Doctor Blue and Sister Robinia

Luglio 5, 2008

LE PIU’ BELLE STORIE D’AMORE(1) - Filemone e Bauci

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due alberi
Alberi - di Margherita Fascione

Con questa, inizio a postare una serie di quelle che considero le più belle storie d’amore di tutti i tempi, che voglio dedicare al mio amore Roberta e a tutti quelli che all’amore non vogliono rinunciare per niente al mondo. La storia di Filemone e Bauci ci arriva dall’antica Grecia, ma in questa versione è raccontata dal poeta latino Ovidio (in: “Le metamorfosi”, trad. it. Piero Bernardino Marzolla, Einaudi 1979)

C’è sui colli di Frigia una quercia, vicina ad un tiglio cinta da un piccolo muro. (…)
Non lontano di lì c’è uno stagno, una volta terra abitabile, ora acque frequentate da anatre tuffatrici e da folaghe palustri; Giove vi giunse con sembianze umane e insieme col genitore venne il nipote di Atlante, Hermes, privo d’ali e portatore del caduceo.
Si presentarono a mille case e cercando un posto per riposarsi, mille spranghe sbarrarono le porte. Una sola infine li accolse, piccola davvero, coperta di paglia e di canne palustri, ma lì, uniti sin dalla loro giovinezza, vivevano Bauci, una pia vecchietta, e Filemone, della stessa età, che in quella capanna erano invecchiati, alleviando la povertà con l’animo sereno di chi non si vergogna di sopportarla. E’ inutile che in quella casa ricerchi i padroni o i servi: loro due sono tutta la casa, e i medesimi ubbidiscono e comandano.
Quando dunque gli abitanti del cielo arrivarono alla piccola casa e varcarono col capo chino la bassa porta, il vecchio, accostata una panca, li invitò a ristorare le membra.
Su questa la premurosa Bauci stese un rozzo telo e smosse la cenere tiepida nel focolare e riattizzò il fuoco del giorno precedente, l’alimentò con foglie e cortecce secche e lo spinse a levare fiamme con quel poco fiato che aveva e tirò giù dal solaio legna spaccata e secche ramaglie, le spezzettò e le pose sotto il piccolo paiolo di rame.
E spiccò le foglie ai legumi raccolti dal marito nell’orto bene irrigato, mentre lui con una forca a due rebbi staccava una spalla di maiale affumicata appesa a una trave annerita e di quella spalla a lungo conservata taglia una porzione sottile, che pone a cuocere nell’acqua bollente.
Intanto ingannano il tempo conversando e fanno in modo che l’attesa non pesi.
(continua…)

Giugno 29, 2008

POSSO FERMARMI QUI di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 1:35 pm
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libellula

Posso fermarmi qui
dove l’acqua è più verde
c’è un dolce
crescere d’ali
tra i fili dell’erba
un venire alla luce
entro fiocchi di bava
che non fa male

nascendo

non fanno più
rumore del prato
gli insetti
e non soffrono
d’essere meno
di ogni altra cosa

Giugno 17, 2008

C’E’ UN FIUME CHE I VIVI di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 12:27 am
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fiume

c’è un fiume che i vivi
divide dai morti
ma il corso
non è sempre chiaro

talvolta
(sebbene sia raro)
cade fradicio un albero
e unisce le rive

morti e vivi s’incontrano
ci si bacia la bocca
ci si scambia dei fiori
poi gli addii e le promesse
fugaci
di venirsi a vedere
d’incontrarsi di nuovo e
per sempre

lentamente
il tronco s’immerge
chi rimane ritorna sui passi
chi è in pace
nell’acqua sprofonda

Maggio 28, 2008

IL ROMANZO DELLA TERRA di Publio Ovidio Nasone

Archiviato in: Pensiero, Poesia — vbinaghi @ 4:27 pm
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alchimista

(Da: Ovidio, Le metamorfosi, traduzione di Piero Bernardini Marzolla, Einaudi 1979)

Forse che i metalli rappresentano oltre che stati della materia diverse forme di nobiltà dell’essere? Gli antichi lo credevano, come attesta il mito delle età del mondo. Forse che alla degenerazione operata dal tempo si può opporre un processo inverso, ossia una nuova creazione che ritrasformi i metalli vili nell’oro primigenio? Gli alchimisti lo credevano, come attesta il mito della Grande Opera.

Fiorí per prima l’età dell’oro; spontaneamente, senza bisogno
di giustizieri, senza bisogno di leggi, si onoravano la lealtà
e la rettitudine. Non c’erano pene a incutere paura, né parole
minacciose si leggevano su tavole di bronzo, né gente implorante
clemenza temeva le labbra del giudice, ma tutti vivevano sicuri
senza che alcuno li tutelasse. Non ancora, tagliato dai suoi
monti, il pino era calato sulle limpide onde per visitare terre
straniere, e ogni mortale non conosceva altri lidi all’infuori dei
propri. Non ancora fossati scoscesi cingevano le città, non c’era
la tromba di bronzo, diritta, non c’erano corni di bronzo, ricurvi,
né elmi, né spade c’erano: senza bisogno di soldati, i popoli
vivevano tranquilli in molli ozi. E la terra, non obbligata, non
toccata dal rastrello e non squarciata da vomeri, produceva ogni
cosa da sé, e gli uomini si accontentavano dei cibi creatisi
spontaneamente, raccogliendo i frutti del corbezzolo, e le fragole
montane, e le corniole, e le more attaccate alle siepi spinose, e
le ghiande che cadevano dal vasto albero sacro a Giove.
(continua…)

Maggio 4, 2008

L’UOMO DEI DOLCI E’ MORTO PER SEMPRE di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 4:25 pm
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bancarella

l’uomo dei dolci è morto per sempre
l’hanno trovato
con il cuore spaccato e le mani
stracolme di visione

strano era un bambino
di sessant’anni affacciato al balcone
di una casetta di marzapane
ambulante nel mondo

oggi si dice la sua esistenza
mite come quella di certi fiori
che non sanno

si aprono e chiudono alle otto di sera
quando la luna spunta a malapena
tutta piena dell’ombra della terra

Maggio 3, 2008

VENIVA IN GIORNI D’EQUINOZIO di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 8:40 pm
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albero malato

veniva in giorni d’equinozio
l’ombra del ciliegio malato
si fermava sul prato
era torva ma non cattiva
rimuginava un’offesa
senza vendetta

preferiva la sera

era come una morta
che torna da altrove
tenendo per mano i bambini
di altri magari mai nati
e chiama la cagna del latte

era l’ombra del ciliegio
consumato dalle larve
in tempi di zodiaco avverso
impersuasa a morire sostava
chiamando a sé l’innocenza.

Stringeva al cuore vederla
come una lepre cieca e persa
nell’azzurro che cala

Aprile 20, 2008

IL ROSAIO D’INVERNO di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 1:33 am

hopper

La notte
che finì con l’incanto
degli unicorni giunti
a nozze
- ricordi? -
noi piantammo un rosaio
che negli anni a seguire
ci diede molti figli.

S’infuriò forse un dio
ròso da invidia
perché un inverno
pallido
più del gelo
lo uccise.

Non fu nostra la colpa.

Aprile 8, 2008

TEMPO VERRA’ di David Maria Turoldo

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 12:55 am

turoldo

Tempo verrà che non avrete un metro
di spazio per ciascuno:
lo spazio di un metro
che sia per voi. Tutti
vi dovrete rannicchiare:
nemmeno coricati!
Se pure non sarete
accatastati uno sull’altro.
Allora uno resterà soffocato
dal ribrezzo dell’altro.

Non avrà spazio
neppure il pensiero
e tutto sarà nel Panottico:

pupilla di un
Polifemo
fissa al centro del cielo:

non ci sarà un solo angolo,
un remoto angolo
per il più segreto
dei pensieri.

Il cuore sarà cavo
come il buco nero
in mezzo alle galassie.

La mente di tutti
una lavagna nera…

Un groviglio di fili
senza corrente
i sentimenti
a terra.

Una scelta di poesie qui, su La poesia e lo Spirito, a cura di Giovanni Nuscis.

Marzo 25, 2008

SE T’INCONTRASSI di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 10:38 am

klee angelo

se t’incontrassi
fuori dagli steccati del sonno
non mi stringerei
intorno a te come gli altri
perché ci sono valli
nel crepuscolo viola
seminate d’asfodelo
e non c’è rondine
né linfa di primavera
solo perle e argento

io ci son nata
in un posto così.
io so come si mastica
la felce dell’angoscia
piano
perché non sia mortale

non ti stupire angelo
se ti voglio vedere
scintillante e implacabile
accendere di fuoco
ogni cosa fradicia

Marzo 16, 2008

INVOCAZIONE di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 4:58 pm

donna

signore
ridonami ai sentieri
che odorano
di fragola selvatica

la mia anima è antica,
questo luogo la offende
perché errò ferita
ed oltre le contrade
colore della luna
non so,
ma posso immaginare
ora
dì tu se ha pagato

UN CERVO COLORE DI NEVE di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 12:15 pm

cervo bianco

un cervo colore di neve
a lungo bramato
disparve
al confine di una terra
più chiara della luna

miliardi di morti l’abitavano
senza dir nulla

liquida perla
giaceva nei fiumi
assaporava i volti
purgava
i sogni

qualcosa
diceva di restare
(trepide vele sullo specchio
di un lago bianco e calmo
si volgevano
lente
a guardarmi)

Marzo 14, 2008

UN LIBRO DI POESIE IMPERDIBILE

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 1:45 am

BEVENDO IL TE’ CON I MORTI di Livia Candiani (Viennepierre Edizioni)

candiani

Una scelta di liriche qui, su Rebstein di Francesco Marotta.

Marzo 10, 2008

INFIORI QUANDO INTORNO MUORE di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 1:35 pm

elleboro

infiori quando intorno muore
elleboro ombroso

(luna ti schiara spalanca
il tuo ventre gelato
soffia
grigio frammento d’argilla
scheggiata)

morte morte morte
illumina la via
voglio tornare a casa

rivedere il muro
dove sogna e figlia
la lucertola bruna

il resto
è nulla

Marzo 9, 2008

BEVVE UN’ACQUA DI FIUME di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 12:20 am

acque

bevve un’acqua di fiume
scura come la notte
nera d’eclissi e
frutto
del sambuco infernale

bevve senza sapere
e seppe
sprofondando nel vuoto
della lacerazione,
bruciante d’amore

era il cane di Dio
ventre di latte
e mandorla
d’ogni cosa liquida

sognò giorni
come uccelli
dal becco di granturco
sognò valli
dimora di unicorni
e primizie del tempo
alate
sconosciute all’uomo
sognò
fonti gelate
e cipressi
smarriti
su destini di ghiaia lunare

la vita e la morte
s’avvolsero in scialli
di granito
per nulla vedere
nulla sapere
perché nulla
mai più avesse un nome

e lui solo sapeva

il cane di Dio

Marzo 3, 2008

SI SON ROTTE LE ACQUE DELL’ORIGINE di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 1:00 am

chagall

si son rotte le acque dell’origine
fingere
d’essere nulla
non è più necessario

l’erba non fa rumore la pietra sogna
passa un ciclope enorme
come una nube

tutto il verde delle cose sale
alle stanze del visibile

un figlio dell’uomo dice
albero
allodola
fiume
e gli alberi sono gli uccelli sono i fiumi sono
e siamo noi piccole anime siamo
felici del nome
orgogliose del seme

pascoliamo
le tumide cellule
chiamando a raduno

dolcemente le spinge
l’anima mundi
con l’umido muso…

Marzo 1, 2008

NELLA TENEBRA IMMENSA di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 8:55 pm

tazza nero

Nella tenebra immensa
di una notte
senza usignolo e
vuota di luna
Tu
m’inviasti parole
con la punta delle dita.
Sbocciavano
all’improvviso nell’aria
tumide
come narcisi
esalati in penombra
dalle mandrie del fiume.

Febbraio 24, 2008

ALL’INIZIO ERA CRISTALLO D’ACQUA di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 7:42 pm

adamo ed eva

all’inizio
era cristallo d’acqua
e fissava il suo creatore

non c’era menzogna nel mondo

Adamo dava i nomi
e riposava

(perché dopo
tramasse col serpente
non è chiaro a nessuno
dio solamente non si chiede
cosa sarebbe stato
se non fosse accaduto)

ogni nascita ebbe la sua ombra
e l’impronta di denti
sul cuore
fu il segno della morte

ed era una ragazza a volte
col suo torsolo di mela
nella tasca di un enorme
nero grembiale
ad inseguirci
fin dentro le sale piene
di figure d’angoli

e certe sere sembrava
che avesse voglia di piangere

VENNERO DI NOTTE di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 12:30 am

lumache

vennero di notte
scivolando su un filo di luna

ebbero a sorsi la nostra rugiada
e la carezza
dell’unicorno

tu non volevi ucciderli
così miti
gasteropodi
più antichi del peccato
nati prima
di ogni male

all’inizio
attaccarono l’indivia
(non sembrava così grave)
poi
in letali
fioccose lattescenze
inumarono il pesco
il ciliegio maestoso
le dalie
innocenti

quando muti
si volsero al limone
dai rari fiori
che promettevano oro

scendesti nell’orto
con volto
scuro

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