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	<title>Doctor Blue and Sister Robinia</title>
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	<description>Il blog personale di Valter Binaghi, scrittore e musicista</description>
	<pubDate>Sat, 17 May 2008 16:16:19 +0000</pubDate>
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	<language>it</language>
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		<title>La Repubblica delle Lettere4 - IL TEATRINO DEI PUPI di V. Binaghi</title>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2008 11:14:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente letterario]]></category>

		<category><![CDATA[Caricature]]></category>

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PIPPADORO E IL MISERANDO
Quali noti scrittori italiani si celano sotto queste spoglie, che sembrano prese da un catalogo della Commedia dell&#8217;Arte? Ricchi premi e cotillons a chi indovina.
Pippadoro declama da una cattedra universitaria, il Miserando boccheggia in un bilocale, l’uno proviene da quella borghesia ebraica che compratosi il mondo reclama di definirlo pura merce, l’altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://bimbisi.it/ima/prodotti/514teatrino.jpg" alt="teatrino" /></p>
<p><strong>PIPPADORO E IL MISERANDO</strong></p>
<p><em>Quali noti scrittori italiani si celano sotto queste spoglie, che sembrano prese da un catalogo della Commedia dell&#8217;Arte? Ricchi premi e cotillons a chi indovina.</em></p>
<p>Pippadoro declama da una cattedra universitaria, il Miserando boccheggia in un bilocale, l’uno proviene da quella borghesia ebraica che compratosi il mondo reclama di definirlo pura merce, l’altro dai meandri oscuri di un proletariato rabbioso e vociferante. Cosa li unisce, quale incestuosa e inconfessabile tangenza, che si trovino spesso le loro voci posatamente contrapposte ad alternarsi nel medesimo salotto letterario?<br />
Anche gli stili, sono così diversi. Pippadoro è Gastone il fortunato: antipatico e spocchioso, scatena il livore altrui per essere immeritatamente prescelto dalla Dea Bendata – nato ricco, cattedratico in breve, un solo articolo sul magazine lo lancia romanziere di successo, ginnasiale risposta al Moccia dell’istituto tecnico, il nuovo Proust delle nuove sartine. L’altro è faticoso e faticato, una sfiga cronica e visibile nella piega della bocca, una lunga e prona frequentazione del profeta mondadoriano come Paperino col ricco zio, nella speranza di un’investitura, del riconoscimento di una parentela, che non è mai definitiva, mai del tutto rassicurante.<br />
Assidui agli appuntamenti letterari del video (pare che sia impossibile oggi prescinderne, per chi scrive e deve competere coi best seller dei cabarettisti di Zelig), emerge in pieno la loro fisica incompatibilità. L’algida sufficienza del primo, la tormentata incompiutezza del secondo. Ma volendo restare ai loro libri (è pur sempre di quello che si tratta, o no?), la reciproca esclusione sarebbe ancor più evidente. Da una parte (parliamo di Pippadoro, of course) la pura calligrafia di una scrittura dichiaratamente dis-utile, il distacco del fine dicitore, che passeggia sulle rovine col gelato in mano, contemplando il cadavere dell’Occidente. Dall’altra la promessa di una nuova genesi, il cantiere aperto del romanzo-non-romanzo-interminabile, la scrittura medianica, che cerca nelle suggestioni del Web e nella sovraesposizione del proprio corpo martoriato una patente di sgangherata santità: il Miserando che partorisce se stesso in vetrina, da anni, un centimetro dopo l’altro. Due verità incomponibili, due antitesi irrimediabili: eppure, eccoli lì, tutti e due a fare anticamera dalla Bignardi o dal redattore ultrapotente del magazine.<br />
Che strana convivenza! In qualunque altro degli universi sarebbe impossibile, tranne che in quello spettacolare, dove il Diavolo e il Buon Dio sono soltanto pupi del medesimo teatro e il pubblico pagante, che ha polenta sul desco e lenzuola di bucato, di ritorno dalla piazzola è contento a pensare che la vita è altrove.</p>
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		<title>A PROPOSITO DI &#8220;NEW ITALIAN EPIC&#8221;  di Valter Binaghi</title>
		<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/05/17/a-proposito-di-new-italian-epic-di-valter-binaghi/</link>
		<comments>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/05/17/a-proposito-di-new-italian-epic-di-valter-binaghi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 May 2008 11:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

		<category><![CDATA[New Italian Epic]]></category>

		<category><![CDATA[valter binaghi]]></category>

		<category><![CDATA[Wu Ming1]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dopo la polemica corsa tra me e Wu Ming1 in questo stesso blog, polemica che verteva più sul metodo e sul contesto che sui contenuti del suo &#8220;manifesto&#8221; ampiamente diffuso in Rete, mi è sembrato giusto entrare nel merito dell&#8217;argomento, con qualche breve considerazione.
Il testo di Wu Ming1 che porta questo titolo può essere considerato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.repubblica.it/trovacinema/rendercmsfield.jsp?field_name=Image&amp;id=320898" alt="epico" /></p>
<p><em>Dopo la polemica corsa tra me e Wu Ming1 in questo stesso blog, polemica che verteva più sul metodo e sul contesto che sui contenuti del suo &#8220;manifesto&#8221; ampiamente diffuso in Rete, mi è sembrato giusto entrare nel merito dell&#8217;argomento, con qualche breve considerazione.</em></p>
<p>Il testo di Wu Ming1 che porta questo titolo può essere considerato da un punto di vista mediatico e da un punto di vista contenutistico.<br />
Per quanto riguarda il primo aspetto, si tratta come ho scritto altrove di una comprensibile e raffinata operazione di autolegittimazione: Wu Ming1 enuncia una poetica che il collettivo di scrittori cui appartiene persegue da anni in modo sempre più consapevole e continuativo, facendone però l’elemento catalizzatore di una galassia di opere alcune delle quali possiedono solo in minima parte le caratteristiche più avanti delineate. L’elenco da lui compilato, oltre a evidenziare indubbie prossimità letterarie, dà in certi casi l’impressione di consolidare solidarietà culturali tra gli autori più che un vero isomorfismo delle opere, in altri di avvicinare al proprio successi editoriali che in realtà traggono origine da altre pulsioni, e di cui in qualche misura ci si appropria. Ci sono esclusioni inopinate, oltre che inclusioni discutibili: all’operazione avrebbe giovato un’esemplificazione più misurata e prudente (tre, quattro testi analizzati in profondità): una lunga processione non può non dare l’impressione di promettere una completezza e una precisione classificatoria che poi non è in grado di mantenere.<br />
Poichè però riconosco al testo in oggetto chiarezza e profondità di sguardo su una direzione artistica alla quale attribuisco una vera urgenza e nella quale io stesso mi sento coinvolto come scrittore, proverò a isolare i quattro punti fondamentali intorno a cui si articola il suo contenuto citando da Wu Ming1 e aggiungendovi le mie glosse.<br />
<span id="more-455"></span><br />
<strong>Grandiosità (diverso da minimalismo)</strong><br />
<em>Queste narrazioni sono epiche perché riguardano imprese storiche o mitiche, eroiche o comunque avventurose (&#8230;) Inoltre, queste narrazioni sono epiche perché grandi, ambiziose, &#8220;a lunga gittata&#8221;, &#8220;di ampio respiro&#8221;.</em><br />
Leggendo ho pensato: evviva, la facciamo finita coi diari sentimentali del tardo-adolescente sfigato, coi forzati del call-center, ma anche con ritratti di femmine esangui e solitarie, acquarelli di infanzie idealizzate, profumi di verbena nel cassetto (però quando il pariolino Colombati ripudia i tinelli macchiati di sugo per passeggiare tra le rovine col gelato in mano insieme all’amico Piperno metterei mano alla pistola se l’avessi).</p>
<p><strong>Serietà (diverso da post-modernismo)</strong><br />
<em>Le opere del New Italian Epic non mancano di humour, ma rigettano il tono distaccato e gelidamente ironico da pastiche postmodernista. In queste narrazioni c&#8217;è un calore, o comunque una presa di posizione e assunzione di responsabilità, che le traghetta oltre la playfulness obbligatoria del passato recente, oltre la strizzata d&#8217;occhio compulsiva, oltre la rivendicazione del &#8220;non prendersi sul serio&#8221; come unica linea di condotta.  </em><br />
Approvo senza riserve, purchè questo significhi che a essere messo in scena non è più lo stereotipo antropologico forgiato da quel demiurgo freudiano e darwinista che è diventato l’artigiano della penna, ma l’intera profondità del soggetto morale, l’abissale ricerca di significato che non è fatta di un’ideologia più o meno spiritualistica ma di azioni scultoree e sentimenti definitivi, come accade ne “La strada” di McCarthy.</p>
<p><strong>Simbolismo (diverso da allegorismo)</strong><br />
<em>Raccontare una storia che in realtà è un&#8217;altra storia, perché i personaggi e le loro azioni sostituiscono altri personaggi e azioni, oppure personificano astrazioni, concetti, virtù morali. (&#8230;) E&#8217; l&#8217;allegoria &#8220;a chiave&#8221;. (&#8230;) Le allegorie a chiave sono piatte, rigide, destinate a invecchiare male. Presto o tardi, i posteri perderanno cognizione del contesto, delle allusioni, dei riferimenti, e l&#8217;opera cesserà di parlare al loro tempo, poiché troppo legata al proprio.</em><br />
Attenzione però: questo accade non solo nel moralismo figurato delle favole di Esopo, ma anche nel saccheggio della storia e del dramma umano operato dall’ideologia. Ad esempio quando decenni di cronaca italiana servono unicamente a leggere in filigrana una contro-storia che è più che altro complottismo ideologico. Oppure quando la vicenda di Hitler pretende di esibire una rappresentazione compiuta e definitiva del Male dietro cui s’intuisce l’identificazione dell’Olocausto come sacrificio esemplare, chiudendo la porta proprio all’inesauribile metafisico che lo stesso Genna invece riusciva ad evocare negli squarci della cronaca italiana aperti dal “Dies irae”.<br />
Infatti: <em>non tutte le allegorie storiche sono &#8220;a chiave&#8221; (intenzionali, esplicite, coerenti,  &#8220;biunivoche&#8221;)</em>. In questo caso, scrive Wu Ming1: <em>la loro indeterminatezza non è assenza: le allegorie sono &#8220;bombe a tempo&#8221;, letture potenziali che passano all&#8217;atto quando il tempo giunge.</em> E cita il Benjamin de <em>L&#8217;origine del dramma barocco tedesco </em>(1928), che descrisse l&#8217;allegoria come <em>una serie di rimbalzi imprevedibili, triangolazione fra quello che si vede nell&#8217;opera, le intenzioni di chi l&#8217;ha creata e i significati che l&#8217;opera assume a prescindere dalle intenzioni. (&#8230;) Questo livello dell&#8217;allegoria è privo di una &#8220;chiave&#8221; da trovare una volta per tutte. E&#8217; l&#8217;allegoria metastorica. </em><br />
Un solo appunto qui, di tipo terminologico: per indicare questa inesauribilità, preferirei sostituire il termine allegoria (che in realtà è sempre a chiave) con “simbolismo”, nell’accezione che i migliori studiosi del XX secolo (da Eliade a Jung a Furio Jesi) ne hanno dato.<br />
Wu Ming1 osserva giustamente che <em>il segreto di quelle opere che diventano “classici” sta nella ricchezza dell&#8217;allegoria metastorica, la stessa che possiamo trovare in miti e leggende. La storia di Robin Hood è sopravvissuta ed è ri-narrata a ogni generazione perché la sua allegoria profonda continua ad &#8220;attivarsi&#8221; nel presente, a interrogare il tempo in cui vive chi la legge o ascolta. </em></p>
<p><strong>Postumano (diverso da antropocentrico)</strong><br />
Per Wu Ming1 la possibilità di raggiungere questo livello metastorico è data da una particolare distanza o “scarto”, che l’autore assume contemplando il suo oggetto, che si tratti di cronaca del presente o di episodio storico. Qui non possiamo non tornare ai fondamentali della storia letteraria. Da sempre, la parola epico implica il racconto di res gestae il cui senso è pienamente dispiegato alla luce di uno sguardo che le trascende dall’alto. E’ così per l’epica classica, è così per quella medievale. E’ così ne “La strada” di Mc Carthy, dove l’avventura di un padre e di un figlio è elevata al mito, e il valore assoluto del dono di sè è il sacro che giudica il profano. Insomma, quello che (per dirla con McLuhan) svela l’archetipo oltre il clichè, è una teologia o una filosofia della storia, non necessariamente esplicitata e nemmeno confessionalmente identificabile. Si tratta di una teologia del narratore non - come qualche lettore starà già paventando - di quella di Ratzinger. L’epica dell’Ariosto, ad esempio, muove dalla superiore indifferenza degli dei pagani al teatro del mondo, e ci restituisce una contemplazione estetica che compone e risolve le umane agitazioni in un sorriso soave.<br />
L’interpretazione che Wu Ming1 dà di questa “altitudine” si colloca dichiaratamente nel solco della de-mitizzazione e dell’anti-umanesimo, che evidentemente considera patrimonio inalienabile della post-modernità: <em>Qualunque &#8220;ritorno all&#8217;ordine&#8221; è illusorio. In primis, perché non è un ritorno ad alcunché: &#8220;i bei tempi non ci sono mai stati&#8221; (Jack Beauregard), ogni società ha vagheggiato presunti stati di equilibrio antecedenti, prima che il cielo precipitasse sulla terra e si imponesse il caos. Demagoghi di ogni sorta hanno sfruttato quei miti per prendere e mantenere il potere. </em><br />
Piuttosto, essa trae origine dall’emergenza di specie: <em>I ritorni all&#8217;ordine sono illusioni e non c&#8217;è nessun &#8220;dopoguerra. (&#8230;) La vera guerra è il conflitto senza fine tra noi, la specie umana, e la nostro tendenza all&#8217;auto-annichilimento. (&#8230;) Perciò è tanto importante la questione del punto di vista obliquo, e diverrà sempre più importante – come aveva intuito Calvino – la &#8220;resa&#8221; letteraria di sguardi extra-umani, non-umani, non-identificabili. Questi esperimenti ci aiutano a uscire da noi stessi. (&#8230;) Quell&#8217;effetto non è semplice &#8220;straniamento&#8221;: è lo sforzo supremo di produrre un pensiero ecocentrico. </em><br />
Faccio osservare che una rappresentazione post-umana appare solo come un’antitesi dialettica di quella tradizionalmente antropocentrica. Tra le magnifiche sorti e progressive e la paralisi del nichilismo, c’è la dinamica socio-culturale, l’epifania e il declino del significato che filosofi della cultura come Vico o Sorokin hanno provato a delineare. Aggiungo che proprio i prodromi di una nuova e salvifica “barbarie” si annunciano nel ritorno dell’epica in letteratura, perchè fortunatamente questo non riguarda solo discussioni tra scrittori, ma identifica un’evoluzione del gusto che torna a reimmergersi nella freschezza rigenerante del simbolo distaccandosi dalla scolastica agonizzante del romanzo minimalista o di genere, anche quando ne utilizza gli stereotipi. L’allegoria nasce proprio per ridare pregnanza significativa a un codice consunto, quando i neoplatonici dell’era cristiana scoprono profondi significati nei miti omerici, o quando Filone Alessandrino rilegge la Bibbia alla luce del platonismo. Oggi che la percezione della realtà è ridotta allo stereotipo mediatico, è impossibile non utilizzare quest’ultimo per raccontare ma facendone appunto un’allegoria della tragedia umana: Moana Pozzi nel “Dies Irae” di Genna, o il palestrato alla Taricone in “Troppi paradisi” di Siti.<br />
Concludo col dire che proprio nella seconda parte di Manituana, con la delegazione degli Indiani a Londra e la malinconica ospitalità del conte Warwick, io vedo ben realizzato l’intento epico: consegnare una civiltà al tramonto alla perennità della memoria, chiedendo ai barbari da cui è affascinato una nuova giovinezza per il mondo. </p>
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		<title>LA MENTE E LA SCRITTURA: LO SCRITTORE COME DEMIURGO</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 21:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

		<category><![CDATA[Milan Kundera]]></category>

		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

		<category><![CDATA[valter binaghi]]></category>

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Scrive Milan Kundera:
&#8220;Se l&#8217;amore dev&#8217;essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come gli uccelli sulle spalle di Francesco d&#8217;Assisi&#8221; (L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere - Adelphi 1989)
E poichè gli amori letterari sono e devono essere indimenticabili, lo scrittore, più che uno scultore di personaggi (il personaggio basta sbozzarlo, poi sarà lui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://barbarab.blog.kataweb.it/files/photos/uncategorized/mg_2.jpg" alt="coincidenze" /></p>
<p>Scrive Milan Kundera:<br />
&#8220;Se l&#8217;amore dev&#8217;essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come gli uccelli sulle spalle di Francesco d&#8217;Assisi&#8221; (<em>L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere </em>- Adelphi 1989)<br />
E poichè gli amori letterari sono e devono essere indimenticabili, lo scrittore, più che uno scultore di personaggi (il personaggio basta sbozzarlo, poi sarà lui a chiederti atti e parole che necessariamente conseguono al suo carattere), è il demiurgo delle coincidenze che agevolano gli incontri e ne fanno sprigionare tutta la magia.<br />
&#8220;Non si può quindi rimproverare al romanzo di essere affascinato dai misteriosi incontri di coincidenze (&#8230;) ma si può a ragione rimproverare all&#8217;uomo di essere cieco davanti a simili coincidenze nella vita di ogni giorno, e di privare così la propria vita della sua dimensione di bellezza&#8221; (Kundera, <em>ibidem</em>)<br />
Il romanzo come un&#8217;iniziazione ad una vita più intensa, ricca, consapevole.</p>
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		<item>
		<title>IL CORPO E LA SCRITTURA di Valter Binaghi</title>
		<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/05/15/il-corpo-e-la-scrittura-di-valter-binaghi/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 12:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Adolescenza]]></category>

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Tra discussioni e letture incrociate che vado facendo con un&#8217;amica, questo tema emerge di prepotenza. Ho ritrovato questa pagina, che ho scritto nel &#8216;77, a vent&#8217;anni. La ripropongo non per il suo valore letterario, ma perchè mentre la scrivevo ho avuto quello che gli inglesi chiamano un &#8220;insight&#8221;, una presa di coscienza profonda rispetto all&#8217;atto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.lagalleriadarte.com/imgs/major/1craycheval.jpg" alt="galoppo" /></p>
<p><em>Tra discussioni e letture incrociate che vado facendo con un&#8217;amica, questo tema emerge di prepotenza. Ho ritrovato questa pagina, che ho scritto nel &#8216;77, a vent&#8217;anni. La ripropongo non per il suo valore letterario, ma perchè mentre la scrivevo ho avuto quello che gli inglesi chiamano un &#8220;insight&#8221;, una presa di coscienza profonda rispetto all&#8217;atto dello scrivere, che non mi ha mai più abbandonato. E poi perchè mi commuove rileggerla: era il mio commiato dall&#8217;adolescenza, un&#8217;adolescenza turbolenta e febbricitante, ma l&#8217;unica che mi sia potuto permettere.</em></p>
<p>L’adolescente é ladro, mendicante spudorato e vittima.<br />
Lui arriva e saltella come una capra, giunge in cima all’Epoca e si morde le mani, “Perchè vi siete mangiati tutto quanto - dice - e non ci sono più cime da superare, qui.”. Non c’è da fidarsi: pare che uno Spirito visiti il suo sonno, che il vento lo scuota, che sia consumato dal fuoco.<br />
<span id="more-453"></span><br />
Chi è stato adolescente (e non tutti lo sono stati, poichè - come voglio mostrare - l’adolescenza è la risposta ad una urgenza singolare, che accade nel modo dell’elezione), chi ha corso il mondo inappagato e fremente come in una foresta incantata, ha conosciuto quella stagione il cui solo frutto è il presagio; costui ha avuto lungamente come unica dimora l’altrove, ha saputo anche nelle soste più miti il bruciore dell’assenza e dell’esilio&#8230; E’ certo che, almeno una volta, tu hai avuto sul volto lo sfregio della demenza innocente, se non vuoi trovarti ad abitare queste scritture solo tuo malgrado, come quello che visita titubante la stanzuccia squinternata del mentecatto.<br />
Eppure qui non è l’adolescenza la vera protagonista. Anzi se ancora mi trovassi a vedere con i suoi occhi, qui non potrebbe deporsi la scrittura - uno scarafaggio nero, un celebrante - qui sulla pagina, poichè l’adolescenza non conosce il suo interlocutore, e il sogno e la scrittura si appartengono soltanto escludendosi a vicenda. L’adolescenza non ha parole: essa le sfiora appena, partecipa all’obliquità essenziale di ogni contatto, ma delle immagini trattiene solo l’atto del loro stesso infrangersi quando, interrogate sul destino del viandante, le immagini schiantano e dissolvono ogni profilo&#8230;L’impazienza non lascia vivere le apparenze per se stesse, ma tutto riporta alla sua Sfinge dolorosa&#8230; e non restano che il Cielo e la Terra.<br />
Il desiderio adolescente non ammette permanere d’incertezza, e castiga le sue stesse domande col tumulto silenzioso della corsa. La sua scrittura è la bava interminabile del puledro lanciato al galoppo: non sa rapprendersi, non sa interrompersi e sostare, non si fa parola, elude più che indicare, è ancora corpo ansante &#8230; E allora, chi potrà mai raccontare la sua vera Apocalisse ?<br />
Se la fuga del mondo in un vortice, se la corsa è terminata e noi siamo ormai coloro che dis-corrono, non ci troviamo forse qui per prendere distanza dalla febbre che ci divorava un tempo? Solo quando la  dolorosa mutazione si è compiuta, ecco, l’Orizzonte appare e ci dice i confini del mondo: i quattro bordi della pagina, l’accesso al discorso&#8230;<br />
Ormai hai capito : Adolescenza è per me il risveglio di un Nume esiliato e furioso, ed ogni scrittura è Alleanza, Incantamento.<br />
Oggi ,dal luogo del nostro operare , noi raccontiamo la giovinezza, costringiamo al concetto il proteiforme che ci atterriva, minimizziamo i suoi prodigi &#8230;Eppure, in un caso possiamo serbarne il segreto : quando essa avrà lasciato a noi, esseri dell’Opera e dell’Edificio, quello sfacelo glorioso ch’è il suo stesso stile&#8230; la vertigine &#8230;<br />
Noi costruiamo case e imbarcazioni al linguaggio; ma se il cuore della parola sapesse ancora fremere, distogliersi all’indirizzo e fluttuare un poco, saggiando intorno a sè il fondo oscuro del desiderio - è da lì che la parola trae il suo splendore -  allora la Poesia ci desterebbe ogni volta al prodigio dell’evento. Qui, dalle rovine del mondo pacifico, l’abituale, sorge il cosmo glorioso della Promessa.<br />
Io non ho occhi che per esso.</p>
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		<title>DEVOTI A BABELE - recensione di Franz Krauspenhaar</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2008 10:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

		<category><![CDATA[Devoti a Babele]]></category>

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(Pubblicato su Nazione Indiana)
Chi è Arvo, il protagonista del nuovo romanzo di Valter Binaghi, Devoti a Babele? Un ragazzo del ‘77, un sopravvissuto al piombo che cadeva sugli omonimi anni, che noi ragazzi nati all’inizio dei Sessanta o ancor meglio verso la fine dei Cinquanta, come il nostro autore, abbiamo assaggiato a lingua protesa, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/binagone.bmp" alt="devoti a babele" /></p>
<p>(Pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/09/dal-buco-al-blog-nella-societa-dei-sospiri-virtuali/">Nazione Indiana</a>)</p>
<p>Chi è Arvo, il protagonista del nuovo romanzo di Valter Binaghi, Devoti a Babele? Un ragazzo del ‘77, un sopravvissuto al piombo che cadeva sugli omonimi anni, che noi ragazzi nati all’inizio dei Sessanta o ancor meglio verso la fine dei Cinquanta, come il nostro autore, abbiamo assaggiato a lingua protesa, come cani masochisti affamati di quei tempi duri.<br />
Arvo è un piccolo borghese della grande metropoli del nord, una Milano dove alle undici di sera c’è il coprifuoco e per il resto della giornata, se vai in centro, vi trovi più mezzi della celere che taxi, soprattutto nella molto armeggiata Piazza San Babila dei ragazzi nazi dalle scarpe a punta. E’ un ragazzo del suo tempo che tiene in camera i poster dei Rolling Stones e dei Police (siamo all’inizio degli Ottanta e il rock, con la morte di John Bonham dei Led Zeppelin, è per molti ufficialmente morto assieme alla sua epoca) e per il resto si tira in vena appena può la droga dei tempi, l’eroina della botta e via, la “roba” che non ti fa pensare, la droga di chi vuol rallentare le proprie pene e pure il resto fino a rallentarsi anche gli anni di vita; non certo la polvere bianca d’oggi, la cocaina divenuta per tutti i cani e tutti i porci, che ti ingloba ancor di più nel sistema dell’arrampicata mobile e liquida e ti fa accelerare la corsa verso il successo, fino al bang a testa sotto nel solito baratro, all’ultimo capitolo della tua tragicommedia d’un uomo ridicolo.<br />
<span id="more-451"></span><br />
Arvo lo seguiamo attraverso i suoi buchi, le sue colazioni a base di caffelatte e krumiri rubate alla povera madre vedova, lo seguiamo nei suoi accampamenti a Piazza Vetra alla ricerca della maledettissima roba in cambio di stereo “zanzati”. Nella seconda parte, il ragazzo finisce finalmente in una comunità terapeutica, Castalia. Se prima, all’inizio degli ‘80, siamo alla fine di un’epoca fotografabile tra il multicolor della psichedelia di massa e il nero buco di una Vermicino dove si consuma una morte in diretta del tutto simile a quella che troviamo in uno dei  capolavori “neri” di Billy Wilder, L’asso nella manica (1951) e si prospetta a larghe falde di spot ramazzotteschi fighettismo e berlusconismo strafottuto da bere, deglutire e -perdio- vomitare, ora siamo arrivati alla fine di questo decennio buggerone e  corto, in una succursale fantastica ma anche parecchio brianzola di quel farabuttificio globalizzato che è Dianetics. A seguire il Programma, del quale Arvo diventa sostenitore e in seguito, uscito dal megatraforo della dipendenza, istruttore. Un Programma di normalizzazione ma anche di risucchio dell’anima, cosicchè è vero che si esce dalla schiavitù della droga, ma pagando il prezzo di un abbandono totale della propria indipendenza psicologica, della propria effettiva libertà di scegliere.<br />
La terza parte, trattata intelligentemente e abilmente da Binaghi con altro passo stilistico, perchè i tempi lo richiedono per via di un’accelerazione del ritmo della comunicazione, trova Arvo, nel frattempo sposato e inquadrato nella vita piccolo borghese di quasi tutti, alle prese con una nuova, potentissima dipendenza: quella della Rete, delle ossessioni psicodrammatiche del virtuale. Una caduta, la sua, dal virtuale dell’endovena cosmica al virtuale della comunicazione illusoriamente totale, con Arvo - personaggio  simbolico di una generazione di figli dei figli della guerra che in una sorta di effetto rebound hanno sconfessato gli sforzi e il sudore e le lacrime dei loro padri- che chiede amore ed erotismo via blog a una sconosciuta che sempre tale rimarrà, ectoplasma danzante nel liquido fintamente amniotico di una blogosfera megafono di semplici, banali sospiri di desiderio. Sarà la famiglia, banalmente ma realisticamente, a raddrizzare la via del protagonista verso una grigia ma solida salvezza dall’ultima dipendenza.<br />
Un romanzo compatto e molto ben riuscito, dalla scrittura - tipica di quest’autore - che s’imbeve di una religiosità affannata e del senso di colpa di un’intera generazione che si è fin troppo stordita con cose che meritavano certamente meno attenzione, e nessuna passione; così che i libri di Binaghi, sempre più lontani, passo dopo passo cioè libro dopo libro, da qualsiasi “genere” codificato, diventano ben strutturati apologhi di una generazione cardine e certamente più interessante di altre, nella quale si trova successo pieno in una società opposta a quella vagheggiata in anni ben distanti, e al contempo continue ricadute nel bisogno di stordimento, nella vecchia droga, sul filo di un istinto di autodistruzione divenuto purtroppo di massa, in certo senso seminato a rattrappite mani alle nuove generazioni.</p>
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		<title>UN GRAN BEL ROMANZO</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2008 09:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

		<category><![CDATA[Marino Magliani]]></category>

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		<description><![CDATA[
Marino Magliani, Quella notte a Dolcedo, Longanesi,  16,00
RECENSIONE DI VALTER BINAGHI, PUBBLICATA SU SATISFICTION, Maggio 2008
Quella notte a Dolcedo, si è consumata la tragedia dei corpi e dell’anima: l’eccidio, e peggio il
tradimento. Era il ’44, nell’Italia occupata: un soldato tedesco con le mani sporche di sangue vide
una bambina nascosta tra i rovi, e non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://files.splinder.com/f83b2106cef0da7621ac55f5eb75fad2.jpeg" alt="magliani dolcedo" /></p>
<p><strong>Marino Magliani, Quella notte a Dolcedo, Longanesi,  16,00</strong></p>
<p><strong>RECENSIONE DI VALTER BINAGHI, PUBBLICATA SU SATISFICTION, Maggio 2008</strong></p>
<p>Quella notte a Dolcedo, si è consumata la tragedia dei corpi e dell’anima: l’eccidio, e peggio il<br />
tradimento. Era il ’44, nell’Italia occupata: un soldato tedesco con le mani sporche di sangue vide<br />
una bambina nascosta tra i rovi, e non lo disse al sergente.<br />
Ultimamente, a Dolcedo (la Liguria è ancora occupata dai tedeschi, pacificamente però: pian piano si sono comprati interi paesini in collina, semi abbandonati), si aggirano due anime senza pace: un vecchio straniero che vive di espedienti, una vagabonda indigena, che parte e ritorna da quando era ragazza. Ci sarebbero tutti gli ingredienti per un noir e perfino per una sgangherata storia d’amore tra reduci, ma la forza di un narratore compiuto come Marino Magliani sta proprio nell’indossare le convenzioni del genere e scioglierle in una vicenda inedita e potente, che attraversa cinquant’anni italiani come uno scavo nei meandri della psiche collettiva.<br />
C’è cultura in Magliani, non di quella libresca e intercambiabile, ma dell’Omero che interroga le rughe dei vecchi e le pietre per conoscere il passato dai solchi che lascia, e col legno storto dell’ulivo della sua terra identifica percorsi simili e mai uguali per i suoi personaggi. Come nei due romanzi precedenti, i suoi protagonisti anelano a un futuro che sciolga l’enigma del loro passato, prigionieri senza catene di una promessa irrealizzata, e più di tutto unici testimoni di una verità negletta ma adesso improcrastinabile, una salvezza che è nascosta nella loro memoria e spetterà al narratore dire al mondo. Il romanzo che avevi iniziato sedotto dal piglio avventuroso, da lettura dilettevole diventa la parola necessaria, l’urgente epifania di un destino altrimenti strozzato. Finisci di leggere, non perchè vuoi sapere, ma perchè vuoi che essi vivano o possano morire in pace.<br />
Due i segreti di Magliani, per farti camminare insieme ai suoi eroi raminghi, al punto da sentirne la fatica di vivere. Una conoscenza non psicologica ma poetica della psiche, e poi una scrittura sapida, una voce che non si finge universalmente urbana ma è tutt’uno col passo regolare di chi conosce le salite del paesaggio ligure, la pietra cotta dal sole e il torrente, la quiete dei muri a secco e la scorbutica ospitalità del rovo. Una prova convincente, quanto e più delle precedenti, da parte di un narratore che ha ormai una fisionomia schietta e una posizione necessaria, erede degli scrittori veraci di cui la Liguria è stata a suo tempo generosa.</p>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2008 17:14:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

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Quando ho voglia di scappare da tutta questa merda prendo la macchina e vado verso il Ticino, la lanca di Bernate, o prendo la strada per Pavia, fino a Bereguardo.
Conosco i posti dove potersi fermare ed essere sicuro di vederli. Gli aironi, dico.
Garzetta bianca o cinerino, è per me pura immagine di bellezza.
Se ne stanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.viaggiofotografico.com/workshop/progra/images_maremma/aironi.jpg" alt="aironi" /></p>
<p>Quando ho voglia di scappare da tutta questa merda prendo la macchina e vado verso il Ticino, la lanca di Bernate, o prendo la strada per Pavia, fino a Bereguardo.<br />
Conosco i posti dove potersi fermare ed essere sicuro di vederli. Gli aironi, dico.<br />
Garzetta bianca o cinerino, è per me pura immagine di bellezza.<br />
Se ne stanno immobili a lungo, sembrano sentinelle angeliche messe lì per tenere sospeso il paesaggio all&#8217;incanto del silenzio.<br />
O danzano lentamente sul velo delle acque. Il passo che vorrebbe il cuore.<br />
Ho detto sempre un sacco di parole, e vorrei averle dette tutte.<br />
Stare dritto come un airone, come un punto esclamativo che attende il mattino.<br />
Per incendiarmi al primo raggio.</p>
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		<item>
		<title>La Repubblica delle Lettere3  SCRITTORI di Valter Binaghi</title>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2008 16:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente letterario]]></category>

		<category><![CDATA[valter binaghi new italian epic]]></category>

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		<description><![CDATA[
- Hai sentito di Lo Ritto? Si è inventato un festival per far parlare dei suoi libri -
Lo so, fa schifo. Ma ti piacerebbe. Se te lo proponessero ti faresti fotografare con un orango e diresti che è tua moglie pur di accreditare l’ennesima favola ni-global.
- E Gentili? Si è autopubblicato l’ultimo, si vede che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.circolopueblo.com/html/images/pueblo/scrittori.jpg" alt="scrittore" /></p>
<p>- Hai sentito di Lo Ritto? Si è inventato un festival per far parlare dei suoi libri -<br />
Lo so, fa schifo. Ma ti piacerebbe. Se te lo proponessero ti faresti fotografare con un orango e diresti che è tua moglie pur di accreditare l’ennesima favola ni-global.<br />
- E Gentili? Si è autopubblicato l’ultimo, si vede che gliel’hanno rifiutato tutti -<br />
- Sai bene che non è vero, gli dico. Oggi si pubblica qualsiasi cosa. –<br />
Gli editori hanno adottato un principio rigorosamente darwiniano: se i costi di pubblicazione si abbattono, pubblichiamo chiunque, e la selezione naturale del mercato ci dirà chi dobbiamo immediatamente ristampare (ci mettiamo una settimana). Editori anche grossi, per lo più ti buttano nella mischia, senza cacciare una lira per spiegare che libro hai scritto. Il rischio è solo tuo. E’ per quello che aumenta in modo esponenziale nello scrittore l’ansia di comunicare, di farsi riconoscere nella massa, ci si espone di persona, si canta o si urla, ognuno dal suo blog, ci si arruola in una conventicola che sosterrà la propria causa. L&#8217;Officina milanese, la Nuova Epica bolognese.<br />
<span id="more-448"></span><br />
- Altro che conventicole – dice lui: - ci sono poteri reali, ricchi uffici stampa, ci sono bombe mediatiche, che creano un’attesa e fior di prenotazioni dalle librerie –<br />
- Si - obbietto io: - ma se poi non c’è il libro vero si sgonfiano. –<br />
- Verissimo – interviene il terzo scrittore: ne ha visti lui di bagni quando lavorava in Rizzoli (siamo a casa sua, la moglie ha lasciato insalata di riso e vitello tonnato, noi facciamo un pokerino letterario, ogni primo giovedì del mese).<br />
- Ma se c’è il libro e nessuno lo vede è peggio. E allora? –<br />
- E allora, caro mio, siamo una generazione che ha pagato per tre. Pensa ai dentisti –<br />
- Sei fuori? Che cazzo c’entrano i dentisti! –<br />
- Segui il ragionamento: la nostra generazione è andata dal dentista molto più della precedente e della seguente. I nonni mangiavano sano, zuccheri naturali, niente Coca Cola, denti sani. I nostri figli sono artisti della prevenzione a partire dai quattro anni: dentifrici, colluttori, filo interdentale. I più sfigati, che hanno pagato per tutti, siamo noi. I primi figli del boom, le prime merendine del cazzo. Quanti denti sani avete in bocca? –<br />
Mi guardano tra l’annoiato e il malevolo, tutti e tre.<br />
- Mi devi ancora spiegare cosa c’entra coi libri. –<br />
- Stessa cosa. Abbiamo imparato a scuola una letteratura che era nobiltà di spirito e fonte di conoscenza. Ma era la letteratura dei nostri nonni. L’industria culturale dà dignità letteraria anche a diari sentimentali, sit-com di marca televisiva, prodotti seriali di genere, e soprattutto dev’essere inesauribile fornitura di occasioni d’intrattenimento. Si fa venir voglia a tutti di scrivere: la scrittura come espressione di sè, non come arte raffinata della rappresentazione. Ma bisogna essere così per scrivere così. Essere Fabio Volo, cagare come Fabio Volo. Connessi 24 ore su 24, leggere il primo libro a vent’anni, pensare ai propri sentimenti e paturnie come al massimo della materia narrativa, senza che ti venga da ridere. E col media raccontare altri media: la tua vita interiore è la tv che hai visto. Nonni e nipoti, in due mondi diversi. Noi dei Settanta non eravamo nè gli uni nè gli altri: nè con lo Stato nè con le BR. Ma se va bene noi di quella generazione produciamo scarti culturali, contaminazioni, mutanti del romanzo borghese –<br />
Mentre lo dico mi domando se ci credo. Si, ci credo. Ma per questo genere di romanzi ci vuole un critico che se ne accorga, o uno scrittore. I critici ricevono valanghe di roba e selezionano per favori editoriali o pressione degli amici degli amici. Gli scrittori? Ci sono scrittori per lo più di sinistra che hanno spazi importanti su quotidiani e riviste o web, credibilità per qualche politico, e sono in grado di organizzare manifestazioni importanti, oltre che richiamare attenzione selettiva su libri di qualità.<br />
Ma il giocatore la fa fuori dal vaso quando prova a fare l&#8217;arbitro. Infatti è tutto un reclutare compagni di squadra e di merende (inutile mandargli i tuoi libri, non li leggeranno per principio): uno apre il nuovo manifesto poetico di Wu Ming: &#8220;New Italian Epic&#8221; e scopre che la nuova epica italiana sono Wu Ming e quelli che scrivono assieme a loro sull&#8217;ultima cosa comunista rimasta in Italia: il blog Carmilla. E&#8217; il post-ideologico, baby. Sgretolato il Komintern, rimane la Banda Bassotti.<br />
- Sei un livoroso - mi ha detto l&#8217;altra sera un amico giallista milanese: - è solo perchè tu non ci sei -<br />
Lui si vanta di non appartenere a nessuna conventicola: infatti le bazzica amabilmente tutte.<br />
Ma il mio amico scrittore adesso è raggiante, gli ho toccato il cuore con la storia del romanzo mutante: – E perciò? – dice.<br />
- E perciò, se tu senti di avere il talento e l’immaginazione per far vedere qualcosa d’importante, scrivi e basta, e non rompere i coglioni con i tuoi piagnistei -<br />
- E tu allora, perchè hai smesso? – mi chiede lui.<br />
- Semplice. Perchè io non ce li avevo –</p>
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		<title>La Repubblica delle Lettere2 FIERE E MERCATI di Giulio Mozzi</title>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2008 10:48:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

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(Articolo apparso l&#8217;8 maggio 2008 nei quotidiani Il Mattino di Padova, La Nuova Venezia, La Tribuna di Treviso e riportato su Vibrisse, il blog di Giulio Mozzi).
Oggi a Torino non si apre una sola Fiera del Libro. Se ne aprono almeno sei o sette.
C’è la Fiera della Fiera: una macchina che si alimenta di grandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://cultura.blogosfere.it/images/snipshot_e41381j0u3cw.jpg" alt="lingotto" /></p>
<p>(Articolo apparso l&#8217;8 maggio 2008 nei quotidiani <em>Il Mattino di Padova, La Nuova Venezia, La Tribuna di Treviso</em> e riportato su <a href="http://www.vibrissebollettino.net/archives/2008/05/sei_o_sette_fie.html#more">Vibrisse</a>, il blog di Giulio Mozzi).</p>
<p>Oggi a Torino non si apre una sola Fiera del Libro. Se ne aprono almeno sei o sette.<br />
C’è la Fiera della Fiera: una macchina che si alimenta di grandi numeri. Ogni anno più espositori, più visitatori, più ospiti illustri, più eventi speciali, più libri esposti e venduti, più panini muffin hot dog bottiglie d’acqua caffè distribuiti nei bar, più padiglioni, prezzi più alti per gli stand e così via.<br />
C’è la Fiera dei grandi editori: poco importante, credo, dal punto di vista economico – non penso che i libri venduti alla Fiera incidano sul bilancio di Mondadori Rizzoli Longanesi Feltrinelli &amp; C. – ma utile mediaticamente per esibire i propri gioielli, ovvero gli autori nazionali e internazionali di maggior fatturato.<br />
C’è la Fiera delle scolaresche, portate in visita coatta in questo strano posto dove si trovano in numero sbalorditivo quelle cose bizzarre e costose che sono i libri: e però si trovano anche gadget, adesivi, gomme da cancellare profumate, Pinocchi di legno, magliette stampate, e tutto ciò che serve davvero nella vita.<br />
C’è la Fiera degli editori indipendenti – non necessariamente piccoli – che non sanno mai se alla fine della Fiera, tra spese per lo stand il mangiare il dormire lo spostarsi, e vendita dei libri, riusciranno almeno a pareggiare il conto; ma avranno la felicità di incontrare i propri lettori: stringendo mani, facendo due chiacchiere, sentendosi ringraziare per aver pubblicato il tale o talaltro libro, o rimproverare per il talaltro ancora; e – questo è un «genere letterario» tipico della Fiera – sentendosi raccontare che i loro libri in libreria non si trovano, che bisogna ordinarli, che ci mettono settimane ad arrivare e poi non arrivano, e: «Perché non vi unite tra voi piccoli e belli? Perché non vi inventate un consorzio di librerie indipendenti?», eccetera.<br />
E c’è, poi, appunto, la Fiera dei lettori: i lettori-massa, che andranno a vedere e sentire la star di turno più o meno come si andrebbe a vedere un tronista con la camicia aperta sul petto o un cavallo che sa far di conto; i lettori comuni, che si aggireranno sperduti tra tanto bendidio cercando di capire com’è, che in libreria par loro di trovare sempre quegli stessi tre o quattro libri, e invece ce ne sono tanti al mondo, e apparentemente tutti belli e istruttivi; e i lettori specialisti, che catalogo alla mano visiteranno, uno per uno, tutti i microeditori più astrusi e metafisici: da quello che pubblica solo autori coreani e vietnamici (si chiama «o/o», ossia «Oriente / Occidente», ed è bravissimo) a quello che vende libri sott’olio (non sto inventando), da quello che confeziona raffinatissime plaquette di poesia in ventiquattro copie a quello che i libri non li stampa neanche, ma cerca di venderli come testi prelevabili dalla grande rete o come file sonori su iTunes.<br />
Eccetera.<br />
Alla domanda che farà da fil rouge alle centinaia di «eventi» che costellano la Fiera – «Ci salverà la bellezza?» – io proprio non so rispondere. Spero solo che ci salvi dalla Fiera.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/valterbinaghi.wordpress.com/447/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/valterbinaghi.wordpress.com/447/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/valterbinaghi.wordpress.com/447/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/valterbinaghi.wordpress.com/447/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/valterbinaghi.wordpress.com/447/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/valterbinaghi.wordpress.com/447/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/valterbinaghi.wordpress.com/447/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/valterbinaghi.wordpress.com/447/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/valterbinaghi.wordpress.com/447/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/valterbinaghi.wordpress.com/447/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/valterbinaghi.wordpress.com/447/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/valterbinaghi.wordpress.com/447/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=valterbinaghi.wordpress.com&blog=1429410&post=447&subd=valterbinaghi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">lingotto</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>La Repubblica delle Lettere1  UN MINISTRO POETA</title>
		<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/05/09/un-ministro-poeta/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 17:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://valterbinaghi.wordpress.com/?p=446</guid>
		<description><![CDATA[
Dalle opere poetiche del nuovo Ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi.
A Rosa Bossi in Berlusconi
Mani dello spirito
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio
A Silvio
Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata.
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova
A Giuliano (Ferrara)
Antro d’amore
Rombo di luce
Parole del sottosuolo
Fiume di lava
Ancora di salvezza
A Michela Vittoria Brambilla
Ignara bellezza
Rubata sensualità
Fiore reclinato
Peccato d’amore
Altre perle qui, su La poesia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://bp0.blogger.com/__bAZDA2flXM/RrRIeUfhFPI/AAAAAAAAABY/yCCtfWLqcdc/s320/Sandro+Bondi+poeta.jpg" alt="bondi poeta" /></p>
<p><em>Dalle opere poetiche del nuovo Ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi.</em></p>
<p><strong>A Rosa Bossi in Berlusconi</strong></p>
<p>Mani dello spirito<br />
Anima trasfusa.<br />
Abbraccio d’amore<br />
Madre di Dio</p>
<p><strong>A Silvio</strong></p>
<p>Vita assaporata<br />
Vita preceduta<br />
Vita inseguita<br />
Vita amata.<br />
Vita vitale<br />
Vita ritrovata<br />
Vita splendente<br />
Vita disvelata<br />
Vita nova</p>
<p><strong>A Giuliano (Ferrara)</strong></p>
<p>Antro d’amore<br />
Rombo di luce<br />
Parole del sottosuolo<br />
Fiume di lava<br />
Ancora di salvezza</p>
<p><strong>A Michela Vittoria Brambilla</strong></p>
<p>Ignara bellezza<br />
Rubata sensualità<br />
Fiore reclinato<br />
Peccato d’amore</p>
<p>Altre perle qui, su <strong><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/05/08/sandro-bondi-perdonare-dio/">La poesia e lo Spirito</a></strong></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/valterbinaghi.wordpress.com/446/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/valterbinaghi.wordpress.com/446/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/valterbinaghi.wordpress.com/446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/valterbinaghi.wordpress.com/446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/valterbinaghi.wordpress.com/446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/valterbinaghi.wordpress.com/446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/valterbinaghi.wordpress.com/446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/valterbinaghi.wordpress.com/446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/valterbinaghi.wordpress.com/446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/valterbinaghi.wordpress.com/446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/valterbinaghi.wordpress.com/446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/valterbinaghi.wordpress.com/446/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=valterbinaghi.wordpress.com&blog=1429410&post=446&subd=valterbinaghi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">vbinaghi</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://bp0.blogger.com/__bAZDA2flXM/RrRIeUfhFPI/AAAAAAAAABY/yCCtfWLqcdc/s320/Sandro+Bondi+poeta.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">bondi poeta</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>DEVOTI A BABELE - Cosa ne dicono i primi lettori&#8230;</title>
		<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/05/09/devoti-a-babele-cosa-ne-dicono-i-primi-lettori/</link>
		<comments>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/05/09/devoti-a-babele-cosa-ne-dicono-i-primi-lettori/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 May 2008 15:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

		<category><![CDATA[Devoti a Babele]]></category>

		<category><![CDATA[Giudizi di lettori]]></category>

		<category><![CDATA[valter binaghi]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#8220;Nel complesso funziona assai, è un bel libretto, un bel pugno nello stomaco. mi piace come dipingi le donne, fanno sempre una gran figura nei tuoi libri. pare sempre che se il mondo si dovrà salvare sarà per merito loro. non merito delle suffragette, ma delle donne con la d maiuscola&#8221;.
(Michele Riccardi)
&#8220;E&#8217; Scanner Darkly ( [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.airplane.it/PerdisaImager.aspx?path=media&amp;name=978-88-8372-441-1" alt="devoti a babele" /></p>
<p>&#8220;Nel complesso funziona assai, è un bel libretto, un bel pugno nello stomaco. mi piace come dipingi le donne, fanno sempre una gran figura nei tuoi libri. pare sempre che se il mondo si dovrà salvare sarà per merito loro. non merito delle suffragette, ma delle donne con la d maiuscola&#8221;.<br />
(Michele Riccardi)</p>
<p>&#8220;E&#8217; Scanner Darkly ( un oscuro scrutare mi pare fosse la traduzione italica) di Dick ma qui e ora. E senza neanche un &#8220;potere&#8221; che alla fine tiri le fila del tutto. Perchè le fila da tirare non ci sono più.&#8221;<br />
(Onofrio Catacchio)</p>
<p>&#8220;Le scrivo sul suo ultimo libro: l&#8217;ho letto in un paio d&#8217;ore, durante la lezione di antropologia teologica&#8230; così accattivante da fare passare in secondo piano il tema della Predestinazione; la sua abilità nell&#8217;appassionare il lettore è il suo marchio di fabbrica. Lo schema peccato-possibilità di redenzione (scusi se brutalizzo) è in fondo lo stesso de <em>I tre giorni all&#8217;inferno</em>.<br />
Mi aveva scritto che con <em>Devoti a Babele</em> avrebbe esplorato il tema della Speranza. Lo ha fatto. Se mi permette, qui viene per me il punctum dolens: nel senso che il tema, ancora una volta viene solo sfiorato e lasciato aperto. Ad uno sguardo romanzesco, la sua soluzione m&#8217;ha convinto, ma non dobbiamo dimenticare che però la Speranza è sostanza delle cose, per cui mi chiedo se anche i romanzieri, invece di fermarsi prudentemente sulla soglia, possano avere maggiore coraggio!&#8221;<br />
(Gianfranco Rutigliano)</p>
<p>&#8220;<em>Devoti a Babele</em> é un potente scavo, una prova a liberarsi di schiavitù. come un allenamento a liberarsi da qualcos&#8217;altro, la tua voce, speciale, solo tua, credo, per raccontare un brivido e una noia metafisica, il crollo e una speranza assieme attraverso il crollo.&#8221;<br />
(Marino Magliani)</p>
<p>&#8220;preferivo il custode delle brughiere, ho avuto la sensazione che in questo tuo ultimo, per qualche motivo per te importante, tu abbia voluto strapparti le budella in pubblico in una sorta di divinazione autocoscienziale, (minchia questa mi è venuta di getto), e questo dalla prima all&#8217;ultima pagina, anzi alla nota di chiusura, ma non è con l&#8217;autosevizia che si intriga il pubblico, non ci sarebbe limite&#8230; per me fatta questa stazione di travaglio, dovresti seguire il bonetti, il suo scrutare così diretto, palpabile e dentro la situazione umana, ne possono fare il maigret (o il montalbano o il pepe carvalho o meglio lo studer di friedrich glauser) delle brughiere o della provincia della metropoli. ugh ho detto&#8221;.<br />
(Gunny)</p>
<p>&#8220;E’ un libro diverso dai precedenti, il delirio di una vita, vittima delle dipendenze a cui difficilmente un’anima riesce a sfuggire. Le ultime pagine della terza parte sono senza dubbio quelle che ho amato di più: c’è tanto di quell’amore tra quelle parole che fa quasi male.<br />
E’ tutta la fragilità dell’essere umano quella che scorre e si rincorre in questo libro.&#8221;<br />
(Daniela Basilico)</p>
<p><em>Aggiungetevi pure nei commenti, che m&#8217;interessa molto.</em></p>
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		<title>9/11: EVENTO PROFETICO O MANIPOLAZIONE di Valter Binaghi</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 22:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

		<category><![CDATA[11 settembre]]></category>

		<category><![CDATA[mass media]]></category>

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		<description><![CDATA[
Per qualcuno è stata la scimitarra di Allah, per altri la mano lunga del Mossad o la diabolica ragnatela della CIA. Certo è difficile disgiungere l&#8217;eccidio dell&#8217;11 settembre dall&#8217;aura di evento tecnologicamente manipolato che gli deriva dall&#8217;essere il primo megashow in diretta a reti unificate.
La torre di Babele schiantata dal fulmine, come nell&#8217;Arcano dei Tarocchi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.l-arcadinoe.com/it/wp-content/uploads/NY_sept.2001_001.jpg" alt="11 settembre" /></p>
<p>Per qualcuno è stata la scimitarra di Allah, per altri la mano lunga del Mossad o la diabolica ragnatela della CIA. Certo è difficile disgiungere l&#8217;eccidio dell&#8217;11 settembre dall&#8217;aura di evento tecnologicamente manipolato che gli deriva dall&#8217;essere il primo megashow in diretta a reti unificate.<br />
La torre di Babele schiantata dal fulmine, come nell&#8217;Arcano dei Tarocchi, un immagine dal simbolismo ancestrale per la psiche collettiva, ma anche un bersaglio scelto per la sua caratteristica altamente televisiva (se si volevano ammazzare più americani possibili era meglio lo Yankee Stadium il giorno della finale).<br />
L&#8217;effetto è stato palpabile, una brusca sterzata all&#8217;alba del terzo millennio, ma non si capisce ancora in che senso: fine della pacifica fiducia nella globalizzazione e nell&#8217;esportazione democratica della dottrina Truman, oppure demonizzazione definitiva dei suoi avversari, alibi per portare a termine l&#8217;americanizzazione del pianeta senza andare troppo per il sottile? Come si sa, ci sono almeno due scuole di pensiero in proposito, ma forse anche tre (la terza è quella di Bin Laden, ammesso che esista).<br />
Di sicuro quel giorno abbiamo sperimentato qualcosa di inedito nella storia della comunicazione: l&#8217;orrore della storia che buca il video con la tattile irresistibilità dell&#8217;immagine pornografica, perchè il sogno inammissibile che ogni torre scatena è di spezzarne la presunzione. Indossando l&#8217;immagine vi abbiamo consentito con quell&#8217;avida curiosità di cui nessuno può dichiararsi innocente.<br />
Complici e pubblico pagante, presto assufatti allo spettacolo della morte.<br />
Era questo che si voleva, in cabina di regia?</p>
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			<media:title type="html">11 settembre</media:title>
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		<title>INTERVALLO di Elio Copetti</title>
		<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/05/08/intervallo-di-elio-copetti/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 17:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[arti visive]]></category>

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		<description><![CDATA[
Altre opere di Elio Copetti, grafiche e fotografiche, qui
       ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.arteadesso.net/elio_copetti/tmp/moray.jpg" alt="intervallo di elio copetti" /></p>
<p>Altre opere di Elio Copetti, grafiche e fotografiche, <a href="http://elio3.splinder.com/">qui</a></p>
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		<item>
		<title>UN PROFETA DEI MEDIA: MARSHALL MCLUHAN</title>
		<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/05/07/un-profeta-dei-media-marshall-mcluhan/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 17:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

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		<description><![CDATA[
Profeta: colui che si sottrae al vissuto inclusivo di un ambiente comunicativo, per osservarne la dinamica di origine, espansione e declino. McLuhan: la filosofia negli ultimi cinquant&#8217;anni è uscita dalle aule universitarie (lì c&#8217;è solo gente che scrive libri con altri libri), e si è manifestata nei territori di confine, negli scarti tra una disciplina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.nwlink.com/~donclark/history_knowledge/mcluhan.gif" alt="mcluhan" /></p>
<p><em>Profeta: colui che si sottrae al vissuto inclusivo di un ambiente comunicativo, per osservarne la dinamica di origine, espansione e declino. McLuhan: la filosofia negli ultimi cinquant&#8217;anni è uscita dalle aule universitarie (lì c&#8217;è solo gente che scrive libri con altri libri), e si è manifestata nei territori di confine, negli scarti tra una disciplina e l&#8217;altra, o come direbbe lui, negli intervalli di risonanza.</em></p>
<p>La divisione che la stampa ha provocato tra la testa e il cuore rappresenta il trauma che colpisce l&#8217;Europa dal tempo di Machiavelli ai giorni nostri.</p>
<p>Quiando l&#8217;industria meccanica separò la casa e il lavoro, anche le donne divennero spose meccaniche, disgiunte. Non-accoppiate, male-accoppiate, ri-accoppiate.</p>
<p>Il primo ambiente elettrico dell&#8217;informazione simultanea e diversificata crea un uomo acustico. Costui è circondato dal suono - da dietro, di fianco e di sopra. Il suo ambiente è fatto di informazioni in tutti i tipi di forme simultanee, ed egli indossa il suo ambiente elettrico come indossiamo i nostri abiti o come un pesce è fasciato dall&#8217;acqua.</p>
<p>Le tavole da surf di Heidegger hanno cavalcato l&#8217;onda elettronica in modo trionfale, così come Cartesio cavalcò l&#8217;onda meccanica.</p>
<p>Il processo subliminale di fiutare i cambiamenti ambientali è inerente all&#8217;ispirazione creativa dell&#8217;artista. L&#8217;artista è sempre stato colui che percepisce le alterazioni che un nuovo mezzo causa nell&#8217;uomo, e che riconosce che il futuro è il presente, e usa il suo lavoro per prepararne lo sfondo.</p>
<p>(Da: <strong>Marshall McLuhan - L&#8217;uomo e il suo messaggio - SugarCo</strong>)</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/valterbinaghi.wordpress.com/442/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/valterbinaghi.wordpress.com/442/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/valterbinaghi.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/valterbinaghi.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/valterbinaghi.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/valterbinaghi.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/valterbinaghi.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/valterbinaghi.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/valterbinaghi.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/valterbinaghi.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/valterbinaghi.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/valterbinaghi.wordpress.com/442/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=valterbinaghi.wordpress.com&blog=1429410&post=442&subd=valterbinaghi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>PROFETISMO E OGGETTIVITA&#8217; SCIENTIFICA di Valter Binaghi</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 00:04:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

		<category><![CDATA[Add new tag]]></category>

		<category><![CDATA[Valter Binaghi scienza oggettività profezia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Togliendo al termine la sua origine biblica e mantenendo un carattere più genericamente antropologico, si potrebbe convenire sul fatto che il profetismo è una funzione presente in tutte le culture, ben al di là di un accertabile influsso di quella giudaico-cristiana. E&#8217; vero che, quasi universalmente, la funzione profetica è monopolizzata da &#8220;specialisti&#8221; del sacro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.sindioses.org/humor/Diluvio%20G4.jpg" alt="diluvio" /></p>
<p>Togliendo al termine la sua origine biblica e mantenendo un carattere più genericamente antropologico, si potrebbe convenire sul fatto che il profetismo è una funzione presente in tutte le culture, ben al di là di un accertabile influsso di quella giudaico-cristiana. E&#8217; vero che, quasi universalmente, la funzione profetica è monopolizzata da &#8220;specialisti&#8221; del sacro, come nelle molte versioni dello sciamanesimo nonchè del mondo classico, e in questi casi a vedere il male o il bene incombente sulla comunità e a chiederle &#8220;conversione del cuore&#8221; è l&#8217;uomo rapito dagli dei, che vede la comunità dal di sopra e dal di fuori, in un modo che il semplice membro non può comprendere perchè ne è immerso. Che il profetismo implichi parziali livelli di alienazione, o possa contemplare in certi casi l&#8217;utilizzo di sostanze allucinogene per facilitare l&#8217;estasi, è altrettanto frequente.<br />
Ma, nell&#8217;Occidente moderno e secolarizzato, la funzione profetica è in larga misura affidata alla conoscenza scientifica. I suoi strumenti, che hanno sancito da lungo tempo il divorzio tra esperienza sensoriale e conoscenza del reale, garantiscono quell&#8217;estroversione, la conquista di quella trascendenza che a suo tempo si cercò nella mistica e che oggi si identifica nell&#8217;oggettività dell&#8217;episteme. E&#8217; allo scienziato, ma soprattutto (purtroppo) al suo divulgatore quietamente darwinista o catastrofista e apocalittico, che si chiede la profezia del futuro.<br />
L&#8217;Armageddon rappresentato in temperature, il Diluvio in centimetri annui.<br />
A che punto del riscaldamento globale faremo bagni a Vimercate?</p>
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