Doctor Blue and Sister Robinia

Maggio 1, 2008

IL TRIBUNO E IL PROFETA di Valter Binaghi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 10:34 pm

grillo

Dedicato a Mario Pandiani

Una volta ho avuto un maestro, si chiamava Giovanni. Adesso è abate di un monastero benedettino, non lo vedo da anni, ma resta la persona che mi ha insegnato di più a questo mondo. Diceva che si può capire e attuare il senso pieno della vita spirituale, solo se la sua forma comprende la saggezza, la profezia e la celebrazione.
La saggezza riflette sull’esperienza propria, e da essa propone massime, consigli se richiesti. Difficilmente un saggio è antipatico, ma il profeta spesso lo è. Non parla di ciò che sa, ma di ciò che gli è ordinato, e spesso esegue malvolentieri, come si può leggere nella Bibbia, nel Libro di Giona. In più, il suo è il messaggio duro per una comunità che deve emendarsi, pena il declino. La gente non ha voglia di cambiare, e spesso il profeta finisce spiaccicato da una martellata, come il grillo parlante di Pinocchio: poi magari gli fanno un monumento, due o tre generazioni dopo.
La funzione profetica è immediatamente riconoscibile, dal fatto che la folla la riconosce. In una dimensione laica e mediatica, sono percepiti come profeti nell’Italia di oggi un Saviano, un Grillo. Entrambi non bisbigliano massime di saggezza ma tuonano contro un tumore da rescindere se non si vuole perdere l’intero corpo: l’economia mafiosa con le sue metastasi, la casta di politici e finanzieri che vampirizza il paese. Entrambi rischiano qualcosa (Saviano vive sotto scorta), ma il consenso sociale di cui godono è grande, perchè davanti al tribuno i più si sentono dei buoni, più che disposti a fare propria la battaglia del profeta. Un Bossi può avere la vita facile, se convince che il problema vero sono gli zingari. Diverso è il caso del profetismo di un Vescovo, che chiede al singolo di estirpare da sè una condotta viziosa, in un contesto nel quale nessuno può dirsi innocente. Qui l’insofferenza dei più è manifesta, e l’odio più furente. In tutti questi casi chi vuole zittire il profeta dirà che non è coerente al suo messaggio: Saviano con le denunce alla camorra si è editorialmente arricchito, Grillo è tutt’altro che povero e forse a sua volta ha amici potenti, il Vaticano è una sentina di vizi. Ma quando anche fossero fondate, queste denunce non inficiano il valore della profezia. Perchè il profeta non trae quello che dice dalla sua saggezza o integrità personale, ma dall’obbligatorietà del vero, Così, zittito un profeta ne sorge un altro, quando la verità è talmente sulla bocca di tutti da aspettare un solo invito per essere gridata.
Come sappiamo dalla storia, il profetismo puramente tribunizio porta con sè la spada, e spesso combatte ingiustizia con ingiustizia, cercando un capro espiatorio per placare gli animi, che così possono continuare a generare tumori, evitando la conversione. Così i fragili e i diversi insieme ai ladroni vengono sacrificati, perchè l’intero popolo si ritenga assolto.
Questo non è più possibile con Gesù Cristo, perchè svelando la menzogna che si cela sotto il ricorso al capro espiatorio, smaschera l’ingiustizia universale. L’unico Innocente allontana il coltello dalla vittima e immola se stesso per le colpe di tutti, per questo in lui c’è il Giudizio e il Perdono.
Per questo in lui è il perfetto Sacerdozio, e può celebrare la riconciliazione tra uomo e Dio.
Non può essere da meno di Lui, la sua Chiesa.
Il perdono e l’accoglienza universale, per chi si riconosce peccatore. Dopo aver compiuto il sacrificio personale, l’unico richiesto invece di agnelli sgozzati, cioè la conversione del cuore, e aver gettato nel fuoco la propria sporta di veleni.
Un pastore che non sia profeta, invita a pranzo il lupo con le pecore.

Aprile 30, 2008

CATTIVI MAESTRI - Umberto Eco

E UN LIBRO CHE E’ UN VERO PACCO

loana

Un uomo in punto di morte si vede scorrere davanti tutta la sua vita, e la sua vita è i fumetti che ha letto. L’assimilazione di una personalità al mucchio di fotogrammi del suo film preferito da parte di un empirista: gente per cui non è possibile fare una distinzione reale tra una casa e un mucchio di mattoni. Degno coronamento di una carriera distruttiva: è lo stesso che ha insegnato a vedere il romanzo come una macchina narrativa. Idee come questa scacciano lo spirito profetico dalla scrittura, come uccelli che fuggono dall’albero morto. Basta leggere i suoi romanzi.
D’altro canto all’antropologo Umberto giunge solo l’Eco dell’anima. Nell’universo pastorizzato del nominalista, tutte le tessere non fanno mai un mosaico, ma si può sempre dire che il mosaico è finzione. Esse est percipi. Una goduria, per le Corporation dei media e per chi governa.

Aprile 29, 2008

PRO-ANA: QUANDO L’ANORESSIA CORRE SUL WEB di Martina Montauti

Archiviato in: Cronache, Pensiero — vbinaghi @ 5:38 pm

anorexia

L’articolo è tratto da Novamagazine

Decalogo Pro-Ana, i 10 Comandamenti: 1) Se non sei magra, non sei attraente; 2) Essere magri è più importante che essere sani; 3) Compra dei vestiti, tagliati i capelli, prendi dei lassativi, muori di fame, fai di tutto per sembrare più magra; 4) Non puoi mangiare senza sentirti colpevole; 5) Non puoi mangiare cibo ingrassante senza punirti dopo; 6) Devi contare le calorie e ridurne l’ assunzione di conseguenza; 7) Quello che dice la bilancia è la cosa più importante; Perdere peso è bene, guadagnare peso è male; 9) Non sarai mai troppo magra; 10) Essere magri e non mangiare sono simbolo di vera forza di volontà e autocontrollo.
Quello che avete appena letto è, a quanto pare, il decalogo di una blogger italiana nonché un esempio nostrano di ciò che Oltremanica viene definito un sito pro-ana, ossia a favore dell’anoressia. I siti “pro-ana” sono spesso delle pagine personali o dei veri e propri blog che, supportati da immagini tra lo scioccante e il patinato, inneggiano ai disordini alimentari come stile di vita e come esempio di autocontrollo, fornendo inoltre consigli pratici su come procurarsi il vomito, su come mentire ai propri familiari, sui farmaci da assumere, sulle diete da seguire, sul conteggio (folle) delle calorie e su modelli fisici ai quali ispirarsi.
(continua…)

HOLLYWOOD UBER ALLES di Carlo Gambescia

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 11:55 am
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hollywood

Qual è il fattore di fondo che ha differenziato lo sviluppo storico e politico americano da quello europeo? In molti si sono interrogati da Tocqueville a Marx, da Maritain a Molnar. E tutti, pur partendo da posizioni diverse, hanno ricondotto la diversità americana a un preciso fattore storico: l’assenza di feudalesimo, dello stato assoluto e delle altre istituzioni di ancien régime.

Continua qui, sul blog di Carlo (che spero non si arrabbierà se gli ho cambiato il titolo) Metapolitics

Aprile 28, 2008

UN LIBRO DA BUTTARE: AVERE O ESSERE? di Erich Fromm

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 6:56 pm
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fromm

Come se l’alternativa fosse tra l’avidità e la vanagloria.
Ingrassare di beni materiali o assottigliarsi nel culto della propria immagine, magari un’immagine di arditezza intellettuale, o di santità.
Come se l’inesauribile voracità di entrambe potesse restituire al cuore la sua pace.
Abbiamo visto dagli anni Sessanta in poi, sotto l’influsso venefico di libri come questo, disprezzare la quiete e la modestia della proprietà piccolo-borghese, la limitata prospettiva del villaggio contadino, per esaltare l’evoluzionismo culturale, la bulimia dell’orizzonte, la curiosità sfrenata, il cosmopolitismo presunto dei discenti a vita.
Ma già Antonin Artaud ammoniva: “L’importante non è sapere come essere, ma fare bene la cacca”

Non c’è pace in questa vita, se non si esce da questo falso dilemma.
Nè avere nè essere, ma fare. Tornare alla liturgia di gesti che restituiscono la vita al presente.
I possessi sono sepolcri, le ambizioni sono febbricitanti.
Nel fare compiuto, nell’opera, c’è tutto il risultato di cui hai bisogno, e la firma che puoi permetterti.

Aprile 27, 2008

IL CORPO DEL SANTO di Gianni De Martino

Archiviato in: Pensiero, Scritture — vbinaghi @ 11:17 am
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padre pio salma

Difficile trovare, specialmente in Rete, un testo che abbia in sè la profondità teologica e l’ampiezza culturale di questo. Il mio amico Gianni De Martino, prendendo spunto dalla cronaca e da certi suoi risaputi commentatori, riesce a mostrare quale sia il senso mistico della condizione carnale che la Chiesa di Cristo custodisce.

Il corpo del santo è nella cripta dove ha riposato per quarant’anni, soltanto due metri più in alto, circondato da rose. La maschera di silicone è verosimile e il frate è vestito con un saio tessuto dalle suore clarisse di san Giovanni e con gli accessori (mezzi guanti e calze) che il frate di Pietralcina non aveva ancora utilizzato prima di morire.
Anche oggi, nel terzo giorno dell’ostensione, centinaia di fedeli sono in fila dall’alba per vedere la salma del santo, il cui video, visibile su Youtube, solo venti minuti dopo l’ostensione pare sia stato cliccato per 42mila volte in giro per il mondo. Tra i presenti alla cerimonia eucaristica celebrata tre giorni fa dal cardinale José Saraiva Martins e ripresa da numerose televisioni c´era anche Nichi Vendola, governatore della Puglia. “Io sono il presidente di questa regione - ha detto emozionato - e in un giorno come questo non posso che essere con il mio popolo, non posso che essere a San Giovanni Rotondo per un evento che ha uno straordinario fascino e un richiamo mondiale”.
Presumibilmente, in quanto poeta, oltre che politico, Nichi Vendola è sensibile al sacro ( per esempio, rivolgendosi ai suoi compagni arcobaleno allo sbando, privi del loro vecchio simbolo , la falce e il martello, ed esauriti dal flusso elettorale, li invita spesso a “prendersi per la mano” e ad “attraversare il deserto” : metafora biblica, poeticamente potente, ma politicamente inefficace ).
D’altra parte il “moralmente superiore” Michele Serra, crede di sapere, come ha scritto per “la Repubblica” di qualche giorno fa, “che in parecchi considerano suggestivo e vibrante questo sprofondare in massa nelle viscere arcaiche, pre-razionali e pre-moderne del nostro paese”. E confessa che questo “sprofondare in massa”, a lui mette invece “più modestamente una tristezza sconfinata”. Facendo quindi l’occhiolino ai credenti “razionali”, in nome del Progresso ci confida il suo parere e il suo pensiero:” Mi pare il segno di una irrimediabile arretratezza culturale e di conseguenza sociale, tra l’altro assai malsopportata anche da molti credenti. Penso alla fragilità intellettuale, alla ricattabilità umana e politica di tante persone credule e sottomesse. Penso, infine, che esista anche uno ’snobismo popolare’: un arroccarsi ostinato, contro ogni evidenza, ogni conoscenza razionale, ogni progresso scientifico, nella propria identità, senza mai chiedersi se essa sia migliore o peggiore di quanto sarebbe possibile”. Alla fine dell’articolo, non potendone più di questo “sprofondare nel pre-moderno” del popolo intellettualmente fragile e bue, refrattario al Progresso e ovviamente sfruttato e ricattato da chissà quale oscuro potere, sbotta: ” Per dirla brutalmente: potrà mai cambiare un paese che venera un cadavere?”
(continua…)

Aprile 26, 2008

QUARANTA RAGIONI PER PRENDERLA A CALCI IN CULO

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 2:47 pm
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no kid

Corinne Maier - No kid. Quaranta ragioni per non avere figli - Bompiani

Questa signora, di professione psicanalista (e attenzione quando affidate l’anima a questi “animatori”!), madre di due figli, confessa candidamente di essersi pentita della scelta: i figli son dolorosi da partorire, faticosi da accudire, quanti libercoli in meno scritti, quanti salotti letterari in meno frequentati.
Il degrado di una civiltà si misura non tanto dal fatto che sentimenti del genere siano diffusi, ma che siano pubblicabili con encomio, congrua conseguenza di un femminismo che si pretendeva nato per liberare il sesso debole dall’oppressione patriarcale ed è riuscito per lo più solo a distruggerlo.
Anzichè scagliarsi contro la pornografia strisciante (leggasi “deregulation della figa”) con cui i media svendono l’immagine femminile ai peggiori istinti del popolino bavoso, la signora Maier accusa la maternità di avere ostacolato la libera espressione del suo genio.
A questo noi gente semplice, che crede ancora in un futuro per la specie umana e non riesce nonostante membri come la Maier ad augurarsene l’estinzione, rispondiamo:
1) che compiangiamo sinceramente i suoi figli
2) e quasi nella stessa misura i pazienti e i lettori di questa ineffabile seguace di Freud
3) che le ideologie più aberranti del XX secolo (che però abbiano manifestato un minimo di riguardo per il futuro della specie umana) da Mussolini a Stalin a Komeini avranno fatto sempre meno danni dell’onanismo suicida che si nasconde dietro la democratica pretesa di consumare la vita senza restituire nulla a nessuno, spendendo tutte le proprie energie per edificare un monumento alla propria inutile vanità. Presidente del consiglio, scrittrice o velina, nessuna di queste donne vale una madre.

Aprile 24, 2008

VI RACCONTO SECOND LIFE

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 12:45 pm

second life

Intervista di Stefania Nardini a Gianluca Nicoletti
(Da: “Il Corriere Nazionale” 20-4-2008 )

E’ un mondo virtuale tridimensionale. Gli utenti sono definiti residenti e possono usare tutto cio’ che interagisce con questo spazio per creare la “Seconda vita”. Infatti si chiama “Second Life” e viene utilizzato in tutto il mondo da 12 milioni di persone.
Chi sono gli “avatar”, ovvero i personaggi che vivono in questa realtà? Gente comune, ma anche politici, rockstar, imprenditori che costruiscono il loro “mondo” utilizzando i vari “accessori”. Gianluca Nicoletti ha dedicato a “Second Life” un libro, in cui narra le vicende di un “avatar”. Nicoletti da sempre un antesiniano sulle questioni massmediologiche in “Le vostre miserie, il mio splendore” (Mondadori) guida il lettore in questo universo.

Continua qui, su La poesia e lo Spirito

Aprile 22, 2008

DEVOTI A BABELE - Recensione di Antonella Pizzo

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 12:11 pm

Aprile 21, 2008

UN LIBRO SULL’ULTIMO FILOSOFO ITALIANO: AUGUSTO DEL NOCE

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 10:11 pm
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gambescia

Carlo Gambescia - Viaggio al termine dell’Occidente - Edizioni Il Settimo Sigillo

Recensione di V. Binaghi, pubblicata su “Il Corriere Nazionale” del 20 - 4 - 2008

Se siete tra quelli che inneggiano a Cacciari, Vattimo e Agamben come alle grandi voci della filosofia italiana contemporanea, questa recensione la potete pure saltare. Se invece vedete nei summenzionati gli ultimi stanchi epigoni di una dialettica onnivora, che danza sull’orlo del nulla non potendosi più permettere un pensiero dell’essere e del valore, se vi ostinate a chiedere alla filosofia la conoscenza del reale e il giudizio sulla storia e non semplicemente la pratica onanistica del pensiero, allora questo libro fa per voi. Vi si tratta di Augusto Del Noce, l’ultimo dei filosofi italiani che abbia avuto il coraggio di guardare l’abisso che attende il tuffo finale del progressismo presunto, chiamandolo per nome.
(continua…)

Aprile 20, 2008

Il ritmo della Storia secondo G.B. Vico

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 4:07 pm

vico

DI ERIC VOEGELIN

Da un importante scritto di Eric Voegelin sul Vico (che potete scaricare interamente qui), ho selezionato alcuni frammenti significativi.
Al declino delle forze vitali di una romanità giunta alla sua massima espansione non ha fatto seguito la catastrofe: il rinnovamento interiore operato dalla fede cristiana e l’integrazione dei popoli germanici hanno reso possibile una nuova epoca, che preservando i valori perenni scoperti dalla precedente ha innalzato ulteriormente il livello di consapevolezza della natura spirituale dell’uomo.
A sua volta, la nostra civiltà sembra in avanzato stadio di putrefazione. Quale salvezza ci si possa attendere nell’ora del massimo pericolo, spetta alla preghiera impetrare, all’intelletto riconoscere.

1. Filosofia e storia del senso comune

“Questo mondo civile egli certamente è stato fatto dagli uomini, onde se ne possono, perché se ne debbono, ritruovare i principi dentro le modificazioni della nostra medesima mente umana” (G.B. Vico)

Come ogni teoria della politica e della storia ben costruita, quella vichiana pone al suo centro un’antropologia filosofica; dopo aver stabilito questa teoria fondamentale, Vico interpreta il corso della storia come un dispiegarsi nel tempo della potenzialità della mente umana; le varie attualizzazioni della mente nella società ricevono il loro significato nella storia in quanto fasi definite del dispiegarsi di una potenzialità. (…) L’uomo non è un individuo isolato che possa raggiungere il vero attraverso l’analisi della sua mente nel modo indicato dalla meditazione cartesiana; l’uomo esiste nella storia. Il linguaggio del mito, della poesia e delle istituzioni civili quale viene plasmato dall’uomo, in irriflessa creazione, nel corso dell’esistenza storica nell’ambito di una comunità, è la fonte autorevole alla quale attingere per comprendere la mente dell’uomo ed il suo posto nel cosmo. (…)
(continua…)

IL ROSAIO D’INVERNO di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 1:33 am

hopper

La notte
che finì con l’incanto
degli unicorni giunti
a nozze
- ricordi? -
noi piantammo un rosaio
che negli anni a seguire
ci diede molti figli.

S’infuriò forse un dio
ròso da invidia
perché un inverno
pallido
più del gelo
lo uccise.

Non fu nostra la colpa.

Aprile 17, 2008

LETTERE DALL’ARCIPELAGO: PLATONIA di Valter Binaghi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 11:34 pm
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arcipelago

L’Arcipelago è ciò che rimane della vecchia forma del mondo.
Un tempo, oltre a questo gruppo non folto di isole, c’erano interi continenti che occupavano grande estensione del globo, tanto che si parlava di globo terracqueo. I cataclismi che seguirono alla guerra dei Tre hanno sprofondato gran parte di essi nel fondo del mare. Nessuno è mai andato oltre venti giorni di navigazione dall’ultimo confine dell’arcipelago, ma si ritiene senza dubbio che non esistano in tutto il pianeta altre terre emerse, se non un luogo remoto e maledetto di cui antichi marinai hanno parlato, non si sa quanto grande, dove regna una perenne pestilenza che uccide chi si vi avvicina. Forse è l’immondezzaio dei veleni e delle scorie che il grande cataclisma ha lasciato dietro di sè, per liberare al sole e alla vita questa parte di mondo dove noi prosperiamo. Comunque sia, noi sappiamo che esiste ma nessuno ha voglia di esplorarlo, per cui lo chiamiamo l’Orrido, e lo lasciamo dove sta.
La più grande delle isole dell’Arcipelago si chiama Platonia, e pare che questo nome derivi da un saggio dei tempi remoti: perduti i suoi libri assieme a tutti gli altri, delle sue dottrine restano solo oscuri frammenti. Platonia è una Repubblica, ed è governata da tre istituzioni elettive, ma ciascuna di esse è nominata da una diversa classe di età e ha diverse sfere di competenza.
(continua…)

Aprile 16, 2008

CHIACCHIERE, DISTINTIVO E MUTANDE ARCOBALENO di Valter Binaghi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 12:32 am
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mutande arcobaleno

Non ho votato, per la prima volta in trent’anni, e dunque proprio non spetterebbe a me commentare il risultato elettorale, e infatti mi ero ripromesso di non farlo, ma una cosa la dico. Ho fatto un giro sui blog che dettano la linea in rete (non li nomino, tanto ci scrive più o meno la stessa gente) ed è tutto un piagnisteo per il mancato ingresso della Sinistra Arcobaleno in Parlamento.
I toni sono quelli della cattività babilonese: alti lai, accuse al popolo bue, e ridicoli richiami all’antifascismo militante. Per la debauche di una sinistra che si è ridotta a chiacchiere e distintivo di una manciata di scribi (per lo più ultrapotenti nell’editoria e in rete, ma che si piangono emarginati), animatori di grandi battaglie civili come i matrimoni omosessuali, l’altolà agli inceneritori e alle grandi opere, canna libera in libero Stato, l’ateismo come unica professione di fede intellettualmente corretta, giustamente snobbati dal popolino che invece vuole valori praticabili, lavoro e sicurezza.
A nessuno viene in mente che quando una forza politica si è ridotta al lumicino è perchè ha perso i contatti con il sentire comune e non rappresenta più nessuno. Con quel misto di superbia intellettuale e di stolida servitù all’ideologia, preferiscono denigrare il popolo votante, reo di avergli voltato le spalle.
Bene, non sarò certo io a rallegrarmi di altri cinque anni di governo Berlusconi (un gaglioffo), la cui unica opposizione credibile è rappresentata dai furbetti del quartierino, ma almeno la disfatta delle mutande arcobaleno è da celebrare. Con tutto che là dentro ho molti amici (ex, probabilmente, dopo questo sfogo), ai quali dico da tempo: cari miei, quando i tempi si fanno oscuri, la gente semplice che ha figli da crescere non capisce più il nichilismo gaio della rivoluzione permanente. Urge convertirsi al dato di realtà, imparare a parlare a lavoratori e famiglie, o tornare a giocare con le figurine dei surrealisti e lasciar fare agli adulti.

Aprile 12, 2008

SGOMMATE E SGOMITATE, QUALCOSA RESTERA’ di Gilles Chatelet

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 11:22 pm

(Da: Vivere e pensare come porci. L’istigazione all’invidia e alla noia nelle democrazie-mercato, Arcana Libri, Roma 2002)

pattini a rotelle

Dall’ottimo blog di Miguel Martinez, Kelebek, traggo questo brano di un libro che mi procurerò: contiene un ironico invito che l’attuale generazione degli under 40 sembra avere prontamente raccolto. Se la mia generazione è stata quella dello sfascio dei recinti e delle tradizioni, questa è quella che ha messo le rotelle, per eseguire i dettami della modernità liquida: negli uffici e nell’editoria, dal Manzanarre al Reno, è tutto un kamasutra di contorsioni e scivolamenti che hanno sostituito alla nostra rigidità identitaria, all’ostinazione moralistica, la meravigliosa adattabilità del format ai palinsesti della messa in onda. Se noi eravamo quelli dello schierarsi e testimoniare ad ogni costo, questi sono onnipresenti, hard discount, veltrusconiani nell’intimo, ma la chiamano urbana flessibilità.
Dal canto nostro invecchiamo sereni, considerando che ogni generazione avrà dato il suo bravo contributo al declino inevitabile di un mondo decrepito, nessuno decisivo e tutti ugualmente necessari: nel morente, la rigidità precede appena di poco la putrefazione.

Giovani nomadi, noi vi amiamo! Siate ancora più moderni, più mobili, più fluidi, se non volete finire come i vostri avi nei campi di fango di Verdun. Il Grande Mercato è il vostro banco di prova! Siate leggeri, anonimi e precari come gocce d’acqua o bolle di sapone: è l’uguaglianza vera, quella del Gran Casinò della vita! Se non siete fluidi, molto presto diventerete dei residuati. Non sarete ammessi al Gran Party mondiale del Grande Mercato… siate assolutamente moderni - come Rimbaud - , siate nomadi e fluidi oppure crepate come residui vischiosi!
Il fatto è che c’è bisogno di molto spazio, di tanti sacrifici ed energie, di mutilazioni e di cadaveri affinché l’”uomo medio” diventi auto-mobile e si ritenga nomade. E’ per questo che tutte le amministrazioni che si pretendevano fedeli alla voce della modernità [...] si sono sempre considerate le vestali zelanti della carretta, dell’uomo medio a rotelle, considerato l’incarnazione del “dinamismo” della società civile. Così, ogni autostrada è anzitutto un’autostrada sociale, e ciò che si può definire il petrol-nomadismo della carretta si trasforma spesso in petainismo a rotelle: l’automobile è anzitutto il lavoro, la famiglia, e l’idiozia montata su quattro ruote.
Immaginate i nostri milioni di piccoli rinoceronti stipati in uno dei grandi budelli del reverendo Moon [che aveva proposto un sistema di tunnel e autostrade intercontinentali]! Sbraitano forse la loro “libertà”, e da vicino hanno l’aria un po’ ringhiosa delle loro carrozzerie, ma visti dall’alto del “grande alambicco”, formano una massa fluida perfettamente docile, che chiede solo una cosa: avanzare senza problemi.
Non si sottolineerà mai abbastanza quanto sia stato decisivo questo addomesticamento di massa tramite l’automobile, per assicurare la transizione tra ciò che converrà chiamare “le Solidarietà tradizionali”, e lo scatenamento inaudito dell’individualismo moderno. Che importa se la carretta uccide, inquina, e spesso rende perfettamente scemi, se la sua proliferazione distrugge ogni spazio urbano degno di questo nome, dal momento che la posta in gioco è assicurare l’addomesticamento di gigantesche masse umane, forgiare miliardi di psicologie di uomini medi a rotelle - di “mentalità-autostrade” - che scimmiottano ovunque, giorno e notte, tanto da farne un paesaggio, le fluidità e le competizioni del Grande Mercato?

Aprile 10, 2008

LETTERE AL DIRETTORE di Piccolo Zaccheo

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 12:34 pm

lettera

Avete presente quelle lettere impudiche e slabbrate di cui il grafomane italico inonda le redazioni di quotidiani e riviste femminili, ricevendone risposte laconiche e vagamente annoiate?
Eccone una gustosa parodia.

Una sorella che fa le corna

Ho ottantauno anni e delle due sorelle che avevo me n’è rimasta una sola. Ora questa mia sorella ha un bruttissimo vizio (oltre ad essere un po’ demente): fa sempre le corna. Per esempio, se parla al telefono con qualcuno, magari con un’amica (quella cretina di Iole, diciamola tutta), tiene la cornetta con indice e mignolo rivolti verso l’alto. Lo stesso se incontra qualcuno per la strada, che ad esempio gli ricorda che ci sono le malattie. Anche sua figlia, mia nipote, fa lo stesso con il marito. A questo punto, mi chiedo, si comporteranno così anche con me, dato che lo fanno con tutti? Ma come possono avere diritto di vivere, queste persone? Me lo dica. Luni M.

Questi gesti diventano come un tic. Sono davvero sgradevoli. Appena può, piazzi una matita (o un pezzettino di legno, come preferisce) nel culo a sua sorella. Vedrà che non avrà più il coraggio di fare le corna a suo marito.

Il resto qui, sul blog di Piccolo Zaccheo

Aprile 9, 2008

BLOGGER, MA ANCHE NO di Valter Binaghi

Archiviato in: Bacheca, Pensiero — vbinaghi @ 12:00 pm

blogger

Ieri sera ho annunciato la mia uscita dalla redazione del blog collettivo “La poesia e lo spirito”, cui ho collaborato per più di un anno, ed è mia intenzione abbandonare anche la frequentazione di altri blog collettivi come Nazione Indiana, Vibrisse e Satisfiction, dove pure sono stato commentatore assiduo negli ultimi mesi, e questo non a causa di rapporti personali (ho ottimi amici in ognuna di queste testate), e nemmeno per pregiudiziali ideologiche (la polemica è sempre stata un invito a nozze per me, da quando avevo quindici anni).
Il motivo vero è che mi sono accorto (in verità qualcuno me lo ha pure fatto notare) che l’esposizione eccessiva che questi contesti procurano, mi ha fatto spesso dare il peggio di me. Uno crede di avere una grande verità da testimoniare e difendere, e poi si ritrova soprattutto a grattare la propria ferita narcisistica, a magnificare se stesso e ad esibire le proprie scritture, senza negarsi al tristemente italico scambio di favori, e finire arruolato in una delle conventicole contrapposte che agitano il mondo effimero del Web.
Non ritenendomi migliore di nessuno, ma volendo provare almeno a non diventare peggio di quello che sono, limiterò d’ora in poi la mia presenza in Rete a questo piccolo spazio di cui sono l’unico responsabile, tranne il caso in cui qualcuno pubblichi cose che riguardino direttamente me o i miei libri, dove interverrò in quanto implicitamente interpellato.

Aprile 8, 2008

TEMPO VERRA’ di David Maria Turoldo

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 12:55 am

turoldo

Tempo verrà che non avrete un metro
di spazio per ciascuno:
lo spazio di un metro
che sia per voi. Tutti
vi dovrete rannicchiare:
nemmeno coricati!
Se pure non sarete
accatastati uno sull’altro.
Allora uno resterà soffocato
dal ribrezzo dell’altro.

Non avrà spazio
neppure il pensiero
e tutto sarà nel Panottico:

pupilla di un
Polifemo
fissa al centro del cielo:

non ci sarà un solo angolo,
un remoto angolo
per il più segreto
dei pensieri.

Il cuore sarà cavo
come il buco nero
in mezzo alle galassie.

La mente di tutti
una lavagna nera…

Un groviglio di fili
senza corrente
i sentimenti
a terra.

Una scelta di poesie qui, su La poesia e lo Spirito, a cura di Giovanni Nuscis.

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