LE PIU’ BELLE STORIE D’AMORE(1) - Filemone e Bauci

Alberi - di Margherita Fascione
Con questa, inizio a postare una serie di quelle che considero le più belle storie d’amore di tutti i tempi, che voglio dedicare al mio amore Roberta e a tutti quelli che all’amore non vogliono rinunciare per niente al mondo. La storia di Filemone e Bauci ci arriva dall’antica Grecia, ma in questa versione è raccontata dal poeta latino Ovidio (in: “Le metamorfosi”, trad. it. Piero Bernardino Marzolla, Einaudi 1979)
C’è sui colli di Frigia una quercia, vicina ad un tiglio cinta da un piccolo muro. (…)
Non lontano di lì c’è uno stagno, una volta terra abitabile, ora acque frequentate da anatre tuffatrici e da folaghe palustri; Giove vi giunse con sembianze umane e insieme col genitore venne il nipote di Atlante, Hermes, privo d’ali e portatore del caduceo.
Si presentarono a mille case e cercando un posto per riposarsi, mille spranghe sbarrarono le porte. Una sola infine li accolse, piccola davvero, coperta di paglia e di canne palustri, ma lì, uniti sin dalla loro giovinezza, vivevano Bauci, una pia vecchietta, e Filemone, della stessa età, che in quella capanna erano invecchiati, alleviando la povertà con l’animo sereno di chi non si vergogna di sopportarla. E’ inutile che in quella casa ricerchi i padroni o i servi: loro due sono tutta la casa, e i medesimi ubbidiscono e comandano.
Quando dunque gli abitanti del cielo arrivarono alla piccola casa e varcarono col capo chino la bassa porta, il vecchio, accostata una panca, li invitò a ristorare le membra.
Su questa la premurosa Bauci stese un rozzo telo e smosse la cenere tiepida nel focolare e riattizzò il fuoco del giorno precedente, l’alimentò con foglie e cortecce secche e lo spinse a levare fiamme con quel poco fiato che aveva e tirò giù dal solaio legna spaccata e secche ramaglie, le spezzettò e le pose sotto il piccolo paiolo di rame.
E spiccò le foglie ai legumi raccolti dal marito nell’orto bene irrigato, mentre lui con una forca a due rebbi staccava una spalla di maiale affumicata appesa a una trave annerita e di quella spalla a lungo conservata taglia una porzione sottile, che pone a cuocere nell’acqua bollente.
Intanto ingannano il tempo conversando e fanno in modo che l’attesa non pesi.
(continua…)















