IL TRIBUNO E IL PROFETA di Valter Binaghi

Dedicato a Mario Pandiani
Una volta ho avuto un maestro, si chiamava Giovanni. Adesso è abate di un monastero benedettino, non lo vedo da anni, ma resta la persona che mi ha insegnato di più a questo mondo. Diceva che si può capire e attuare il senso pieno della vita spirituale, solo se la sua forma comprende la saggezza, la profezia e la celebrazione.
La saggezza riflette sull’esperienza propria, e da essa propone massime, consigli se richiesti. Difficilmente un saggio è antipatico, ma il profeta spesso lo è. Non parla di ciò che sa, ma di ciò che gli è ordinato, e spesso esegue malvolentieri, come si può leggere nella Bibbia, nel Libro di Giona. In più, il suo è il messaggio duro per una comunità che deve emendarsi, pena il declino. La gente non ha voglia di cambiare, e spesso il profeta finisce spiaccicato da una martellata, come il grillo parlante di Pinocchio: poi magari gli fanno un monumento, due o tre generazioni dopo.
La funzione profetica è immediatamente riconoscibile, dal fatto che la folla la riconosce. In una dimensione laica e mediatica, sono percepiti come profeti nell’Italia di oggi un Saviano, un Grillo. Entrambi non bisbigliano massime di saggezza ma tuonano contro un tumore da rescindere se non si vuole perdere l’intero corpo: l’economia mafiosa con le sue metastasi, la casta di politici e finanzieri che vampirizza il paese. Entrambi rischiano qualcosa (Saviano vive sotto scorta), ma il consenso sociale di cui godono è grande, perchè davanti al tribuno i più si sentono dei buoni, più che disposti a fare propria la battaglia del profeta. Un Bossi può avere la vita facile, se convince che il problema vero sono gli zingari. Diverso è il caso del profetismo di un Vescovo, che chiede al singolo di estirpare da sè una condotta viziosa, in un contesto nel quale nessuno può dirsi innocente. Qui l’insofferenza dei più è manifesta, e l’odio più furente. In tutti questi casi chi vuole zittire il profeta dirà che non è coerente al suo messaggio: Saviano con le denunce alla camorra si è editorialmente arricchito, Grillo è tutt’altro che povero e forse a sua volta ha amici potenti, il Vaticano è una sentina di vizi. Ma quando anche fossero fondate, queste denunce non inficiano il valore della profezia. Perchè il profeta non trae quello che dice dalla sua saggezza o integrità personale, ma dall’obbligatorietà del vero, Così, zittito un profeta ne sorge un altro, quando la verità è talmente sulla bocca di tutti da aspettare un solo invito per essere gridata.
Come sappiamo dalla storia, il profetismo puramente tribunizio porta con sè la spada, e spesso combatte ingiustizia con ingiustizia, cercando un capro espiatorio per placare gli animi, che così possono continuare a generare tumori, evitando la conversione. Così i fragili e i diversi insieme ai ladroni vengono sacrificati, perchè l’intero popolo si ritenga assolto.
Questo non è più possibile con Gesù Cristo, perchè svelando la menzogna che si cela sotto il ricorso al capro espiatorio, smaschera l’ingiustizia universale. L’unico Innocente allontana il coltello dalla vittima e immola se stesso per le colpe di tutti, per questo in lui c’è il Giudizio e il Perdono.
Per questo in lui è il perfetto Sacerdozio, e può celebrare la riconciliazione tra uomo e Dio.
Non può essere da meno di Lui, la sua Chiesa.
Il perdono e l’accoglienza universale, per chi si riconosce peccatore. Dopo aver compiuto il sacrificio personale, l’unico richiesto invece di agnelli sgozzati, cioè la conversione del cuore, e aver gettato nel fuoco la propria sporta di veleni.
Un pastore che non sia profeta, invita a pranzo il lupo con le pecore.












