Doctor Blue and Sister Robinia

gennaio 21, 2012

NAZIONE INDIANA: IL MITO TAROCCATO di Valter Binaghi

Nel 2006 ho conosciuto Gianni Biondillo a un premio letterario (Camaiore letteratura gialla) dove eravamo finalisti con Leonardo Gori e Alessandro Perissinotto.
Tornando a Milano, Gianni, che era già redattore di Nazione Indiana, mi fa: “Perchè non vieni qualche volta sul blog? Ci sono testi interessanti, dibattiti cui val la pena partecipare”.
Io non avevo un mio blog nè ero frequentatore di altri blog a quei tempi, ho pensato di provare.
Per un po’ davvero ne è valsa la pena. Nazione Indiana è molto sinistra radicale, io da lì vengo (anche se sono passati tanti anni) e oggi sono quello che sono, ma conosco quel modo di pensare, mi piace comunque confrontarmici. Per un po’ di tempo su Nazione Indiana ho imparato, pubblicato pezzi, fatto begli incontri di uomini e scrittori (Krauspenhaar, Pecoraro, Rovelli, Forlani, la Bortoli) mi ci sono anche divertito e ho partecipato – a volte tenuto in piedi – dei thread epici. Poi l’aria è cambiata, si sono presentati nuovi redattori membri della chiesina atea dello UAAR (quelli dello sbattezzo, di cui fanno parte anche intelligenze sopraffine come Odifreddi e la Hack, si lei, l’astrofisica del big bang come scoreggia ciclopica). Lì ammetto che qualche intervento a gamba tesa l’ho fatto, oltre che ricevuto. Comunque, poco sugo in questi giochini.
Ultimamente evitavo di commentare, però in settimana è uscito un post sul mito, scritto in modo un po’ troppo dottorale e ampolloso, ma di notevole competenza e comunque trattasi di argomento irresistibile per me, come sa chi frequenta questo, di blog. Insomma intervengo in modo squisitamente teoretico, facendo notare che in una disanima apparentemente esaustiva non si citava il Vico, quando proprio lui, prima di linguisti come Lakoff, aveva visto che le metafore primarie, quelle su cui si costruisce l’immaginario mitico, sono legate “alla condizione incarnata dell’uomo”, vale a dire a cose come la forma del corpo, la simmetria degli organi, la posizione eretta ecc.
A questo punto compare la guardia svizzera dello UAAR. Complimentandosi con l’estensore dell’articolo e domandando (a lui): “Fino a quando credi che dovremo leggere cose come ‘la condizione incarnata’ dell’uomo?”
Ora, l’aggettivo incarnato si usa evidentemente in contrapposizione alla concezione ‘disincarnata’ di soggettività che un certo idealismo filosofico (da Cartesio in su) ha imposto come egemone, e da cui il pensiero contemporaneo (grazie soprattutto alla fenomenologia e all’esistenzialismo) si è faticosamente liberato. Ma che può saperne il neo-chierico della neo-chiesa? A lui, al suo bigino ultralaico, “incarnazione” risulta termine che puzza d’incenso. Lo faccio notare, con una certa ironia.
E lì gli Indiani fanno quadrato. Tutto preso da sacro fervore, l’estensore dell’articolo, a cui si è aggiunto un altro militonto, cominciano a chiedermi la patente. Ma come ti collochi col Vaticano? E coi DICO? E coi PACS? E nessuno che si renda conto di quanto sia stolido e umiliante (per chi le fa) rivolgere queste domande a uno che interveniva per puro interesse teorico su una questione lontanissima da queste.
Qualche volta mi chiedono perchè, viste le frequenti distanze che prendo rispetto alle gerarchie su questo e quello, e la mia ribadita contrarietà alle ambigue collusioni della politica italiana col Vaticano, perchè mi ostino a dichiararmi cattolico? Rispondo prima di tutto che essere cattolico per me significa essere interno a una tradizione rivelata e partecipe di un rito, non condividere gli equivoci mondani di uomini che in materia etica e politica brancolano nel buio anche peggio di altri. In secondo luogo, che una confessione religiosa è innocua per chi non la professa, purchè sia dichiarata e disarmata. Non è questo il caso di chi si protesta laico e poi fa l’inquisitore.
Ovviamente, ho detto la mia su tutto questo e ho usato una certa ironia, senza insultare nessuno se non dando del chierico a chi si comporta come tale. Si vede che rileggendo si sono accorti di averci fatto una brutta figura, e allora sapete che hanno fatto gli anarco creativi, gli Indiani metropolitani?
L’articolista ha tolto tutti i miei commenti e li ha RIASSUNTI lui, si proprio così, riassunti, riportando qualche citazione tra virgolette scelta ad hoc, perchè chi legge non possa accorgersi che io sono stato inutilmente provocato e ho solo reagito. Cazzo, non ci volevo credere, ma è così, guardate qua.
Zac Zac. Come faceva il Minculpop fascista, con le cartoline destinate alle spose di guerra, che arrivavano piene di omissis per coprire la cronaca tragica e gli insulti al duce puzzone.
Prima o poi ci vedremo con Biondillo, a Milano. L’ultima volta è stata a una presentazione di libri (tra cui quello che ho scritto con Giulio Mozzi, Gianni l’ha persino comprato). Gianni è un amico, una persona simpatica e generosa. Scrittore di valore e ben conosciuto, si prodiga spesso per presentare libri di colleghi meno noti, e io stesso ne ho approfittato più di una volta. Quel giorno ci ha fatto un ritratto idilliaco di Nazione Indiana, io gli ho detto che no, non è proprio così. Esiste una egemonia ideologica con momenti intimidatori che vanifica la natura stessa di un luogo di cultura.
Lui dice: siamo tanti redattori, ognuno ha la sua testa.
Io dico: ma se io sto in una comunità dove uno le teste che gli risultano importune le taglia, accetto anche questa regola e di fatto questa condizione caratterizza la comunità.
Quando ci vediamo, Gianni, dimmi ancora che ho torto.

92 commenti »

  1. stavolta hai perfettamente ragione TU. Ma io dico: che gli è preso di eliminare tutti i tuoi commenti e lasciare i suoi? è una cosa da pazzi, qualsiasi cosa (TERRIBILE) tu abbia detto. Se gli erano saltati i nervi doveva chiudere TUTTI i commenti e andarsene a riposare. Ma cancellare solo i commenti dell’interlocutore che ti contraddice è una cosa che non si era mai vista prima. E pensare che ventre mi sembrava uno serio e intelligente.
    Poi non capisco come non si sia accorto in tempo del ridicolo della situazione: i passanti ora leggono solo commenti eccessivamente benevoli (forse non erano ridicoli in origine ma ora così da soli appaiono davvero ridicoli) e commenti suoi dove si incavola confusamente, incartandosi, con un fantasma. Sembra davvero una comica … un po’ come berlusconi da vespa ;-)
    Ma cosa hai detto per provocare tutta ‘sta e-tragicommedia?
    <img src="http://img19.imageshack.us/img19/1295/scalarinicensura2.jpg&quot;

    Commento di georgiamada — gennaio 21, 2012 @ 9:40 pm | Replica

  2. ah non ti prende le immagini? ok, forse ho sbagliato ecco l’indirizzo dell’immagine
    http://img19.imageshack.us/img19/1295/scalarinicensura2.jpg

    Commento di georgiamada — gennaio 21, 2012 @ 9:42 pm | Replica

  3. Ti giuro, niente di offensivo sul personale. Solo un po’ d’ironia sull’atteggiamento “clericale” di Buffoni che ha provocato inutilmente, e poi Galbiati e Ventre che mi hanno chiesto in che rapporti sono con le ingerenze Vaticane e cosa penso dei DICO.
    In effetti facevano una figura di merda e adesso peggio.
    Ciao Geo

    Commento di vbinaghi — gennaio 21, 2012 @ 9:44 pm | Replica

  4. Standing ovation per Valter.

    Commento di lycopodium — gennaio 21, 2012 @ 10:24 pm | Replica

  5. Valter, riesci ancora a meravigliarti e, perdonami, non posso trattenere un sorriso. A forza di dirlo mi devo decidere a passare per una pizza e una birra; ho voglia di fare quattro chiacchiere con un “integralista” puro che sa anche ascoltare e comprendere!

    Blackjack

    Commento di Blackjack — gennaio 21, 2012 @ 10:39 pm | Replica

  6. Ho seguito silente lo svolgersi della vicenda e penso che nemmeno tu sia stato proprio perfetto Valter. Ho l’impressione che Ventre sia abbastanza inesperto di discussioni in rete (come suggeriscono certe improvvise recrudescenze del tono fino all’assurdo atto finale) e le tue ironie, ed anche gusto polemico, per quanto difensivi, non lo hanno aiutato a tenere una posizione autonoma da Buffoni.

    Commento di elio — gennaio 21, 2012 @ 10:58 pm | Replica

  7. Non chiedo applausi, so benissimo di essere a volte un provocatore (ho un mio disegno, e lo scopo è destabilizzare l’egemonia ideologica di certa sinistra, che si piange vittima e invece nella cultura è dispotica), non questa volta però.
    Stavolta mi sono limitato a rispondere, della goffaggine altrui non ho colpa.

    Commento di vbinaghi — gennaio 22, 2012 @ 12:09 am | Replica

  8. l’ho scritto di là: allucinante. hanno preso il gusto delle censure, là. non mi piace per niente. ciao valter, un abbraccio.

    Commento di franz krauspenhaar — gennaio 22, 2012 @ 2:41 am | Replica

  9. Caro Binaghi, tutta la mia solidarietà: questa sembra follia pura. Lo segnalerò in un post domani.

    Commento di paolo f — gennaio 22, 2012 @ 1:36 pm | Replica

  10. Ciao Paolo, non conoscevo il tuo blog e invece merita.
    Sentirsi meno soli è importante, di questi tempi.

    Commento di vbinaghi — gennaio 22, 2012 @ 2:12 pm | Replica

  11. Copio-incollo un mio vecchio post del 1 maggio 2007:

    Oggi la butto sul pettegolezzo erotico. Dunque:

    Luigi Mascheroni ha inserito Valter Binaghi tra i Sette Autori Più Promettenti per il futuro riscatto delle patrie lettere, “cavalieri senza Moccia e senza paura”.

    ["A costo di irritare scrittori, lettori e critici - militanti o smobilitati che siano - noi vogliamo scommettere su un gruppo di autori giovani (editorialmente, non anagraficamente) i quali, uno: sanno non solo raccontare il mondo in cui viviamo, ma provano addirittura a dargli una forma (la lingua) e un contenuto (la sostanza)."]

    Questa la scheda allegata all’articolo del Domenicale, ripreso qui:

    http://satisfiction.blog.kataweb.it/satisfiction/

    “Valter Binaghi, 49 anni, ieri irregolare e contestatario militante dell’autonomia fricchettona (“Sono cresciuto in mezzo a due generazioni, la sessantottina e la settantasettina, quelle del Vogliamo tutto e subito, quelle del principio di piacere contro il principio di realtà, quelle che mangiavano pane e Marcuse a pranzo e pane e Baudrillard a cena…”) oggi compassato insegnante di storia e filosofia nei licei dell’Altomilanese, gli stessi luoghi dove ha ambientato I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti cronista padano (Sironi), ottimo romanzo di genere (meglio: de-genere, nel senso che con i generi ci gioca e li scavalca) uscito con l’imprimatur di Giulio Mozzi, editor di Sironi, e di Tullio Avoledo, scrittore del quale Binaghi è in qualche modo, anche qui, fratello de-genere. In passato, oltre a firmare su Re Nudo e tradurre per primo in Italia le canzoni dei Pink Floyd, ha scritto Robinia Blues (Flaccovio, 2004) e La porta degli Innocenti (Flaccovio, 2005). Binaghi scrive – come si dice – con stile, sa intrecciare e sciogliere una trama e sa qual è la differenza tra letteratura e intrattenimento, senza confondere i piani. Pratica il “genere”, ma la sua è una produzione artigianale. Come le gelaterie: ce sono moltissime in giro, ma solo due e tre sanno fare il gelato buono.”

    Fermiamoci sull’aggettivo COMPASSATO. Ebbene, ai visitatori di Lipperatura non è apparso esattamente tale, a dire il vero. Nei commenti al post “Inquietudini: aggiornamenti” del 28 aprile scorso

    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/04/inquietudini_ag.html#comments

    dopo uno scambio di salaci battute con il rissoso, irascibile Luca Di Meo dei non più anonimi Wu Ming (= WM3, per la precisione), gli ha addirittura indirizzato la sfida:

    “@wm3
    Mettiti a 90 gradi che provvediamo”

    Scritto da: valter binaghi | 30/04/07 a 14:46

    La Lipperini, esterrefatta, è intervenuta con un secco:

    “Basta così. Subito.”

    E appena un certo Curioso ha commentato:

    “Ma che, se volevano inculà?”
    Scritto da: Curioso | 30/04/07 a 15:05

    gli ha cancellato il messaggio.

    Non si sa se in privato WM3 abbia raccolto la PROPOSTA INDECENTE di Binaghi. Ufficialmente, almeno finora, no.

    Commento di Lucio Angelini — gennaio 22, 2012 @ 2:23 pm | Replica

  12. Confermo. Il rapporto coi Wu Ming è rimasto nei limiti di uno scambio intellettuale – a volte vivace, ammettiamolo – ma niente fidanzamenti nè stupri.

    PS – Lucio, sei una vipera.

    Commento di vbinaghi — gennaio 22, 2012 @ 3:01 pm | Replica

  13. :-)

    Commento di Lucio Angelini — gennaio 22, 2012 @ 3:34 pm | Replica

  14. A proposito di sentirsi soli, guarda caso sto leggendo La solitudine dell’anima di Eugenio Borgna, che spero mi dia lumi…

    Commento di paolo f — gennaio 22, 2012 @ 4:16 pm | Replica

  15. [...] NAZIONE INDIANA: IL MITO TAROCCATO 15 gennaio 2012Pubblicato da daniele ventredi Valter Binaghi1. [...]

    Pingback di NAZIONE INDIANA: IL MITO TAROCCATO | Nazione Indiana — gennaio 22, 2012 @ 4:34 pm | Replica

  16. Io di Borgna ho qui sul tavolo “Elogio della depressione”, l’ha appena finito mia moglie e appena posso lo leggerò. Abbiamo letto diverse cose sue, è un grandissimo.

    Commento di vbinaghi — gennaio 22, 2012 @ 4:48 pm | Replica

  17. Prima ho detto: “Questa sembra follia pura”.
    Ora scopro che in n.i. il testo dell’articolo in questione è stato completamente sostituito da quello del tuo post. Gesto di provocazione artistica o qualcuno ha buttato all’aria tutti i giocattoli?

    Commento di paolo f — gennaio 22, 2012 @ 4:54 pm | Replica

  18. Chi lo sa. Bisognerebbe essere e non solo fare l’Indiano per saperlo.

    Commento di vbinaghi — gennaio 22, 2012 @ 4:58 pm | Replica

  19. Di cose che si fan sempre più oziose
    e ridicole allo stesso tempo.

    Qua un commentucolo che postai ieri
    e forse ha punto qualcheduno al ventre,
    pur senza averne chissà che intenzione,
    perciò venendo condannato al nulla,
    attesa di quella moderazione
    di cui realmente non si diede prova.

    S’interpreta pure il vostro pensiero
    riguardo ad una briciola del tutto,
    per renderne fruibile un qualcosa
    al nostro smoderato di cui sopra,
    senza esser certi di essere concordi
    con quel che volevate proprio dire.

    undadoaventifacce (al sesto, empirico, risultato) il 21 gennaio 2012 alle 23:35
    Il tuo commento è in attesa di moderazione.

    Per una paraculata detta
    (un ultimo intervento
    su “i seminatori d’odio”)
    eccomi smentito e smontato;

    è proprio un mondo insano
    questo dei letteronzoli
    paraccademici che s’incamicia
    a forza nel suo dire e dire

    -inutile parlar dei trolleggianti
    che travian sane discussioni:
    il troll è un mostro che le ingoia,
    le discussioni, nei nomi e cognomi

    che invadono lo spazio del commento,
    del tema dato, dell’argomentazione,
    per lasciar spazio all’altarino sacro
    del piccolo amor proprio di ciascuno,
    un mostro che sprigiona dal furore
    egomaniaco dell’Autore e del suo doppio,
    antitesi che vuole spodestarlo
    dal pulpito, dal trono, dalla cattedra:
    il troll è sintesi;

    non ci voleva un genio per capire
    che quell’accenno vago ad una fede
    fatto ad un certo punto dal Binaghi,
    fosse in riguardo ad un atteggiamento,
    rispetto al mito, molto differente,
    almeno quanto a impostazione,
    rispetto a quello ritenuto dall’autore
    plausibile e degno di fede:

    per chi ritiene esista un mondo trascendente
    la dimensione della nostra vita,
    lo scopo dello studio degli antichi
    miti e simboli, a parità di metodo
    (coi modi ritenuti ora corretti e correnti)
    non è il “sistema segnico fondante
    di una cultura”, ma un’eventuale
    verità mistica o religiosa
    che in quel sistema trovi testimonio;
    ciò rende Omero poco interessante
    per chi ritiene già quel tempo e luogo
    percorso da un suo proprio illuminismo.

    Da scettico non posso che sospendere
    il giudizio su tutta la questione;
    ma giova ricordare che anche l’ateismo
    è una professione di fede,
    e certe analisi del mito rischiano
    di somigliare a una vivisezione
    e uccidere ciò che analizzano
    privandolo di ciò che ne era essenza;

    a questo non si riesce a rimediare,
    riguarda ciò che non possiamo
    verificare in nessun modo;
    ed al Binaghi, un’unica risposta
    poteva essere ammissione e confine:
    la verità mistica del simbolo non interessa
    perchè non la si può sapere.

    Su ciò che c’è più sotto due parole:
    da chi trasuda l’accademia nel linguaggio
    aspetterei maggior prudenza ad indicare,
    specie ora che al governo abbiamo
    più professori che clericali, di gran lunga,
    senza citare ciò che l’accademia
    o tanti cori degli intellettuali
    ci han regalato negli anni passati:
    i chierici son chierici dovunque,
    vogliono aver ragione ad ogni costo
    e non importa quale sia il discorso.

    Commento di undadoaventifacce (al sesto, empirico, risultato) — gennaio 22, 2012 @ 5:09 pm | Replica

  20. Inizio col dire che chiedere a qualcuno “patenti ideologiche” sui PACS in discussioni che non c’entrano nulla lo trovo molto stupido, è un modo per colpire il ragionatore anzichè il ragionamento e lo trovo scorretto (benchè quasi tutti cadiamo o siamo caduti in questa scorrettezza), ma non voglio parlare di questo. Seguendo i tuoi (interessanti) interventi su Lipperatura degli ultimi giorni mi sono fatto questa idea: tu sei in conflitto con gli anni settanta e forse anche col te stesso di allora, ed è questo fatto che indispone i tuoi interlocutori di sinistra che sovente guardano con (comprensibile) rimpianto a quel periodo (che lo abbiano vissuto o no) dove, pur in mezzo a tante ombre, c’era la percezione, la speranza, la possibilità che le cose cambiassero in meglio. Il post dove ti auguri simbolicamente la morte di tutti i reduci delle battaglie politiche e ideologiche di quegli anni è indicativo di quel conflitto verso il passato: il fatto è che per molti (a sinistra e anche a destra) quelle battaglie non sono finite, continuano. Ora non m’interessa stabilire chi ha ragione nè ti dico di cambiare atteggiamento sul web (non sono nessuno per dare consigli a chi ha molta più esperienza di vita di me) cerco solo di spiegarmi perchè, magari al di là delle tue intenzioni, molti interlocutori ti vedono come uno che vuole “dare lezioni” ,quindi si irritano e ti irritano. E’ che tu e loro non avete lo stesso rapporto col passato, la mia impressione è che tu vorresti dismettere ciò che altri/e vorrebbero recuperare..mi sembrano due posizioni totalmente divergenti e non so se una sintesi (che tu sembri auspicare) sia possibile
    Ovviamente queste sono osservazioni personali di uno che non ti conosce personalmente, prendile per quel che valgono

    Commento di Paolo1984 — gennaio 22, 2012 @ 5:17 pm | Replica

    • “Ora non m’interessa stabilire chi ha ragione ”
      almeno non in questa sede

      Commento di Paolo1984 — gennaio 22, 2012 @ 5:24 pm | Replica

  21. @Dado
    Molto simpatico, Dado.
    L’unica cosa che non vorrei si pensasse è che intervenendo su quel thread opponessi a Ventre un’interpretazione “misticheggiante” del mito ad una storicistica. Io parlavo del Vico (che secondo qualcuno dello storicismo è l’inventore) e semmai a “misticheggiare” è proprio Ventre, che regala il mito a una dimensione “puramente” estetica. Come se la “pura” estetica non fosse un cascame di epoche troppo moderne e troppo rammollite per cercare un senso all’esperienza umana.

    @Paolo
    Si può anche dire così, ma è buttarla un po’ troppo sul personale. Io per quanto riguarda la mia persona, il mio lavoro, la mia scrittura, non credo di aver rinnegato ma superato certe posizioni degli anni Settanta, e infatti produco altro tipo di significato. Non così questo paese, che Berlusconiani e antiberlusconiani hanno tenuto in scacco per vent’anni ancorandolo a un linguaggio da guerra fredda, mentre la storia la facevano i banchieri. Non così le femministe, che vivono ancora la sindrome da accerchiamento del patriarcato mentre i modelli della nuova soggezione femminile si elaborano in ugual misura su Striscia la Notizia e Zelig. Se vuoi capire le mie provocazioni parti da questo. Se vuoi capire la loro irritazione, probabilmente dovrai far riferimento alla comprensibile riluttanza a mettere in discussione un’identità storica e per qualcuno un mestiere redditizio: il pubblicista d’opposizione (presunta).

    Commento di vbinaghi — gennaio 22, 2012 @ 5:23 pm | Replica

  22. Ora, di colpo, in n.i. risultano reintegrati il post originale con tutti i commenti censurati: qualcuno avrà cominciato a ragionare e avrà fatto la voce grossa.

    Commento di paolo f — gennaio 22, 2012 @ 5:28 pm | Replica

  23. Siamo riusciti a far venire una crisi di nervi a Geronimo?

    Commento di vbinaghi — gennaio 22, 2012 @ 5:31 pm | Replica

  24. Chi sa. A volte sembrano fuori come dei balconi…

    Commento di paolo f — gennaio 22, 2012 @ 6:08 pm | Replica

  25. caduto berlusconi ed il bau bau sui comunisti liberticidi, restano i comunisti liberticidi (e non e’ un bel vedere). saluti pannelliani.

    Commento di GiusCo — gennaio 22, 2012 @ 6:21 pm | Replica

  26. Valter,
    Una delle regole di NI, fin dai suoi albori, è che ognuno dei redattori gestisce come vuole il suo post. Commenti aperti, moderati, chiusi, etc. Un’altra è che il dissenso, anche interno, può essere espresso, anche pubblicamente. (più di un redattore ha criticato alcuni miei post, nei commenti, così come ho fatto io con altri).
    Dire perciò che “gli Indiani fanno quadrato” oppure “Si vede che rileggendo si sono accorti di averci fatto una brutta figura, e allora sapete che hanno fatto gli anarco creativi, gli Indiani metropolitani?” è falso. La scelta è stata di Ventre, non di una fantomatica redazione censoria.
    E, ora, riconosco a Ventre l’intelligenza di aver deciso, dopo una discussione dura e franca fra di noi, di ripristinare, sua sponte, il tutto.

    Commento di gianni biondillo — gennaio 22, 2012 @ 6:50 pm | Replica

  27. volevo solo ricordarti che stasera da Fazio c’è il grande James Taylor :-)
    ciao!

    Commento di carla — gennaio 22, 2012 @ 6:51 pm | Replica

  28. Dopo due giorni di assenza dal pc vedo su NI tutto questo cancellare e riassumere per poi ripubblicare i commenti di binaghi e poi la chiusura dei commenti… e vengo qui cliccando sul link messo da mozzi.

    Mi preme dire a Binaghi che il suo comportamento è a mio giudizio assai più maleducato e censurabile di quello di Ventre su NI. Personalmente, lo ritengo anche anticristiano (ho il diritto di giudicare cosa sia cristiano o no quanto ce l’hanno quelli che si professano cristiani, che siano cattolici o altro), in quanto provoca, giudica le persone anziché le loro opere, invita a vergonarsi il sottoscritto che semplicemente dice a Ventre cosa chiedere ai cattolici che intervengono in modo polemico sulla democraticità altrui e poi vuole pure passare per vittima.

    Peraltro, Valter non si accorge nemmeno di quanto le sue repliche non siano altro che una conferma, pari pari, di quel che io dico circa il suo atteggiamento su NI.

    Nello specifico, Binaghi, tu non sei stato ironico, bensì offensivo, con Buffoni, e ancora più offensivo col sottoscritto (dire di vergognarsi per una proposta di domanda fatta ad altri è peggio di un insulto), che ora chiami militonto. Io mi rivolgevo a Ventre, non a te, dicendo che a un cattolico dichiarato che va a fare morale di democraticità ed ideologie è lecito e doveroso chiedere come si pone su certi interventi della Chiesa. Tu potevi non dire nulla, come ha fatto Buffoni, di cui ho criticato il modo di agire quanto il tuo, visto che neanche ti avevo chiesto nulla, ma volendo avevi l’occasione di spiegare il tuo atteggiamento verso questi interventi e non l’hai fatto, se non criticandoli stando sul vago, preferendo invece inveire su di me, dandomi dell’agente del Kgb, dimostrando una specie di mania paranoica di persecuzione. Tutto questo perché tu proietti in me, a causa del tuo atteggiamento vittimistico, una volontà inquisitoria, quando si tratta invece di una precisa scelta di confronto. E continui anche ora, dal tuo blog, ribadendo l’accusa di chierico (che io ritengo stupida e un controsenso in bocca a un cattolico, un modo di sfoggiare falso trasgressivismo) e le altre, dimostrando un misto di maleducazione e offese gratuita alla persona, che è veramente palese a ogni persona con un minimo di senso morale e non intossicata dalle dinamiche di internet.
    Senso morale che io non vedo in nessuno dei commenti di Binaghi e tantomeno in questo post, che è un’accozzaglia di giudizi nel peggior atteggiamento giudicante e livoroso, alternato all’autocompiacimento.

    Infine, Valter ti faccio notare che da un anno e mezzo sono il commentatore fisso di NI che più spesso ha criticato le prese di posizione di Buffoni, e in modo molto più radicale di chiunque altro. E’ palese cioè che non hai la minima comprensione della mia posizione e del mio movente nel commentare, ed è altrettanto palese che non ti interessa capirli ma solo denigrarli a priori perché hai colto un che di diverso da tuoi, e un che di richiesta di chiarire le proprie posizioni quando lanci certe accuse e certi giudizi offensivi – cosa che non puoi accettare, perchè dovresti ammettere le tue accuse e le tue offese.

    Comunque, ribadisco, non c’è nulla di cristiano, a mio parere, in quel che tu fai in rete. Io a differenza di te non ti infamo con insulti personali, e non ti giudico come persona, ma di certo do un pessimo giudizio al tuo agire in rete che ho visto su NI e qui. E ti prego ora, nel darmi altri insulti, nel bollarmi con altri epiteti (dopo il chierico, il kgb, il minculpop, il fascismo, la neochiesa, il militonto, stolido, umiliante, vergnarsi, inquisitore, ideologia, mettendo insieme tutto, cosa altro ti inventerai?) di evitare quantomeno di proiettare altre tue paranoie su di me: non mi conosci, non sai il mio passato, non sai quanto possa essere stato, o non stato, e quanto sia, credente o noncredente, di sinistra e come.

    Tutto quanto è successo è per me una occasione persa: sforando dal tema del post di Ventre per rispondere a Buffoni, e seguoto in questo da Ventre, Binaghi avrebbe potuto confrontarsi al mio primo commento provocatorio entrando nel merito. Invece ha preferito l’offesa. La mia risposta, sapendo di aver provocato, è stata aperta al dialogo, senza restituzione di alcuna offesa, ma – quello sì – invocando un tono più dialogante e meno giudicante e offensivo. Mi son beccato il vergognati e ora pure gli insulti di questo post. E chissà adesso Spero Valter che il tuo fegato stia bene ma temo di sì, visto che c’è anche dell’autocompiacimento in tutto questo (e dico temo perché alla fine se il corpo non manda più segnali, è più difficile recuperare un po’ di benessere nel relazionarsi con gli altri). Non risponderò a ulteriori tue risposte, giudizi, offese, sfogati pure.

    Commento di lorenzo galbiati — gennaio 22, 2012 @ 7:06 pm | Replica

  29. Approfitto per segnalare l’inqualificabile comportamento sia di Bertante, che ha CENSURATO i miei interventi su Il Fatto Quotidiano, sia di Biondillo, che pur menzionandomi nei commenti alla ripresa su NI dello stesso cretinissimo pezzo, ha anche lui CENSURATO i miei contributi. Due tromboni attaccati a una sola fava.

    Commento di Lucio Angelini — gennaio 22, 2012 @ 7:07 pm | Replica

  30. La censura è sempre stata l’arma dei mediocri al potere, sotto un certo aspetto preferirei essere manganellato nel buio sotto casa che essere censurato, avrei più stima dei coglioni che non sanno discutere un’idea e cercano di zittire la controparte manu militari, (come farei io ogni tanto con te ;)), ma la censura, è lo schifo globale, l’arma viscida dei dalema.
    Cazzo ma per quanti secoli ancora, dovremo confrontarci con gli Schettino della cultura?

    Commento di mario Pandiani — gennaio 22, 2012 @ 7:09 pm | Replica

  31. adesso però i commenti di binaghi sono stati giustamente ripubblicati , quindi io, che ero stata critica, rimetto l’onore a nazione indiana e a ventre che ha saputo tornare sui suoi maldestri passi
    maria m.

    Commento di Mariam — gennaio 22, 2012 @ 7:19 pm | Replica

  32. Ho cominciato a leggere l’articolo di Ventre, e non l’ho finito, come mi capita di non finire di leggere alcuni tuoi post, quindi non posso in nessun modo entrare nel merito dell’argomento, quello che penso dei sistemi “dialettici” usati da ventre, l’ho già scritto, mi resta solo da fare il mio “outing”, tanto qui non vengo censurato.
    Parlare di “Mito” filosoficamente, cioè come una funzione, mi ricorda certe illustrazioni otocentesche che rappresentano i dottori sotto la forma di marabù o di gabbiani, intenti a sezionare e cibarsi di ungrosso cadavere, quello che mi ricordo con più ricorrenza è quello di una balena.
    L’analogia è principalmente precisa nel descrivere i due elementi dell’immagine come appartenenti a specie diverse, uccelli necrofagi da un lato e potenti cetacei dall’altra, il fatto è che la grande forza dei secondi è neutralizzata dal fatto che sono morti, dunque il loro apporto conoscitivo sta alla verità quanto un cadavere sta alla vita.
    Mi spaventa sempre quando un cadavere viene presentato come fondante qualcosa, in questo caso, la cultura, preferirei di gran lunga essere un’aringa viva che un capodoglio morto, e in questa infima veste partecipare del grande mare che il capodoglio rappresenta, ma mai cibarmi di cadaveri decomposti.
    Mi rendo conto che finirai per trovarmi noioso, è sempre su questo punto che discuto con te, dal Blues a Omero, dai Salmi al Mahabharata, ma ho sempre l’impressione che la perla venga sostituita con l’utensile, la tradizione vivente con l’antropologia, l’anima con la tecnica.

    Commento di mario Pandiani — gennaio 22, 2012 @ 8:04 pm | Replica

  33. Leggo adesso il commento di Maria, il capitano è tornato a bordo! viva i De Falco.

    Commento di mario Pandiani — gennaio 22, 2012 @ 8:20 pm | Replica

  34. anch’io mi ricredo su nazione indiana sulla quale, nel complesso, NON ho MAI avuto alcun dubbio (vi ricordo che tutto sommato NI non è solo gli attuali redattori ma anche quelli di ieri e che nell’insieme, dobbiamo essere sinceri, NON hanno mai censurato quasi nulla, è un blog raro da conservare e difendere) ma non mi ricredo affatto su ventre che ha fatto una figura veramente barbina, Il capitano de falco di turno lo deve aver obbligato a ripristinare tutto … ventre mi fa anche tenerezza, cavolo, si era difeso così bene! aveva fatto il duro, con le mani sui fianchi il petto e il mento in fuori, si era sentito il tintinnio delle manette, chiudere le porte, girare le chiavi nelle serrature e …. ma … quando è stata messa in discussione la sua frase-latina-incipit non ha retto e gli sono saltati i nervi :-)
    Ah, il latino che brutta bestia ;-)

    Commento di georgiamada — gennaio 22, 2012 @ 8:51 pm | Replica

  35. Georgia, va bene stemeprare i toni, ma buttare in burletta il lavoro decennale di un traduttore di testi classici come Ventre – che ha lavorato sul Satyricon di Petronio o che ha buttato il sangue sulla traduzione in esametri dell’Iliade – mi pare un po’ troppo facile.
    Comunque, ovviamente, peace and love :-)

    Commento di gianni biondillo — gennaio 22, 2012 @ 9:32 pm | Replica

  36. beh, biondillo io non guardo mai ai curricula (pur non avendo nulla contro) delle persone, conosco dei perfetti imbecilli con una bibliografia sterminata e geni con bagaglio leggero.
    Mio dio, però se sono 10 anni che traduce classici allora … ha ragione pensieri oziosi, quella frase non è proprio da latinista o, ancor peggio, da grecista … credevo fosse solo un saltuario lettore di marx, ma devo confessare che di lui non ho letto altro che commenti nervosi
    A maggior ragione affermo: il latino brutta bestia!
    Anche a te, naturalmente, peace e love

    Commento di georgiamada — gennaio 22, 2012 @ 9:52 pm | Replica

  37. L’ha espresso meglio lei di me, una visione puramente estetica contro una che rispetta il senso sacro del mito e del simbolo, tutto qua; mi riferivo solo al discorso sulla fedeltà alla direzione del simbolo, che lei giustamente indicava come molto più vicino alla religione, e che rimane totalmente estraneo, anche come semplice possibilità, all’ideologia della sua controparte; lei lasciava socchiusa una porta dove per Ventre c’è un muro di mattoni, e ciò mi sembrava carino farglielo notare; d’altronde mi ha spinto a commentare un commento di Ventre a un altro pezzo, questo http://www.nazioneindiana.com/2012/01/19/scarpe-rosse/ in cui il nostro dice “La fiaba è un piccolo mito, che poi diventa il mito che ognuno si porta dentro, come espressione del proprio daimon”.
    Da qui, logicamente, posso dedurre che il problema della verità nel mito per Ventre non si ponga, e non solo a livello fattuale (dove, appunto, è inverificabile, ma non inesistente), anche a livello di distinzione del genere (chi racconta miti, racconta storie di fantasia o storie vere, dal suo punto di vista? cosa è mito e cosa no?); e da qui si torna alla discussione sull’esempio omerico (di cui, bontà sua, il nostro sa dirci incontrovertibilmente “cosa comunica”, mica una semplice “interpretazione allegorica stoicheggiante”) e giù fino a tornare alla questione della direzione del simbolo.

    E’ un vizio comune a tanti, in NI e nel mondo letterario e internautico (figurarsi letterario + internautico), questo di vedere il mondo solo come un coacervo di narrazioni, come in un infinito pavimento di frasche sotto cui non trovi mai il terreno; è un vizio di tanti, quello di non riuscire a uscire dal proprio sistema di riferimento per guardarlo dall’esterno, ciò che io considero unica possibile libertà di pensiero (tutti studiosi pieni di paroloni, e mi ignorano la scepsi).

    Commento di undadoaventifacce — gennaio 22, 2012 @ 10:17 pm | Replica

  38. Arrivo adesso, dico a tutti che il mio interesse alla Rete è diventato molto selettivo, legato all’osservazione di ciò che si narra come si narra. Non ho preso le censure di Ventre come un’offesa personale, ma come un corto circuito ideologico che andava segnalato, anche se molto spesso questi corto-circuiti tendo a provocarli ad arte perchè questo paese è imbambolato negli slogan del dualismo da troppo tempo. Non è questo il caso, però.
    Qui di mio ho fatto poco. Galbiati, se ti senti un cavaliere del libero pensiero anzichè un chierico va bene, chi ti legge giudicherà.
    Mario Pandiani, io con te ci farei volentieri a cornate, ma prima vorrei essere sicuro che ci siamo capiti, e non sono sicuro: sul mito, leggere filosoficamente non è alternativo a preservarne il valore di rivelazione naturale e forse anche soprannaturale.
    Biondillo Mariam e Georgia, su Nazione Indiana quel che ho scritto qua sopra non esprime nè disprezzo nè astio, solo rammarico. Poi ci sono le persone. Mi sento libero di voler bene a qualcuno, di continuare a leggere quel che scrive Daniele Ventre, e di trovare meschino e noioso qualcun altro.

    Commento di vbinaghi — gennaio 22, 2012 @ 10:20 pm | Replica

  39. @Dado
    Ecco, questo è veramente il centro del problema. Anzichè chiederci patenti confessionali o a-confessionali, dovremmo cominciare a chiederci per quanto ancora l’occidente potrà sopportare l’egemonia della scepsi, cioè quella forma di pensiero per cui esistono molte narrazioni ma non si può assolutamente fare questione della verità?
    Io ho cominciato da tempo, qui, a porre questo problema, proprio a partire da una filosofia della narrazione che è diventata un saggio. Che a Ventre interessi oppure no, questa che gli portavo era una prospettiva teoretica, non un’ipoteca confessionale sul discorso.

    Commento di vbinaghi — gennaio 22, 2012 @ 10:25 pm | Replica

  40. Poiché nazione indiana ha tanti redattori, ciascuno dei quali “gestisce come vuole il suo post”, nazione indiana ha tante facce. Quella di oggi sembrerebbe la peggiore: il redattore interessato cancella i commenti di un avversario che lo pungola, e lo fa in maniera plateale, annunciandolo con toni quasi beffardi:
    «La fine argomentazione binaghiana si è manifestata in questi termini: “clic”.
    Come si può notare, ho eliminato i commenti di Binaghi. Grazie alle sue prese di posizione abbastanza insultanti e fatte di ironie a vuoto e di argomenti ad hominem, ora la discussione ha assunto l’aspetto di un registro inquisitoriale.
    »

    Ma qualcuno suggerisce che la faccia peggiore non sia questa, bensì quella di chi impedisce a qualcuno di commentare — ovvero gli cancella i commenti — senza dirlo. E ancora peggio, dicono, è quando il redattore di turno di n.i. cancella un commentatore, negandogli in tal modo l’identità, allo stesso tempo (paradossalmente) nominandolo ed evocandolo nel dialogo con un altro commentatore, come spirito, restituendogli così un’identità manipolata a proprio agio secondo lo scopo del momento:
    «Intermezzo: non credo, Georgia, che il rapporto Lipperini/Angelini, come scrivi, “va avanti da anni con reciproca soddisfazione.” Anzi, sono certo che uno dei due ne soffra assai. Lo viva come una continua violazione personale. Non permettiamoci di buttarla sempre in burletta. Quello che per te, o me, o chissà altri, potrebbe essere un simpatico commentatore, per qualcun altro è un chiodo, un dolore, una ferita continuamente aperta.»

    Dicono che entrambi questi tipi di comportamento non si fossero ancora visti, in n.i.: se fosse vero, allora si sarebbe rotto un tabù. E questo, certamente, non rassicura.

    Commento di paolo f — gennaio 22, 2012 @ 10:37 pm | Replica

  41. Come già scritto nel mio blog: “Il gruppo epicamente confluito nel progetto bolognese ‘NIE’ (per chi se lo ricorda) continua a fare quadrato ad oltranza. O con loro o contro di loro. E se sei contro anche uno solo di loro, sei estromesso in automatico da TUTTI i loro blog consorziati, qualsiasi cosa tu dica. Biondillo me lo immagino a cavallo di un ronzino (povera bestia, con quel che pesa!) con uno scolapasta a mo’ di elmo di Scipi(t)o in testa.

    Commento di Lucio Angelini — gennaio 23, 2012 @ 12:02 am | Replica

  42. [...] (giuliomozzi il 22 gennaio 2012 alle 08:05) Il punto di vista di Binaghi su questo modo di gestire la discussione – posto che a qualcuno interessino l’argomento o/e il punto di vista di Binaghi – si può leggere qui. [...]

    Pingback di MITI E FOLLIA (miti e incertezze, la vendetta) « L U N A T I S M I — gennaio 23, 2012 @ 12:03 am | Replica

  43. Allora Lucio, NIE qui non c’entra niente, e non mi risulta che Nazione Indiana sia tenerissima coi Wu Ming. Inoltre, vorrei che la sequenza di bastonate finisse qui, perchè altrimenti tutto è uguale a tutto e niente termina mai.

    Commento di vbinaghi — gennaio 23, 2012 @ 12:06 am | Replica

  44. In compenso c’entra Biondillo, che mi ha censurato in Nazione Indiana solo perché obbedisce alle stesse consegne bolognesi per le quali sono stato degradato a troll. Comunque Ok. Chiudiamola qua.

    Commento di Lucio Angelini — gennaio 23, 2012 @ 12:32 am | Replica

  45. Lo scettico non fa questione della verità che non può conoscere, o su cui non ha elementi per decidere del vero e falso; in quel caso sospende il giudizio. E’ una posizione di semplice buon senso, tutto sommato, aliena da grandi speculazioni.

    Del resto, gran parte delle verità che ci riguardano sono conoscibili. Problema di questi tempi e di queste genti è che a furia di narrare e discutere di narrazioni hanno perso di vista l’oggetto della narrazione stessa, rendendosi irriconoscibile lo scibile; perdipiù si insiste a farsi un’idea del mondo esclusivamente tramite le narrazioni, e completamente a scapito dell’esperienza vissuta (sin dalla scuola si è indottrinati, d’altronde); ma ciò ha a che fare, da sempre, col dogmatismo, non lo scetticismo.

    Lo scettico non crede all’inesistenza della verità, altrimenti diventerebbe dogmatico.

    Credo che l’attuale problema dell’occidente non sia affatto un’egemonia della scepsi, ma un’egemonia del dogmatismo, non più teocratico, bensì tecnocratico, tutto qua; basta guardare il linguaggio di Daniele Ventre, piccolo tecnocrate del mito.

    Commento di undadoaventifacce (di nuovo posseduto da Sesto Empirico) — gennaio 23, 2012 @ 1:51 am | Replica

  46. P.S.
    Quel “credo che” finale andrebbe sostituito con “vedo come”, per coerenza terminologica, onde evitare fastidiose aporie, son cose lapalissiane, d’altronde.

    Commento di undadoaventifacce — gennaio 23, 2012 @ 2:06 am | Replica

  47. Io parlo da credente, e non posso in nessun modo considerare la nascita, vita, morte e resurrezione di Cristo un mito, ma una realtà che è stata vista e toccata, quindi dal punto di vista storico, lo considero un fatto, e non è letteralismo.
    In realtà non ho nessuna voglia di scornarmi con te; per usare le parole di Buber, la mia conoscenza è una piccola sorella, non un esercito, sarebbe molto disdicevole che la mandassi avanti a me, chi la vorrebbe più in moglie dopo che altri l’hanno vista nuda.

    Quello che mi sembra di notare in questo mondo letterario della rete, che forse non è così sovrapponibile a quello reale, è che la tua presenza metta sempre in condizione questi circoli di scoprire le tue intenzioni, di scoprire se stai tentando di portare la discussione sul TUO piano, in fondo essere cattolici significa, nel bene e nel male, appartenere alla chiesa cattolica, con tutto il suo portato di sangue, orrore, corruzione e anche di luce, e con il suo punto di vista in materia storica e filosofica.
    La dissidenza rispetto all’istituzione, se vuoi, è un fatto interno, che non ti libera dal porare, ovunque vai, con la tua fede, la tua storia e la storia della tua chiesa.

    Questo non lo dico per dare ragione a qualcuno, ma perchè per la mia esperienza è così, ogni libera scelta comporta un indossare limiti e colori, e accettarne le conseguenze, quali che siano, chi è cristiano e vive in paesi islamici sa che è così, è evidente, d’altronde si rinfaccia spesso a chi si professa comunista la storia della sua fede o idea, con tutto l’orrore di cui è inzuppata, anche se è una brava persona e non ammazzerebbe una mosca, se fai attenzione, i distinguo e i “loro culpa” lasciano sempre un senso di dolciastro non ben lavato, di pennacchio sgualcito e trascurato.
    Se vuoi, un popolo indossa i propri miti e una persona indossa la propria chiesa, anche se è ateo e positivista, come si può frequentemente constatare.

    Commento di mario Pandiani — gennaio 23, 2012 @ 4:07 am | Replica

  48. Ma io non faccio niente per nascondere la mia fede, e nemmeno mi dispiace essere attaccato per questo. Solo che non mi sento così degno, faccio discorsi più laicamente assimilabili perchè è sul piano della ragione che voglio portare un contributo, ed è lì che si nota in modo macroscopico il naufragio di una cultura. Ad esempio un discorso corretto sul mito potrebbe restituire almeno il senso della meraviglia, che si porta dietro quello della trascendenza.
    Certo, se poi uno mette sullo stesso piano miti e favole come Ventre, allora è finita.

    Commento di vbinaghi — gennaio 23, 2012 @ 4:42 am | Replica

  49. Si certo, alla fine anche il mito diventa favoletta, hai ragione, solo che alla meraviglia non si arriva con la ragione, ma con l’esperienza, come anche a Dio.
    Ad un certo punto ti sei chiesto perchè andare avanti con il tuo blog, ma forse la domanda è perchè insisti a voler portare il verbo nei blog letterari, da quando ti conosco leggo queste polemiche, su cui San Paolo avrebbe il suo da dire, forse c’è una ragione diversa.
    La cultura c’entra e non c’entra, come dice un mio amico, il terribile è già avvenuto, la cultura occidentale ha ampiamente dimostrato di che stoffa è fatta e i rimedi di solito sono peggiori dei mali, oggi si schiaccia la letteratura sull’indagine storica o di attualità, e non solo la letteratura, e va anche bene, ma la realtà è l’ultima risorsa dello scrittore, e presto o tardi diventa più finzione del romanzo storico ottocentesco, la finzione è fantasy, un meltin’ pot subliminale, e va anche peggio.
    Eppure viviamo in un mondo in cui le cose sono esattamente come sono, se togli qualche fragile sovrastruttura hai finalmente l’uomo com’è, nudo e bisognoso, in attesa di un riscatto.
    Ah… io scriverei solo storie d’amore.

    Commento di mario Pandiani — gennaio 23, 2012 @ 12:54 pm | Replica

  50. L’ho capito, sai? Dal tuo blog. Soprattutto dalle cose musicali splendide che metti, con quelle interpreti femminili greche o orientali. Io ho appena scritto una storia d’amore, e ora sto scrivendo una storia di donna, vissuta ventisei secoli fa.
    Parliamo, parliamo, ma un tomone di post e commenti non vale una strofa di Etta James – che riposi in pace.

    Commento di vbinaghi — gennaio 23, 2012 @ 1:09 pm | Replica

  51. “At last”, she’s gone, e noi un po’ con lei, meravigliosa creatura.

    Commento di mario Pandiani — gennaio 23, 2012 @ 4:02 pm | Replica

  52. ah ma perché? esiste ancora “nazione indiana”?

    Commento di Fernando Coratelli — gennaio 24, 2012 @ 2:15 am | Replica

  53. Certo, Fernando, l’indrizzo è sempre lo stesso.

    Commento di gianni biondillo — gennaio 24, 2012 @ 2:04 pm | Replica

  54. Mi farò del male un ultima volta, a quattro giorni di distanza.

    Per i sapienti che mi hanno paragonato a Schettino: il sottoscritto ha invece agito assumendosi la piena responsabilità, contro qualcuno che ha cominciato a sparare insulti senza riconosere più amici e nemici. Non ha abbandonato la nave. Il gesto è stato estremo, non ortodosso: forse insegnerà a qualcuno per il futuro l’educazione (non la netiquette, che è una cosa diversa) . Ah, incidentalmente mi permetto di notare che con arbitri elegantiarum così dotti da giudicare me del tutto ignorante in tema di antichità, sarebbe perlomeno da attendersi che non seguano l’italica moda di erigere a categoria critica il passo mediatico di grido.

    Ai latinisti dell’hic rhodus hic saltus (idoù Rhodos, idoù te kaì to pèdeuma): vi siete accorti che l’articolo conteneva una critica alle concezioni neo-marxiane del mito (Jesi)? In quel contesto, la citazione in forma pura non ci stava: ci stava piuttosto la sua deformazione vulgata nelle correnti filosofiche hegelo-marxiste. Sapete, le citazioni fanno parte del messaggio. A volte vanno scientemente deformate. Lo faceva anche Platone, quando faceva citare a Ippia il frammento pindarico del nomos basilèus. Me lo posso permettere anch’io, visti i precedenti. (A proposito di citazioni, non mi ritornate su Vico: mi si è allungata la barba a spiegare due o tre volte perché non è apertamente citato).

    Per quelli che mi hanno dato dello scettico ateeggiante (che poi in sé non è un insulto): complimenti, il vostro acume (più che l’oscurità del mio modo di scrivere) vi ha condotti a intendere l’esatto contrario di quello che ho cercato di dire.

    Eppoi, suvvia: ridimensioniamoci -addirittura, per due commenti con parolacce cancellati sarebbe stata schiacciata l’indagine sulla letteratura e la cultura?

    Ma quelli a cui ho alluso possono dirmi quello che vogliono, a casa loro.

    Commento di Daniele Ventre — gennaio 25, 2012 @ 12:02 pm | Replica

  55. Poi, compiacetevi: vi ho lasciato anche un po’ di refusi per divertirvi.

    Commento di Daniele Ventre — gennaio 25, 2012 @ 12:03 pm | Replica

  56. senza riconosere più amici e nemici

    Già questo modo di procedere denuncia un vizio di fondo: quando si discute su un blog, secondo me, le categorie “amici” e “nemici” non dovrebbero esistere. Per questo — sempre secondo me — il commentario di nazione indiana è fortemente viziato e nuoce gravemente alla qualità dei contributi (quando esiste).

    Commento di paolo f — gennaio 25, 2012 @ 12:29 pm | Replica

  57. Non è un modo di procedere. E’ solo una frase idiomatica per dire: alla cieca. Addio.

    Commento di Daniele Ventre — gennaio 25, 2012 @ 2:00 pm | Replica

  58. Che tu ci creda o no, mi dispiace di come sono andate le cose. Io i tuoi post li leggevo (e continuerò a leggerli) con interesse. Se la Mail che hai accluso al commento è buona, provo a scriverti e ti allego una cosa che ho scritto, così vedrai che il mio interesse per questi temi è genuino e non vengo a cercare rissa (ma se la trovo mi so difendere).

    Commento di vbinaghi — gennaio 25, 2012 @ 2:40 pm | Replica

  59. Non vuoi cercare rissa. Fatto sta che l’hai provocata: nel modo peggiore, contro chi cercava di mediare, e che hai indotto ad assumere decisioni estreme, sentendoti chiamato in causa come individuo Valter Binaghi per una questione che aben vedere non ti riguardava direttamente o indirettamente come tale.

    Commento di Daniele Ventre — gennaio 25, 2012 @ 8:26 pm | Replica

  60. Io ho percepito cose diverse ( e non sono il solo), anche perchè ci sono dei precedenti con Buffoni, però veramente adesso ci metterei una pietra sopra.

    Commento di vbinaghi — gennaio 25, 2012 @ 9:03 pm | Replica

  61. … ma si, dai. Poi magari tra due anni ognuno si rilegge le parti sue e ci pensa su.

    Ciao a tutti

    Commento di aiace — gennaio 26, 2012 @ 12:11 am | Replica

  62. Con buona pace della fanghiglia inutile sollevata da certi vostri amici.

    Commento di Daniele Ventre — gennaio 26, 2012 @ 12:58 am | Replica

  63. Ma ti è arrivata la Mail con il testo che ti ho spedito?

    Commento di vbinaghi — gennaio 26, 2012 @ 1:10 am | Replica

  64. Ovviamente sì. Ma non ti sembra un po’ troppo tardi?

    Commento di Daniele Ventre — gennaio 26, 2012 @ 1:06 pm | Replica

  65. Guarda, se smetti di fare l’offeso la smetto anch’io e ci si può costruire sopra. Chiunque abbia un minimo di pratica della Rete ti dirà che la sciocchezza l’hai fatta tu, e per coprire uno come Buffoni (ne valeva la pena?). Io con te non ce l’avevo prima nè adesso.

    Commento di valter binaghi — gennaio 26, 2012 @ 1:09 pm | Replica

  66. che tipo di pietra volete che ve la procuro?
    (:-)))

    Commento di carla — gennaio 26, 2012 @ 3:45 pm | Replica

    • … non quelle di fiume, che servono ad affilare i coltelli! ;-)

      Commento di aiace — gennaio 26, 2012 @ 6:27 pm | Replica

  67. Per motivi misticoidi direi il turchese…

    Commento di vbinaghi — gennaio 27, 2012 @ 12:30 am | Replica

  68. ho l’impressione che tutti i blog militanti italiani funzionino così. Non avviene lo stesso su lipperatura, ilcorpodelledonne, giap e via dicendo? Se poi, valter, vieni dalla sinistra radicale (con i suoi gruppi e gruppetti – quanti sono quelli della federazione della sinistra? cento? duecento?), certe dinamiche dovresti conoscerle. Ognuno si fa la sua chiesa, e predica ai suoi convertiti nelle rispettive messe laiche virtuali.

    Commento di diaitdiait — gennaio 29, 2012 @ 8:26 pm | Replica

  69. E non sarebbe ora di finirla?
    Questo paese va a fondo anche perchè chi ha capacità di parola non fa che parlarsi addosso. E’ incredibile la distanza che c’è tra il sentire della gente e queste parrocchiette residuali di un’epoca che sarebbe solo da dimenticare.

    Commento di vbinaghi — gennaio 29, 2012 @ 10:00 pm | Replica

  70. senz’altro, ma nessuno sembra disposto a cominciare…. O trova buone scuse per continuare a fare quello che fa. In questo siamo un po’ provinciali, forse. Il fenomeno quasi non esiste nei blog e nei forum americani, per esempio. Qui siamo ancora a guelfi e ghibellini — e mi ci metto anch’io eh.

    Commento di diait — gennaio 29, 2012 @ 11:10 pm | Replica

  71. [...]   Sul tema della cancellazione dei commenti si er già indignato Walter Binaghi qui:   http://valterbinaghi.wordpress.com/2012/01/21/nazione-indiana-il-mito-taroccato-di-valter-binaghi/   e io stesso qui:   [...]

    Pingback di NAZIONE INDIANA E LA CANCELLAZIONE DEI COMMENTI « CAZZEGGI LETTERARI — febbraio 3, 2012 @ 6:21 am | Replica

  72. non essendo riuscito a postarlo nel thread d’origine su nazione indiana, mi permetto di aggiungere qui, sotto forma di web link, la mia opinione sull’intervento di Daniele Ventre, che ha innescato la lunga discussione: http://www.fontanaconsoldino.blogspot.com/2012/02/danile-ventre-o-sulla-fatica-e-la-forma.html

    con simpatia

    gh

    Commento di guido hauser — febbraio 15, 2012 @ 5:36 pm | Replica

  73. Beh, tra scrivere complicato e scrivere bene c’è parecchia differenza, e polarizzare tra “lambiccata pedagogia” e Vasco Rossi, o peggio holden, è pura idiozia e dimostra un orizzonte parecchio angusto, primo perchè le sfumature sono infinite tra un estremo e l’altro, (sempre posto che Ventre e Baricco siano due poli di qualcosa), e poi perchè complicato non significa profondo e semplice non significa facile.

    Ora, l’intervento di Ventre su NI è straordinariamente poco interessante, direi che l’unica scintilla di curiosità, se non proprio di interesse è stata suscitata dal fatto del suo comportamento da ducetto dalemiano della fgci, che avendo accesso al meccanismo di micropotere in quando “admin”, ha censurato i commenti di Valter, immaginandosi così, in mancanza di più virile randello, di insegnargli l’educazione.

    Questo lo dico, non perchè io sia un sostenitore del “parla come mangi”, ma perchè sono convinto che scrivere bene sia un’arte, un’arte che si avvale del grado di complessità che le è ecologicamente necessario.
    Altrimenti dove finirebbe Oscar Wilde, o chi potrebbe misurarsi con Joyce, che ci faremmo con le pagine di Dostoevskij, dovremmo forse pulirci il culo a Tolstoj?

    con antipatia

    mp

    Commento di Mario Pandiani — febbraio 16, 2012 @ 12:08 am | Replica

  74. la cosa, anzi le cose, che mi fanno impazzire in questi scambi tra sconosciuti su internet, sono essenzialmente tre:

    1) ho scritto all’inizio del mio intervento che secondo me il testo di Daniele Ventre è scritto male (utilizzo, addirittura, l’aggettivo “pazzesco”).

    2) ho scritto al centro del mio intervento che secondo me il testo di Daniele Ventre è scritto male (utilizzo, addirittura, il sostantivo “strazio”).

    3) ho scritto al termine del mio intervento che secondo me il testo di Daniele Ventre è scritto male (ribadisco, addirittura, che “il suo stile non mi piaceva prima e non piace ora)

    ora, è curioso che Mario Pandiani dissenta, anzi: “antipatizzi” con me perché secondo lui il testo di Daniele Ventre è scritto male… (non so, forse avrei dovuto ribadirlo una quarta volta, che il testo di Daniele Ventre è scritto male, anzi malissimo, e lo faccio adesso.)

    assodato questo – il pessimo stile di Ventre -, il mio intento, se non si fosse capito (e in questo caso la colpa mia e me ne assumo per intero la responsabilità – è possibile che anche io scriva male, non solo Ventre), il mio intendo era di spostare il focus su una questione contigua allo stile, ma che non si risolve in esso. ossia il merito.

    ciò che ho provato a dire, magari maldestramente, è dunque che in questo tempo avverto qualcosa come una “congiura del gusto”, un tacito e diffuso accordo narrativo, che tende a far coincidere il merito con lo stile. ed è così assistiamo alla proliferazione di scritture sorvegliate, in stile holden, ad ogni risvolto di copertina. virtù espressive che ritroviamo nei più sperduti recessi del web, dove ci imbattiamo in gente che scrive bene, che scrive chiaro, in modo ammiccante e piacevole. peccato, che i più non hanno nulla da dire.

    quando invece Daniele Ventre, con il suo “immeritevole” stile, ci ricorda che le cose si possono anche dire male – è un peccato veniale, diciamo così – quando alla base esista un’autentica urgenza del dire. o se vogliamo: un “significato”, per semplificare un po’ rozzamente.

    bene, io ribadisco allora i miei complimenti a Daniele Ventre. per il suo pessimo stile, sì, ma con molto davvero molto da dire.

    (detto ciò, mp, ti prego di non richiamarmi alla guerra verbale: ho già dato…)

    gh

    Commento di guido hauser — febbraio 16, 2012 @ 1:19 am | Replica

  75. Io sono daccordo, Guido.
    Scrivere “bene” e non aver nulla da dire è stile Baricco: fine e decorativo.
    Le cose che dice Ventre sono dense, si possono dire molto meglio di così.
    Ma Pandiani è un ingrato: lui per esempio scrive benissimo, poi dice che non gl’importa un cazzo del dire. Un tipaccio.

    Commento di vbinaghi — febbraio 16, 2012 @ 3:22 am | Replica

  76. A me non fanno impazzire, ma è un modo di conoscersi, così, se ti interessa, puntualizzo.
    Per me, scritto male e poco interessante, (quindi forma e merito, stile e contenuto), difficilmente si disgiungono, il “bellissimo” articolo di Ventre a me non è piaciuto nel merito e nello stile che secondo me riflette l’inconsistenza tortuosa della sua tesi.
    La mia antipatia è nata dall’aver percepito nel tuo articolo una sorta di critica-elogio per Ventre e un disprezzo per Baricco e (meno) per Vasco, pur velato dalla tua confessione di condividerne in qualche modo la “facilità”, con tutto quello che può nascondere questa sottile attribuzione.
    Mi è sembrato troppo un lavoro di cesello per rimanere sul fatto dello stile, accettando, un po’ ammaliato, la solida formazione accademica e la conoscenza linguistica dell’autore, che forse tutti potremmo invidiargli.
    Io, però, credo questo, che se quello che si scrive è vero, profondo, intelligente, (l’urgenza è una parola che non mi dice molto, anche se è di moda), gli si avvolge intorno naturalmente uno stile appropriato, a volte acerbo, altre volte con un po’ di mestiere, ma comunque pertinente, mentre sono convinto che la tortuosità, la ricercatezza e l’esibizionismo di una scrittura mascherino, sempre, una voragine di significato.
    E questo non bisogna aver paura di dirlo, a costo di essere antipatici, già, forse è stato soltanto quel tuo “con simpatia” che mi ha irritato, ho naturalmente riletto con attenzione il tuo articolo e l’ho capito meglio, ma quello che ho scritto, e spero di averlo chiarito qui, è coerente con quello che continuo a pensare.

    Commento di Mario Pandiani — febbraio 16, 2012 @ 11:22 am | Replica

  77. apprezzo e ringrazio per l’attenuarsi dei toni. provo così a precisare anche io.

    con il mio intervento, che non era certo “un articolo” ma un semplice post di commento, come questo, come quelli semplici e chiari che mi precedono, con il mio intervento io ho tentato di realizzare un’operazione di “ricollocazione semantica”, se così posso dire con cipiglio un poco professorale. non dunque una critica (positiva o negativa) che entri nel merito specifico del testo di Daniele Ventre – di cui avevo apprezzato la quantità degli spunti e la robusta familiarità con la materia, ma assai meno lo stile argomentativo -, quanto piuttosto una riflessione narrativa sopra a un clima culturale diffuso, a cui in forma indiretta il suo argomentare rimandava.

    provando a infilzare con la punta affilata del concetto il mio pensiero d’origine (cosa che non amo fare: sono un narratore, non uno scienziato o un filosofo), mi verrebbe da aggiungere che il bollino a cui la mia freccetta verbale mirava era qualcosa come lo “Zeitgeist linguistico” del nostro tempo. e dunque una sorta di spirito diffuso, o meglio uno spirittello beffardo e difficilmente acciuffabile, che ama travestirsi nella forma di un nuovo mito. un mito dopato, però, “tecnologizzato” aggiungerebbe Kerényi, che si manifesta nella forma: facile, ammiccante, ironica e levigata. un mito che parte forse, e suo malgrado, dalla mitopoiesi concettuale dell’ultimo Calvino (quello delle Lezioni americane), ma che miseramente capitola nella sintesi espressiva delle scuole di “story telling”, prime fra tutte la Holden.

    bene, a tale mitologia della forma sulla sostanza io ho provato ad opporre il pessimo narratore Daniele Ventre. che in tal modo, per contrasto benevolmente ironico, ci ricorda però che le cose possono e forse devono avere anche un senso. e tanto meglio se quel senso lo trovi, lo dici, lo inventi con perizia di forma, e cioè con buone e semplici parole. sono dunque d’accordo con te, Valter, su quest’ultimo punto, e anche con te Mario.

    ma meglio che il nulla della forma piacevole e levigata – ed è questo che in sintesi ho provato a suggerire – , io ho deciso di schierarmi dalla parte del molto, del tanto, se non addirittura del troppo di una solida conoscenza, oltre che di un’antica vocazione pedagogica. tanto più che un poco di fatica nell’arrampicarsi appresso a una sintassi paludata ed idiosincratica, alla fine, ogni tanto, è un esercizio che non può far troppo male. non ha mai ammazzato nessuno.

    o almeno, io continuo a vederla così: preferendo la sim-patia teorica a una sdegnosa anti-patia formale…

    con rinnovata simpatia, dunque

    gh

    Commento di guido hauser — febbraio 16, 2012 @ 2:57 pm | Replica

  78. Paragonare uno studioso di formazione accademica come ventre ai patterns di story telling della scuola holden, (come di qualsiasi altra scuola di scrittura crativa, fino a Carver [come insegnante, non come scrittore]), significa mettere di fronte due istituti scolastici profondamente differenti, ma con alcune cose in comune.
    Il primo che mi viene in mente è proprio questo scollamento dello stile dal quid.
    Alla fine ho fatto lo sforzo, dopo la tua risposta, di rileggere anche l’articolo su NI, e ho cercato di capire dove andava a parare, ho cercato di fare l’analista della STASI, per capire il messaggio che si celava tra quella selva di contorsioni verbali, quel mikado di teorie sul mito, per trovare il bastoncino nero.

    Mi sembra che ci sia una nostalgia nicciana di sentimento poetico emotivo del mito, mi sembra di vedere in questa ricercatezza ipertrofica, (in fondo da solo conto di ricerche altrui, è una relazione tecnica, non una poesia), una sorta di sospensione del giudizio, congelamento, di qualsiasi uso possa essere fatto del mito, nell’attesa del tutto illusoria che l’uomo torni all’innocenza poetica ancestrale e possa finalmente goderne senza sovrastrutture politiche o ideologiche, una sorta di celebrazione estetica di una paralisi culturale.
    Mi ricorda una trasmissione in cui si parlava di Mel Brooks, e della sua arte di fare parodie dei film di successo, arte eccellente che denunciava però anche un’inadeguatezza, in fondo, a fare cinema “vero”.

    Anche le scuole di scrittura creativa, di base, simulano processi creativi, modellati sull’analisi delle grandi opere, nell’attesa che l’assemblaggio giusto, che l’intenzione pura, (l’idolo delle mamme), produca il capolavoro, come per una svista; sono così volte al passato, (o al presente celebrato), che ogni sforzo si infrange sul già scritto.

    Questi vagiti del nuovo umanesimo non mi piacciono, la loro maschera estetica denuncia l’ipocrisia che ne è alle radici, radici mozzate, museo permanente in cui ogni cosa che nasce muore perchè se no non può essere esposta.

    Tu, guido hai una giusta reazione, adesso comincio a capire meglio, che ti spinge verso una maggior complessità, o forse denunci la necessità di far palestra della lingua, per risollevarla dallo stato di indigenza a cui i minimalismi l’hanno ridotta, questo lo capisco, e forse non c’è bisogno di scendere ai livelli holden per soffrirne, ma neanche accontentarsi di Ventre.
    Io delle palestre non ho mai sopportato gli odori e gli attrezzi, non sarebbe meglio, chessò; Sciascia, Landolfi, magari anche Ceronetti, giusto per godere, oltre che di una lingua ben scritta, del fatto che è usata per qualcosa?

    Commento di Mario Pandiani — febbraio 16, 2012 @ 4:50 pm | Replica

  79. Quando Hauser dice: Daniele Ventre, con il suo “immeritevole” stile, ci ricorda che le cose si possono anche dire male – è un peccato veniale, diciamo così – quando alla base esista un’autentica urgenza del dire, non condivido.

    A me, invece che peccato veniale, sembra un peccato mortale — se non addirittura il peccato originale –, in quanto condanna alla scarsa o non- leggibilità, quindi (secondo me) al fallimento dell’intera oprazione.

    Commento di paolo f — febbraio 16, 2012 @ 5:55 pm | Replica

  80. Non so, in questo caso il fallimento è da capire, nel senso che, se si sintetizzasse l’articolo rendendolo comprensibile ad una lettura immediata, diciamo, un’opzione [Vattimo - Baricco] invece che [Gadamer - Ventre], rimarrebbe davvero poco, a parte i punti di vista degli autori citati.
    Questo riporta, secondo me alla questione centrale, che un assunto, una storia, un pensiero, se hanno corpo e energia, si devono esprimere con una forma connaturata al loro significato.
    Emile Zola, in una drammatica pagina de L’Assommoir, descrive in modo straordinario la forgia di un bullone, l’energia e la precisione del giovane fabbro che medita e assesta ogni colpo di maglio come un maestro di spada, descrive le scintille, la luce, il fuoco e l’ardore fisico e la perizia manuale di Coupeau, la sua purezza e il suo candore di giovane ingenuo che fa meglio che può, senza chiedersi cosa o perchè.
    Alla fine, però, perderà il lavoro perchè il proprietario dell’officina ha appena comprato una macchina che di bulloni, nel tempo che il giovane ciclope ne ha fatto uno, ne fa cento e anche marchiati.
    E’ drammatico, è drammatico veramente, è una pagina che prelude la rovina di quel giovane fantastico che si dilapiderà, e con lui Gervaise, l’intraprendente lavandaia, all’assomoire, la mescita di grappa infame a basso costo, come mille altri finissimi artigiani spodestati dall’industria sorgente.
    Ma rimane un fatto, che il poverino, con tutta la sua arte non aveva fatto che un bullone, un utensile che sarebbe scomparso insieme a milioni di altri nella costruzione delle gigantesche strutture in acciaio della Parigi del ’900 incipiente.
    A questo punto non so più se è peccato che venga usata tanta perizia per dire così poco, o se sia un peccato che per eccesso di manicatura risulti incomprensibile, o, se ha ragione guido, e quello che aveva da dire l’ha detto proprio complicatamente male.
    Bisogna dare atto a Ventre, a questo punto, che con la sua opera, oltre che col suo comportamento, ha suscitato qualche interrogativo, oltre ai certamente più graditi aaaah e ooooh.

    Commento di Mario Pandiani — febbraio 16, 2012 @ 10:33 pm | Replica

  81. Secondo me Daniele Ventre ha utilizzato una lingua in realtà molto ben codificata: quella degli specialisti, destinata ad esser letta e compresa soprattutto dagli accademici, o da chi “mastica” accademia per interessi o inclinazioni. Secondo me usare quella lingua in un contesto che non è di accademia, come un blog culturale (raffinato quanto si vuole), significa anche voler indicare un’appartenenza, uno status d’élite, che in quel caso secondo me è stato volutamente esibito. Questo tipo di esibizioni, in un contesto così inappropriato, sembra indicare una debolezza, secondo me riconducibile a una puerilità di fondo (“voglio stupire e metter soggezione“) che si è ben manifestata nella successiva controversia sui commenti cancellati — con la reazione scomposta del sostituire il testo originale con quello di Binaghi, e poi rimetter quello originale (come il bambino che rompe tutto perché non gli si dà soddisfazione), ostinandosi comunque a difendere il proprio comportamento ecc.
    Rinunciare alla lingua accademica “spinta”, non significa necessariamente sintetizzare l’articolo: l’articolo può restare esteso com’è, perché nessuno vorrebbe un “bignamismo” che in questo caso non servirebbe a niente. Rinunciare a questa lingua d’élite — difficilmente comprensibile — significa innanzitutto rinunciare ad esibire il proprio status, e poi significa dimostrare di saper scrivere al di fuori di un sistema perfettamente codificato, che come tale è simile e assimilabile a qualunque altra scrittura accademica.
    L’accademia, come sappiamo, può anche nascondere il fumo, facendolo apparire sostanza. Saper esporre quei contenuti con una lingua appropriata a un lettore sarebbe senz’altro meritorio: bisognerebbe però esserne capaci.

    Commento di paolo f — febbraio 16, 2012 @ 11:17 pm | Replica

  82. Sono d’accordo, vista così è anche più convincente, grazie al cielo non frequento la scrittura accademica, (che è come sentir leggere il greco antico al modo occidentale; assolutamente incantabile, una lingua che ha il canto nella sua natura e nella sua origine).
    Credo che in effetti si sia verificato un cortocircuito di questo genere, presentarsi paludato di toga e trovarsi di fronte dei blogger che non si impressionano dei titoli ha mancato il suo effetto, o ha raccolto solo qualche intimorito plauso, Biondillo ha pure sventolato il curriculum per far portare rispetto, ma non ha zittito l’aula.
    Blogsfera – accademia 1 a 0, il che non ci assolve dall’essere spesso ignoranti su molte cose, ma bisogna sentirsi un po’ Lebowsky per scrivere serenamente nei blog.

    Commento di Mario Pandiani — febbraio 17, 2012 @ 11:08 am | Replica

  83. “Paragonare uno studioso di formazione accademica come ventre ai patterns di story telling della scuola holden, (come di qualsiasi altra scuola di scrittura crativa, fino a Carver [come insegnante, non come scrittore]), significa mettere di fronte due istituti scolastici profondamente differenti, ma con alcune cose in comune.
    Il primo che mi viene in mente è proprio questo scollamento dello stile dal quid.”

    sono d’accordo, Mario. ma solo in parte.

    nell’approccio holden, o se vogliamo nella “funzione holden”, come l’ho chiamata per ironico accostamento alla teoria letteraria di Contini, mi pare che il “quid”, il nucleo opaco e reticente di realtà su cui lo scrittore dovrebbe incidere lo stigma della sua interpretazione, venga come addomesticato, più che espunto. nello stile che ritroviamo nell’intervento incriminato di Danile Ventre – magari, altrove, scrive con frasi terse e facilmente deducibili – assistiamo invece a qualcosa come un inselvatichirsi della lingua, a una sua difficile riconducibilità verso l’ovile di un logos comune. ma ciò, per paradosso, a me pare che non avvenga in conseguenza di un trattamento poetico (o meglio poeticizzante, “nicciano”), quanto a una sorta di parodia della periodizzazione accademia e dei tic intellettuali più comuni (l’ammiccamento interculturale, i riferimenti impliciti, un’ipotassi estenuante). insomma, è come se Ventre non volesse lasciar sfuggire nessuna pecora, adunare tutta la realtà nel piccolo recinto di un articoletto sul web. ma in tal modo, a furia di accumulare realtà, riferimenti, citazioni, ciò che va perduto è forse il cane da pastore, ossia un principio guida che conduca l’intera riflessione verso l’approdo riconoscibile e certo di un pensiero proprio.

    bene, detto ciò – ma è solo un’impressione, ricordo ancora – mi viene il dubbio che tale stile sia stato messo in campo per metonimica aderenza alla materia trattata… (chissà, la butto lì)

    “Tu, guido hai una giusta reazione, adesso comincio a capire meglio, che ti spinge verso una maggior complessità, o forse denunci la necessità di far palestra della lingua, per risollevarla dallo stato di indigenza a cui i minimalismi l’hanno ridotta, questo lo capisco, e forse non c’è bisogno di scendere ai livelli holden per soffrirne, ma neanche accontentarsi di Ventre.”

    ti ringrazio, in questo caso, per il complimento. in realtà, credo che sia tutto più semplice e molto davvero molto più banale. la mia riflessione, come spesso accade, procede infatti da un minimo evento biografico. un’amica che collabora occasionalmente con nazione indiana, nei giorni scorsi mi “sgridava” perché gli interventi che pubblico (sempre meno frequentemente) sul mio blog sono spesso troppo lunghi. oltre che, a suo dire, poco digeribili, troppo proteici e dunque inadatti a una dieta linguistica rapida e incalzante, al solito imposta dalle nuove tecnologie (che palle, questa storia delle nuove tecnologie: come se non si dovesse più andare in bicicletta perché hanno inventato l’aeroplano…). in particolare, la mia amica mi invitava a sforbiciare il seguente intervento: http://fontanaconsoldino.blogspot.com/2011/07/lamore-al-tempo-di-meetic-o-sulla-nuova.html mi invitava a tagliarlo per renderlo più commestibile, adatto a giornali e riviste femminili, che in tal modo l’avrebbero forse gradito (visto il tema)..

    ora, tra me e me, io pensavo a come la mia vita sarebbe potuta cambiare leggendo il mio testo su Grazia, Marie Claire, Donna moderna… (cito a caso, ma non sono neppure certo che queste testate esistano ancora). ma davvero non riuscivo, e non riesco, a comprendere quale fosse l’imperdibile guadagno che stavo mancando – a parte, forse, una cinquantina di euro in tasca, a fronte dello sguardo mogio e umiliato del mio testo, che mi fissa dentro un completino lucido e scintillante di modernità, ma di tre o quattro taglie in meno.

    bene, per capire quanto fossero bravi a nazione a mettere a dieta la sintassi, sono dunque tornato dopo molto tempo sul loro sito. ma, con stupore, invece dei rapidi e sinuosi dispacci d’agenzia adombrati dalla mia amica, ci ho trovato l’obesità debordante delle parole di Daniele Ventre (nomen omen…). e così mi ha fatto piacere, dico, seguire i lunghi tornanti di una argomentazione pedante, arrampicarmi appresso a una solida ma poco transitiva cultura, a conferma che ancora esistono delle isole linguistiche di resistenza al galateo ipocalorico e paratattico del presente, con le sue anguste cerniere lampo comunicative.

    è unicamente per questa ragione, e pur non riconoscendomi in quella forma esorbitante e vagamente supponente (come ho ripetuto fino alla noia), che mi è venuto il desiderio di schierarmi pubblicamente dalla sua parte: dalla parte tortuosa, più che dalla parte del torto, e cioè dalla parte di Daniele Ventre. in fondo, tutto ciò può essere riassunto in un moto voltairiano::

    “io non approvo il modo in cui dici le cose, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo in quel modo lì”

    e lo difenderò a maggior ragione in un tempo in cui sembra che non si possa dire le cose in altri modi, specie se vuoi vedere le tue parole spalmate sul toast croccante di Grazia, Marie Claire, Donna Moderna,,,

    Commento di guido hauser — febbraio 17, 2012 @ 1:07 pm | Replica

  84. @Paolo

    “Secondo me Daniele Ventre ha utilizzato una lingua in realtà molto ben codificata: quella degli specialisti, destinata ad esser letta e compresa soprattutto dagli accademici, o da chi “mastica” accademia per interessi o inclinazioni. Secondo me usare quella lingua in un contesto che non è di accademia, come un blog culturale (raffinato quanto si vuole), significa anche voler indicare un’appartenenza, uno status d’élite, che in quel caso secondo me è stato volutamente esibito…”

    completamente d’accordo, Paolo. quando nel mio testo ho fatto riferimento alla percentuale germanofona in questo paese, seppure in modo ironico e svagatamente naif, volevo insinuare lo stesso concetto. farcire un testo – un testo pubblicato sul web, intendo – di una quantità di termini greci, latini e tedeschi non tradotti, in un paese in cui queste lingue vengono maneggiate da una percentuale che non dovrebbe superare l’uno per cento della popolazione (dico uno, ma forse esagero), è una scelta comunicativa che non può nemmeno essere valutata dentro le polarità giusto\sbagliato, oppure bello stile\brutto stile. semplicemente: è una scelta: in-comunicativa, che perciò può essere tranquillamente rubricata dentro la categoria dell’ornamentale.

    Commento di guido hauser — febbraio 17, 2012 @ 1:22 pm | Replica

  85. Si, si, si sta delineando meglio un argomento che meriterebbe una sede sua e non essere l’appendice di un Ventre, ma noi blogger siamo informali e, senza poltrone, anche seduti sul marciapiede, oppure ospiti ingombranti in casa d’altri, possiamo scambiarci idee.
    Io mi sono dato una regola, nella vita e come blogger; non polarizzare mai.
    Leggendo il tuo intervento su Ventre vedevo la necessità di percorsi poco diretti, anche per tenere insieme sentimenti e posizioni diverse tra di loro, o forse per il senso di non farsi vedere inadeguato nell’affrontare criticamente tanta sapienza, ma si arranca un po’, infatti ti avevo frainteso su alcune cose. Leggendo invece quello che segnali su meetich, l’ho trovato molto più diretto e interessante, (ho una storia in corso di scrittura che inizia in un’agenzia matrimoniale ;>), anche se forse la lunghezza trascende un messaggio che è già molto ben scritto, delineato e decodificabile a più livelli nella prima metà, e rischia forse la ridondanza, (senza tagliare, non è sbagliato dividere in due puntate), a proposito, mmmmh… ho visto un commento eliminato, (quando lo faccio, io non lascio tracce). ;-*
    Dunque, non c’è solo la letterarietà ricercata contro la cheek lit, credo che ogni messaggio necessiti di essere espresso nella forma adeguata, anche l’articoletto per ragazzine sulla rivista femminile ha bisogno di un suo stile, conformato, sia al messaggio che al destinatario, quello che è importante è la scelta.
    Se leggi i poeti e le poetesse ti rendi immediatamente conto di come, a parità di grandezza, alcuni fanno il giro largo raccogliendo forme e suoni, altri ti arrivano direttamente alle viscere, che senso avrebbe Bukowsky scritto come Dannunzio?
    Il blog, poi, è una terra di mezzo, non è (più) giornalismo, non è (ancora) letteratura, è (sempre) critica, con tutti i rischi che questo comporta, mescola realtà e fiction, forse è ancora alla ricerca dei suoi stili, della sua identità, se non rappresenta invece l’impossibilità di avene una, il blogger, salvo pochi casi, è una personalità multipla.
    PS
    Parlando della “poeticità” nicciana di Ventre, mi riferivo, non tanto ad una sua poeticità, (sua o di Nietzsche) ma alla nostalgia di una poeticità che si cerca di compensare con una lingua arzigogolata o enfaticamente ispirata, un po’ come quando Ceronetti, parlando dei motociclisti dice: “nostalgia eunucoide di potenza”, parole gravi, (e solo perchè gli da fastidio il rumore).

    Commento di Mario Pandiani — febbraio 17, 2012 @ 3:54 pm | Replica

  86. “nostalgia eunucoide di potenza”

    Ci sono motociclisti e motociclisti.
    Certi amano cantare in falsetto e sentire un bel pistone che stantuffa a pochi centimetri dal loro culo.

    Commento di serse — febbraio 18, 2012 @ 1:51 am | Replica

  87. @ Mario, ho l’impressione che sul testo di Daniele Ventre ci siamo avvicinati a una sorta di interregno del consenso; che forse non coincide interamente, ma, insomma, più o meno ci stiamo. quanto invece a quel che ho scritto su meetic, in effetti l’ho riportato unicamente per chiarire le ragioni storiche della mia presa di posizione – potremmo chiamarla “antifrastica”, ecco, ovvero nata come reazione a ciò che avverto come il dilagare di un atteggiamento di unanime consenso vero la prosa facile, la bella e ironica forma, che surfa sulla superficie spumeggiante del reale, al netto di qualsiasi immersione delle profondità del giudizio. preferirei però – chiamiamolo galateo – non replicare sullo stesso tema di meetic. mi sembrerebbe infatti scortese arrivare qui, buon ultimo, e srotolare il tappetino con la mia mercanzia, cercando di convogliare i riflettori sulla mia persona. in fondo questo è il sito di Valter Binaghi, e una certa aderenza alle sue parole mi sembra doveroso…

    a presto dunque, non mancheranno altre interessanti occasioni

    gh

    Commento di guido hauser — febbraio 18, 2012 @ 2:34 pm | Replica

  88. E’ già ora? ma che ore abbiamo fatto? scusa Valter, abbiamo di nuovo tirato mattina, beh, la birra è finita, è ora di tornare a casa a vedere cosa è successo in mia assenza, ciao a tutti, ci si vede in piazza domani alla solita ora.

    Commento di Mario Pandiani — febbraio 18, 2012 @ 11:18 pm | Replica

  89. scusa Mario, non intendevo essere tranciante. è semplicemente che, in questi giorni, ho un accesso a internet solamente occasionale. inoltre, non avendo troppa confidenza con i galatei informatici dei forum, non volevo approfittare dell’ospitalità di Valter, che di questo blog in fondo rimane l’artefice. dunque non mi sembra così improprio tornare a riferirsi al suo lavoro – tornare a farlo qui, intendo, quando con i miei interventi forse mi stavo allargando un poco… (tutto qui)

    Commento di guido hauser — febbraio 21, 2012 @ 1:10 am | Replica


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