi riferimenti col nostro discorso. Interessa il proseguo?
Commento di fabio painnet blade — dicembre 21, 2011 @ 3:27 pm |
citazione:….
“Ci siamo forse mai chiesti se la capacità d’osservazione del mondo e della realtà non provenga da un
indottrinamento sull’uso di una metodologia anzichè di un’altra?, o se il comune procedimento
di osservazione e catalogazione di dati preveda altri sistemi logici di applicazione?
Dovremmo chiederci allora se la convinzione che vi sia soltanto ‘un metodo’ per indagare la realtà, non ci provenga direttamente da un abbaglio collettivo ( ideologico, quindi) indotto per coercizione educativa
e quindi, scolastica.”
in termini dialettici, di tutte le categorie di cui sopra troveresti certamente accordo o disaccordo ma secondo un filone metodologicamente simile. Ma troveresti “letteralmente” ed entusiasticamente d’accordo (sul senso della domanda) uno sciamano siberiano.
Ciao
Commento di aiace — dicembre 22, 2011 @ 12:25 am |
senti @ aiace, siccome la questione dell’ultimo post tira avanti da un pò e temo non ne sia venuta fuori chiaramente, potresti
aggiungere qualche altra piccola considerazione al tuo intervento?
Provo a condensare il succo : Tutto parte dal saggio di Valter Binaghi sulla ‘Narrazione’, non so se hai presente. Il cardine del confronto – In soldoni –
ruota sul principio di utilità dell’indagine filosofica, quella di matrice ellenica per l’appunto, che secondo alcuni bloggher (fra i quali il sottoscritto) andrebbe in
piena contraddizione col pensiero cristiano. Se concordassimo con Binaghi su questo aspetto, automaticamente verrebbero al pettine molte questioni riguardo
la contaminazione culturale, o perfino riguardo la ppossibilità di creare un pensiero d’opposizione al contesto dei tempi con cui tentare di assediare la
contaminazione indotta dai prodotti virtualizzati della rete. Questo assunto di prtenza, non è mio, ma di Antonio Scurati. Il trattato sulla narrazione che
per un periodo Binaghi ci ha offerto gratuitamente (ma se glielo pubblicano la pacchia è finita), ha dedicato ampi spazi a questo scrittore, non
condividendone però il costrutto. Binaghi dal canto suo gli ha opposto invece una costruzione analitica a suo dire più efficace NELL’INDIVIDUARE LE VERE
CAUSE del degrado attuale RISPETTO ALLA ‘frattura’ fra reale e narrazione.
Detto ciò, (tutto riportato credo esaustivamente negli interventi antecedenti), io ho cominciato a notare la possibilità vi fosse, dietro questo appiattimento
della cultura occidentale per i valori della civiltà ellenica, una sorta di predisposizione all’apprendimento di una determinata logica d’osservazione. Questa predisposizione viene formata e coltivata nel contesto formativo educativo (e dove senno?). Fin qui mi sembra abbastanza chiaro.
Ora, si da il caso che a questo atteggiamento culturale all’apprendimento della logica matematica classica (l’aritmetica e la geometria euclidea) l’intel-
letto mantenga anche potenzialità analitiche che fanno capo alla probabilità, ovvero, alla capacità di indagare le dinamiche naturali attraverso prospettive
adattate ad un calcolo probabilistico . Rimarco che l’indagine probabilistica e quella matematico-deterministica poggiano su due principi di valutazione della fenomenologia fisica completamente diverse: da qui il concetto delle due culture. In definitiva (non sono io a dirlo) la conoscenza passa attraverso diverse
modalità d’analisi, e quindi se fin da bambini siamo indirizzati in un certo modo poi nell’età adulta sarà più facile subire le seduzioni di alcune forme di cultura piuttosto che di altre, rispetto quindi all’arte, alla letteratura o anche rispetto all’interpretazione in generale. Ecco che, in un impero/reich che si preparava ad
invadere il mondo L’IMPOSIZIONE DI UNA CULTURA DETERMINISTICA A FORTE PROPENSIONE OMOLOGANTE (che finanzia e sviluppa dottrine molto
utili all’attività bellica, come la balistica, la meccanica etc.-, ma poggia su un principio di totale virtualità***) si poneva – e si pone tutt’oggi – come preciso
obbligo politico. ,
*** questo sì che andrebbe sviluppato a fondo
Commento di fabio painnet blade — dicembre 22, 2011 @ 10:54 am |
Porca miseriaccia! Sto facendo un gran casino col copy-incolla. provo a postare ancora
nella speranza di ottenere un miglior risultato. Poi, forse, credo sia arrivato il momento di salutare davvero;
tanto, mi sembra che più di cinque righette di circostanza non sia disposto a batterle nessuno. sob!
Tutto parte dal saggio di Valter Binaghi sulla ‘Narrazione’, non so se hai presente @aiace.
Il cardine del confronto – In soldoni – ruota sul principio di utilità dell’indagine filosofica, quella di matrice
ellenica per l’esattezza, che secondo alcuni blogger (fra i quali il sottoscritto) andrebbe in piena contraddizione
col pensiero cristiano. Se concordassimo con Binaghi su questo aspetto, automaticamente verrebbero al pettine
parecchi dubbi riguardo il degrado dei valori, o perfino rispetto alla possibilità di creare un pensiero critico
sulla contaminazione indotta dai prodotti virtualizzati della rete.
Questo assunto di partenza, non è mio ma di Antonio Scurati. Il trattato sulla narrazione che per un periodo Binaghi
ci ha offerto gratuitamente (ma se glielo pubblicano la pacchia è finita), ha dedicato ampi spazi a questo scrittore,
non condividendone però il costrutto teorico. Binaghi dal canto suo gli ha opposto invece una riflessione analitica, a
suo dire, più efficace NELL’INDIVIDUARE LE VERE CAUSE rispetto alla divaricazione fra narrativa e realtà.
Detto ciò, (tutto riportato, credo esaustivamente, nei post antecedenti), ho cominciato a notare la
possibilità vi fosse, dietro questo appiattimento della cultura occidentale sui valori della civiltà ellenica,
una sorta di vizio di apprendimento dovuto alla maniera di applicare una determinata logica d’osservazione.
Questa predisposizione ‘viziata’ verrebbe quindi conformata e coltivata nel contesto scolastico-educativo (e dove
senno?). E Fin qui mi sembra tutto abbastanza chiaro.
Ora, si da il caso che, insieme a questo atteggiamento culturale orientato sull’apprendimento della logica matematica
classica (l’aritmetica e la geometria euclidea), l’intelletto conservi, in latenza, ulteriori potenzialità analitiche facenti
capo alla teoria probabilistica, ovvero, alla capacità di indagare le dinamiche naturali attraverso prospettive
soggiacenti al calcolo delle probabilità. Rimarco che l’indagine su base probabilistica e quella su base
matematico-deterministica poggiano su due principi di valutazione della fenomenologia fisica completamente diverse:
da qui il concetto delle due culture ben rappresentato nei ‘Pensieri’ di Blaise Pascal.
In definitiva (non sono io a dirlo) contestualmente all’arco storico è stato osservato che, nelle logiche egemoniche di un
impero/reich che si preparava a colonizzare il mondo, l’imposizione di una cultura DETERMINISTICA a forte vocazione
OMOLOGANTE ( La solita presunzione demagogica dei ‘portatori di civiltà’.) si ponesse come prerogativa politica
obbligata. Aggiungo di mio che , dietro il condizionamento ideologico si promuove inevitabilmente anche il
finanziamento e l’impulso alla ricerca in settori strategici quali la meccanica, la balistica, l’elettronica etc..
Tutte queste dottrine suggeriscono e introducono modelli di rappresentazione del reale (robotica, teconologia
aereo-spaziale) completamente asserviti al criterio di virtualità***. Questo vorrà pur dire qualcosa.
CONCLUSIONI
Secondo quanto già detto, possiamo ribadire che
A) che la conoscenza umana può determinarsi attraverso
modalità d’analisi differenziate.
B) Il tipo di modalità può essere orientato per induzione, cioè se da bambini veniamo educati a sfruttare e affinare un particolare metodo, in seguito da adulti ci sarà più facile avvertire le seduzioni di alcune forme di sollecitazioni culturali piuttosto che altre. Verosimilmente nutriremo preferenze specifiche su prodotti dell’ arte,della letteratura, o anche rispetto alla maniera di
interpretare i fenomeni, e gli eventi in generale.
Potrei introdurre infiniti esempi di ‘interpretazioni’ fisiche contraddittorie sul medesimo oggetto di studio,
ad esempio nel campo della dinamica umana (concetto di locomozione) di cui mi sono occupato per molto
tempo, ma preferirei non farlo in questa sede nel tentativo di mantenere il confronto più aperto possibile a
qualsiasi tipo intervento.
Mi aspetterei pertanto di ottenere risposte logiche piuttosto che formulazioni ristrette alle citazioni o a dati
inerenti la specifica preparazione professionale (sia umanistica, filosofica o scientifica), affinchè non si corra il
rischio di naufragare nelle secche di un dialogo fra esimi cattedratici in cui possa prevalere, come nelle
assemblee del sinedrio ebraico, lo spirito di autorità e del prestigio accademico anzichè quello del buon senso.
…
Commento di fabio painnet blade — dicembre 22, 2011 @ 7:37 pm |
Bhè, dal momento che siamo ancora qua:
auguri di Buon Natale.
Commento di fabio painnet blade — dicembre 24, 2011 @ 9:47 am |
Buon Natale a te e alla tua famiglia.
serse (lettore grato)
Commento di serse — dicembre 24, 2011 @ 10:46 am |
grato di che, Serse? non comprendo a fondo. Alludi a qualcosa
che trascende l’augurio natalizio?
Commento di fabio painnet blade — dicembre 24, 2011 @ 2:57 pm |
Ebbene si, maledetto painnet blade, mi hai scoperto!
Valter Binaghi è capobastone e maestro di chiavi della compagnia dell’anello circonflesso, nonchè principe della sacra confraternita dei liberi bloggatori.
Gli sono grato per le abbondanti prebende che mi ha elargito.
Ma va là, và.
Buon Natale anche a te.
Commento di serse — dicembre 25, 2011 @ 1:25 am |
… ahahahah! Ma si dai Fabio! rilassati!
Sembri sempre sul chi va là! E certamente sei animato dalla voglia di arrivare a qualche punto fermo. Ma non succederà interrogando qualche blog su internet, manco su questo. Qui, che è un ottimo posto, noi non facciamo altro che buttar lì i nostri dilemmi. Le risposte quelle con la R maiuscola, se arriveranno, nei nostri cuori saranno (… si, lo so, sembra proprio una cazzata detta così).
Buon Natale a tutti! anche a Valter che finge di non esserci!
Commento di aiace — dicembre 25, 2011 @ 3:05 am |
An’vedi stì filibustieri: m’hanno proprio fatto fesso.
Auguri anche a voi uomini senza volto ma di pirito giocondo.
Buon Natale
Commento di fabio painnet blade — dicembre 25, 2011 @ 9:33 am |
In effetti, più che far finta di non esserci, sono a corto di parole.
Sto leggendo “Il Cristo Zen” di Raul Montanari, e penso come lui che nel silenzio della meditazione molte parole diventano inutili, e quelle che restano ridanno un senso al mondo.
Buon Natale a tutti.
Commento di vbinaghi — dicembre 25, 2011 @ 10:42 am |
Ma vaffanculo, che ti credevi di cambiare qualcosa? di scalfire la cultura italiana berlu-schizzata? e adesso che cazzo è successo che ti ha illuminato interiormente sul fatto che siamo tutti qui a smanettarcelo mentre i satanisti finanziari si spartiscono le croste di formaggio e le lische di questa società di merda.
Che c’è non ti senti più utile? e quando mai lo sei stato, quando mai lo sei stato politicamente, socialmente, mmmh culturalmente?
Non hai mai sentito il termine “servi inutili”? “Vasi di argilla”? ma dove ti credevi di essere, nell’agorà di Atene, nel piazzale del Tempio, o nell’aulamagna di un’università di sociologia?
Nossignore, eri semplicemente al tavolino di un bar di periferia, dove tra pronostici sportivi, qualche gratta e vinci e un crodino, qualcuno si sedeva con te e parlava, discuteva, ascoltava e rispondeva, eri semplicemente nel posto dove si salvano i semi della civiltà, fuori dalla portata dei corvi e dei kapò, che con questo balsamo ci lubrificano i percussori delle mitragliatrici.
Chiude… che stronzo…
Commento di Mario Pandiani — dicembre 28, 2011 @ 4:09 am |
Buon Natale davvero! Scusate se m’intrometto, è l’ora della chiusura e non vorrei mettere bocca tra le vostre disgrazie… Ma dal nuovo esilio di Mario fa qui naufragio il sospiro e la traccia di un crepitante e magnifico stronzo ortodosso. Notevole! Cose del genere te le aspetteresti dall’intestino di Bukowski o di Aldo Busi, non di un cantore di melodie dei paesi lontani. Cose che accadono quando si chiudono i blog e si avrebbe voglia di un po’ di silenzio. ( E’ solo uno scherzo, Mario, non è il caso di prendersela – ma come mai a un “Buon Natale” hai risposto con un “vaffanculo” e un “chiude… che stronzo… ?”. Strano e magnifico! Si vede che avrà fatto effetto il clistère!). :-)
Commento di Gianni de Martino — dicembre 28, 2011 @ 9:07 am |
viva @Mario! finalmente uno ke parla chiaro e quindi cristiano. Un vaffanculo che vale i migliori auguri. Ke Dio ti benedica figliolo!
Le locande, i bar, le taverne , o quant’altro, possono esser al contempo sozzi ripostigli di vecchie spugne, raduni di perditempo e avvinazzati, ma anche covi di cospiratori, o perfino magnifici laboratori di idee avanguardistiche. Se questi luoghi, nel fetido humus della rete, si son rivelati alla sola portata di satimbanchi, menestrelli, barboni o letterati frustrati dall’indifferenza della grande distribuzione, è per il semplice fatto che, a costoro, è stata data accoglienza (sebbene il ‘democratico’ accesso non sia stato rifiutato a nessuno, sia chiaro.).
Un esempio? Vedi un pò più su la dinamica dei post che hanno portato ad un intervento di spessore, come quello di @efisio. Roba sana, senza fronzoli intellettuali, forse una delle cose migliori lette in questi ambienti. E Vedi un pò che fine ha fatto…: mangime per galline. Ecco allora che se non ti attieni alla tendenza conformista, salta subito fuori il diligente fariseo a redarguirti. Lo fa con l’arma della battuta, non col randello, ma lo fa. “Suvvia…” – egli è pronto a ribadire – ‘stì discorsi anche a Natale…” ; oppure: “no, non in un blog, per l’amordiddio!. Qui vogliamo solo stare in allegria ; o ancora: ” Per carità, meno pesantezza , meno robe pallose “… E via dicendo.
Ieri lo si faceva direttamente dal sinedrio, con l’aiuto di una bella fustigata, oggi son sufficienti lazzi di spirito e sberleffi, nel segno del buon gusto di maniera e della democratica libertà d’espressione. Tutto molto bello, ma il senso torna dritto dritto alla questione che sollevava quel tal @efisio : cioè l’importanza e l’umiltà di riconoscere le gerarchie. E’ una chiacchierata da fare altrove? non in un’osteria? Bene, ne parleremo al tempio fra i sapienti, o all’agorà di Atene (che il diavolo se li tenga tutti e due!). Ma sono state le persone ad aver deciso di attenersi al conformismo benpensante, sono loro ad aver rifiutato uno schema di rottura (parlo ovviamente del fenomeno generale, non dello specifico, ma fedele, campione di questo spazio telematico).
Anche il buon gusto e il rispetto richiedono l’intuizione di saper riconoscere il momento per la battuta (è una gerarchia anche questa). Io dico che l’umorismo è sempre ben gradito ma a contorno di una risposta seria, se seria è la domanda. Il resto sono
solo caciara farisea in una locanda di barboni, come faceva notare il buon Pandiani, di là sopra.
Commento di fabio painnet blade — dicembre 28, 2011 @ 11:00 am |
@Mario
Tutto vero, l’impotenza è frustrante e rivela malcelata superbia. Ma se uno si accorge di provare simili (ri)sentimenti non è meglio che si purghi un po’ e taccia, ricercando motivazioni più pure prima di ri-prendere parola in pubblico (perchè prima o poi lo faccio, tranquillo, non si trasforma una cicala in una formica, e poi le formiche mi sono sempre state sul cazzo!)?
Un abbraccio, Mario.
@Tutti
Buon anno.
Le munizioni scarseggiano, quando avremo finito le pallottole e gli assedianti saranno già sotto il portone, vorrà dire che impareremo a volare.
Commento di vbinaghi — dicembre 28, 2011 @ 11:43 am |
Binaghi! Ma sei talmente confuso da scambiare gli incoraggiamenti sinceri, per filippiche moraliste.
Bada che così facendo insulti quel buon uomo del Mario. Sto cominciando a comprendere il tuo conflitto.
Bada che tu, in futuro, dovrai ‘fare’, non limitarti a ‘parlare’ in pubblico. Passi pure questa locanda da
quattro soldi che hai tirato su con amore. Ne è uscita un cimitero per vecchi relitti,è vero!
ma ci hai messo cuore, cazzo! E si vede. Non ti rendi conto che va avanti da sola?
Anche se cerchi di tirar via la spina e l’encefalogramma fila via più dritto della schiena di quel fottuto
ragioniere di Palazzo Chigi. Il cuore batte. Il cuore ha un suo cervello dunque? Ti hanno insegnato così i dotti
luminari ellenici con cui ti impiastri la bocca?
Che ne è della greca conoscenza, quella che, povero te, t’ha portato a questo punto?
Questo moribondo non muore! Nemmeno senza cervello, non te ne avvedi?
Maledetto di un dottor Frankestein! A quel tale che mi chiedeva se andavo (come un fesso) a cercar risposte
per locande, ebbene voglio dire che la più importante delle risposte verrà proprio da qua. Sì, da questo luogo
infimo e dimenticato, confuso fra i tanti letamai della provincia, fra le tante parole dei parolieri di professione.
Salterà fuori proprio dal punto in cui l’ho cercata.
Questo luogo è un ‘campione’ significativo o una parodia ben recitata, se vuoi, e ci svelerà un fatto importante.
Non le tue parole Binaghi, ma il tuo spirito si rivelerà in una realtà e in una scelta esatta. Non puoi sfuggire,
o là o qua. Aut aut, l’eterno salto quantico, come diceva un tale dei tempi andati, prodigo di geniali ‘sciocchezze’,
nel rifiuto del metodo scolastico e nell’apertura al senso del cambiamento.
Insomma, se una testa dura come quella di questo magnifico colosso delle brughiere (traggo il vezzeggiativo
da questo sito), può operare, in sè, un cambiamento di tal portata, io dico: si può veramente SPERARE.
– In un mondo migliore, forse?
– Sicuro come Dio. Non c’è da dubitare. Ne sono arcisicuro! Son maledettamente arcisicuro di tutto.
Ora Binaghi fatti avanti, rivela dunque di che foggia è il tuo abito migliore: praticherai dunque la ovvia eutanasia
a questa tua creatura moribonda o lascerai che spiri da sola, nella volontà e nelle braccia di chi l’ha concepita?
. Vedi, aldilà dei referti clinici, dalle ultime battute, sta’ ‘Cosa’ non sembra affatto intenzionata a tirare le
cuoia. Impressione mia, siamo d’accordo, per quel che vale il parere di un vecchio straccione.
Di sicuro i luminari sapranno indirizzarti meglio, nel segno di Ippocrate, di Galeno e nel culo infetto dei loro
santi illuminati. Ecco, mi sembra già di sentirli, arrivare…hè per me s’è fatto tardi.Scusa se mi assento, vado a fare un goccio.
Commento di fabio painnet blade — dicembre 28, 2011 @ 1:15 pm |
Devi proprio volergli bene, Gianni, per lanciarti come un Valvert a chiedere soddisfazione a chi ha oltraggiato Ser Valter, e questo te lo accredito volentieri con riconoscenza, perchè anche io gli voglio molto bene.
Ora, però che ho svelato l’affetto che bruciava sotto le mie trivialità, devo anche dire, come de Guiche; Però costui alla fine annoia.
Dopo averci oppresso con l’antiberlusconismo e con la filosofia, adesso ci dice che avevano ragione i complottisti e siamo finiti dalla padella nella brace, e si chiama fuori, che non essendoci più nella scena politica un punto di riferimento in cui sperare non serve più parlare.
Brunetta a 8 e mezzo dopo che la Gruber gli ha mostrato un video di Crozza, si chiedeva; ma è un commentatore politico o un comico? perchè nel primo caso ha detto delle cazzate, nel secondo rido.
Guarda Gianni, per amore di Valter mi sono persino messo in panni che mi stanno parecchio corti, tu dici che non si risponde a un “buon natale” con un “vaffanculo”? ma forse tu non frequenti i bar di periferia, che Valter invece conosce bene, dove tra amici ci si insulta, tra bluesman l’affetto è virile, le sdolcinerie un insulto.
Lui, vedi ha voluto aprire un negozio di musica classica in Maxwell street, e adesso chiede scusa, dice che si è sbagliato, vuole chiudere, ma io non ci credo, tirerà giù la serranda a metà e si siederà sul marciapiede con l’armonica, come fa adesso, che continua a rispondere ai commenti invece di mandarci tutti a stendere e ubriacarsi fino a che sua moglie viene a riprenderselo sospirando.
Commento di Mario Pandiani — dicembre 28, 2011 @ 6:04 pm |
Eppure anche questo accadeva (quando avevo ancora un fegato).
Adesso che me n’è rimasto un terzo scarso, mi concedo due prosecchini alla settimana.
Il secondo è per San Silvestro, il primo adesso alla vostra salute.
Prosit.
Commento di vbinaghi — dicembre 28, 2011 @ 6:30 pm |
@ Mario.
DE VALVERT: ” Scusate, comte de Guiche dei miei stivali, ma non ho saputo resistere dal chiedervi soddisfazione per quell’estruvio con lunga appendice che bruciava sotto le vostre trivialità. Certo che voglio bene a Sir Valter! Ma forse voi non sapete, “ma biche”, che un Valvert non frequenta i bar di periferia, dove simulando amore per Valter vi mettete in panni che vi stanno parecchio corti, e fra palpate e toccatine fra blusman d’accatto saltellate qua e là tra cazzatine, grappini e schizzi di zuppa, intonando alla fine – prima di finire con le vostre sciaboline & chitarrine sotto un tavolaccio – un paio di sdolcinate canzonacce scrupolosamente spacciate per musica classica. Come anche il capitano Carbon de Castel-Jaloux potrà testimoniare, i Valvert sono una famiglia ricca e nobilissima, titolare di feudi, monasteri e clisteri di grande importanza, come osate convocarne il rampollo, io stesso, sì, un marquis vicomte de Valvert, de V-v-valvert, in un lurido albergo di periferia o di borgata con le serrande abbassate. E se poi al buio esce fuori l’estruvio? Ebbene, fatti suoi. Ma mai, mai diventare / un “come tu mi vuoi”! Su, in guardia, bardache! E incrociamo finalmente le spade, i nasi, gli estruvi ! Fripouille, vaurien, fripon ! ecc. ” :-)
P.S. Adler disait, à propos du Cyrano de Bergerac, que le sentiment d’infériorité est la force qui motive dans la vie.Cyrano De Bergerac – Gérard Depardieu: Ah sì, vi riconosco, nemici miei in consesso: / menzogna, codardia, doppiezza, compromesso. / Lo so che alla fin fine voi mi darete il matto: / che importa?, io mi batto, io mi batto, io mi batto…ecc. :-)
Commento di Gianni de Martino — dicembre 28, 2011 @ 10:50 pm |
Il sentimento di inferiorità, Signor Valvert, a volte è una presa di coscienza, o dovrebbe esserlo.
Io ammetto il mio nel non capire di cosa state scrivendo in questi ultimi commenti, che non ho preso alla leggera, che sotto un’allegrezza in costume viareggino, ringhiano di denti stretti.
Ma che vi ho fatto? invece che Valvert, preferivate che vi dessi del Montfleury? o semplicemente dello stronzo? per quello non vi voglio bene a sufficienza, non quanto voi ne volete a me.
A Fabio ne darei se già non se lo fosse già accaparrato insieme al natalizio vaffanculo, riconoscendo in essi la licenza di un poeta fallito, che ha condiviso per pezzetti di strada e soprattutto in gioventù, il marciapiede con Valter, anche se i luoghi diversi, e che conosce quotidianamente la tentazione di chiudere il blog.
Ma i pizzini solo alcuni li hanno a lleggere.
Commento di Mario Pandiani — dicembre 29, 2011 @ 12:06 am |
abituato son da tempo, gentil poeta, ad arraffar stracci e pedate
che vuoi che faccia un vaffancul di troppo sulle mie vesti lise e malandate?
Ma dei poeti vecchi e pur di quelli nuovi posso dire che mai s’inabbissaron
ad attinger i motivi della vita più profondi, in superficie ad essi piace stare,
un pò di voluttà, un pò di noia: è ancora tutto il meglio del loro meditare…
Ma pare che “qualcuno abbia detto sul serio: i poeti mentono, perchè
assai poco sanno e poco son capaci d’imparare”,
come potrebber essi dunque non mentire?
Che l’ennesima finzione l’abisso, per davvero, abbia svelato?
Ma del sapiente, il dotto o del poeta acuto, allora che ne è stato?
Commento di fabio painnet blade — dicembre 29, 2011 @ 12:18 pm |
mi sto ciucciando la conferenza stampa del monti,
cioè il nulla, buon maestro per carità,
ma agli ordini di qs non andrei all’assalto di un pollaio,
… ho cannato anche qs volta;
torno a leggere il blog di valter;
e secondo un mio preferito:
a tutta la ‘congrega di bloggati’
buon anno
gunny
ps: ma nel 2012 dobbiamo proprio riscoprire
la propulsività dei soggetti collettivi?
Commento di gunny1958 — dicembre 29, 2011 @ 1:38 pm |
Auguri a tutti.
Per Valter, appassionato di Ivan Illich, segnalo un libro forse involontariamente molto illichiano: http://www.librairiecatholique.com/t_livre/les-pedagogues-jean-de-viguerie-9782204095884-essai-historique-sur-l-utopie-pedagogique-71322.asp
Commento di lycopodium — dicembre 29, 2011 @ 4:26 pm |
Fabio, il sapiente, (il dotto non so), e il poeta acuto tacciono, perchè ne sapienza ne poesia svelano la verità, tacciono anche dicendo molte parole, ma alla vista di un brandello di cuore lo riconoscono, come tu hai riconosciuto il mio lamento in ode della chiusura di questo giardinetto.
Così, in pagamento di questo debito ti regalo un altro vaffanculo, di un poeta vero.
Commento di Mario Pandiani — dicembre 29, 2011 @ 8:28 pm |
Ecco. Io invece mi sento di proporvi questo delizioso stornello.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=moLwYtu31ZQ&w=420&h=315
Commento di vbinaghi — dicembre 29, 2011 @ 9:11 pm |
Non so, magari sono inopportuno (è difficile intuire gli stati d’animo degli interlocutori in un contesto come questo). A me, nonostante il buio pesto, fortunatamente, capitano qualche volta dei momenti cosi.
Commento di serse — dicembre 30, 2011 @ 1:46 am |
… oh che bella Serse, non me la ricordavo!
Commento di aiace — dicembre 30, 2011 @ 2:04 am |
Ah, che bella locanda questa del binaghi. Trovi sempre qualcuno con cui buttar giù un buon goccino,
e scambiare una coroncina di fesserie prima dell’ave gloria. E mica marmaglia da quattro baiocchi
(come m’è già capitato già in questa mia breve parentesi in rete) ma qui, perDio, ho trovato davvero
una compagnia affiatata di buoni diavoli. Li riconosci subito, son quelli che vengono a far le ore
piccole quando la serranda è già abbassata. E’ lì che salta fuori il meglio. Io, barbone di passaggio,
son stato ben accolto dal questo colosso gentile, dotto illuminato e al contempo minaccioso
buttafuori (a proposito, bello quel pezzo di mannarino, dopo le prose di gaber e ciampi, mi ci voleva proprio).
Che posto delizioso, insomma. Eh sì, ho goduto di buona ospitalità, vino corposo, belle battute. Ci siamo
lanciati in qualcosa di serio, forse c’è scappata pure qualche verità – perchè farne vergogna? E poi
ancora giù con versi, alcol, musica e allegria. Non mi son mancate le lisciate, ma neppure le
benedizioni del buon mario poeta da strada. Tutto godibile e di gran classe. Cos’altro pretendere? Eppure…
qualcosa sembra mancare a questa deliziosa serata. Non saprei … la ciliegina sulla torta, forse…
Che altro aggiungere? ma sì, ecco, ora mi sovviene: quel che ci vuole? Ma è chiaro, qui manca solo un pò di
gazzarra. Una sana scazzottata per una coclusione degna di nota e di memoria.
Una franca scazzottata, finale, con bottiglie a fil di cranio e sgabelli in frantumi. Che bellezza!
Che romanticheria di tempi andati! Eh sì (sospiro)… sarebbe davvero il massimo. Ma come fare?
Mica possiamo pestarci fra noi, fra gentiluomini. Manca proprio qualcuno a cui tirare una bella strigliata.
Un qualcuno che se lo meriti, però. Gentili avventori mi rimetto ai vostri umori e al buon gusto che
avete dimostrato fino ad ora. Qualcosa da proporre ?
************************************************************************
Commento di fabio painnet blade — dicembre 30, 2011 @ 12:41 pm |
Oh, c’è l’imbarazzo della scelta, randellate con legno di frassino se potrebbero amministrare a molti, ma non siamo qui per questo, quello che manca è un risolino di Valter che dice; “eh eh, scherzavo… avevo solo bisogno di sentirmi dire che per qualcuno sono importante, il giorno uno del 2012 posto qualcosa di nuovo.”
Commento di Mario Pandiani — dicembre 30, 2011 @ 2:00 pm |
Oh, ma perchè non postate un po’ voi?
Canzoni, per esempio.
Non la canzone della vita, quella del kairos
(l’attimo metafisico, il qui ed ora di uno stato di grazia).
La mia è questa, just now.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=4N3N1MlvVc4&w=420&h=315
Commento di vbinaghi — dicembre 30, 2011 @ 2:14 pm |
No. il valter è proprio in disarmo. Noi qui a spremerci per trovare qualcuno da bastonare e quello lì
che pensa alle canzonette. Quando si dice sbattersene delle buone ragioni…
Commento di fabio painnet blade — dicembre 30, 2011 @ 3:31 pm |
E poi anche tu mario, con quel laconico: ” non siamo qui per questo”. O bella, e per cosa allora? per regger
di spalla il catafalco?
Mi auguro proprio che il gran valter non ne venga fuori con un’uscita così. E al primo dell’anno, per giunta.
E il ‘mea culpa’ allora, dove lo mettiamo? tutte cazzate dici? Mhm…
Come già riportato, non sono che un novello della rete, qui rischio però di aver scambiato un teatrino di
marionette per una decorosa osteria. No, daiiii…ditemi che non è così. E pure tu, mario. Te la tiri da
gran poeta e poi non trovi qualcun che ti sta talmente sul cazzo da spaccargli un bel boccale sulla testa.
Uhè! ti dò manforte io. Cosa credi?.
Possibile che sia così borghese da non trovare dentro la pancia un rospo vecchio di qualche coglionazzo
che ti abbia trattato a pesci in faccia senza motivo? Qua, nella rete intendo, non al mercato.
Ma non sei un vecchio amico di Valter? Un veterano ? Io bazzico per pixel e punti com da soli tre mesi e
mi son beccato di tutto. Pensa che un giorno, proprio nel bel mezzo della discussione con due bloggers
(discussione pure avvincente, che mi stava schiarendo le idee sull’opportunità di inviare o meno un manoscritto
ai vari cialtroni che in rete si offrono gratuitamente di leggerlo.), il portinaio scende, ci sbatte tutti
fuori e chiude la locanda su due piedi, da gran villano. Diceva d’esser il padrone, quel cafone, e forse pure lo
era. Per farla breve, mi becco stò portone sul muso senza capire nemmeno il perché, in quanto si dà il caso che
fossero gli altri due a sputtanarlo di gran lena, non il sottoscritto. Fattostà che le pedate le ho prese
pure io. Bhè, aspetto di trovarlo fuori dalla sua bettola per gonfiarlo come si deve, quel pedante. Vorrei
proprio vedere se fa il gradasso dove non ha il potere di chiuder la saracinesca, dove non è spalleggiato
da un nugolo di cortigiani instupiditi dal vino annacquato e dalle sue illogiche promesse, tanto stupide che
bisogna proprio esser picchiati in testa per bersi simili puttanate (basta far di calcolo e in quattro
e quattr’otto si svela l’arcano). Non uno che fosse intervenuto a prender le difese di uno straccione messo
ingiustamente alla porta. Poi li vedi questi sedicenti intellettuali scandalizzarsi per i poveri negri pestati
alla metro, incatenati dai poliziotti o per i poveri barboni bruciati per la strada. Dove è finito tutto il
loro moralismo davanti alla severa occhiataccia del loro pigmalione? Questa è gente senza cuore che non ha futuro
nel mondo dell’arte o della letteratura. Si svegliassero anzichè pender dalle labbra del primo fesso del campo
dei miracoli.
Ma torniamo a noi: la rete è virtuale, ma la possibilità di capire certe dinamiche è maleddettamente reale.
lapalissiano. Se volete vi do pure le coordinate di questi galantuomini. Sia ben chiaro, la mia è solo una
constatazione, prendo in fede quanto dicevan gli altri due cacciati via dalla locanda. Ma io dico: uno che sa
di aver ragione parla,spiega e non chiude di punto in bianco i commenti. Per dio!
Questa è la mia esperienza in rete. Tutto documentato, naturalmente e tutto estremamente esplicito.
La rete allora, a saperla usare, qualche risposta sembra fornirla. In questo devo dar ragione al valterone,
però…quanto mi rode.
Commento di fabio painnet blade — dicembre 30, 2011 @ 5:57 pm |
Come diceva quel tipo di “Così fan tutte” ; non accetto duelli se non a mensa, vedi Fabio, io non uso bastoni, ma ho sempre in tasca il mio Selbstoffnend ( http://www.lescouteaux.com/couteau-fermant-ejectable-077-ref-5022,fr,4,BELIGNE_5022.cfm ), e perchè si dia l’occasione di usarlo ci devono essere motivi eccezionali, sai, come dice il sommo poeta Don Raffaele Cutolo in un suo verso; se tiri fuori la lama non riporla senza averle dato da bere.
Oeh Valter, dacci le chiavi della console, e ti metto su un programma radiofonico da far venire i capelli dritti.
Commento di Mario Pandiani — dicembre 31, 2011 @ 12:03 am |
Minchia che palle! mi ci mancava il sermoncino. Vabbè vado a farmi un giro per bettole
almeno all’ultimo dell’anno me la voglio spassare. … se non ci sentiamo, auguri eh
Commento di fabio painnet blade — dicembre 31, 2011 @ 9:38 am |
A proposito di auguri : un felice nuovo anno anche a Robinia, dopotutto questo spazio porta
il suo nome, sebbene non c’è nessuno che l’abbia mai considerata.
Cara Robinia, detto fra noi, se tu con sti vecchini fanfaroni non ti vuoi mischiare, fai benissimo,
questo non è luogo per gentil sesso. e per dirla tutta, semmai centrassi qualcosa con la depressione
del tuo colosso stanco (vera o recitata che sia), bhè :hai tutte le ragioni di questo mondo.
Già me lo vedo quando torna a casa la sera dopo tutte le ore con ‘sti noiosi.
Te l’immagini come se la menano tutto il giorno a strimpellare motivetti del secolo scorso?
” non usan bastone “, dicono. hi, hi, hi… A buon intenditor….grasse bevute.
Commento di fabio painnet blade — dicembre 31, 2011 @ 10:00 am |
saranno i miei geni, ma al cpl, al circolone o in rete, boh certe cose …
son sempre uno che dice: tu sbagli; però in tanti me lo dicono, perchè tacere allora?,
ma, secondo tue descrizioni, sei neofita di rete, ma temo anche di spazio pubblico (credo),
siccome al sorgere delle chat, forse quasi poco meno di una ventina di anni fa,
venni ripreso con un regolamento della miglior tradizione del diritto non scritto
(si sa gli albionici son stati costretti a ciò da lingua inutile),
mi dissero cerca netiquette in rete … e ripresentati …
“La Netiquette, parola derivata dalla sincrasi del vocabolo inglese net (rete)
e quello di lingua francese étiquette (buona educazione),
è un insieme di regole che disciplinano il comportamento di un utente di Internet nel rapportarsi agli altri utenti
attraverso risorse quali newsgroup, mailing list, forum, blog, reti sociali o e-mail in genere.” (cfr mio: wikipedia)
gunny
Commento di gunny1958 — dicembre 31, 2011 @ 2:41 pm |
Gunny, saranno i geni ma probabilmente si tratta anche di una questione di generazioni.
Mio nipote (sono zio) si diverte tanto a immedesimarsi in un corsaro che va all’arrembaggio facendo strage dei nemici. Capitava anche a me quando impersonavo long john o nemechek o tiger jack. Di solito passa quando si scopre che c’è (anche) altro. Questo auguro a mio nipote.
Buon anno (per quanto possibile) a tutti quanti.
Commento di serse — dicembre 31, 2011 @ 6:33 pm |
Da ascoltare un minuto dopo mezzanotte.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=PPHtQn1t1n4&w=420&h=315
Commento di vbinaghi — dicembre 31, 2011 @ 6:48 pm |
Buon anno e addio Binaghi. Butta alle spalle le incertezze e vaias con Dios.
Se posso esserti utile, sai dove trovarmi.
Però non è con l’indifferenza che vorrei chiuder, questa mia prentesi
ma con la rabbia. Una rabbia utile che ci tenga vivi in un futuro in
disfacimento. E’ però alla speranza di un terzo mondo libero dalla
presenza infetta dell’untore occidentale, che vanno queste mie ultime,
feroci parole.
L’anno si avvia alla sua battute finali e qualcuno si ostina a gufare che potrebbe esser l’ultimo per l’umanità, o l’ultimo che l’occidente civilizzato potrà annunciare attraverso la stupidità dei suoi sfacciati umori, delle sue manie di grandezza e della fredda ingratitudine per
quel ‘ resto del mondo’ che i suoi ridicoli festini e i suoi lugubri banchetti hanno contribuito ad affamare.
Centinaia di Migliaia , forse milioni di kilometri di svafillanti lucine verranno attorcigliate sugli avveneristici tetti della baia di Sydney e
fino alla cima dell’orrido traliccio parigino. Distese oceaniche di bevande e bollicine torneranno nei mari attraverso i cessi e gli urinatoi
delle metropoli, formidabili addobbi e cascate di luce verranno sparate in culo alla stratosfera, per magnificare ancora una volta il
miracolo del consumo e del benessere, con l’uomo nero a far da agnello sacrificale nell’eterno tributo ai numi dell’olimpo e alla loro
gloria divina. Ma a farla da padrona ancora una volta in quest’ennesimo, inutile, smargiasso s.silvestro, ( più filosofo che santo), sarà l’indifferenza sugli scempi, sarà l’augurio impudico che ve ne siano ancora di nuovi. Se poi, come si dice , questa cagnara di sberleffi e panettoni potrebbe essere davvero l’ultima, ben poco avrà da preoccuparsi il mondo intero, non quello dei padroni, sia ben chiaro, ma
quello vero. L’auspicio più tenero e toccante in siffatte occasioni è che l’ellenico occidente possa affogare sotto la putredine e i miasmi fumanti del suo stesso vomito, appena il dì appresso a quello della festa e che non trovi nemmeno un’alka-seltzer per il mal di testa.
prosit
Commento di fabio painnet blade — dicembre 31, 2011 @ 9:58 pm |
li mortacci vostri, erano solo canzonette. E io che mi ero tanto spaventato. ohé, allora ,auguri a tutti!
Commento di filippo — gennaio 1, 2012 @ 12:31 am |
Dopo mezzanotte? Son le sei del mattino del primo.
meglio cantata da Juliette o da quel gran cialtrone di Yves:
Oh je voudrais tant que tu te souviennes
Des jours heureux où nous étions amis
En ce temps là, la vie était plus belle
Et le soleil plus brûlant qu’aujourd’hui
Les feuilles mortes se ramassent à la pelle
Tu vois je n’ai pas oublié
Les feuilles mortes se ramassent à la pelle
Les souvenirs et les regrets aussi
Et le vent du nord les emportet
Dans la nuit froide de l’oubli
Tu vois, je n’ai pas oublié
La chanson que tu me chantais
C’est une chanson, qui nous ressemble
Toi tu m’aimais, et je t’aimais
Et nous vivions tout les deux ensemble
Toi qui m’aimais, moi qui t’aimais
Mais la vie sépare ceux qui s’aiment
Tout doucement sans faire de bruit
Et la mer efface sur le sable
Le pas des amants désunis
C’est une chanson, qui nous ressemble
Toi tu m’aimais et je t’aimais
Et nous vivions, tous deux ensemble
Toi qui m’aimait, moi qui t’aimais
Mais la vie sépare ceux qui s’aime
Tout doucement sans faire de bruit
Et la mer efface sur le sable
Le pas des amants désunis.
Commento di aiace — gennaio 1, 2012 @ 7:19 am |
Ellenico? Franco barbarico direi.
Scusate la puntigliosità, ma la storia sarebbe opportuno studiarla, per tutto il resto c’è Master card.
Adius Fabio, non farti ingabbiare troppo dalla netigliette, per quanto mi riguarda è sufficiente non scrivere in maiuscolo, poi se sei logorroico ci pensa la rete a limarti, ma non smettere di essere diretto e brutale, prima o dopo questo equivoco della political correctness sarà l’unica cosa rimasta da mangiare nella perfida albione, e noi avremo ancora le olive e potremo lanciare i noccioli con la fionda.
Commento di Mario Pandiani — gennaio 2, 2012 @ 12:03 am |
?
Commento di aiace — gennaio 2, 2012 @ 12:44 am |
le olive le abbiamo sacrificate per far entrare la grecia in eu, gli agrumi la spagna, il pesce azzurro il portogallo,
il latte e il grano i cmq sempre pingui stati eu del nord, i fichi per preparare all’ingresso la turchia,
and so on …
ma tranquilli quelli della volkswagen mettono sempre la sbarra di ghisa nelle portiere
‘perchè quei babaluba di latini vogliono le macchine solide’
… mentre quelle (portiere) della fiat fanno solo sbam
(avete mai fatto la conta, nei viaggi in autostrada di quante fiat son recuperate dai carri attrezzi?
son sempre mercedes e audi, e un pò meno bmw)
la merkel nella penultima definitiva riunione per (non) sistemare l’euro con sarkosi,
apre la conferenza stampa con un rassicurante: l’europa dorma tranquilla perchè
i ns (loro) due popoli non appianeranno più le controversie con le cannonate;
se non fossimo tutti figli di sordi/tognazzi e nell’attacco alla libia,
10 min 10 dopo il si onu, franco inglesi avesserero bombardato ns “”osservatori”" militari?
cmq, tranquilli, ieri la libia ha annunciato che rinegozierà i contratti eni sul petrolio …
insomma perchè l’”"”eu”"” che ci piace è ancora quella del limite di centurizzazione
delle legioni romane; franco barbarica? franco sassone barbarica, ma ne mancano ancora …
prima di riavere noccioli a sufficienza per poter segnare, di nuovo, la storia,
ne dobbiamo smontare di cose!!!!
buon 2012 alla faccia di maya e monti
gunny
Commento di gunny1958 — gennaio 2, 2012 @ 1:46 pm |
oops: centuriazione
Commento di gunny1958 — gennaio 3, 2012 @ 2:18 pm
Commento di serse — gennaio 2, 2012 @ 12:32 am |
… mi è sfuggita. Solo una questione di kairos.
Commento di serse — gennaio 2, 2012 @ 1:03 am |
Sempre kairos (poi basta)
Commento di serse — gennaio 3, 2012 @ 12:03 am |
Gunny, la storia non la scrive l’europa, l’europa è nel progetto di appiattimento della storia in carosello, le nazioni non ne sono che il primo passo, e già alla loro fondazione la civiltà stava in coma, di ellenico si vede poco, da secoli, di barbarico, di barbarie invece siamo ricchi come di debiti.
Tutto ciò che è vivo e buono oggi è nascosto, tace e si copre, i semi vanno conservati in catacombe, visibilmente c’è solo confusione e voglie frustrate, quello che si vede della verità è lì per essere colpito.
La storia è morta, su qualche relitto stanno ancora aggrappati brandelli di civiltà passate, ma il panorama continentale è devastazione, quello che Daniele, o un altro profeta chiama “L’abominio della desolazione”.
Non sarà qualche bluesman bianco con le migliori intenzioni a far cambiare corso a nulla, Questo è evidente dai video postati da serse, ma noi, noi, personalmente, uno per uno, possiamo farlo, la bellezza non conosce il numero, è una in se stessa e quando si manifesta, anche se è calpestata non muore.
Commento di mario Pandiani — gennaio 4, 2012 @ 3:13 am |
E’ proprio questo, capisci, l’idea che le cose vere vanno più custodite che esposte in un momento in cui tutto ciò che è esposto è triturato nel frullatore, che ti induce al silenzio.
Commento di vbinaghi — gennaio 4, 2012 @ 10:58 am |
il silenzio si, la custodia si, una verità oltre la realtà si, il sacrificio si, la testimonianza si, il nascondersi si,
e con termini di ‘oggi’ la memoria si, la coscienza si,
…
ma son tutte costellazioni (me lo lasciate usare? (il concetto)) comunicative,
cioè di più di un soggetto, valgono solo se lette o udite;
e poi: con chi … ci segue e non è adeguato … non è all’altezza ma ci viene dietro
… che fare? lo lasciamo al martirio?
… nessun polemos da diatriba solo travaglio …
g
ps1: il sgt gunny avrebbe usato altri termini
ps2: ho sempre pensato che nei momenti topici negli orti
con gli spadoni non ci si deve accontentare di un orecchio
ps3: ho sempre, altrettanto, pensato che starsene per vent’anni in cima ad una colonna,
alla merce degli elementi e dei bisogni, si è solo l’antesignano di un gf da fondo di caverna
(gf = grande fratello per chi no abla la televisione),
meglio stare in un vattelapesca di buco di trincea,
almeno un ‘mucio’ con un compagno di turno lo rimedi
Commento di gunny1958 — gennaio 4, 2012 @ 3:18 pm |
Piccolo annuncio: fra tre giorni si riapre bottega.
Commento di vbinaghi — gennaio 4, 2012 @ 9:03 pm |
Gunny, c’è un detto dei Padri antichi; “Uno si ritira, mille si salvano”, ma fa riferimento all’esperienza dei grandi asceti e all’irradiazione spirituale che ne seguì e ne segue ancora oggi, se uno di noi chiude il blog; o, trova 100 teste di cazzo che lo stressano finchè non riapre, oppure viene dimenticato in pochi giorni.
Quello che si può invece conservare senza un nascondimento totale sono gli spazi in cui ci si parla, in cui non si esclude e che vanno gestiti con cuore e buon senso.
In fondo che si sia in una catacomba o in un bar di periferia, è l’attitudine ad ascoltare che produce i risultati.
Di verità ne sono piene le librerie, mai nella storia le verità più profonde, le parole di santi e profeti e illuminati, sono state più disponibili senza rischio di vedersi affettati da giannizzeri o stormtrooper totalitari, eppure mai nella storia sono state così inascoltate.
Valter, la Teofania ti sia propizia, sono contento di aver contribuito a questa riapertura col mio vaffanculo.
Commento di mario Pandiani — gennaio 5, 2012 @ 1:13 am |
Un sentito vaffanculo anche da parte mia
Commento di serse — gennaio 5, 2012 @ 1:52 am |
ben scavato (linkato) vecchia talpa (serse)
Commento di gunny1958 — gennaio 5, 2012 @ 2:24 pm |
ben detto gunny: VECCHIA talpa. Certe cose si vanno a cercare solo se li si conosce, ahimè.
Commento di serse — gennaio 5, 2012 @ 5:18 pm
certo che chi capita qui per caso e legge certi epiteti…
auguri!
(per stasera!;-)))
Commento di carla — gennaio 5, 2012 @ 10:26 am |
… epiteti poi. Si tratta per l’appunto di termine augurale e propiziatorio come p.e. vaffa in culo alla balena. ;-)
Commento di serse — gennaio 5, 2012 @ 5:51 pm |
Considerando che con il recente cambiamento di regime in italia, ce lo sfonderanno col massimo bon ton, possiamo ancora dire di essere educati anche così, epoi direi di finire, altrimenti sembra il blog di beppe grillo.
In ogni caso a tutti auguri per la Teofania
Commento di mario Pandiani — gennaio 5, 2012 @ 6:30 pm |
(certo che mario pandiani col nuovo look non ti molla più ora :-))
Commento di carla — gennaio 5, 2012 @ 11:13 pm |
Aspetto che riapra poi riprendo a non frequentarlo.
Commento di mario Pandiani — gennaio 6, 2012 @ 12:52 am |
Pandiani, è inutile che provi a fare lo stronzo.
Se riapro, è anche molto colpa tua.
Commento di vbinaghi — gennaio 6, 2012 @ 2:21 am |