Doctor Blue and Sister Robinia

DOCTOR BLUE – I miei libri di narrativa

Io come scrittore

La prima cosa da spiegare sarebbe il motivo per cui uno che ha studiato filosofia e di professione la insegna da quasi trent’anni, non ha mai pubblicato uno scritto in materia e si è dato invece alla narrativa. La ragione di questo è filosofica, più che letteraria. Intendo dire che la letteratura, o meglio il “fare letteratura” non è mai stata e nemmeno adesso è la mia vocazione. La mia intenzione è sempre stata quella di contribuire all’intelligenza del reale più che alla sua rappresentazione, e in effetti dai venti ai quarant’anni ho letto e studiato prevalentemente opere filosofiche e saggistica, snobbando i romanzieri ad eccezione di Dostoevskij. Il fatto è che, nel momento in cui ho cercato di inserirmi nel discorso filosofico contemporaneo, vi ho trovato una pochezza disarmante. I maitre a penser degli ultimi vent’anni, vale a dire i vari Derrida, Lyotard, o Severino e Agamben per dire anche degli italiani, la loro enfasi retorica che svolge infinite circonlocuzioni intorno a un’idea guida che poi si rivela poco più di una fortunata metafora, mi sono sembrati stanchi epigoni della sofistica di un’età di crisi più che filosofi in senso proprio – nel migliore dei casi, poeti mancati. Così, ho provato a costruire delle allegorie di questa crisi di civiltà, scegliendo la forma del romanzo che corrisponde meglio al mio gusto per la composizione corale e – ciò che per me è irrinunciabile – garantisce l’ampiezza di un orizzonte storico. Per quanto nella costruzione dei protagonisti io abbia attinto a elementi biografici, ho scarsissimo interesse per l’autobiografismo di molta narrativa contemporanea, e credo che il minimalismo sia solo il grado zero della narrazione. E’ vero che nessuno può rappresentare il mondo se non a partire da una consapevolezza propria e in ultima analisi dalla propria nudità corporea, ma questo è il punto di partenza, non il punto di arrivo della rappresentazione simbolica, che diventa tale solo se la voce narrante trascende la propria singolarità e assume il rischio di una condizione epocale.

Il primo romanzo, L’ultimo gioco, fu scritto a quattro mani con Edoardo Zambon, e nacque quasi come un passatempo tra noi due, a margine di un lavoro più faticato e serioso in cui eravamo impegnati, per diventare un romanzo magmatico e indefinibile, la scorribanda di alcuni “eroi per caso” tra i sogni e gli incubi di fine millennio.
Robinia Blues utilizza la figura (usata e abusata in letteratura) del reduce, ossia di colui che torna ai luoghi dell’infanzia dopo lungo tempo, e si misura con il tradimento degli ideali giovanili e con lo scempio della terra. La brughiera ticinese, teatro delle scorribande infantili negli anni Sessanta, ripercorsa con l’occhio disincantato di un quarantenne, alla ricerca del colpevole di un omicidio: Dino, l’eroe della banda di ragazzi di un tempo, morto forse per essere stato troppo fedele a se stesso, per non aver saputo uscire dalla nebulose del mito e prendere il suo umile posto nella storia.
Nel mio secondo romanzo, La porta degli Innocenti, mi sono misurato con l’attuale giovane generazione, quella che si ritrova i videogiochi e Internet come strumento primario di approccio al reale. Nella vicenda di un gruppo di ragazzi che credono di agire un gioco di ruolo e invece diventano complici di uno psicopatico omicida, ho adombrato le angosce collettive circa una condizione (quella post-moderna) in cui il problema fondamentale dell’umanità sembra essere non più quello di cavalcare le forze della natura, ma quello di salvare un principio di realtà nel delirio delle apparenze.
I tre giorni all’Inferno di Enrico Bonetti, cronista padano, è l’opera di maggiore impegno, l’affresco sociale di massima ampiezza, in cui la globalizzazione diventa il contesto per comprendere la radice comune di tutto il crimine intramondano, nell’unica forma narrativa che abbia le categorie per farlo, quella della teologia.
A “I tre giorni…” sono seguiti tre romanzi brevi (o lunghi racconti, se preferite), che ai miei occhi compongono una sorta di trilogia e che un giorno vorrei vedere pubblicati in un unico volume, magari intitolato “Trilogia di Babele”. Si tratta di “Devoti a Babele”, “Ucciderò Mefisto” e “La sposa nera”, in cui ho provato ad esplorare i meandri più torbidi ma anche gli slanci luminosi di quella potenza divina in noi che è l’Eros. La sindrome narcisistica, l’immaginario erotico dell’adolescenza, la fedeltà e il tradimento coniugale: questi i temi, sviluppati nei tre lavori in cui l’elemento biografico è maggiormente presente eppure (per le ragioni che indicavo sopra) ugualmente inessenziale.
A questo punto si colloca una narrazione non romanzesca, ma necessaria: insieme a mio figlio Francesco, ho raccontato la vita e tradotto le canzoni di un menestrello il cui percorso umano e musicale è emblematico della mia generazione ma soprattutto presenta parallelismi troppo profondi con la mia storia personale perchè potessi ignorarli. Ne è venuto fuori Johnny Cash. The man in black.
Infine, I custodi del Talismano è stato scritto durante tre estati. Ogni estate, la vita di uno dei custodi. Libro lavoratissimo, per via dell’immersione profonda nei materiali storici e soprattutto nell’immaginario epocale che le tre ambientazioni diverse richiedevano. Meditazione sul tempo e sulla possibilità stessa di un futuro, eppure vero romanzo storico, con protagonisti votati ad esistenze avventurose: forse la più ardua delle mie scommesse.
Nel 2011 ho esordito nella saggistica con un libro scritto a quattro mani insieme a Giulio Mozzi, 10 buoni motivi per essere cattolici, Laurana Editore. Oltre che una testimonianza di fede, il libro può essere inteso come un’esplorazione dell’immaginario cattolico, di cui s’ignorano oggi molti aspetti, visto che la pubblicistica italiana preferisce concentrarsi sull’anticlericalismo di maniera.
Sempre in tema d’immaginario, ho ultimato una raccolta di saggi dal titolo Mundus Imaginalis, dedicata al valore conoscitivo dell’immaginazione creativa in genere e della narrazione in particolare. Il libro è attualmente in cerca di un editore.
Nell’estate 2012 è uscito a puntate su Vibrisse (il blog di Giulio Mozzi) Pigra giovinezza, un romanzo sulla paternità difficile, un interno familiare con padre e figlia dove però c’è molto dell’Italia di oggi, del mondo della scuola e del disagio diffuso tra le giovani generazioni.
Nel novembre 2012 è uscito per Newton Compton un romanzo avventuroso e sapienziale insieme, ambientato nell’Italia antica: Melissa. La donna che cambiò la storia, che ha come protagonista una donna filosofa, discepola del leggendario Pitagora. Con lo stesso editore, forse l’anno prossimo uscirà un altro romanzo (il titolo è ancora da decidersi), che racconta le peripezie di un campione del poker (ho scritto il libro in collaborazione con un giocatore professionista).
Last but not least, iniziato ma non so se e quando lo terminerò, un grande romanzo fantapolitico. E’ un’opera di grande portata e di grande impegno, che mi deciderò a terminare prima o poi. Forse. L’arte è lunga, la vita è breve, non tutti i risultati valgono la fatica e, come dicevano gli antichi, “primum vivere”.

robinia blues

Robinia Blues (Dario Flaccovio Editore 2004)

Recensioni di
Stefania Gentile su “Kultunderground”
Simona Cremonini su “Latelanera”
Giuseppe Lupo su “Stilos”
Fernando Fazzari su Thrillermagazine”
e altri

la porta degli innnocenti

La porta degli Innocenti (Dario Flaccovio Editore 2005)

Recensioni di
Giuseppe Lupo su “Stilos”
Sabina Marchesi su “Supereva”
Graziano Braschi su “Thrillermania”
e altri

I 3 giorni all’Inferno di Enrico Bonetti, cronista padano (Sironi 2007)

Recensioni di
Gian Paolo Serino su “Repubblica”
Luigi Mascheroni su “Il Giornale”
Franz Krauspenhaar su “Liberazione”
Alessandro Bertante su Satisfiction
Marco Rota su “Il Giorno”
Carlo Gambescia su Metapolitics
Danilo Arona su Horror.it

devoti a babele

Devoti a Babele (Perdisa Pop Editore 2008)

Recensioni

Alfredo Ronci su Il paradiso degli orchi
Giuseppe Genna su “Carmilla”
Antonio Pagliaro su “Liberazione”
Antonella Pizzo su “Viadellebelledonne”
Gian Paolo Serino su “Repubblica”
Stefania Nardini su “Corriere Nazionale”
Paolo Pegoraro su “Letture”

Ucciderò Mefisto (Perdisa Pop 2010)

Recensioni

Bartolomeo Di Monaco su Bottega di Lettura
Chiara Granocchia Lelieur su Corriere Nazionale
Alessandro Girola su Il blog sull’orlo del mondo
Alessio Valsecchi su La Tela Nera
Luigi Bosco su Stroboscopio
Michele Lupo su La poesia e lo Spirito
Cristina Di Bonaventura su Corpi freddi

Interviste
Marilu Oliva su La Tela Nera
Barbara Baraldi su Sick Girls

Estratti – L’incipit

La sposa nera (Senzapatria Editore, 2010)

I custodi del talismano (SottoVoce, 2010)

Recensioni
Paolo Pegoraro su “Bombacarta”
Saverio Simonelli su “La compagnia del libro”
Cristina Di Bonaventura su “Corpi freddi”
Roberto Plevano su “La poesia e lo spirito”
Un dibattito sul Romanzo Storico su “Letteratitudine”
Giorgio Morale su “La dimora del tempo sospeso”
Alessandro Girola su “Il blog sull’orlo del mondo”

In libreria dall’8 novembre 2012

Estratti

Scarica il primo capitolo in pdf sul sito dell’editore.

5 commenti »

  1. […] vicinato, costruii inarrivabili capanne sugli alberi, di cui ho raccontato nel mio primo romanzo, Robinia Blues. E chi potrà riassumere in poche righe il mistico stupore dei monelli intorno al fuoco, che […]

    Pingback di INDIZI DI CONOSCENZA(34) IL TATTO: LA MATERIA E LA RIVELAZIONE DELLA VOLONTA’ di V. Binaghi « Doctor Blue and Sister Robinia — luglio 23, 2009 @ 6:51 pm | Rispondi

  2. Buongiorno Binaghi
    Ho letto anche “Devoti a Babele”. Mi è piaciuto, anche se magari non ci ho trovato l’ampio respiro di “Tre giorni all’Inferno, ecc.”. Però ha la capacità di essere edificante, nel senso migliore del termine.
    Nella prima parte ci ho trovato la potenza di “Amore tossico”, spero che l’accostamento non dispiaccia.
    Saluti, e a presto
    Luca Ceccarelli

    Commento di Luca — settembre 2, 2009 @ 10:02 pm | Rispondi

  3. L’accostamento non dispiace affatto, e grazie a te, Luca.

    Commento di vbinaghi — settembre 3, 2009 @ 12:58 am | Rispondi

  4. […] parlo del demoniaco è perchè ho avuto una certa esperienza della cosa, come ho scritto in Devoti a Babele per quel tanto (non tutto) che vi è di autobiografico in quel romanzo. A quei tempi sognavo la […]

    Pingback di RINCOGLIONIMENTO SENILE(5) simpathy for the devil « Doctor Blue and Sister Robinia — ottobre 24, 2009 @ 6:05 pm | Rispondi

  5. […] possono leggere qui Commenti […]

    Pingback di Annarita Briganti recensisce UCCIDERO’ MEFISTO « Doctor Blue and Sister Robinia — aprile 19, 2010 @ 1:32 pm | Rispondi


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